La montagna negata

Il giornalista Enrico Martinet, della redazione di Aosta del quotidiano torinese La Stampa, il 9 gennaio 2014 ha pubblicato un pezzo nel quale allarmisticamente invita a non frequentare la montagna invernale in “quei” giorni.

Citiamo, tra l’altro: “Se è comunque un pericolo affrontare la montagna d’inverno, in questi giorni lo è ancora di più. Tanto per non sbagliarsi il fuoripista è da considerarsi proibito. Inutile fare distinzioni, anche se esistono. Quanto sta accadendo dal punto di vista climatico azzera ogni possibile valutazione, anche dei più esperti. Temperature primaverili con manti nevosi invernali costituiscono un pericolo incalcolabile, quindi un rischio da non correre. L’effetto dei gradi in più s’immerge negli strati profondi provocando slittamenti anche spontanei, senza cioè che uno sciatore solleciti il distacco di porzioni di manto nevoso…”.

Dubitiamo che Martinet, troppo “vecchio” del mestiere, non sappia che in questi giorni non ci sono quelle condizioni così pericolose che lui sostiene. In realtà stiamo parlando di un normale innevamento di un anno abbastanza normale. Il vento caldo, l’aumento di temperatura? Ma quando mai c’è stato un inverno esente da questi fenomeni?

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Quando Martinet ci spiega che gli eventi valanghivi possono verificarsi “anche” spontaneamente, senza cioè che alcun sciatore provochi il distacco del manto nevoso, da come espone questa considerazione sembra che lui ritenga che l’opinione comune del lettore sia, al riguardo delle valanghe, che normalmente queste si verifichino “solo” con il passaggio dello sciatore: e che solo in questo “eccezionale” periodo anomalmente primaverile avvengano i distacchi spontanei! Siamo ai limiti dell’assurdo.

L’articolo di Martinet non informa, cerca di convincere la gente a stare a casa. Perché parla di pericolo “incalcolabile” con un bollettino valanghe che quel giorno valutava a rischio 3 l’alta Valle d’Aosta e a rischio 2 il resto del territorio montano, con in più una previsione a rischio 2 per il giorno dopo per tutta la regione?

Martinet accetta che esistano le “distinzioni”, ma dice che è inutile farle, perché se non si fanno distinzioni (e si sta a casa) la pelle è assicurata. In sostanza ci esorta (tanto per non sbagliarsi) a comportarci come se il fuoripista fosse “proibito” ovunque.

Queste esortazioni su carta stampata sembrano fatte apposta per poter dire, in caso di disgrazia, “noi l’avevamo detto”. Non si tiene in alcuna cura l’espressione umana volta alla ricerca del mondo naturale e selvaggio e quindi non si cerca in alcun modo di incanalarla in un qualche regime di scelta consapevole dopo adeguata esperienza e informazione. Non si crede neppure più nell’esperienza dei professionisti. Siamo alla montagna negata, prologo necessario a quella serie di indagini e rinvii a giudizio per omicidio colposo che tanto ci affligge e preoccupa proprio in questi giorni.

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La montagna negata ultima modifica: 2014-01-11T07:59:44+00:00 da Alessandro Gogna

10 thoughts on “La montagna negata”

  1. D’inverno non si può andare in montagna, pena la morte quasi certa! E’ noto che, data l’enormità dell’incalcolabile pericolo valanghe, camosci e stambecchi trascorrono l’inverno al mare.

  2. Assurdo è dire poco…io direi che il moralismo a tutti i costi sta degenerando e trascina con sè qualunque cosa gli si pari davanti…d’altra parte se è vero che è facile fare i grandi a spese altrui è altrettanto vero che sparare a zero seduti in poltrona può essere un’attività altrettanto produttiva e senza rischio e fatica di sorta…
    Personalmente credo sia profondamwente sbagliato ragionare di montagna con stime e catalogazioni per cui dare un numero al rischio va da sè che bene non può fare. Parliamo di anarchia e libertà, ma poi siamo i primi a tarparci le ali inventando ogni sorta di tecnicismo per esorcizzare le paure che scaturiscono dal nostro intimo ogni volta che andiamo in ambiente…
    Non voglio, malgrado le parole che ho scritto accendere una discussione sulle paure , che meritano un trattato a sè, sta di fatto però che spesso siamo portati a trovare un metro di valutazione anche su situazioni che nessuno sarebbe mai in grado di valutare fino in fondo dandoci la zappa sui piedi e ipotizzando svariati correttivi alle situazioni degenerate…
    Se un sistema non va si cambia è inutile e controproducente tentare di porvi dei correttivi…!
    Ricordo all’ISM di due anni fa sul tema del soccroso alpino le perpklessità che ne scaturirono e tra le righe era ben individuabile una stima su come soccorso e incidenti fossero direttamente proprzionali, ovvero, più tecniscismo (in questo caso il soccorso alpino) più frequentatori senza coscienza del rischio, più incidenti…
    Lo stesso a mio avviso accade per ciò che riguarda il rischio valanghe ed i bollettini in proposito…ebbi a dibattere con un tecnico AINEVA qualche anno fa proprio su questo. Mi confidò che una scala valutativa che in origine doveva essere esclusiva per addetti ai lavori è diventata un modo comodo di pacificarsi la coscienza ed una mannaia per castigare la gente…quello che vediamo oggi…
    Al signor Zolezi che scrive più su posso dire che i suoi amici sapevano o dovevano sapere ciò che andavano a fare e se son rimasti sotto è stata una libera scelta quella di rischiarlo e come tale dovrebbe essere rispettata invece di venir colpevolizzata…da che mondo è mondo c’è chi ha il coraggio di rischiare e di prendersi le proprie responsabilità e chi no e non è vietando di farlo che i secondi della serie diventeranno più forti…!
    A proposito il rischio valanghe (peraltro generico e basterebbe questa definizione per capire le assurdità dei dettami del baldo giornalista…) và da 1 a 5 e non 6…tanto per rendersi conto di come si possa non solo dire eresie ma pure crederci…

