L’alpinismo non è delle guide alpine 4

Alpinismo, arrampicata e tecniche non sono delle guide alpine – 4a puntata (4-5)
di Carlo Bonardi

PARTE QUINTA
§ 28. Vie nuove: nuovo sito Internet delle Guide alpine italiane.

Come accennavo in esordio, anche a me è risultata dal Gogna Blog 6.9.2014 l’apertura del nuovo sito Internet delle guide alpine italiane – www.guidealpine.it – risalente allo scorso 22 luglio.
Quanto ho scritto non teneva conto né di alcune particolari risultanze lì consultabili e pubblicizzate, in particolare dell’importante loro Regolamento di cui dappresso.
Avevo premesso che credo rimanere la sostanza da me esposta, della quale anzi vedo sviluppi lineari: pertanto, annoto solo due aspetti di fondo.

Il Gruppo di Sella dal Passo Gardena
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A) Legge vs. Regolamento (delegificazione / autonomia normativa e/o attesa?),

ovvero,

dalle proposte di legge sussidiarianti, all’elaborazione di “buone prassi” ed alle “regole cautelari tecnico-comportamentali”

[cosa siano le ormai invalse c.d. “buone prassi” o per altri “pratiche” può essere esaminato su Internet.

Le Tre Cime di Lavaredo
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Qui ritengo opportuno portare solo una individuazione normativa – spero propria d’altro settore – tratta dall’art. 2 del D.Lvo 2008, n. 81 sulla salute e infortunistica del lavoro, sul quale post:

“Art. 2. Definizioni

  1. Ai fini ed agli effetti delle disposizioni di cui al presente decreto legislativo si intende per: …
  2. v) «buone prassi»: soluzioni organizzative o procedurali coerenti con la normativa vigente e con le norme di buona tecnica, adottate volontariamente e finalizzate a promuovere la salute e sicurezza sui luoghi di lavoro attraverso la riduzione dei rischi e il miglioramento delle condizioni di lavoro, elaborate e raccolte dalle regioni, dall’Istituto superiore per la prevenzione e la sicurezza del lavoro (ISPESL), dall’Istituto nazionale per l’assicurazione contro gli infortuni sul lavoro (INAIL) e dagli organismi paritetici di cui all’articolo 51, validate dalla Commissione consultiva permanente di cui all’articolo 6, previa istruttoria tecnica dell’ISPESL, che provvede a assicurarne la più ampia diffusione;”.

In punto, osservo che la figura del “validatore” non è dissimile da quella cit. del “certificatore”].

“Regolamento generale del Collegio Nazionale delle Guide Alpine Italiane” (2.10.2013).

Non è certo che le proposte di legge commentate siano soddisfacenti né che vadano in porto: così il Collegio nazionale delle Guide Alpine Italiane (CONAGAI) ha predisposto e pubblicato un Regolamento proprio, e con soluzioni affinate

[agli artt. 3 e 4 è auto-affermato il potere regolamentare del Collegio medesimo, ma vd. supra e post].

Per quanto interessa l’argomento di questo scritto, relativamente al Collegio nazionale provvedono gli articoli 6 comma 2 lettera b) * e 7 comma 1 lettera h) **, rafforzati dal disposto dell’art. 27

[* art. 6 (intitolato: “Finalità e funzioni generali”) comma 2 lettera b) Regolamento Guide…,

“2. L’attività di coordinamento (… con collegi singoli, ecc.)… viene svolta nell’ambito dei seguenti ambiti di attività:…

