La sicurezza “messa”, anche in montagna: è l’era MinS!

La sicurezza “messa”, anche in montagna: è l’era MinS!
di Carlo Bonardi

Continuano a dirci “Messa in sicurezza“. Di qualcuno e/o di qualcosa.
Si sente da anni, non servono grandi elenchi; per velocità, la scrivo MinS.

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In generale, ad esempio, una MinS torna ai cambi di governo e ha per oggetto i “conti pubblici”; un’altra arriva quando cementificano i fiumi per non farli esondare (lì); ve ne sono con “L’operazione mare nostrum” (non è chiaro se a tutela delle frontiere, dei clandestini o di tutto), per gli infortuni al lavoro, nella circolazione stradale, o, dicendo in un colpo, ovunque.
Le è speculare la “paura”, reale o indotta, fondata o no.

Così, ora la MinS galoppa pure in discorsi di montagna: ne porto pochi casi recenti, ciascuno dalle declinazioni proprie.

Giorni fa, circa la frana “inarrestabile” su La Palud, un commentatore televisivo diceva che, ordinando lo sgombero del paese, la zona l’hanno MinS; appena prima, sulla sciagura agli sherpa intenti a preparare la normale dell’Everest, un altro spiegava che quelli erano intenti alla sua MinS; nei 50 secondi iniziali di Aut Out, l’ottimo video di Alberto Grossi, il TG3 Toscana declama che con “due tonnellate e mezzo di polvere nera” avevano fatto saltare “un milione di tonnellate di macigni di marmo”, cosa che “oggi” avviene per la Mins “[del]la cava [e del] lavoro dei compagni” e per “danneggiare il meno possibile la montagna” (mentre “… ieri, per soddisfare la richiesta di materiale, ne frantumavano con l’esplosivo troppe quantità”!) [a capirla giusta, occorre guardare il video].

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A) Già da questi tre casi, sono emersi alcuni aspetti.
Nel primo, e dato l’auspicio che la frana caschi da sola, tutta e il più in fretta possibile, la MinS è consistita nell’ordine di sgombero del sottostante (un “si salvi chi può”), presa d’atto che al momento  c’era poco da operare con la sicurezza “messa”.

MinS o Ming?
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Nel secondo, direi attribuibile alle scarse conoscenze del giornalista (il quale però non ha mancato di usare la “Neo-lingua”), emerge l’esigenza del valorizzare – comunque –  certo alpinismo, quasi non si possa ammettere che alcuni  muoiono perchè altri possano divertirsi o gloriarsi, compresi in buon numero gli incapaci danarosi.

Nel terzo, distraendo da una realtà che sarà lecita e giusticabile ma è antipatica da raccontare (montagna demolita per profitto), si paluda con una più spendibile esposizione tecnico-preventiva-socio-lavorativa.

B) Più in generale – nelle MinS variegate – ricorrono caratteristiche:
1) dicendo “sicurezza”, già col linguaggio è affermato un intento ed intervento “benemerito”, eticamente apprezzabile, adatto a cercare, capitalizzare e incrementare anche in futuro un vasto consenso sul piano sociale, politico o d’affari, specie tra chi della materia non si intende e non si interessa davvero, “target” prezioso per i comunicatori e per chi li utilizza (il sostegno della collettività serve!);

2) la sicurezza “messa” è un “prodotto”, applicato da attori specifici e per occorrenze particolari, tendenzialmente infinite: “fornitura”, dunque, erogata ed erogabile per impresa/professione, anche se, assai spesso, solo per solidarietà;

3) correlativamente, sottolinea che è praticata da soggetti a noi esterni.
Vi è differenza tra una situazione in cui qualcuno è sicuro da sè o tale si sente ed una in cui invece la sicurezza è “messa”.
La prima lascia pensare a qualcosa di maturato nel tempo ed in forme spontanee, anche se per frutto di altrui “e-ducazione”, le seconde enfatizzano piuttosto l’elemento “salvifico”, nel senso dell’intervento di terzi e ad hoc.
Tentando un raffronto, l’una identifica chi arrampica fidando nella preparazione propria o dicendo ad un compagno “fammi sicurezza”, l’altra chi fa spianare le piste da sci perchè i numerosi “fruenti” non vi si facciano male e magari gli chiedano i danni (al contrario, nella  mentalità “vecchia”, l’accidentato era cercato dai bravi ed evitato da chi non lo era, e, se qualcuno si infortunava, “Cavoli tuoi, salame!”);

