La prima volta non si scorda mai!

La prima volta non si scorda mai!
di Mariana Zantedeschi
(già pubblicato su 4810mdiblablabla il 5 marzo 2017)

Lettura: spessore-weight(1), impegno-effort(1), disimpegno-entertainment(3)

Questa è una di quelle storie che prima o poi vanno tirate fuori dall’armadio. È una storia che mi è tanto cara, un po’ perché in un’ora ho imparato più che in una stagione intera di ascensioni, e un po’ perché per me ed Erica è stata una tappa decisiva, anche se in maniera diametralmente opposta: io ho continuato a scalare, Erica invece ha deciso di vivere la montagna diversamente.

Era primavera e avevo deciso che quell’estate sarebbe stata la volta buona per cominciare a scalare in Dolomiti, era un sogno che covavo nel cassetto da tempo… ed Erica era, ed è, un’ottima compagna di avventure… si lasciò convincere.

Un giorno di giugno partimmo verso il Catinaccio. Di Dolomiti conoscevo gran poco, però sapevo che in un posto che si chiamava Torri del Vajolet c’era una via, tal Spigolo Piaz, di soli 4 tiri e di IV, che in teoria era il grado base. Ero a conoscenza che la scalata in montagna è ben diversa da quella in falesia… ma era una nozione più teorica che altro, come lo era anche l’uso di nut e friend. Erica ne sapeva quanto me.

Notare la faccia di Erica: i nut?? Di preciso, cosa sono??

Ci portammo dietro anche il suo ragazzo, Federico, detto “il Turri”. Aspirante istruttore di arrampicata libera, ne sapeva a pacchi di spit, ma di chiodi… non conosceva nemmeno la teoria. In ogni caso i patti erano chiari: lui era con noi come sherpa e fotografo ufficiale dell’impresa, NOI lo avremmo condotto in cima! Già, perché il fatto di essere una cordata a prevalenza femminile dava al tutto un tocco di brio in più.

Era l’estata 2014, pioveva due giorni sì e uno no, e trovare una finestra di bel tempo non sembrava facile. Stetti a controllare l’Arpa Trentino giorno e notte, finché non si presentò: un lunedì davano sole fino al primo pomeriggio e poi temporali. “Beh, 4 tiri sono corti e se attacchiamo presto…” pensai. Chissene importa se era la prima via in Dolomiti, se un chiodo vecchio non l’avevamo mai visto e se “gli sleghi da paura” pensavamo fossero solo quelli tra gli spit della falesia della Ca’ Verde.

Erica e Mariana verso il rifugio Vajolet

Partimmo un pomeriggio, cariche di attrezzatura prestata da amici e fratelli vari. Salimmo verso il rifugio Gardeccia con l’ultima corsa della navetta, belli pimpanti cercammo un posto per la tenda: il rifugio?? Che cavolo è?? MAI, eravamo selvagge, giovani e belle (e anche povere).

Il Turri, per l’occasione, aveva sottratto al fratello una bellissima macchina fotografica, gli lasciammo dunque 20 minuti di libertà per dilettarsi a catturare paesaggi e tramonti. Dopodiché lo chiamammo a rapporto: montare la tenda e farci da mangiare!

Da sinistra a destra, Torre Delago, Torre Stabeler e Torre Winkler (Tre Torri del Vajolet). Lo Spigolo Piaz è quello contro il cielo

All’ora di decidere la sveglia per l’indomani la mia anima, vivace, e quella di Erica, più rilassata, si confrontarono: «Direi di svegliarci alle 6.00 e partire come fulmini alle 7.30, alle 9.00 così siamo sicuramente all’attacco» – «Ma no dai… 6.45…» – «Mah non so, ci sono temporali nel primo pomeriggio…» – «Sì ma alle 14.00 saremo ben fuori no??» – «Meglio essere previdenti!!». Vinsi io, ma la mattina dopo vinse Erica, infatti perdemmo un mucchio di tempo nella fase di risveglio, colazione, smontaggio tenda, avvicinamento e trastulli vari… io scalpitavo, Erica e il Turri invece erano pacifici come due Pasque. Arrivati al rifugio Re Alberto vollero pure fare un giretto attorno al lago e disquisire se l’acqua fosse potabile o meno!!

In arrampicata sullo Spigolo Piaz delle Torre Delago

Alle 10.00 finalmente attaccammo, partii io mentre Federico scattava foto e mi diceva «Olè olè». Mi alternavo con Erica: scalavamo veloci, perché non sapendo proteggerci granché… semplicemente non lo facevamo, e non ci rendevamo nemmeno conto di non farlo!

In compenso perdevamo un sacco di tempo a scambiarci le corde ad ogni sosta. Erica superò gagliarda un famoso passaggio espostissimo, e nell’ultimo tiro per tenere a bada blocchi che riteneva instabili costruì con i cordini delle mirabili protezioni contenitrici, degne della miglior scuola d’ingegneria.

In vetta, Mariana ed Erica

Intanto, dietro di noi, erano partite due guide alpine con alcuni clienti, li avevo visti attaccare alle 11.00, al che avevo pensato che il nostro ritardo sull’orario fosse stato tutto sommato accettabile.