  1. rapporti con lo Stato, le regioni, le autorità amministrative, gli altri enti pubblici e privati su tutte le questioni che coinvolgono l’ordinamento e la disciplina delle professioni di cui alla l. 6/89, nonché su tutte le questioni che riguardano l’elaborazione di buone prassi e regole cautelari tecnico-comportamentali in materia di prevenzione degli incidenti alpinistici o comunque espressione di un rischio di caduta dall’alto o travolgimento da valanga, il tracciamento e il mantenimento di sentieri e itinerari alpini, la costruzione e il mantenimento di rifugi e bivacchi, le opere di disgaggio e in genere di tutto quanto riguarda la tutela dell’ambiente naturale montano e la promozione dell’alpinismo e del turismo montano”.
  2. L’attività di coordinamento di cui ai commi precedenti potrà essere svolta anche in riferimento ad altri ambiti nei quali un’attività di coordinamento dei CONAGAI, pur non essendo necessitata, viene comunque richiesta da singoli collegi”;

** art. 7 (intitolato: “Funzioni specifiche”) comma 1 lettera h) Regolamento Guide…,

“All’Ente (CONAGAI), ai sensi della legge istitutiva, spettano inoltre le seguenti funzioni:…

  1. g) collaborare stabilmente e sistematicamente con le autorità statali, regionali e provinciali sulle questioni riguardanti l’ordinamento della professione, nonché su tutte le questioni che riguardano l’elaborazione di buone prassi e regole cautelari tecnico-comportamentali in materia di prevenzione degli incidenti alpinistici o comunque espressione di un rischi di caduta dall’alto o travolgimento da valanga, il tracciamento e il mantenimento di sentieri e itinerari alpini, la costruzione e il mantenimento di rifugi e bivacchi, le opere di disgaggio in genere di tutto quanto riguarda la tutela dell’ambiente naturale montano e la promozione dell’alpinismo e del turismo montano.”.

Il Regolamento porta invero straripamento / mancanza dalle “funzioni” del Collegio nazionale attribuitegli dalla Legge istitutiva 1989, n. 6, in particolare art. 16 lettera h), le quali, a parte altro che qui non rileva, sono solo,

“… collaborare con le autorità statali e regionali sulle questioni riguardanti l’ordinamento della professione;”…

infatti, la legge investe l’ambito ordinamentale, non quello tecnico-comportamentale].

Comunque, la copertura di legge tramite il “rinvio in bianco” operato dalle commentate proposte è per ora sostituita da una autonoma previsione, interna alla categoria professionale, in una meglio accettabile ottica “collaborativa” (vd. sentenza Corte costituzionale 372/1989, parte sopratrascritta) ma costruita come assai sbrigativa e tendente comunque all’efficacia erga omnes.

Palesa questi intenti l’art. 27 comma 2* del Regolamento, volto ad auto-assicurare una spendibile validità a mezzo collaborazione / copertura delle autorità statali

[* art. 27 comma 2* del Regolamento Guide…,

“Una volta così deliberato, il testo del regolamento emanato è inviato, munito di una relazione illustrativa, alla struttura ministeriale che esercita l’attività di vigilanza sull’ente a norma delle disposizioni vigenti. Decorsi trenta giorni dall’invio, in assenza di osservazioni da parte dell’ente di vigilanza, … è adottato… ed entrerà in vigore il giorno successivo alla sua adozione”.

…”.

Da notare il “… struttura ministeriale che esercita l’attività di vigilanza sull’ente a norma delle disposizioni vigenti”: ripetendosi i rimaneggiamenti romani circa l’individuazione del soggetto istituzionalmente vigilante la materia turismo – non più facilmente identificabile in un qualsivoglia Ministero od in una sua articolazione – nel detto Regolamento è stata preferita l’adozione di un’espressione “liquida”, a valere per ogni futuribile].

Ove occorre immaginare cosa potrà interessare a un Ministero o a chi per esso l’andare ad impicciarsi – per giunta in tempi fulminanti e solo “osservando” – di fatti comportamentali ad esempio su corde o moschettoni o sul corretto uso di mani e piedi. Altra soluzione (un “silenzio significativo”) alla quale di fatto neppure il resto dei praticanti potrà dire di no.

