La parete chiara 1

La parete chiara 1 (1-2)
Croz dell’Altissimo, un viaggio dentro la storia
di Marco Furlani

La cima del Croz dell’Altissimo è un balcone naturale sul gruppo centrale del Brenta, si può salire camminando dolcemente per prati e in mezzo a macchie di mughi attraversando una lunare zona sassosa fino ad arrivare in vetta: una volta lassù ci si trova come sospesi nell’aria. Sulla sua cuspide finisce il piedistallo di rocce calcaree e da quella quota si è di fronte agli strati di dolomia principale del gruppo centrale del Brenta, una visione che lascia senza fiato.

La sua parete sud-ovest, di roccia chiara quasi bianca, invece sprofonda superba per più di 1000 metri in val delle Seghe. Articolata e complessa è la sua architettura e per chi la osserva dal rifugio Selvata o risalendo la val delle Seghe, o passandole alla base per il comodo sentiero che dal Pradel va al Rifugio Croz dell’Altissimo, si presenta con tre cime ben definite e separate da due giganteschi diedri-gola.

Guardando il complesso roccioso, la cima di destra, più bassa e tozza, è la cima dello Spallone 2179 m. Questo settore presenta ben tre pareti: la SE meno imponente, 300 m circa proprio di fronte al rifugio “La Montanara”, l’ampia parete S che fa spigolo con la SO più stretta e delimitata a sinistra dal diedro Armani-Fedrizzi.

La parete sud-ovest del Croz dell’Altissimo
Gruppo_del_Brenta_-_Croz_dell'Altissimo3

Al centro, la grande parete di 1000 m di dislivello forma il ciclopico pilastro centrale (un possente spigolo a prua di nave) fino alla cima SE 2330 m, quella con la croce; oltre il secondo diedro-gola è l’imponente parete della cima principale o di NO 2339 m.

Il calcare del Croz dell’Altissimo è lisciato dagli agenti atmosferici e dall’attrito delle masse glaciali durante il loro ritiro: alterna placche di roccia ottima a zone più friabili e ricoperte di erba.

Lo scalatore che si cimenta con le sue pareti sa che non affronta una semplice salita ma che farà un viaggio, prima nella storia dell’alpinismo e poi all’interno di se stesso: l’arrampicata non è elegante come può essere nel soprastante gruppo centrale, le vie del Croz sono tutte lunghe, difficili e complesse e la fatica, la sete e la lotta con settori ricoperti d’erba sono elementi integranti della salita; in pratica, come si diceva una volta in gergo trentino, sono una “rogna”. Adesso  più modernamente si chiamano “Big Wall”. Forse proprio in tutto questo si trova il suo fascino.

Epiche le lotte per uscire dalla parete, sovente è successo che cordate siano state soccorse dall’alto perché sfinite, recuperi incredibili e purtroppo più di un alpinista fortissimo non ha fattto ritorno.

Angelo Dibona095 protagonisti_Angelo Dibona, una delle più grandi guide alpine di Cortina

Luigi Rizzi
100 protagonisti_Rizzi Luigi

Il tracciato della via Dibona
103 tracciati_Via Dibona

Claudio “Fasin” Camisasca sul passaggio del Masso squarciato
ClaudioCamisascadettoFasin-AltissimoDibona4

La storia alpinistica del Croz inizia il 16 agosto del 1910, quando i Bergfuhrer allora ancora cittadini dell’illuminato impero Austroungarico Angelo Dibona e Luigi Rizzi con i fratelli Guido e Max Mayer salirono prima la grande gola e poi lo spigolo che separa la vetta principale dalla centrale tracciando un itinerario che ancora oggi desta grande rispetto per le difficoltà superate sul passaggio chiave della salita, il famoso “masso squarciato”. Si tratta di  un tetto spaccato da una fessura che esce nel vuoto per parecchi metri dove Dibona piantò due dei dodici chiodi che usò in tutta la sua vita. Quinto superiore o sesto grado? Io personalmente propendo per più di sesto e forse sesto superiore se il tetto è superato senza toccare i numerosi chiodi adesso in loco; si pensi che il talentuoso Angelo Dibona nel 1910 non disponeva di moschettoni.