  3. Pratico l’alpinismo da 56 anni e nella mia lunga carriera poche volte ho letto cose sensate sui giornali relativamente all’alpinismo. Al meglio delle elucubrazioni da incompetenti, per non usare altri termini più appropriati che potrebbero essere offensivi. Dello stesso peso specifico trovo quanto scritto da tale Martinet. Mi sono sempre chiesto se in altri campi il giornalismo è così pressapochista ed impreciso come quando tratta di alpinismo e sci alpinismo, campo nel quale posso esprimere un giudizio come competente di lungo corso. Se così fosse saremmo proprio ben serviti dalla carta stampata,
    Ugo Manera

  4. Ma basta, quante chiacchiere ogni volta per gli incidenti in montagna… Ognuno è responsabile di se stesso, e di quello che fa, l’importante è come in auto per strada… non mettere a rischio la vita degli…. altri…

  5. Martinet è uno dei soliti e tanti idioti qualunquisti senza alcuna capacità cognitiva in materia ne tantomeno esperienza di montagna … Non concordo per nulla con questa affermazione di Anonimo, a propos ci si può anche firmare con nome e cognome? Conosco Martinet personalmente e non è quello che viene definito in questo post, certo l’allarmismo a volte è esagerato, ma io da poco prima di Natale a oggi ho perso tre conoscenti liguri morti in incidenti di neve dovuti a incoscienza proprio in Valle. Quanto al rischio non conosco i bollettini a memoria, però so per sicuro dal responsabile Arpal che in Valtellina tra il 1 e il 6 c’è stato un rischio valanghe 4 su 5, quindi non proprio basso. Morire prima o poi si deve, questo è un dato certo, ma ricordo le parole di Cesare Maestri quando disse che l’alpinista più grande è quello che diventa vecchio… Auguri per il blog!

  6. Come direbbe il Gobetti, “viviamo in um no stato di magnifica confusione”. Si, perché da un lato gli sponsor, i media, i festival ci esaltano con immagini e video di azione incredibili. Le aziende di settore ci propongono attrezzi superlativi, sci larghi, attacchini da 3 grammi, sicurezza, goretex e quant’altro. Poi la cosiddetta “società civile” ci spiega che quando ci sono le condizioni che abbiamo sognato e agognato (e per le quali abbiamo pagato non pochi soldini!!) si verificano… è pericoloso!!! Morirete. Siete morti e siete degli incoscienti! E la montagna è assassina a piede libero, dovreste saperlo!
    Se c’è una cosa certa della vita, è che si morirà! Probabilmente i giornalisti di un certo tipo tentano di nascondere questa scoperta del terzo millennio il più possibile al grande pubblico. Negando altresì che ogni anno muoiono 15 persone sulla neve e 3650 in macchina. I 260.000 feriti della strada non li contiamo neanche più, che da soli fanno più dell’intero popolo di sciatori italiani!
    Forse la vera rivoluzione sarebbe accettare con più serenità questo evento, in strada come in montagna, dando ai numeri e ai valori assoluti il giusto peso e stimolando i giornalisti a fare altrettanto, farebbe del gran bene a tutti!
    E, aggiungo come nota personale, sperare che accada in una bella giornata di inverno sul Bianco anziché in una nebbiosa mattina in coda a Chivasso.

  7. Martinet è uno dei soliti e tanti idioti qualunquisti senza alcuna capacità cognitiva in materia ne tantomeno esperienza di montagna (lo ha dimostrato con il suo articolo). Non sa neppure che da un giorno all’altro il grado di rischio valanghe può salire o scendere e quindi generalizza esortando semplicemente a stare a casa. Come la mamma che ripete al figlio mille volte di non sporgersi dalla finestra sennò cade di sotto e si fa male di sicuro. Uno dei tanti idoti ai quali però è stata data la possibilità di scrivere e pubblicare su di un grande media in modo che i suoi scritti diventino un grande monito per i profani, gli ignoranti e la gente qualunque che non sa nulla di montagna ma che su queste cose ci grufola come maiali nel porcile. Ogni inverno porta le sue valanghe e i suoi morti che sembrano aumentare perché amplificati dagli eco dei mass-media e dei social network, ma che forse aumentano solo perché aumenta la gente che frequenta la montagna. Le proporzioni non cambiano. E la neve neppure. Caldi o freddi gli inverni si susseguono uno dopo l’altro e l’uomo è semplice e piccolo spettatore davanti al grande scenario della natura. Oggi ho sceso con gli sci un canale a 55° e la neve era al di sopra dell’ottimo assestamento. Alla faccia di Martinet.

  8. Ma è proprio questo il punto: capire che eccezionalità c’era. Se il rischio valanghe del bollettino era 2-3 non si può parlare di eccezionalità. Maloja e Julier non sono in Valle d’Aosta.

  9. secondo me ha progettato una settimana bianca di freeski e vuole trovarsi i pendii “vergini” 😉

  10. Le nevicate hanno indubbiamente assunto in quei giorni aspetti eccezionali. Segnalo che in Engadina, che in questa stagione frequento abitualmente, sono stati esposti, fatto per me senza precedenti, cartelli di pericolo sulle piste di fondo mentre sono state necessarie accurate bonifiche per riaprire i passi Maloja e Julier.

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