Tra una foto e l’altra, tra un sorrisone e l’altro arrivammo in cima alle 12.30. Difficile descrivere a parole la sensazione di felicità e soddisfazione… immaginateci mentre realizziamo un sogno, o meglio, solo l’inizio di un sogno, un sogno che per me dura tuttora.

Intanto delle nuvole strane si erano accumulate dietro di noi, ma nessuno ci fece caso. Dopo un paio di foto di vetta, ci dirigemmo verso le doppie, a neanche 10 metri da dove eravamo sbucate. Trovammo un grande anello cementato dove mi agganciai io e due spit che vennero invece usati da Erica e Federico; stavo per attrezzare le doppie, ma venni interrotta da una sensazione strana: sotto il caschetto i capelli erano diventati elettrici e sentivo uno strano rumore in testa, come un ronzio… capii al volo che si trattava di un temporale. Da lì in poi la situazione precipitò.

Questa è l’ultima foto scattata, poi il blackout. Le nuvole dietro parlano abbastanza chiaro… ma noi non sapevamo leggerle.

Dissi spaventata: «Gente bisogna muoversi, c’è un temporale! Sento i capelli elettrici!!», loro invece non sentivano nulla… non ho mai capito perché, forse perché erano attaccati a una massa ferrosa più piccola? Non stava ancora piovendo, ma grossi goccioloni cominciavano a cadere. A quel punto non sapevo più che fare, ero molto confusa, su vari manuali e dispense CAI avevo letto le classiche linee guida sui temporali, ma chi se le ricordava in quel momento?? Sapevo solo che non dovevamo rimanere in cima, perché era pure una vetta aguzza! Ok, ma dovevo lanciare giù tutto il materiale ferroso che avevamo addosso? E poi con cosa sarei scesa? Lanciarci giù in doppie fino in fondo? Sotto l’acqua? O cercare un riparo lungo la linea di calata? Qual era la cosa più sicura e saggia da fare? Panico.

Intanto le due guide alpine stavano giungendo in cima. La cosa più facile sarebbe stata supplicarli: «Siamo nuove di questa attività, femmine, giovani e inesperte… portateci giù voi! Per favore!» E il tono disperato non sarebbe stato neanche da inventare. Ero nel panico sì, ma ero ancora me stessa, orgogliosa e istruita. Sì, proprio istruita: in quel periodo leggevo molti libri di montagna, e avevo già chiaro che io volevo essere un’alpinista, non una cliente, sarei arrivata da sola fino dove le mie possibilità mi avrebbero condotto. Quindi no, non sarei ricorsa all’aiuto delle guide, eravamo arrivate lì per una nostra scelta, e ora spettava a noi trovare una soluzione!

“Ad estremi mali, estremi rimedi”, nel senso che ci sono certe situazioni che fanno tirare fuori qualità inaspettate… giocai d’astuzia (io astuta??), pensai: “Aspettiamo che le guide arrivino qui e vediamo che fanno loro, le imitiamo”, la prima guida in 10 secondi era già alla sosta, e con nonchalance librò nel vuoto le sue corde, e ci appese i clienti. Tre secondi dopo avevo lanciato anche le mie.

A quel punto non mi restava che scendere nel camino di discesa, ormai il temporale imperversava alla grande. Di doppie non ero molto avvezza, ma lì non dovevo sbagliare e cercai di concentrarmi tantissimo; non parlai molto con Erica e Federico, solo poche parole di incoraggiamento, e sapevo che anche loro avrebbero fatto tutto da manuale e non si sarebbero bloccati, li conoscevo bene.

Scendemmo dentro un colatoio in cui si incanalavano cascate di acqua, sassi e grandine, mentre a volte la parete si illuminava e poco dopo arrivava il frastuono del tuono. Non sapevo bene quanto fossero lunghe le calate, in una mi accorsi che la corda stava finendo, allora cominciai a cercare la sosta, doveva essere in quel punto, intanto sentivo il caschetto bersagliato da litri d’acqua e sassi: “Devo togliermi da questa doccia, è pericoloso! E la sosta non possono averla fatta qui dentro!!”, alla cieca staccai una mano dalla corda e cominciai a tastare a destra finché non sentii un anello (questa sa di miracolo…), mi ci legai e poi diedi un disperato strattone alle corde per far capire ai miei soci che potevano venire.

Mentre aspettavo mi girai verso valle e vidi una scena che mi sembrò apocalittica: la parete di fronte a noi era diventata tutta marrone, ed era solcata da decine di torrenti d’acqua. Presi paura e tornai a guardare l’anello della sosta con la faccia rivolta in basso per non prendermi i sassi che cadevano da sopra. Dopo un po’ sbucò dalla doccia Erica, portava dei fradici guantini di lana con disegnate sopra simpatiche faccine di animali (equipaggiamento decisamente adatto…). Mentre il Turri scendeva preparammo insieme l’ultima doppia. Avevamo ormai mani e piedi insensibili dal freddo.

Arrivati a terra, trovammo la guida scesa prima di noi che aspettava il collega e il resto dei clienti, mentre i primi si erano già incamminati verso il rifugio. Intanto la pioggia si stava placando. Ci chiese se, per non perdere altro tempo prezioso, poteva far calare i restanti clienti sulla nostra corda ancora appesa. Una guida che chiedeva a noi un aiuto?? Allora non dovevamo essere apparsi così sbandati! Ci sentimmo onorati e gli lasciammo la corda. Poi per ringraziarci volle aiutarci a piegarla.