Sul passaggio del “Masso” più di un forte è tornato indietro con la coda fra le gambe. Il  leggendario Paul Preuss con il cognato Paul Relly il 3 agosto 1911 ne fanno la prima ripetizione e si sa che Preuss, re dell’arrampicata libera, impiegò più di due ore per superare il passaggio chiave del “Masso” e che né usci stizzito. Cesare Maestri sale la via in solitaria il 12 giugno 1952, e  il 18 agosto del 1956 la percorre slegato in discesa, imprese degne del più grande in assoluto, il “Ragno delle Dolomiti”.

Controversa è la storia della prima invernale: dal 28 al 31 dicembre del 1967 Hainz Steinkoetter, “Todesch” valente alpinista di Colonia trasferitosi a Trento poco dopo la guerra, assieme a Renato Comper “Rebuf”, dopo una terribile bufera e tre bivacchi in parete sono stati aiutati negli ultimi 150 metri da Cesare Cestari, Remo Nicolini e altri amici. Si trattò di  uno dei primi interventi di soccorso con l’elicottero della regione autonoma Trentino Alto Adige, ne scoppiò una vigorosa polemica lasciando  il dubbio sul completamento della salita.

Il 20 luglio del 1928 Hans Steger con il suo fedele cliente Ernst Holzer, tentando la ripetizione della Dibona, evita per sbaglio il difficile passo del “Masso squarciato” salendo direttamente il pilastro a destra tracciando una variante molto bella e di difficoltà sostenute su roccia buona che però non raggiunge la difficoltà della via originale.
La prima solitaria di questo itinerario è di Armando Aste “il Religioso” il 25 aprile del 1953, mentre la prima invernale è del giovane astro nascente trentino, autentico fuoriclasse, Franco Gadotti, assieme a Romano Nesler, dal 18 al 20 marzo del 1976. Bellissima realizzazione che viene poco dopo l’invernale della via Castiglioni-Gilberti alla cima della Busazza in Civetta. In quella occasione Franco era insieme con Sergio Martini, Marcello Rossi e Giovanni Costa. Nel luglio delle stesso anno Franco morì per una banale caduta alla base dello spigolo Del Vecchio al Campanile Pradidali, nel gruppo delle Pale di S. Martino.

Hans Steger105 00 protagonisti_Steger Hans

Nel luglio 1932 il re del Brenta Bruno Detassis “Aquila” con l’erculeo Gino Corrà, superato con una certa difficoltà il Masso (Bruno mi confessò personalmente che valutava il passaggio minimo sesto grado) tira diritto per la grande gola centrale fino in vetta tracciando una variante molto impegnativa.

Bruno Detassis e Gino Corrà107 protagonisti_Bruno Detassis e Gino Corrà

Nel 1935 l’atletico Cornelio Fedrizzi “Caprone” e M. Marrazzi dalla cengia salgono i primi due tiri della variante Steger proseguendo poi per una serie di difficili fessure superficiali, uscendo sullo spigolo più in alto della Steger: la variante Fedrizzi è stata ripetuta raramente e gode di grande reputazione.

Il 30 luglio 1936 Bruno Detassis a comando alternato con la forte guida Enrico Giordani, autentico fuoriclasse di Molveno, salgono il sottile diedro sud-sud-ovest alla cima principale aprendo la via delle Guide destinata a diventare una grande classica. Il 2 agosto 1953 Franco Frisanco, della piana Rotaliana, ne compie la prima solitaria. Heinz Steinkoetter con Renato Comper, dal 26 al 28 dicembre 1969, ne compiono la prima invernale e va detto che questa fu una grande impresa e che era stata tentata in precedenza da cordate molto forti senza successo.

Heinz Steinkoetter150 01 protagonisti_Steinkoetter sulla cima della Paganella, alle spalle il Brenta

L’estate del 1936 vede la nascita di un’impresa incredibile: due dei tanti “eroi sconosciuti” Matteo Armani assieme al ginnasta Cornelio Fedrizzi, ambedue Accademici, salgono in perfetta arrampicata libera usando pochissimi chiodi il formidabile diedro sud ovest. Il diedro Armani Fedrizzi rimane tutt’oggi a detta di molti ripetitori, moderno esempio di un’arrampicata libera estrema e poco protetta data la compattezza della roccia. Da ricordare che su questa via nell’estate del 1969 perde la vita Emilio Bonvecchio “Milio”: mentre sale con Giuseppe Loss “Bepo” e Franco Pedrotti “Ciancio” inciampa facendo un piccolo pendolo e battendo violentemente la testa: muore fra le braccia dei compagni. La prima invernale del diedro Armani-Fedrizzi è effettuata dal leggendario Sergio Martini in compagnia di Donato Ferrari “Tello”, Italo Seia e Mario Tranquillini, dal 17 al 19 marzo 1972; la salita fu ostacolata dalla presenza di vetrato su quasi tutto l’itinerario. Il 9 luglio del 1972 Sereno Barbaceto, fortissimo accademico friulano, compie la prima solitaria della Armani Fedrizzi e mi confesserà che durante quella solitaria sfiorò la perfezione.

