La parete chiara 2

La parete chiara 2 (2-2)
Croz dell’Altissimo un viaggio dentro la storia
di Marco Furlani

Agosto 1981: il fuoriclasse perginese Stefano Fruet e Marco Cantaloni attaccano e salgono i tre evidenti e durissimi diedri che in sequenza da destra verso sinistra raggiungono il poderoso spigolo dello Spallone. Arrivati a metà salita causa la caduta di un blocco di roccia che taglia le corde sono costretti a una ritirata lungo la via Stenico con gli spezzoni di corda rimasti.

Qualche tempo dopo Stefano, questa volta assieme alla guida perginese Flavio Toldo, sale per la Via Stenico fino al punto raggiunto in precedenza e finisce la via chiamata poi Rimini Beach, scalata libera formidabile che al tempo lasciò tutti attoniti per la semplicità con cui fu realizzata. Fu ripetuta nel maggio 1982 da Marco Furlani, Valentino Chini e Riccardo Mazzalai che ne confermarono il valore. Il 26 e 27 dicembre del 1987 la formidabile cordata composta da Marco Pegoretti con Edoardo “Edy” Covi ne compiono la prima invernale. La prima solitaria è di un gigante dell’alpinismo, Ivo Ferrari, l’8 aprile del 1995.

Croz dell’Altissimo, parete sud-est, via Laritti “corta”
326 04 Altissimo Via Laritti-Giongo_ridimensionare
In quattro giorni nel maggio del 1982 Maurizio Giordani, ancora in scarponcini rigidi, con Franco e Delio Zenatti sale la direttissima Rovereto allo Spallone. Difficile via con molto artificiale, per certi versi è unica nel suo genere sul Croz. Dal 2 al 4 marzo 1990 Lorenzo Mazzoleni, Simone Pessina e Pierangelo Tentori ne compiono la prima ripetizione e prima invernale.

Croz dell’Altissimo, via Rimini Beach235 tracciati_Via Rimini Beach
Pierangelo Tentori al primo giorno sul Croz dell’Altissimo, 1a invernale via Rovereto. Foto: Simone Pessina
328 03 010 Tentori primo giorno

Via direttissima Rovereto255 tracciati_Via Direttissima

Maurizio Giordani sulla direttissima Rovereto262 direttissima_Direttissima 4
Il 2 luglio 1985 gli Accademici Maurizio Giordani e Marco Furlani salgono l’evidente svaso a sinistra della via del Rifugio, in completa arrampicata libera con pochissimi chiodi su di una roccia compattissima aprendo la Via degli Accademici, ancora adesso la più difficile via aperta in stile tradizionale. Questa via contava diversi infruttuosi tentativi da parte di forti alpinisti, fra i quali Ermanno Salvaterra, Aldo Leviti, Ferruccio Vidi.
Furlani racconta: “Eravamo partiti con l’idea di attrezzare un tratto e poi finire il giorno dopo, cosi lasciammo parte del materiale alla base. Essendo però allenatissimi alle tre del pomeriggio arrivammo sotto i grandi tetti al bivio con la Via delle guide. Sarebbe stato molto più semplice uscire per quella via ma poi compiere l’eterna discesa con le scarpette strette sarebbe stata un supplizio, allora decidemmo di tornare in corda doppia, 14 doppie da 50 metri nel vuoto, fu una cosa da brivido”. La prima ripetizione è degli inossidabili Marco Pegoretti ed Edoardo Covi che ne confermano la grande difficoltà e la rivalutano a settimo grado. Degna di nota la prima invernale di Lino Celva (Accademico) con Giorgio Giovannini (Istruttore nazionale scialpinismo), dal 28 al 30 dicembre del 1992.

Maurizio Giordani in apertura della Via degli Accademici280 10 299 1aasc_accademici15

Lino Celva, 1a invernale della via degli Accademici401 03 celva 02
Nel luglio 1968 sul pilastro centrale il più alto si consuma un’immane tragedia: i cugini Aldo e Giulio Castelli sono i migliori giovani scalatori della piana Rotaliana e con la guida Gianfranco Rizzi compiono un tentativo di direttissima fra la Via Armani e la Via Oppio. Dopo un giorno caldissimo di arrampicata nel quale salgono circa 180/200 metri si apprestano al bivacco. Sulla parete durante la notte si abbatte un violentissimo fortunale e la temperatura scende di parecchi gradi sotto lo zero: Giulio muore assiderato.

Nell’ottobre del 1985 Marco Pegoretti con Edoardo Covi, la fortissima coppia trentina, sfruttando l’attacco dello sfortunato tentativo del 1968 e continuando direttamente, aprono Sinfonia d’autunno. Vale qui osservare che questa salita, autentico capolavoro d’arte arrampicatoria, è stata aperta in diversi tentativi seguendo un’intelligente strategia: il primo terzo salendo dalla base, il secondo terzo calandosi in doppia dal diedro Armani ed entrando da una cengia, l’ultimo terzo calandosi dallo spigolo Dibona. La bellissima via lasciata perfettamente chiodata è stata ripetuta nel giugno del 1986 da Marco Furlani e Valentino Chini seguiti da Stefano Fruet e Marco Cantaloni. Trovando la parete in ottime condizioni i fortissimi Accademici Dario Sebastiani e Fabio Leoni ne compiono la fulminea prima invernale il 26 dicembre 1987.