Mi ritrovai a chiacchierare con quest’uomo: «Il tempo ballerino di quest’estate non ci lascia lavorare, ci fa scappare i clienti» mi disse, e io come fossi una veterana dell’argomento: «Eh già, proprio così…». Insomma… mi sentii anch’io “vissuta di montagna”, come se un’ora di temporale mi avesse fatto crescere in un battibaleno.

Cominciammo a scendere congelati e bagnati fin nelle mutande. Niente era asciutto eccetto la famosa macchina fotografica, che il Turri era riuscito, non si sa come, a mettere in salvo. Camminavamo muti come pesci, d’altra parte non ce l’eravamo vista troppo bene…

Dopo un po’ però cominciammo a intonare canzoni di cartoni animati e della nostra infanzia; prima in modo sporadico, poi una dietro l’altra, sempre più gioiosi e sempre più ebbri di felicità, saltavamo e cantavamo ad alta voce, fregandocene dei passanti, che devono aver pensato fossimo pazzi. E Pazzi lo eravamo davvero, so di cosa: di vita (che per un momento avevamo pensato persa e poi però ritrovata).

Mariana, Federico ed Erica

Con la voglia di vita era uscito anche il sole, recuperammo la tenda da sotto un masso, e prendemmo la navetta verso Pera di Fassa.

Chi ci incontrava non capiva: sembravamo reduci dalla ritirata di Russia eppure ridevamo alla grande!

Sono convinta che in questo viaggio, fatto di prime esperienze, di paure, soluzioni e tenacia, tutti crescemmo, ognuno a suo modo. Il Turri era riuscito a salvare dall’acqua la macchina fotografica del fratello: decise dunque che valeva la pena approfondire quella passione, ma con una macchina tutta sua. Se la fece regalare alla laurea. Erica rimase convinta che la montagna è un posto davvero bello, un posto che fa per lei, ma che forse l’arrampicata dolomitica non è la cosa che la esprime di più. Infine io, in cuor mio che volessi fare l’alpinista l’avevo già deciso, e inconsciamente forse avevo anche già accettato i rischi di questa attività… il temporale mi aveva spaventato, ma riuscii a considerarlo come una delle tante tappe della bellissima avventura che è l’alpinismo.

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La prima volta non si scorda mai! ultima modifica: 2018-08-28T05:40:38+00:00 da GognaBlog

39 pensieri su “La prima volta non si scorda mai!”

  1. 39

    Be’, l’esperienza si fa… facendola.

    Antonio Machado diceva: è camminando che si fa il cammino.

    E questo Mariana e C. hanno fatto e faranno, gli auguro.

  2. 38
    Renzo Martinello says:

    Ma… io resto allibito per la maggior parte dei commenti (non gli ho letti tutti), che sono quasi di elogio o comunque di complimenti per l’esperienza vissuta e narrata in montagna in un ambiente severo come il gruppo del Vajolet, anche se hanno fatto una via classica di IV°. Non è il temporale in se stesso la difficoltà, chi non ha preso temporali in montagna! Io resto allibito per l’inesperienza alpinistica delle due ragazze, e “esperto” maschietto di FALESIA… che tutta un’altra cosa della MONTAGNA. Non si può andare a fare vie di montagna senza saper il minimo indispensabile per PROTEGGERSI in parete, come si può pensare di affrontare una parete di roccia senza sapere cos’è un Nut o un Friends, o peggio ancora come assicurare correttamente la progressione del compagno di cordata, senza contare la discesa in corda doppia, (che sulle torri è obbligatorio, non essendoci sentieri di ritorno)  che è la manovra più pericolosa dell’alpinismo! Occhio ragazzi, la montagna non scherza, a quei ragazzi , dico solo che gli è andata bene ma molto bene.  Un consiglio, per le prossime avventure Dolomitiche … un pò più di esperienza  e qualche uscita prima con qualcuno più esperto non guasta, che non vuol dire necessariamente una  guida alpina.  E RICORDATE che il Soccorso alpino non va in vacanza, ma se evitate di allertarlo è meglio. Istruttore di Alpinismo del Cai.

  3. 37
    paolo panzeri says:

    Francesco, mi critichi senza leggere quello che scrivo, forse per tua arroganza o tua frustrazione, non so, di sicuro non con umiltà, fatto sta che come tanti che pontificano non hai nemmeno il coraggio o la capacità di firmarti: bassa autostima?
    Quindi non ti rispondo.

    Talvolta si incontra della gente che sa e il dialogo diventa inutile.
    Preciso che non sono mai stato forte, se non di testa, con me non è mai morto o si è fatto male nessuno e ho salvato talvolta qualcuno (Bassi è uno).

  4. 36
    Gianluca T. says:

    Certo che tutti abbiamo fatto cazzate. Fare esperienza vuole anche dire fare cazzate sulla propria pelle. Però magari non le abbiamo raccontate. Se le racconti e di più le pubblichi su internet, poi è chiaro che troverai chi ci ride sopra, ma anche chi ti farà la romanzina.

    Sono d’accordo al 100%.

  5. 35
    Alberto Benassi says:

    Una guida con clienti viene giù dalla normale del Grand Zebrù, ma era esperto.
    Mariana, al contrario, un’arrogante giovane che vuole andare in montagna senza alcuna esperienza.
    Per favore, popolo dell’alpinismo, non scrivete senza prima farvi un esame di coscienza.

    e no caro Francesco.