Il tracciato della via Armani-Fedrizzi115 tracciati_Via Armani Fedrizzi

Matteo Armani116 00 protagonisti_Armani Matteo

Dal 14 al 17 agosto del 1939 in 54 ore di durissima scalata i lombardi Nino Oppio, Serafino Colnaghi e Leopoldo Guidi raggiungono la vetta del pilastro centrale per una severa e dura direttissima che diventerà banco di prova per le future generazioni. La prima ripetizione effettuata dal 27 al 29 giugno 1949 da Andrea Oggioni con Walter Bonatti e Iosve Aiazzi, tutti dei “Pel e oss” di Monza, ne accresce subito l’importanza visto che i ripetitori impiegarono lo stesso tempo degli apritori. Fu valutata di sesto grado superiore con difficili passi in artificiale. Il 20 agosto del 1955, Cesare Maestri in netto anticipo sui tempi e con una rapidità che lascia senza fiato, ne compie la prima solitaria. Nel polare febbraio del 1965 giungono a Molveno alla partenza della telecabina del Pradel in motocicletta gli accademici lombardi Mario Burini e Andrea Cattaneo e ne compiono la prima invernale, dal 14 al 17. Burini racconta che nel primo duro camino intasato di ghiaccio è obbligato a salirlo con le picche praticamente inventandosi la “piolet traction”.

Nino Oppio117 protagonisti_Oppio Nino

Il tracciato della via Oppio118 tracciati_Via Oppio

Cesare Maestri
124 00 protagonisti_Maestri Cesare in giovane età

La parete sud-ovest del Croz dell’Altissimo d’inverno
130 fotoparete_Croz 019

Andrea Cattaneo e Mario Burini
133 dopo la salita

Il 29 giugno 1942 gli accademici trentini Marino Stenico e Carlo Furlani salgono il pilastro dello Spallone a sinistra dello spigolo tracciando una via esteticamente e tecnicamente notevole; la prima ripetizione è sempre del “Ragno” Cesare Maestri con Ruggero Lenzi il 12 giugno del 1952. Sempre Maestri ne compie anche la prima solitaria. La prima invernale è effettuata dagli accademici trentini Marco Furlani e Valentino Chini in due giorni nel febbraio del freddo inverno 1983 con pessime condizioni della parete.

Marino Stenico120 protagonisti_Marino Stenico
Il tracciato della via di Stenico122 tracciati_Via Stenico

Sull’estremità sinistra della grande parete, il 12 luglio 1959 Mario Mazzoleni e Ottorino Pianta aprono un itinerario di marginale importanza che per lungo tempo non è stato pienamente individuato. Gli stessi lo ripetono d’inverno, il 12-13 febbraio 1961.

Il 15 agosto del 1967 la collaudatissima cordata formata da Giuseppe Loss e il giovane Romeo Destefani “Meo”, fortissimo scalatore della mia natia Povo, salgono un audace itinerario in libera seguendo i camini-fessure volti a ovest dello Spallone. L’11 giugno 1978 Marco Preti giovane emergente di Brescia compie la prima solitaria di questo itinerario. La prima invernale dell’1 e 2 gennaio 1982 è di Maurizio Giordani con l’allora inseparabile Franco Zenatti “Chico”.

