La diretta “Renato Reali„ alla Cima Terranova

La diretta Renato Reali alla Cima Terranova
di Alberto Dorigatti
Pubblicato su Rivista Mensile del CAI 1972, pagg 326-329

1970. È ormai la fine di settembre, e ci stiamo dirigendo alla base della Cima Terranova; mi sono compagni in questa nuova avventura Holzer, Gogna ed Allemand. Il nostro progetto è vincere direttamente la parete nord ovest, sfruttando una fessura-camino che si innalza 40 metri sopra lo zoccolo e con andamento verticale raggiunge la vetta. Ricordo lo zoccolo, non difficile ma di una friabilità impressionante; infatti dovevamo salire molto uniti per evitare la caduta incessante di sassi in un vasto colatoio di scaglie appoggiate. Terminato lo zoccolo, nella problematica fascia gialla di 40 metri, troviamo un’esile fessurina che ci dà la possibilità di entrare nella più compatta fessura direttrice. Superato questo primo ostacolo, che purtroppo senza pensare ad un probabile ripiegamento schiodiamo completamente, dopo una seconda lunghezza meno impegnativa arriviamo ad un minuscolo punto di sosta, sopra il quale una stretta cengia svasata ci ospiterà per la notte.

Alessandro Gogna sulla prima lunghezza, 10.09.1970  Alessandro Gogna sulla prima ascensione della diretta alla parete nord ovest di Cima Terranova, 2a lunghezza

Veramente è ancora presto per parlare di bivacco, ma gli acrobatici numeri che Sandro deve fare nella lunghezza successiva, con un’estenuante ricerca di possibili buchi o fessure e la conseguente lentezza di progressione, consigliano l’allestimento del bivacco che risulterà scomodo nonostante il paziente lavoro di ampliamento.

Di questa notte mi è rimasta particolarmente impressa l’invidiabile tranquillità con cui Heini, al limite della cengia, ha trascorso la notte seduto con la sola giacca a vento ed un paio di moffole ai piedi. Seduto su un piccolo ripiano vi è rimasto immobile tutte la notte, come uno dei tanti rapaci che, chiusi in minuscole gabbie, attendono con rassegnazione la libertà; Heini attendeva l’alba, ma pareva non avesse molta fretta. Il giorno dopo un repentino cambiamento di tempo ci consiglia la ritirata, una spettacolare corda doppia volante di 70 metri ci porta allo zoccolo e qui con altre peripezie alla base.

1971. Abbiamo fretta di portare a termine questa salita; è un problema così evidente che temiamo qualcuno che lo porti via. Alla fine di luglio ci accordiamo per la salita, questa volta Allemand non può essere dei nostri, e questo ci rincresce; Aldo Leviti prende il suo posto, per il resto tutto come l’anno precedente. Abbiamo fatto le cose così in fretta che ci si ritrova tutti e quattro assieme, alle 2 e 30 di notte nella dependance del Rifugio Vazzoler. Abbiamo le ore contate, impegni di lavoro di due di noi ci pongono dinnanzi a qualche difficoltà; o si passa questa volta oppure il problema è rinviato, con le probabili conseguenze. Assieme ad Aldo ero arrivato al rifugio già nel pomeriggio, Heini ci stava aspettando; incontro anche dei carissimi amici, due fratelli di Bassano, che avevo conosciuto dieci giorni prima sulla Tissi della Venezia, trovo anche l’amico Piero Ravà in attesa per la Busazza. Passiamo alcune ore ridendo e discutendo, parliamo della misera attività di questo pessimo inizio di stagione, ed è appunto in momenti come questi che mi chiedo il perché di tante polemiche assurde; siamo tutti giovani, contenti di ritrovarci così per caso, ci stimiamo reciprocamente, ed allora mi accorgo, e mi convinco sempre di più, che se vogliamo serbare un bel ricordo di questi incontri, dobbiamo assolutamente rispettare le idee altrui, lasciando ad ognuno il suo; l’alpinismo deve essere sinonimo di evasione e di libertà.

Con queste convinzioni, sebbene ancora un po’ torbide, mi sto portando ancora una volta alla base della Terranova. È ancora buio, ma vogliamo fare presto, vogliamo assolutamente passare e in fretta. Dopo lo zoccolo, fatichiamo nuovamente sulla lunghezza schiodata l’anno prima; sembra incredibile, ma in questa lunghezza le difficoltà aumentano con il nostro progressivo passaggio, un pilastrino staccatosi mi lascia un bel segno sul volto. Alcuni giorni dopo, mi compiaccio di queste ferite e guardandomi allo specchio mi convinco quasi di essere più bravo, più forte; illusioni, ma chi non ha mai peccato di narcisismo?

In un tempo abbastanza breve arriviamo al terreno vergine che ci serba particolari difficoltà inaspettate. Nella fascia centrale le difficoltà diminuiscono sensibilmente, la roccia non è però molto buona e l’attenzione deve essere perciò raddoppiata. La progressione si fa sempre più spedita, la giornata volge al termine, vogliamo uscire evitando il bivacco in parete. Siamo alla base di una strapiombante fessura, il cui aspetto ci preannuncia forti difficoltà; è quasi buio, la certezza però di essere a soli 80 metri dalla cima ci rincuora.

Heini Holzer sulla diretta Renato Reali alla Cima di Terranova
Heini Holzer, parete NW della Cima di Terranova, 1a ascensione, 1971

Alle 22 circa la via diretta è una realtà, la dedichiamo a Renato Reali, nostro comune amico. La tensione delle ultime ore è scomparsa, non ci interessa se il bivacco è scomodo e ventato, siamo felici come ogni alpinista può immaginare, le nostre emozioni ci accomunano a tutti coloro che come noi trovano nella montagna i propri valori ed ideali.