    Per quanto mi riguarda mi sembra di avere  scritto delle 2 guide a cui Mariana fa cenno e dice siccome anche loro attaccano alle 11 e siccome loro sono guide quindi va bene, si può fare, alla faccia del temporale in arrivo.

    Certo che tutti abbiamo fatto cazzate. Fare esperienza vuole anche dire fare cazzate sulla propria pelle. Però magari non le abbiamo raccontate. Se le racconti e di più le pubblichi su internet, poi è chiaro che troverai chi ci ride sopra, ma anche chi ti farà la romanzina.

    Che c’è di male a ricevere una romanzina? Se fai una cazzata e qualcuno ti rimprovera, magari anche a fin di bene, non vedo quale sia “l’arroganza”. E’ compito degli anziani fare la romanzina ai giovani. Proprio perchè ci sono passati prima dal fare cazzate e gli è andata bene.

    Nella cultura dei pellirosse americani i giovani si consultavano con gli anziani prima di prendere delle importanti decisioni.

    Va bene che oggi uno scuolaccione non si può dare a nessuno altrimenti vieni denunciato per violenza ai minori. Poi ci si lamenta se i ragazzi ci mandano  affanculo.

    Ma non esageriamo.

    Panzeri è sicuramente uno dalle convinzioni forti e non inclini al compromesso. Ma non credo proprio che abbia commentato con arroganza. Anzi credo proprio che le due ragazze gli siano molto simpatiche.

  6. 34
    Francesco says:

    Quello che mi ha deluso in questo racconto è stato soprattutto il primo commento, quello di Paolo Panzeri. Vi trovo un po’ troppa arroganza da primo della classe.
    …Salii con due amici più giovani la nostra prima via, la Costantini Apollonio, quella della schiena di mulo, una via a quei tempi TD e la tirai tutta: ricordo tanta nostra gioia!  Forse a quei tempi si pensava molto con la testa, prima di fare e mentre si faceva qualcosa…

    Ho perso un pezzo nei botta e risposta? Prima via la Costantini-Apollonio ? Si pensava di più? E farla come prima via sarebbe un’attitudine seria?
    Anche se siamo in un sito « inutile » (Inteso alla Terray, non nel cattivo senso della parola) non vedo perché l’uomo debba sempre sputare sentenze. Panzeri è forte, d’accordo e le due tipe sono partite con un po’ troppa esuberanza, ma chi non l’ha fatto nelle sue prime volte?
    Chi è senza peccato… diceva qualcuno.
    Non sono stato un forte alpinista, ma ho avuto fortissimi amici e, qualche volta, fortuna. Se penso a ciò che ho fatto in gioventù, penso di rientrare nelle statistiche nazionali e credo che anche i grandi non siano da meno.
    Alessandro Gogna, hai i capelli grigi, 72 anni e sei un mito dell’alpinismo, hai mai fatto cazzate?
    Un mio amico, con il quale feci una grande via in Marmolada, uno che salì in un paio d’anni tutte le più belle vie del vallone Brentei dal quarto in su, tanto per dire il livello delle sue capacità, fece fare una parete mito del Monte Bianco ad un ragazzo di 20 anni con un anno di esperienza. Vero che con loro c’erano altri due forti alpinisti, ma non era un po’ più « incosciente » di Mariana sullo spigolo delle tre torri?
    Perché bisogna sempre sputare sentenze dall’alto del proprio piedistallo? Al massimo si potrebbe dire : « Minchia che cazzata avete fatto, spero vi serva da lezione ».
    Pensando ai loro capelli che friggevano. La stessa cosa mi successe in un’uscita del corso di alpinismo. Una calata do soli 30 metri, non 3 o 4. Il fulmine cadde sulla torre di fronte. E se fossi morto? Nessuno mi avrebbe criticato, ero istruttore con altri istruttori, in ambiente « sicuro »… sono stati sfortunati sarebbe stato il commento. Anche se io ed i miei due allievi probabilmente passati a miglior vita. Ma io ero esperto, ma io ero qui, ma io ero là.
    Una guida con clienti viene giù dalla normale del Grand Zebrù, ma era esperto.
    Mariana, al contrario, un’arrogante giovane che vuole andare in montagna senza alcuna esperienza.
    Per favore, popolo dell’alpinismo, non scrivete senza prima farvi un esame di coscienza.

  7. 33
    Gianluca T. says:

    Invidia? No assolutamente, anzi sono contento di vedere donne che arrampicano alla pari degli uomini, magari ce ne fossero di più. A me però le persone molto solari in montagna fanno un po’ paura. Non mi piace nemmeno il tipo glaciale che spiaccica mezza parola in una giornata di escursione. Diciamo che mi piace la via di mezzo.

    Piccola considerazione finale. Era la prima volta? E la prima volta attacchi la via alle 10 con la finestra teorica di bel tempo fino alle 14? Mah! Sono queste le cose che mi lasciano perplesso e che secondo me la dicono lunga sulla mentalità del  personaggio.

    Ma l’invidia non c’entra proprio nulla.

  8. 32
    Dino M says:

    Il pezzo mi è piaciuto; simpaticamente auto ironico e rapido. Ben lontano dall’altro inutilmente acido verso altre persone.