Sia chiaro: per la professionalità del ruolo attribuito e svolto dalle g.a.-m.a., è bene che su quegli argomenti dicano la loro e siano sentiti; altro è che dispongano per tutti.

Il Sassolungo. Foto: Irena Kastelic
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B) Educational.

Col nuovo sito nazionale delle Guide italiane (per me è positivo che lì abbiano limitato l’altrove ormai consueto sciacquìo di lingua inglese: specie in questa materia cultura e territorio restano valori) viene rafforzato l’aspetto che sopra evidenziato circa la portata giuridica di “testi tecnici” e “corsi di formazione e aggiornamento”.

Si può notare un consolidamento nella progressione di interesse per l’istruzione, per le g.a.-m.a. l’aspetto a suo tempo meno rilevante rispetto all’accompagnamento: in tale senso hanno recuperato – nella diversità di soluzioni ed opinioni – un ambito che in passato era elettivo delle scuole CAI

Opera apprezzabile. Però il problema che sto evidenziando non è di qualità / competenza ma di effetti che ciò può produrre sulla libertà d’alpinismo, nel senso del non doversi poi tutti avvalere di una scienza o tecnica codificate da altri, ancorché esperti.

L’innovazione non mi pare tesa al rispetto di questa salvaguardia, anzi ritengo che il complesso dimostri l’intento opposto.

Basti soprattutto l’inclusione nel Regolamento delle citt. c.d. “buone prassi” – altro mantra – invero mirante alla produzione in proprio di regole generali, tratto da una concezione aziendalistica / normativa rilevabile anche in ulteriori passaggi del nuovo sito.

Idem – sempre nel sito delle Guide – per l’esibizione dei loghi della Repubblica Italiana e dell’Unione Europea uniti al loro; per l’impiego del termine “Regolamento”, che per tutti non è di quelli di cui all’art. 43 codice penale; per l’evidenza data alla pubblicazione in Gazzetta Ufficiale, che sembra essere del Regolamento medesimo piuttosto che della Legge istitutiva della professione; per la formalizzazione in video-clip di pratiche arrampicatorie, peraltro altrimenti note; per l’ambito già esteso ed ulteriormente estendibile cui vogliono sia dedicata la professione (“L’attività di coordinamento di cui ai commi precedenti potrà essere svolta anche in riferimento ad altri ambiti nei quali un’attività di coordinamento dei CONAGAI, pur non essendo necessitata, viene comunque richiesta da singoli collegi”, da art. 6 Regolamento); e via dicendo.

Autorevolezza non è autorità. Non tutti ci cascano.

Se si dovrà andare a vedere – e, ricordando il passo della sentenza della Corte di cassazione 2013 n. 16237 sopra riportato, certo accadrebbe nelle applicazioni giudiziarie – saranno sottoposti a critica pure i fondamenti fattuali, tecnici e normativi delle “buone prassi”, delle “regole cautelari tecnico-comportamentali” e degli stessi “metodi” adottati. E salvi i maggiori rischi legali auto-prodotti a carico degli stessi professionisti.

Le Odle. www.moldrek.com
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PARTE SESTA

§ 29. Nuovi alpinisti: ingegneri, giuristi, pedagoghi, scienziati, tecnocrati ed altri.
Le ormai numerose ed intrecciate considerazioni hanno mostrato che è cambiata o che vogliono fare cambiare natura ed identità al normale alpinista, arrampicatore, escursionista.

Non va più bene che egli vada sui monti per passione, altrimenti esperto o proprio dilettante, non accompagnato o vigilato, non pagante, e lasciando a casa il proprio mestiere

 

[sull’ultimo punto sono ovvia eccezione i professionisti della montagna, ma non integralmente per le stesse g.a.- m.a.: in questa particolare professione, non necessitano i consueti requisiti di esclusività e continuità d’esercizio* né vi sono incompatibilità**,

 

– * art. 2 legge 1989, n. 6,

 

“Oggetto della professione di guida alpina

  1. E’ guida alpina chi svolge professionalmente, anche in modo non esclusivo e non continuativo, …”;

 

– ** art. 11 comma 3, legge 1989, n. 6,

 

“L’esercizio della professione di guida alpina-maestro di alpinismo e di aspirante guida non è incompatibile con impieghi pubblici o privati, né con l’esercizio di altre attività di lavoro autonomo”].