La notte si sonnecchia, si parla un po’, per lo più però ognuno è assorto nei suoi pensieri.

Ricordo gli inizi della mia attività, mi compiaccio di aver conosciuto molti amici, veri amici, con i quali ho potuto migliorare imparando a mie spese ciò che la montagna esige; passione e tanta forza di volontà. Mi accorgo anche con soddisfazione che essa è uno dei tanti problemi di cui mi interesso; essa non mi limita, e questo vuol dire molto. Domani sarò in città, avrò altri pensieri, troverò amici che di montagna non capiscono un accidente, e che in altri sport e svaghi trovano la loro evasione, mi aggregherò a loro. Poi ancora una volta cercherò in montagna una nuova avventura non so dove e con chi, questo ha poca importanza, sono certo che non rimarrò deluso.

Alberto Dorigatti sulla diretta Renato Reali alla Cima di Terranova
Alberto Dorigatti, parete NW della Cima di Terranova, 1a ascensione, 1971

Il vento ci disturba ancora; mentalmente riascolto qualche pezzo di musica underground, forse però un mangianastri portatile mi darebbe più soddisfazione. L’indomani scivoliamo veloci lungo la valle del Giazzèr, grandiosa, interminabile; al suo sbocco, alzando lo sguardo accenniamo a qualche nuovo problema.

Alessandro Gogna, Alberto Dorigatti e Heini Holzer fotografati da Aldo Leviti la mattina del 31 luglio 1971 in vetta alla Cima di Terranova
Dopo il bivacco in vetta alla Cima di Terranova, 31.07.1971. A. Gogna, Alberto Dorigatti, Heini Holzer. Foto: Aldo Leviti

RELAZIONE TECNICA
Cima Terranova 2900 m – Parete nord-ovest (Gruppo della Civetta) – 1a salita diretta Renato Reali.
Salita effettuata il 30 luglio 1971. Ore di salita impiegate circa 17. Bivacco in vetta. Salita a comando alternato da: Alberto Dorigatti, Alessandro Gogna, Aldo Leviti, Heini Holzer.

800 metri (400 + 400 di zoccolo). Difficoltà: ED (VI). Tutti i chiodi impiegati sono rimasti in parete salvo specifica menzione. Totale 71 chiodi, tolti 3, 2 cunei.

Dalla base alla fine dello zoccolo si segue la via Livanos oppure si segue un marcato canalone che scende dalla parte sinistra della parete gialla. (II e III con passi di IV). Roccia friabile. Si attacca circa 50 metri a sinistra della via Livanos-Gabriel-Da Roit in corrispondenza della prima grande fessura delle tre che solcano la parete. Questa prima fessura parte dalla vetta della Terranova e con andamento verticale solca tutta la parete fino ad interrompersi 40 metri sopra lo zoccolo dando poi luogo ad una esilissima fessura gialla friabile e discontinua nel mezzo della parte gialla.
Si attacca la fessura e la si segue sino ad uno scomodo nicchione (40 m, 19 ch., 16 rimasti, A2 con un passo di VI). Sosta 1.
Uscire leggermente a sinistra del nicchione e proseguire nel camino 15 m poi uscire a destra e traversare 6 m sino ad un buon terrazzino (20 m, 2 ch., 1 cuneo, IV e V poi un passo di A1, ancora IV +). Sosta 2.
Obliquare a sinistra 20 m, poi diritto in fessura 15 m (14 ch., V, A1 e A2). Sosta 3 su staffe.
Continuare nella fessura per circa 15 m sino ad una grotta (12 ch., A2 con passo di V). Sosta 4.
Uscire dalla grotta a destra e proseguire nella fessura camino per 40 m sino a piccoli terrazzini (10 ch. A2 e V +). Sosta 5.
Continuare nel diedro 10 m sino ad un buon terrazzo (5 ch., 1 cuneo di plastica, A1 e A2 con uscita di IV +). Sosta 6.
Traversare 15 m a sinistra poi obliquare a destra in un canale (35 m, II e III). Sosta 7.
Continuare nel canale per 30 metri (II e III). Sosta 8.
Traversare a destra 10 m poi salire un camino nascosto leggermente obliquo a sinistra e salire poi per gradoni (30 m, III +). Sosta 9.
Salire un camino a campana e la fessura seguente (25 m, IV-). Sosta 10 su terrazzo, chiodo di sosta tolto.
Traversare a sinistra 12 m e salire nel camino sino ad una strozzatura con masso incastrato (40 m, III con un passo di IV +, 1 ch.). Sosta 11 nel camino.
Salire sotto una strozzatura, traversare 5 m a sinistra e poi direttamente sino dove la parete si abbatte. Salire poi alla base del camino verticale (40 m, III e IV, alcuni passi di IV, 1 ch.). Sosta 12.
Diritti nel camino 35 m poi traversare a destra 4 m ad un terrazzino (IV, V e V+, un tratto di A2, 6 ch., 1 cuneo). Sosta 13.
Salire una fessura 5 m, poi per gradoni alla vetta (40 m, IV poi II e III). Sosta 14 in vetta.

Cima di Terrranova, parete nord-ovest, via diretta Renato Reali
Dal rifugio Tissi su Cima De Gasperi, Su Alto e Terranova

postato il 20 settembre 2014

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La diretta “Renato Reali„ alla Cima Terranova ultima modifica: 2014-09-20T07:30:09+00:00 da Alessandro Gogna

1 thought on “La diretta “Renato Reali„ alla Cima Terranova”

  1. Questi racconti di alpinismo fanno venire la voglia di andare a metterci il naso. Magari la prossima estate.

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