    Penso che un troppo forte senso critico verso altri sia spesso un segnale negativo.

    Dal punto di vista tecnico mi associo al pensiero di Alberto.

  9. 31
    paolo panzeri says:

    Elisa, come sei permalosa 🙂
    La mia era la mia solita considerazione critica sui “tempi moderni” (non si parla mai di cultura, impegno, sofferenza, responsabilità, competenza, capacità, dedizione, disciplina, …), molto diversi dai miei, che erano molto diversi da quelli “eroici”, molto diversi da quelli esplorativi/scientifici…
    Qualcuno però capisce e scala alla grande.

    Non ho ambizioni di riconoscimenti, da tanti anni a me piace scalare e ancora adesso continuo a farlo, ma devo malinconicamente ammettere che lo faccio con minori possibilità, anche se sul resto son soddisfatto.
    Accetto di sicuro un invito a scalare, se non altro almeno per conoscere un po’ di più e magari capire qualcosa… mi auguro che tu non sia una proprio forte, ma ormai devo solo adattarmi e non farmi mai male.
    Mi trovi ogni tanto su “faccebocco”, quello con succisa virescit.

    Ps: le mie vere critiche (di solito pesantissime) sono riservate ai contaballe 🙂

  10. 30
    Elisa Baderna says:

    Grazie dell’informazione Paolo ma le barzellette sugli istruttori CAI ecc. ne conosco anche io, come conosco quello che si dice spesso su di loro (noi) ma riesco comunque ad addormentarmi la sera 😂

    Non mi sento “certificata” , anzi! Mi sento sempre in deficit rispetto a quello che dovrei saper fare. Ho specificato questo “titolone” solo per dire che di montagna un pochino so qlc anche io, oltre a frequentarla al mio misero livello da una ventina di anni.

    Poi, però, ma non so se lo hai notato, io non ho espresso commenti su nessuna delle persone che hanno scritto in merito all’articolo di Mariana e nemmeno ho fatto “casuali” riferimenti a vie che ho salito.
    Grazie del tuo consiglio da alpinista di provata esperienza ma dormi tranquillo, io cerco da sempre di prepararmi e usare la testa 😉 anche se questo non posso certificartelo e dovrai fare uno sforzo di fiducia.
    Anzi! Se vuoi una volta potremmo scalare insieme, così mi valuti e mi dici se ho diritto anche io di scrivere un’opinione educata su questo blog o se, non avendo il livello, mi dovrò astenere e limitarmi a leggere quello che scrivono i forti. 🙂

    Grazie e buona serata

  11. 29
    paolo panzeri says:

    Un po’ di polemica ci sta sempre bene, ma spero non si pensi a un vanto.

    In una domenica di inizio giugno ’74, quindi in altri tempi dove tutto era diverso, relazioni, previsioni meteo, chiodature, materiali, preparazione atletica, conoscenze, informazioni aggiornate, … salii con due amici più giovani la nostra prima via, la Costantini Apollonio, quella della schiena di mulo, una via a quei tempi TD e la tirai tutta: ricordo tanta nostra gioia!
    Forse a quei tempi si pensava molto con la testa, prima di fare e mentre si faceva qualcosa 🙂
    Ora forse pensare e prepararsi non è più importante, basta essere certificati 🙂

    Elisa oggidì purtroppo è importante per la gente, ma significa ben poco, anzi sempre più spesso è un indice di incapacità, essere istruttori o “esperti”: oggidì è sempre più vero che chi sa fa e chi non sa insegna e guai a chi si assume responsabilità.

    Una strombazzata un po’ forte 🙂 ma l’andazzo del sistema è irreversibile.

  12. 28
    paolo panzeri says:

    Luca ti do ragione, la vecchiaia gioca brutti scherzi e fa capire malamente, ma l’esperienza ricorda che tante cose vengono fatte per frustrazione, o per complessi molto complessi e complessanti: alcuni italiani han fatto solitarie famose perché la morosa li aveva piantati in asso, o meglio 2 di picche.
    E poi oggidì è così di moda fare la farfalla con la candela: ci si sente leoni!… e mi sembra sia l’unico modo che tanta gente conosce per sentirsi un po’ leoni.

    Ps: leone per bestia leone, o essere riconosciuto, o sentirsi qualcuno, o sentirsi diverso, … insomma poca voglia di impegnarsi, soffrire e imparare.

  13. 27
    Elisa Baderna says:

    Ciao, mi permetto di lasciare anche io un commento o meglio un’opinione.

    Premetto che conosco Mariana di persona e mi sento dispiaciuta nel vedere quanto sia stato male interpretato il suo racconto.

    Per ognuno di noi c’è stata una prima volta, nessuno è esente dall’aver commesso errori o leggerezze che avrebbe potuto pagare molto più care…a tutti sono capitati colpi di culo a inizio attività che magari ora ci mettono i brividi al solo pensiero.

    Però magari non abbiamo avuto il coraggio di raccontarli, mentre Mariana non li ha nascosti e dice chiaramente che era alle prime armi ma che questa via l’aveva affrontata con compagni suoi pari, non con persone più esperte e quindi l’errore può capitare…

    Come dicevo conosco Mariana personalmente e ne ho molta stima sia come donna che come alpinista.