Emilio Bonvecchio e Bepi Loss con in primo piano Romeo DestefaniEmilio Bonvecchio, Bepi LOss. In primo piano Romeo Destefani

169 bonvecchio_Bonvecchio-Loss-Stenico

Il 6 e 7 luglio 1974 il fenomenale e vulcanico Marco Pilati con il saggio e calmo Valentino Chini, Dario Bonetti e Felice Spellini, tracciano l’impegnativa e bella via del Rifugio Altissimo sfruttando una serie di fessure sul bellissimo pilastro soprastante il rifugio. Scalata bellissima su roccia compatta, quasi esclusivamente libera a parte un breve tratto in artificiale. Gino Buscaini nell’aggiornamento della guida Castiglioni del Brenta la cita erroneamente come lunga variante (700 metri) alla via Detassis non approfondendo che la via del Rifugio ha una uscita autonoma più in basso e a sinistra dell’uscita della via delle Guide. Il 16 agosto 1978 l’asso Romano Pierluigi Bini con Roberto Zanini ne compie la prima ripetizione, mentre dal 2 al 5 gennaio dell’inverno 1981 Luca Borghetti, Delfino Formenti con il fortissimo Danilo Valsecchi, tutti del gruppo “Ragni di Lecco”, ne fanno la prima invernale.

Marco Pilati durante la prima ascensione della via del Rifugio Croz dell’Altissimo199 01 viadelRifugio_Sosat Altissimo_041
Ben Laritti226 00 ben0003
Al Passo Pordoi: Riccardo Cassin, Benvenuto Laritti, Monica Laritti (la sposa), Marco Ballerini e Almo Giambisi227 02 ben0001

Il 4 e 5 giugno 1976 il fuoriclasse Benvenuto Laritti, coadiuvato da Giuliano Giongo e Antonio Rainis, sale un bellissimo itinerario nuovo sullo Spallone, più diretto della Loss, sfruttando i chiodi piantati nella prima parte da Romeo Destefani in un precedente tentativo. Romeo aveva tentato la via spingendosi molto in alto fina alla cengia a sinistra del grande tetto, prima con Aldo Castelli e poi con Aldo Murara di Mattarello i quali però desistettero. Epico il suo tentativo in solitaria dove, dopo aver bivaccato al punto massimo raggiunto in precedenza, mentre si preparava, inciampò e fece un volo di 40 m finché entrò in tensione la corda di auto-assicurazione: nel cadere tenendosi alla corda si scarnificò le mani fino alle ossa. La discesa di Romeo per raggiungere la sua motocicletta che aveva al Pradel è rocambolesca e si racconta che una volta toccato terra guardandosi le mani e non avendo di che disinfettarsi si urinò sulle ferite. Non reputò necessario andare all’ospedale e rientrò a casa ma, durante la notte, venne ricoverato d’urgenza per un violento attacco di peritonite così che, dopo l’operazione, gli vennero finalmente curate anche le mani.

Via del Rifugio del Croz dell’Altissimo, 1a invernale: Danilo Valsecchi e Luca Borghetti al terzo e ultimo bivacco. Foto: Delfino Formenti230 1ainv via Rifugio_Danilo e Luca - terzo e ultimo bivacco

Ben Laritti e compagni salgono il settore centrale della parete dello Spallone uscendo in alto sulla via Loss-Destefani. Questa via sarà poi abbastanza ripetuta: il 21 giugno del 1978 Pierluigi Bini con Gianpaolo Picone fanno la prima ripetizione, mentre nel febbraio 1984 il mitico Toni Zuech con Joseph “Sepp” Gamper la prima invernale.

Nell’estate del 1977 è ancora Benvenuto Laritti che con la guida agordina Bruno “Bareta” De Donà sulla più corta parete SE dello Spallone sale la bella fessura centrale del singolare pilastro arrotondato soprastante il rifugio “la Montanara”. La via, più corta delle altre di circa 300 metri, presenta passaggi molto difficili. Ben mi confidò che su quella via aveva fatto i più difficili passaggi della sua carriera. Le uniche due ripetizioni certe di cui sono a conoscenza dopo attente ricerche sono quelle di Marco Pegoretti con Edoardo “Edy” Covi (prima invernale, 6 marzo 1994) e Franco Corn con Eric Gadotti, 5 luglio 2003.

Maurizio Giordani durante la prima invernale della via Loss-Destefani244 lossinvernale_Loss inverno 3

CONTINUA

postato il 13 luglio 2014

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La parete chiara 1 ultima modifica: 2014-07-13T05:02:04+00:00 da Alessandro Gogna

3 thoughts on “La parete chiara 1”

  1. Grazie Furly, una cavalcata storica; c’è solo una piccola imprecisione. Citi le stesse date per il tentativo di Steinkoetter alla Dibona e quello riuscito alla via delle Guide.
    Ciao
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