La Strada degli Alpini

La Strada degli Alpini
La Strada degli Alpini è il più impressionante manufatto stradale alpino della prima guerra mondiale. Per il suo ottimo stato di con­servazione è un tipico esempio di architettura militare. Il meraviglioso panorama delle immediate adiacenze, ad ogni passo diverso, gli stupendi scorci verso il basso e verso l’alto fanno di questa strada un’esperienza indimenticabile. Lungo l’intero trac­ciato e fra le alture e le vette adiacenti si trovano i resti di fortificazioni e postazioni italiane. Da tempo gli austriaci bersagliavano dall’alto, con bombe a mano, le sentinelle italiane appostate in una forcella al di sotto della Torre Vinatzer. La situazione diveniva di giorno in giorno più critica, tanto più che l’impossibilità di comunicazione con la base durava già da parecchio tempo. Il sottotenente Castagnero s’arrampicò con i suoi alpini lun­go le pareti e, percorrendo una cengia, riuscì a trovare una nuova po­stazione di riserva.

La Strada degli Alpini

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Durante l’estate gli alpini avanzarono sempre di più lungo il crinale. Italo Lunelli, che guidò le operazioni per la conquista della Torre Tren­to, aveva ai suoi ordini quattro plotoni: gli Arrampicatori, avanguardia di scalatori scelti; i Legatori, che munivano i nuovi sentieri di corde di sicurezza; gli Scalatori, i quali fissavano alle pareti funi e scalette in legno; e infine i Portatori, che avevano l’incarico di rifornire di viveri e muni­zioni le postazioni d’alta quota.

Durante quell’estate entrò in funzione una robusta funicolare che portava da Selva Piana al Passo Sentinella. Poco prima dell’inverno vennero ultimate anche le funicolari au­striache da Campo Fiscalino alla malga nei pressi del Sentinella e da Bagni di Moso ai Prati della Croda Rossa. Nell’autunno del 1916 il con­tingente di forze austriache sulla Croda Rossa era di 240 soldati, 2 lan­cia granate, 1 cannone da montagna, 1 pezzo da fanteria e 3 mitraglia­trici. Sulla Forcella della Cima Undici c’erano 100 uomini, 2 lancia gra­nate, i cannone da montagna e 3 mitragliatrici.

Già verso la metà di settembre si ebbero forti nevicate. Di giorno in giorno la neve aumentava; in dicembre il pilastro della funicolare della Croda Rossa, alto 8 metri, era sepolto sotto 3 metri di neve. Con grande fatica si riuscì a scavare una galleria nella neve per far funzionare la teleferica. Poco dopo però una valanga schiacciò la stazione monta­na e trascinò tutto a valle. Alcuni avamposti austriaci rimasero senza rifornimenti e senza comunicazioni per ben due settimane, fin quando cioè si ripristinò la funicolare. Nel gennaio del 1917 una valanga di­strusse completamente la funicolare italiana che portava al Sentinella nonché i rifugi presso il Sasso Fuoco e sul Sentinella stesso. Su ambo i fronti la morte bianca la faceva da padrona.

Il contingente delle truppe austriache sulla Croda Rossa ammontava ormai a 300 uomini. Verso la fine d’aprile il sottotenente Hannes Sild ebbe il comando della 19a Compagnia Alpina. All’inizio dell’estate nuovi cannoni ita­liani erano puntati sulla Croda Rossa e sulla Cima Undici. Il primo lu­glio da parte italiana iniziò il bombardamento a base di pesanti mine che colpivano bersagli fino allora irraggiungibili. Sulla Croda Rossa arrivò una grossa perforatrice elettrica che permise agli austriaci di scavare delle caverne per una protezione più sicura. Lungo il crinale, i cavi correvano dal compressore fino ai singoli opera­tori. Lentamente le perdite austriache andarono diminuendo; ma le battaglie fra pattuglie italiane ed austriache erano sempre più violente. Il punto strategico della difesa austriaca era affidato alternativamente ai due fratelli gardenesi Christl e Vinzenz Vinatzer. Ambedue caddero nei pressi della Torre Polar, ribattezzata poi Vinatzer in loro ricordo. Il tenente Oglietti iniziò la costruzione di numerose postazioni in zona Croda Rossa. Entrò ben presto in attività la nuova te­leferica: Malga Popera – Sasso Fuoco – Comando italiano in zona Croda Rossa – Crinale della Cima Undici. Le stazioni erano in par­te scavate nella roccia. Sul crinale Barth si costruirono numerose nuo­ve caverne. Gli austriaci dal canto loro diedero inizio alla costruzione di una galleria sotto la Torre Trento in direzione del crinale meridiona­le. Gli avvenimenti del 1917 non permisero di portare a termine né i piani né le battaglie. Silenzio e solitudine tornarono a regnare fra le Dolomiti di Sesto. Dopo la guerra, nel 1925, il sentiero fu ripristinato dalla sezione cadorina del CAI e dai vicentini Carlo Baldi e Francesco Meneghello.