    È una persona pulita, entusiasta, che non si dà arie ma che anzi tende sempre a minimizzare quello che fa.

    È un’alpinista seria e preparata che non si fa problemi a tornare indietro se non ci sono le condizioni o a fare la parte che toccherebbe al compagno se quest’ultimo è in difficoltà. E tutto questo glielo ho sempre visto fare con il sorriso.

    Non mi dilungo oltre, volevo solo far presente che il tono in cui il racconto è scritto rispecchia il suo essere “solare” e non la sua frivolezza.

    … finisco con il dire che i miei commenti sulle capacità di Mariana saranno sicuramente contestabili ma sono istruttore regionale di alpinismo e mi sono permessa di esprimere la mia opinione.

    Buona serata a tutti

  14. 26
    Alberto Benassi says:

    E oltre a essere simpatica credo sia più brava di quanto faccia trapelare a noialtri vecchiacci che ci prendiamo sul serio al punto di sembrare invidiosi, se non proprio uccelli del malaugurio.

    Infatti ho un pò l’impressione che la Mariana ci prenda un pò per i fondelli. E forse gli riesce anche perchè noi ci stiamo…gli diamo cordaaaaa.

    Quanto all’invidia caro Luca non credo proprio. Mi son preso i mei bei temporali, quindi niente invidia e niente paternale . Ad ognuno il suo. Quello sulla Comici alla grande lo ricordo come fosse ora anche se son passti tanti anni. Le fiammelle tra le dita e il cuore che pareva si fermasse ad ogni scarica. Ci siamo cagati in mano ed è andata di lusso. Non per giustificare ma allora le previsioni non erano quelle di oggi. Anche se una certa sottovalutazione non la posso negare.

    Uccelli del malaugurio…ci mancherebbe altro. Solo un invito a non tirare troppo la coda al gatto. Alla fine se s’incazza ha ragione lui. Almeno il mio s’incazza.

  15. 25
    Luca Visentini says:

    A me Mariana piace, anche perché è troppo giovane per potersi ricordare dell’ammonimento di un poster appeso in certi sedi: “La montagna è severa!”.

    E oltre a essere simpatica credo sia più brava di quanto faccia trapelare a noialtri vecchiacci che ci prendiamo sul serio al punto di sembrare invidiosi, se non proprio uccelli del malaugurio.

  16. 24
    Gianluca T. says:

    Non credo che la Mariana voglia prenderci per il culo perchè non scrive esclusivamente per noi, sono tutti articoli apparsi sul suo blog (credo ma comunque li posta Alessandro Gogna che da qualche parte li pescherà). Forse è chi li posta che vuole prenderci un po’ per il sedere o comunque testare le reazioni dei lettori e questo ci sta’.

    Se la Mariana viva veramente come scrive questo non lo so ma mi viene da pensare che un fondo di verità ci sia. Forse vuole solo cercare di sdramatizzare situazioni che in realtà ha vissuto con spirito interiore meno baldanzoso però la leggerezza di fondo secondo me rimane.

  17. 23
    Alberto Benassi says:

    Gianluca, credo che ognuno vuole fare a modo suo il protagonista. E anche queste ragazze ci mettono del suo.

  18. 22
    Alberto Benassi says:

    Gianluca, difendere una categoria va bene. Ma quando un suo componente (professionista)  fa una cagata, difenderlo ad  ad oltranza mi pare alquanto ridicolo, oltre che profondamente sbagliato.

    A Mariana e compagna è andata di culo, come Marcello ha detto (ma forse si rivolgeva  a tutti) . Ma è andata di culo anche agli altri, guide alpine e clienti compresi.

    Il fulmine non sceglie in base al titolo posseduto, alla bravura o alla bellezza. Dove picchia picchia e se ci sei son cazzi tuoi o di chi accompagni.

    Credo che certe persone di esperienza, dovrebbero dare l’esempio. Attaccando alle 11 con un temporale previsto su presto, che esempio dai?

    Quello che mi domando è se la Marina scrive questi racconti come li ha veramente vissuti, quindi un pò sprovveduta, alla tanto ci andrà bene. Oppure ci mette del suo per fare della provocazione. Tanto ci sono i chiurli e vecchi tromboni caiani come noi che ci cascano. Insomma ci piglia per il culo.

     

  19. 21
    Gianluca T. says:

    Ma poi a me queste ragazze che dicono di non volerne fare una questione di genere quando invece ne fanno una questione di genere mi sa che c’hanno dei problemi. La Destivelle o la Miroi hanno avuto il bisogno di farne una questione di genere? Non mi pare. Hanno fatto la loro sontuosa carriera grazie alla loro bravura e alla forza di volontà, senza bisogno di fare un sito di alpinismo al femminile indirizzato soprattutto alle donne che vogliono ma che non se la sentono di andare da prime (questo è quello che c’è scritto).

    Cioè se hai bisogno di fare una cosa del genere in un settore dove uomo e donna se la giocano praticamente alla pari da oltre vent’anni vuol dire che forse un po’ d’incazzatura col genere maschile ce l’hai ma se ce l’hai forse dovresti domandarti se dipende dal maschio o se dipende da te.