4) ha contenuto organizzato e  tecnologico.
Si pensi all'”Auto-soccorso”, che facciamo da soli e alla buona, rispetto a quello ricevuto da un’apposita istituzione (non solo in alpinismo, l'”Auto” ormai lo denominano “Primo” soccorso, rimarcando la necessità del successivo, più consistente ed efficace);

MinS o Ming?
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5) esprime o promette “qualità” e “quantità”  superiori.
Al problema e all’ideologia del tradizionale “pericolo”, per sua natura incombente/inevitabile ma volontariamente accettato o addirittura sfidato, intende sostituire quella del “rischio”, non solo prevedibile ma altresì misurabile, ponderabile, normabile e così – alfine – “gestibile”, cioè trasformabile anch’esso in dominio dell’uomo (eccettuate  renitenze o… strane sorprese);

6) si giustifica come esistenza/azione, nei singoli e nelle relative istituzioni/apparati, i quali inoltre suo tramite rafforzano la loro posizione, d’autorità o tendenzialmente tale.
Tenuto conto di quanto sopra, è non autonoma dell’individuo o di gruppi minuti (la cordata, la comitiva) ma organizzata, e comprende in sé imprese, professionisti e titolati di montagna (ora c’è pretesa che questi funzionino in via “sussidiaria” e che gli sia affidata la definizione e individuazione degli ambiti nonchè dei comportamenti legali: professionisti che dovrebbero stabilire cosa è l’arrampicata o dai quali per certe occasioni si vuole l’obbligo d’essere accompagnati; gestori di piste che si “impicciano” di sci-alpinismo;  ecc.);

7) se non è caratteristica immancabile, a volte le istituzioni di MinS e/o i suoi attori, oltre al crederci, si esaltano e cominciano a fare pesare e a imporre, esorbitando o fuor d’opera (per chi fa di lavoro, si capisce poco, dato che è pagato o potrebbe cercarsene un altro; per chi è volontario, ancora meno).
E c’è caso che – ove occorra un coordinamento o quel che ne riesce – si becchino tra loro.
Peccato, poichè è colpito un ambiente.

8) le MinS evolvono in “giuridico”, come da sempre è accaduto a ogni fenomeno, pure fuori dai monti.
Nate da esperienze singolari e improvvisate, si allargano per volontariato nei gruppi sociali, entrano direttamente o per recezione dai fatti nelle normative di legge ovvero vi entrano queste, si espandono viepiù. Qualcuna forse esplode od implode.

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Concludo: nella “messa in sicurezza” non ci sarebbe di male, e anzi, obbiettivamente, se ne devono riconoscere l’utilità e il merito (diversamente, sarebbe come un lamentarsi del medico che ci cura per bene); ma occorre essere attenti e sapere distinguere:  circolano anche pretestuosità e “truffe delle etichette”.

Carlo Bonardi (Brescia, 01.5.2014)

MinS o Ming?
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postato il 17 maggio 2014

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La sicurezza “messa”, anche in montagna: è l’era MinS! ultima modifica: 2014-05-16T20:27:03+00:00 da Alessandro Gogna

3 thoughts on “La sicurezza “messa”, anche in montagna: è l’era MinS!”

  1. …sicurezza sicurezza primavera di bellezza!

    Per l’eterogenesi dei fini, la Messa in Sicurezza potrebbe ormai intendersi soprattutto come il rito di celebrazione di questa nuova religione utopistica, ideologica e, và da sé, speculativa. Si noti come, in paesi a minor tasso di corruzione generale (della politica, dei costumi, dei cervelli personali), la gente e gli amministratori pratichino la siocurezza applicata alle cose serie e non a ogni qualsivoglia cazzatella purché redditizia.

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