Il sentiero attrezzato che invece permette oggi di raggiungere dal rifugio Tre Cime la Forcella del Camoscio è il risultato dell’unione della vecchia Galleria del Paterno (fatta saltare e quindi assai danneggiata dagli italiani durante la ritirata di Caporetto) con la moderna attrezzatura metallica nel canalone sotto alla forcella. Anche il sentiero attrezzato che collega la Forcella del Camoscio con la Forcella Pian di Cengia è il risultato di una paziente ricostruzione della Fondazione Berti e della Sezione di Padova del CAI: su tutto il crestone orientale del Monte Paterno era uno sviluppato sistema di fortificazioni degli italiani, che potevano così facilmente controllare dall’alto tutti i movimenti austriaci costretti a procedere in Val Sassovecchio.

La Strada degli Alpini verso Passo Sentinella

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La guerra sul Paterno è tra i capitoli fondamentali del primo conflitto mondiale, ricca di episodi di eroismo e di colpi di scena. Ma fu la morte di Sepp Innerkofler, caduto il 4 luglio 1915 pochi metri sotto la vetta, a rendere tristemente famosa questa montagna.

L’esatta conformazione originaria della vetta non è più ricostruibile, tanto gli alpini la modificarono con le mine per ricavare ripari ed impianti. Per esempio, sulla vetta era installato un potente faro spostabile su rotaie, di cui si può ancora vedere la sede diurna in caverna, e un filo telefonico collegava l’osservatorio di artiglieria con i cannoni postati alla Forcella Pian di Cengia e dietro la Forcella Lavaredo.

Percorrere queste antiche vie di guerra, luoghi di atroce sofferenza ma anche di eroismo continuato e oscuro è un’esperienza davvero affascinante, che arricchisce di grandi e profonde emozioni un paesaggio naturale unico al mondo.

Le Tre Cime di Lavaredo infatti sono una meraviglia che ha pochi uguali sul pianeta: la loro simmetria, la loro potenza verticale, la capacità di cambiare colore in pochi secondi al minimo vibrare di luce differente sono evidenti e colpiscono ciascuno di noi, anche i più tiepidi verso il mondo delle montagne.

La loro bellezza non è nelle misure: nelle Dolomiti esistono decine di pareti molto più alte di queste.

Tre Cime di Lavaredo da una galleria del Monte Paterno

Dalla galleria della salita al Monte Paterno, visione sulle Tre Cime di Lavaredo

postato il 7 giugno 2014

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La Strada degli Alpini ultima modifica: 2014-06-07T07:28:42+00:00 da Alessandro Gogna

2 thoughts on “La Strada degli Alpini”

  1. 2
    Anonimo says:

    SPERIAMO CHE LE NUOVE GENERAZIONI SAPPIANO MANTENERE IL RICORDO SOPRATTUTTO PER LE PERSONE CADUTE E ANCHE PER QUELLO CHE SONO RIUSCITI A FARE NON PER LORO VOLERE MA PER ORDINI PURTROPPO SI CHIAMA GUERRA

  2. 1
    Mario Bruno says:

    Brivido e passione. Coraggio e valore Alpino!

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