La colonizzazione della montagna continua

Il CAI sezione di Cantù ha indetto un concorso per ideare il nuovo bivacco del CAI Cantù in località Hochjoch (Giogo Alto) sull’Ortles, a quota 3535 m. La nuova costruzione sostituirebbe quella attuale, vecchia di 42 anni.

La struttura chiamata Bivacco Città di Cantù si trova in località Giogo Alto, la selvaggia sella glaciale fra il Monte Zebrù e l’Ortles, circa 350 metri sotto la vetta di quest’ultimo. Il luogo è magnifico, in ambiente grandioso d’alta montagna.

Non è con particolare piacere che levo la mia voce discorde. Gli anni ’50, ’60 e anche ’70 sono stati particolarmente prolifici di bivacchi fissi, a memoria di scomparsi. Mi è dunque fastidioso esporre le mie ragioni, perché so di andare contro al sentimento comune, quello di associare una persona cara e in genere caduta in montagna a una costruzione, a sua “imperitura” memoria.

La mia discordanza è anche fastidiosa perché contesta la mentalità colonizzatrice della montagna che ha imperato per tutto questo tempo in Italia e presso le sezioni del CAI.

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Il Bivacco Città di Cantù fu eretto nel 1972 sui ruderi della Hochjoch Huette, a sua volta costruita nel 1901 e poi distrutta durante la Grande Guerra. E’ ricoperto in lamiera, di colore arancio, ha 9 posti ed è sempre aperto come ricovero di emergenza. Probabilmente 42 anni lo hanno duramente provato, forse non è più in grado di svolgere il suo compito. Non lo so.

Guardo alla motivazione della presidente, Marika Novati: «Abbiamo indetto il concorso in collaborazione con la Fondazione dell’Ordine degli Ingegneri di Como. Si tratta quindi di un Bando-Concorso vero e proprio, con assegnazione di un premio al vincitore, per la realizzazione di un bivacco bello nuovo. Ci sembra tra l’altro un’idea molto stimolante e vincente, soprattutto perché permette ai giovani progettisti di cimentarsi in una progettualità migliore».

Se davvero avessimo a cuore la “progettualità migliore” ci si cimenterebbe in esercizi assai diversi. Capisco che un architetto o un ingegnere in questa idea possano metterci il cuore, ma davvero non abbiamo alternative?

Perché non restaurare una vecchia baita, una chiesetta? Perché non riattare un vecchio sentiero abbandonato? Perché non esprimersi controllando, per esempio, che il corso di un torrente non sia stato cementificato e canalizzato alla faccia di tutte le burocratiche valutazioni d’impatto ambientale?

Forse che a questi oggetti trascurati non si può associare il nome CAI Cantù o altro?

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Il bivacco fisso Città di Cantù

No, sembra proprio che non possiamo fare a meno di riaffermare il dominio dell’uomo sulla montagna, di competere con la natura tramite la bellezza di un progetto: evidentemente il nuovo bivacco Gervasutti sotto alle Grandes Jorasses è piaciuto a tanti… la colonizzazione deve continuare!

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Il nuovo bivacco fisso Giusto Gervasutti, sotto alla parete est delle Grandes Jorasses

Non c’è alcuna necessità di smantellare. Il Giogo Alto potrebbe riacquistare la sua grandiosità e selvaggia solitudine anche se noi lasciassimo lì, alle intemperie, la testimonianza di un passato in cui la nuova leva alpinistica non crede più.

Lasciatemi dire che con questo concorso il CAI Cantù è completamente fuori dal tempo. E non è certo solo ad aver perso l’occasione di essere tra i primi sodalizi a mettere in pratica i principi del nuovo corso.

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La colonizzazione della montagna continua ultima modifica: 2013-12-29T08:07:48+00:00 da Alessandro Gogna

2 thoughts on “La colonizzazione della montagna continua”

  1. Il Bivacco intitolato a Giusto Gervasutti è un orrore architettonico e un orrore ambientale. Il Fortissimo si rivolterà nella tomba.
    Il CAI deve smettere di degradare l’ambiente di montagna e di snaturare lo spirito dell’alpinismo.

  2. sì, il bivacco Gervasutti è un pugno nello stomaco, ma resta un bivacco, devi comunque arrivarci a piedi. In Svizzera fanno rifugi a sei piani a 3000 metri. E le montagne non hanno confini. Battaglierei di più contro le piste da sci, le seggiovie a dieci posti, lo “sviluppo economico”, i cannoni o progetti “strategici” come la porcata ambientale in Alta Pusteria (http://www.ilgazzettino.it/NORDEST/BELLUNO/sci_comelico_pusteria_dolomiti_superski/notizie/481371.shtml).

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