Laga selvaggia

Cima Lepri dalla chiesa di San Martino
di Danilo Giagnoli

Sabato 4 ottobre 2014, ore 8.00, io e il mio amico Adorjan ci apprestiamo a percorrere una delle escursioni più impervie dei monti della Laga, con i sui 1295 m la traccia propone panoramiche ed elementi davvero unici nel loro genere, prima tra tutti la bellezza della Cascata delle Scalette. Il territorio rientra all’interno del parco nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga, la catena corre lungo il confine tra l’Abruzzo, le Marche e il Lazio a cavallo tra le province di L’Aquila, Teramo, Ascoli Piceno e Rieti, per la lunghezza complessiva di 24 km.

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La nostra avventura parte dalla chiesa di S. Martino, ultimo piccolo nucleo abitato attuale posto ai piedi della dorsale principale della Laga, nei pressi di Amatrice. Dall’antico santuario si segue il sentiero n. 300 fino ad arrivare al fosso S. Martino, da qui si procede sempre seguendo le scarse, in alcuni tratti inesistenti, tracce fino ad un tratto molto erboso, colle piano, posto ai piedi del Monte Doro. Da qui in poi si punta verso nord cercando di superare massi di roccia e alti ciuffi di erba, la sensazione è quella di andare in completa esplorazione, senza un vero tracciato. Guadagnato qualche metro si avrà una spettacolare vista sulla cascata con i suoi innumerevoli salti. Procediamo in direzione della cima, risalendo il fosso Piè di Lepre: in lontananza, alle nostre spalle, è il lago di Campotosto. Il pendio è molto ripido e a tratti scivoloso, facendo attenzione si intravede qualche vago segnale. Con non poca difficoltà riusciamo a salire la vallata e raggiungiamo finalmente Cima Lepri 2445 m. Dalla cima intravediamo, nascoste dalla nebbia, le vette del Pizzo di Sevo, Pizzo di Moscio e Gorzano. In giornate migliori è sicuramente visibile buona parte del massiccio del Gran Sasso, i Sibillini e più in lontananza, il gruppo del Terminillo. A causa di un discreto vento, decidiamo di fare giusto un paio di scatti e di riscendere rapidamente seguendo la lunga cresta del Peschio Palombo, una via molto panoramica e ripida. Qui il sentiero è leggermente più visibile e procedendo prima nel versante destro e più in basso a sinistra si raggiunge colle S. Giovanni, da qui tagliamo dritto, nel pessimo pendio erboso, fino a raggiungere lo sterrato, percorso all’andata.

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Commento
Il 16 aprile 1989 mi trovavo nei pressi di Teramo, era mattina presto e stavo partendo, con un cielo che non prometteva molto, verso una delle cime del crinale dei Monti della Laga: il Pizzo di Moscio.
Con me erano alcune centinaia di persone, tutte reduci dal convegno del giorno precedente, tenuto a Teramo, SOS Laga – SOS Appennino, per fare dei Monti della Laga un parco nazionale. Oltre tremila alpinisti ed escursionisti avevano raccolto l’invito di Mountain Wilderness e avevano dato vita alla più grande manifestazione per un parco mai vista fino ad allora in Italia. Grazie a questa imponente dimostrazione i Monti della Laga furono inseriti tra le zone prese in considerazione nella Legge Quadro, fino alla realizzazione dell’attuale Parco Nazionale.

Ma ancora non sapevamo che la nostra manifestazione avrebbe avuto il successo sperato. Ci bastava che migliaia di appassionati fossero là in quel giorno per “occupare” simbolicamente le vette significative di quella splendida catena di montagne, a me per la verità fino a quel momento del tutto sconosciute. Mi ritrovai a salire con Ornella e con il nostro giovanissimo cucciolo di pastore belga, Farah, per aperti pendii tra qualche chiazza di neve residua dell’inverno. Ma, in particolare, ricordo la discesa su Amatrice, in mezzo a boschi incredibili segnati da corsi d’acqua solitari. Ebbi l’impressione di montagne con poca roccia ma tanta wilderness, degne di rappresentare l’Appennino proprio per quella che è la sua più grande peculiarità: una montagna che poco o nulla somiglia a quella alpina. La gioia di quel giorno stupendo fu glorificata da un fumante piatto di spaghetti all’amatriciana. Il rumore, il brusio e gli odori di cucina sottolineavano il grande silenzio che fino a quel momento migliaia di persone erano riuscite ad osservare, come in una cattedrale. Farah dormiva placida nel pullman che ci riportava a Teramo.

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Danilo Giagnoli, 30 anni, web designer nel lavoro, esperto escursionista nel tempo libero. Amante della sensazione di libertà e della natura più incontaminata, cerca di promuovere la catena dell’appennino centrale attraverso i suoi racconti e fotografie. Amministratore del gruppo
Il signore delle montagne (https://www.facebook.com/groups/565422866878175) e socio del Club2000 (http://www.club2000m.it/), Danilo coltiva diversi interessi e cerca sempre nuove attività che possano stimolarlo. Per seguire le sue storie, visitate la sua pagina facebook (www.facebook.com/danilo.giagnoli). Degno di nota il suo ultimo progetto ciclo-turistico in Islanda (www.tramontoislanda.com).

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Laga selvaggia ultima modifica: 2014-12-26T05:03:02+00:00 da Alessandro Gogna

1 thought on “Laga selvaggia”

  1. L’altro giorno ho salito la Canaleta degli Ascolani sulla parete di Cima Lepri e poi una via destra che porta alle colonne d’Ercole aperta da Marziale negli anni 80…Il posto è sempre magnifico e selvaggio non capisco perché sia così poco frequentato….ho una casa a S. Angelo (Amatrice) e frequento la Laga stabilmente da circa 5 anni …le sorprese non mancano mai, in qualunque stagione! ciao e grazie Pietro

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