La montagna non è eterna

La montagna non è eterna

La dolomitica frana del 16 novembre 2013 che ha stravolto lo zoccolo roccioso della Cima Su Alto, nel gruppo del Civetta, è un fenomeno che ci sembra sempre più frequente quanto più ci ostiniamo a dare un significato di eternità a ciò che eterno non è mai stato.

La nostra epoca immersa nel virtuale (che è espressione del massimo della volubilità e quindi deperibilità) tende a negare il valore di ciò che è caduco, illudendoci in un limbo di preteso e immutabile ottimismo che la nostra esistenza matematico-informatica e le nostre sicurezze di vita sana e felice siano in costante crescita, quasi tendenti all’infinito.

Qualunque fenomeno contrario ci sbatte con evidenza in faccia la realtà, ci disturba, ma forse ci fa crescere.

La grandezza della montagna (e quindi dell’universo) non è nella sua pretesa eternità, è nell’accettazione della sua “vita” e quindi prima o poi della sua morte. Mentre una montagna eterna è solo un concetto, una montagna viva è un’esperienza, l’unica a noi possibile.

Crollo-sul-Civetta-Photo-courtesy-Corriere-delle-Alpi
La frana del 16 novembre 2013 che ha cancellato gli accessi a due storiche vie alpinistiche

 

 

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La montagna non è eterna ultima modifica: 2013-12-26T15:06:02+00:00 da Alessandro Gogna

2 thoughts on “La montagna non è eterna”

  1. 2
    Masneri Giuseppe says:

    Bello scritto Stenghel, aggiungo solo che dobbiamo ricordarci più spesso della nostra caducità . Noi viviamo decisamente meno delle montagne e anche delle piante. Dobbiamo tutti cercare la modestia nell’ambito della Natura . Gli Dei non siamo noi, anche se a volte , nel nostro piccolo lo pensiamo.

  2. 1
    giuliano Stenghel says:

    C’è una nuova mentalità che fa arricchire i chirurghi estetici e vuole impedire all’uomo di cambiare e d’invecchiare. Qualcuno ci vuole convincere, infliggere, propinare che bisogna essere tutti belli, sani e forzatamente ricchi, ma fortunatamente c’è chi non è bello (come me), ci sono i poveri e per giustizia (divina) c’è chi si ammala e, prima o poi, muore.
    Anche le montagne cambiano e guai se non fosse così!
    Sono perfettamente in accordo che – la grandezza della montagna (e quindi dell’universo) non è nella sua pretesa eternità, è nell’accettazione della sua “vita” e quindi prima o poi della sua morte – .
    Tuttavia, mi piace pensare e credere che probabilmente la morte non esista, se non come inizio di una nuova vita: considerare, intuire che forse sarò ancora intensamente vivo, magari più vivo dopo la morte che in vita; abbracciare il sogno di poter ancora vedere, sognare, ricordare e magari ancora arrampicare, ma… ma soprattutto amare.
    E tutto ciò potrà accadere anche per una montagna, per una cima, per una cresta rocciosa che cadendo sembrerà non esistere più, se non come simulacro, immagine, ricordo.
    Alla fine è solo un mutamento che non dobbiamo temere.

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