  20. 20
    Gianluca T. says:

    Non so che dire Alberto, sulle guide alpine non mi pronuncio perchè non ho voglia di beccarmi le solite piccate ramanzine da parte di chi è guida e difende la categoria. Dico soltanto che la Mariana, animata dal desiderio di fare l’alpinista e a cui auguro fulgida carriera o se proprio non gliene frega niente auguro comunque di campare a lungo e trarre grandi soddisfazioni da quello che fa, mi da l’idea di una persona che affronti le cose con una certa leggerezza e che tale leggerezza venga pure sfoggiata e trovi consensi anche da parte di chi la montagna la conosce bene come pure i suoi pericoli.

    Ribadisco che non è questione di capacità tecnica ma, come ha sottolineato Paolo Panzeri, una questione di mentalità e aggiungo di atteggiamento, certamente positivo sul piano dell’entusiasmo e del raggiungimento di obiettivi ma che mi fa riflettere sulla capacità di autoanalisi dei propri limiti, sulla conoscenza del territorio e sul desiderio di voler dimostrare qualcosa a sè stessa e forse anche agli altri.

  21. 19
    Alberto Benassi says:

    Gianluca

    Sul racconto mi sembra di capire che oltre a Mariana che anche le guide alpine se la sono presa comoda con l’orario e si son presi il temporale con i loro clienti.

    Possibile che abbiano trascurato  le previsioni?

    “Intanto, dietro di noi, erano partite due guide alpine con alcuni clienti, li avevo visti attaccare alle 11.00, al che avevo pensato che il nostro ritardo sull’orario fosse stato tutto sommato accettabile.”

    Attaccare alle 11.00  ….??? va bè che la via è corta.

    Ora da Mariana me lo posso anche aspettare. Ma da una guida alpina che ha la responsabilità di un cliente…?? Mi da un pò da pensare…

    Ma forse è tutto invetato, tutta fantasia.

  22. 18
    Gianluca T. says:

    Per la seconda volta leggo un racconto di questa Mariana alla quale qualcuno fa degli elogi mentre qualcun altro giustamente rimprovera delle manchevolezze di non poco conto. Perdindirindina, chi di noi non ha preso un temporale in montagna? Il punto è che un conto è prendere un temporale facendo le cose come van fatte e un altro prendere un temporale cazzeggiando fino alle 10 del mattino quando sai già che la finestra di bel tempo si chiude, per ipotesi, alle 14.

    Ma non voglio fare il primo della classe perchè le coglionate le abbiamo fatte tutti. Certo però che sta’ Mariana, che sul piano squisitamente tecnico la lascio giudicare da un’illustre guida alpina come Marcello Cominetti, mi pare avvezza a mettersi in situazioni di maggior rischio, posto che in montagna il pericolo è sempre dietro l’angolo.

    Ma forse si tratta solamente di un caso nel senso che sono stati pescati due racconti in cui vengono evidenzaite delle cose. Magari in tutte le altre ascensioni da lei portate a termine è stata baciata dal sole.

    – Leggendo mi sono spaventato non per il fatto, ma per la mentalità.
    Sono proprio troppo vecchio per capire l’alpinismo moderno del divertimento. –

    Non sono parole mie ma del buon Panzeri che sarà anche un vecchio trombone ma che quasi sempre parla a segno. La faccio breve perchè se no vi rompete le balle, tantopiù che non mi firmo e so che questo fatto fa incazzare qualcuno, ma a me pare che sta’ Mariana, che sarà anche bravissima e non ne voglio dubitare, affronti le cose con una certa frivolezza oppure, e questo è un altro aspetto da valutare, ostenti frivolezza nei suoi racconti.

    Delle due spero sinceramente che la seconda ipotesi sia quella giusta perchè se no c’è da spaventarsi, come dice Paolo. Personalmente alla corda di sta’ tipa fareri fatica a legarmi ma, dirò di più, farei anche fatica a farci insieme un sentiero di basso livello perchè come mentalità siamo agli antipodi.

    P.S. sono nato nel 83 ma forse sono nato vecchio.

  23. 17
    Dino M says:

    e si.

    Tempo ballerino che fa scappare i clienti, domeniche di corso che non si possono rinviare e recuperare.

    Sono davvero discorsi molto pericolosi che spesso portano incidenti.

    Le perturbazioni e i temporali non hanno l’orologio e spesso non ubbidiscono alle previsioni, imprevisti che fanno ritardare……..

  24. 16
    Alberto Benassi says:

    si è andata di culo, perchè da un temporale non ti difendi. Puoi solo cercare di scappare e sperare che il fulmine rivolga le sue attenzioni a qualcos’altro. Ma su una guglia del genere scappare è dura.

    Meglio evitare.

  25. 15

    Dimenticavo di aggiungere (se non l’ha fatto l’autrice ) che: è andata di culo.

  26. 14

    Si capisce che é scritto col cuore ma Mariana, una corda che va verso l’alto non si strattona MAI! É pericolosissimo. Anche se sono certo che uscirà qualcuno a dire che in caso di… si fa. Costui non ha ragione! Perché non si deve fare. Punto. Parola di guida alpina (minuscolo così Visentini è contento). Peace and love.

  27. 13
    Mario says:

    Bellissimo racconto.

    Emozioni come l’incertezza, la paura e la gioia finale provate al alte dosi.