Via Sinfonia d’Autunno
308 tracciati_Sinfonia d'Autunno - Pegoretti Covi
L’inesauribile cordata formata dalla guida Marco Pegoretti e l’accademico Edy Covi termina un altro grande capolavoro: la via Orso Grigio sale uno dei più repulsivi settori dello Spallone, già tentato in precedenza da Cesare Cestari e Renato Comper, rispettivamente padre e zio del fortissimo Michele Cestari, guida perita in valanga. La prima ripetizione e prima invernale è opera di Marco Furlani con il forte ed atletico Giorgio Giovannini, in due giorni nel freddo febbraio del 1990.

Giorgio Giovannini nella prima invernale di Orso Grigio297 369 1ainv_orso9
Marco Furlani al bivacco su Orso Grigio, prima invernale298 370 1ainv_orso10

Dopo un immane lavoro e diversi tentativi che si sono protratti per mesi nella primavera estate 1990, Diego Filippi coadiuvato da Sabrina Bazzanella, Luca Turato e Lino Celva, apre Perla orientale, via di carattere sportivo a spit. Lino Celva non raggiunge la cima ma fornisce un importante apporto nella parte bassa con l’apertura del tiro più difficile. Da sottolineare che questa via, che può essere criticata sotto il profilo etico, rimane per lunghezza e difficoltà una delle realizzazioni più straordinarie delle Alpi. L’1 e 2 febbraio del 1992 Ivo Ferrari e Marco Crivelli ne compiono la prima invernale.

Sabrina Bazzanelli in apertura di Perla Orientale331 perlaorientale_apertura perla 1
Il 6 giugno 1992 Marco Furlani e Fabio Bertoni aprono la via Nadir scalata tutta in libera con singoli tratti molto difficili da non sottovalutare. La prima solitaria il 15 giugno 1993 è sempre di Ivo Ferrari.

Autunno 1995: è sempre la particolare accoppiata Pegoretti-Covi che chiude l’epopea della grande parete dell’Altissimo: sullo Spallone aprono Ottobre Rosso, grandioso itinerario forse ancora irripetuto.

Cala l’ombra sulla solare e gigantesca parete, oramai non va più di moda, una filosofia etica sta per tramontare e i giochi si spostano altrove. Nella vicina Valle del Sarca, gli attacchi sono più corti, la roccia è più salda, le chiodature migliori: le giovani schiere di arrampicatori, si badi bene dico arrampicatori non alpinisti, volgono gli sguardi altrove: un’epoca è finita.

Eppure, controtendenza, il conosciutissimo Heinz Grill e il gardenese Ivo Rabanser nel giugno del 2013 concludono in itinerario grandioso, la via in memoria di Samuele Scalet. Questa si sviluppa tra il pilastro della via del Rifugio a sinistra e la via Dibona (Variante Detassis) a destra. Già nel 1995 Samuele Scalet, Ivo Rabanser e Lino Celva avevano aperto la prima metà della via. Nel giugno 2013, Rabanser e Grill, con il determinante aiuto di Florian Kluckner, Stefan Comploi, Klaus Oppermann, Petra Himmel, Barbara Holzer e Franz Heiss, dopo aver corretto la prima metà dell’itinerario, lo concludono nella seconda metà. Ne risulta un itinerario “alla Grill”, con roccia buona, poca erba, belle placche. Le fessure e i diedri si possono integrare con le classiche protezioni veloci (VII, A1 e VII+).

Heinz Grill in apertura di Via in ricordo di Samuele Scalet
arrampicata-arco-via-in-memoria-di-samuel-scalet-02
Via in ricordo di Samuele Scaletvia-in-memoria-di-samuel-scalet-monte
Infatti… quando ci si vuole veramente rimisurare, quando si vuole ritrovare il vero ingaggio e magari sentire battere forte il cuore in petto e nella gola durante un tiro ripercorrendo la storia dell’alpinismo, una puntata sulla grande parete chiara del Croz dell’Altissimo è tappa obbligata.

FINE

postato il 14 luglio 2014

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La parete chiara 2 ultima modifica: 2014-07-14T07:00:32+00:00 da Alessandro Gogna

4 thoughts on “La parete chiara 2”

  1. Complimenti sinceri all’autore!!! Consiglio la lettura di questo vero e proprio “viaggio” anche a chi è “refrattario” alla storia dell’alpinisimo!!!

  2. L’ estate scorsa salendo lungo il sentiero verso il Pedrotti per andare a scalare alla Brenta Alta mi sono fermato varie volte ad ammirare la parete del Croz dell’Altissimo cercando di individuare le varie linee di salita. Non puoi non fermarti a guardarla, la parete è li davanti a te, con la sua imponenza esercita su chi la guarda una grande forza di attrazione. Il diedrone della Armani e della Dibona, la linea della Detassis li vedrebbe anche un cieco. Per le altre linee occorre una maggiore conoscenza della grande parete. Questo ottimo scritto del Magico Furly toglie ogni dubbio e fa venire una gran voglia di Croz.

  3. Marco che posso dirti dopo aver letto questo tuo scritto: bellissimo!! un viaggio nella storia dell’alpinismo.

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