    L’essenza stessa dell’alpinismo che praticato da chi ha meno esperienza e su terreno sconosciuto, viene vissuto davvero intensamente

  28. 12
    Alberto Benassi says:

    Notare la faccia di Erica: i nut?? Di preciso, cosa sono??

    più che un’espressione interrogativa, direi che Erica sembra avere in mano l’asso nella manica: “con questi faccio tutto” .

    Un pò come gli arrampicatori inglesi per i quali i nut sono tutto.

    credo di avere sbagliato i volti tra Erica e Marina.

  29. 11
    Alberto Benassi says:

    Liberare l’alpinismo di falsi miti è liberare l’uomo da vere gabbie.

    L’uomo ha bisogno di ben altro per liberarsi, che dei soli… “falsi miti”  dell’alpinismo.

    I falsi miti dell’alpinismo sono un problema ( non per tutti) degli alpinisti. Nella vita di tutti i giorni, con tutte le sue terrene problematiche, l’alpinismo non conta nulla.

    Prima di essere alpinisti si è uomini.

  30. 10
    lorenzo merlo says:

    Vennero prima La Parete e Un alpinismo di ricerca, e non dimentecherei Rock story, a segnalare la dimensione umana che certi retaggi ardimentosi ed eroici avevano fino ad allora impedito.

    Il fazzoletto di Messner, sostituì le bandiere e i nazionalismi. E anche quella fu una picconata alla divisa imbellettata che nessuno all’epoca pensava di poter smettere.

    Poi, Reinhard Karl prima, Mark Twight dopo liberarono a loro modo l’alpinismo dalla retorica ormai fasulla, che fino ad allora lo aveva monopolisticamente caratterizzato.

    Prima di tutti – non so se è opportuno richiamarlo qui – lo aveva fatto anche René Dumal seppur mantenedo alto il mirino spirituale, simbolico, esoterico.

    Mariana ha forse questi padri.

    Di certo non nasconde se stessa dietro le dita della vanagloria.

    Una specie di maturità assai più invidiabile di chi ancora segue la via del culto della personalità.

    Liberare l’alpinismo di falsi miti è liberare l’uomo da vere gabbie.

  31. 9
    Alberto Benassi says:

    Notare la faccia di Erica: i nut?? Di preciso, cosa sono??

    più che un’espressione interrogativa, direi che Erica sembra avere in mano l’asso nella manica: “con questi faccio tutto” .

    Un pò come gli arrampicatori inglesi per i quali i nut sono tutto.

     

  32. 8
    fabio marasso says:

    PS

    bel racconto scritto molto bene

  33. 7
    fabio marasso says:

    Idem con patate, nel senso: stessa mia prima via con doppie sotto temporale, solo che ai tempi le previsioni meteo erano altra cosa per cui prima di riuscire a farla con tempo decente siamo saliti da fondovalle all’attacco per tre giorni di fila. In una settimana in tenda con gli amici Pietro Miagia e Nicolò siamo riusciti a fare due vie….

  34. 6
    Emanuele says:

    Bellissimo racconto! Scritto bene ed ho percepito tutte le emozioni descritte. Non mi sembra neanche andata male, la mia prima via in montagan nonostante gli spit ci abbiamo fatto notte e lasciata una corda in parete. Tornato a casa passai la notte in lacrime per aver capito che non sarei mai diventato un alpinista di quelli che leggevo nei libri.

  35. 5
    Luca Visentini says:

    Di nuovo a brontolare! Chi di noi non ha preso un temporale in montagna! Bravissime le ragazze e il loro amico.

    Grazie Mariana – e sono un barbagianni anch’io – soprattutto per le canzoni dei cartoni animati intonate giù per la Gola delle Torri.

  36. 4
    Giandomenico Foresti says:

    Cosa vuoi Paolo, oggi va così. La Rota, la Mariana, …

    Ma forse la cosa che per molti, o alcuni (bah..), di noi risulta difficile da comprendere è il modo di divulgare di ciò che si fa, lontanissimo da quello cui siamo ed eravamo abituati.

    E’ senza dubbio una questione di tipo generazionale, i giovani degli anni settanta, da cui poi è emerso tutto ciò che oggi ci è così familiare, non è che non andassero in montagna in maniera soft però avevano dalla loro un humus sociale molto ricco di contenuti e, pertanto, erano capaci di raccontare con modalità stimolanti.

    Oggi leggiamo resoconti da vispa Teresa, forse perchè la dimensione culturale è quella (d’altronde abbiamo i ministri che twittano), e allora dei barbagianni come noi fanno fatica a ritrovarsi.

  37. 3
    Alberto Benassi says:

    ho preso alcuni temporali in montagna. In particolare mi ricordo quello sulla via Comici alla Cima Grande. Ci siamo cagati in mano. Penso che solamente la fortuna ci abbia permesso di non lasciaci la pelle.

  38. 2
    ernesto says:

    Una storia bellissima ed esemplare che racconta, secondo me, l’essenza stessa dell’alpinismo a qualsiasi livello: poter/dovere scegliere di persona e prendersi la responsabilità delle proprie scelte sapendo che saranno determinanti. In montagna non puoi dare la colpa a qualcun altro, sei lì e tocca a te cavartela. Può essere dura, ma la sensazione è esaltante.

  39. 1
    paolo panzeri says:

    Leggendo mi sono spaventato non per il fatto, ma per la mentalità.
    Sono proprio troppo vecchio per capire l’alpinismo moderno del divertimento.

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