 

Nel generale contesto sociale volto a mal imporre l’ammodernato “mito” meritocratico delle “specializzazioni” e delle “competenze”, le si vogliono applicate in alpinismo su modelli datigli da alcuni di coloro che lo praticano: ma se ad esempio è meglio un arrampicatore che sia medico, non se ne deve fare il parametro cui il non medico deve adeguarsi; nemmeno quanto ad ingegneri, giuristi, pedagoghi, scienziati, tecnocrati od altri.

Sci fuoripista nei pressi di Passo Rolle
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§ 30. Imprenditori + istituzioni pubbliche e private (“industria della paura”).
In aggiunta, trattandosi di produrre e diffondere norme di comportamento interagenti con politica e mercato – le quali però, salvo affermarla rispettata, non sempre si preoccupano della libertà – gli attuali soggetti istituzionali si rafforzano ma vengono pure impiegati.

Mantenendo una posizione seriosa e distaccata rispetto a quella dei normali praticanti.

Se da sempre i produttori di beni o servizi li hanno approcciati, negli ultimi anni siamo al parossismo; in difetto o sconvenienza di iter legislativo (è impegnativo, espone ai guai del contraddittorio e potrebbe comunque sopraggiungere poi), per loro la strada più semplice è il proporsi ai già protagonisti della scena o costruirne di nuovi, enti o singoli, pubblici o privati, ciascuno con la sua parte.

Operando nel lecito e spesso valentemente, formeranno i bisogni (e i desideri) e quindi le norme

 

[“Mercato del pericolo / rischio e sicurezza…” cit.].

 

“A monte”, infatti, imprenditori e tecnici, a volte nemmeno essi stessi alpinisti, pensano e “lanciano” bisogni (e desideri): poi, politici marciano (con la “Spot politik” di Giovanna Cosenza, ed. Laterza, 2012); campioni sponsorizzati sostengono la necessità di un materiale o di una tecnica; editoria e giornali approvano ed illustrano per la gente comune; scuole alpinistiche vengono omaggiate, adottano, diffondono a gratis; università ragionano e pianificano; forze dell’ordine e vari istituzioni ci si fanno vedere, consigliano, vigilano; amministratori ne fanno avvalere; professionisti non alpinistici sguazzano. Gli stessi praticanti li adottano, a volte per moda o perché pensano sia legalmente meglio non farne a meno.

Con questi intenti e strumenti, suscitando “paura”*, è stata diffusa l’idea della necessità d’uso di materiali e tecniche, magari a mezzo delle citt. parole d’ordine dall’apparenza attutita: “raccomandabile”, “fondamentale”, “prudente” ecc., sempre abbinate a “sicurezza”, “regole”, “responsabile”.

Penso ancora ad un Alpino in divisa che ho visto alla TV, il quale ci diceva che non si deve bere prima di mettere gli sci!

 

[per ambiti generali, sulla c.d. “industria della paura”, Rodotà cit., pag. 91, ecc.; Zygmunt Bauman, ed altri, Il demone della paura, ed. Laterza, 2014, pag. 89, ecc.

Si considerino i vari studi specie sociologici e le rilevazioni ISTAT a proposito del fenomeno sul generalizzato aumento di paura solo “percepita”, Internet].

 

Mentre sovente viene “chiuso un occhio” quando un pasticcio è avvenuto in famiglia o ad eccelse persone oppure ne sono stati creati altri

 

[vd. nel mio Imprevedibilità in alpinismo: ma mi faccia il piacere!, Gogna Blog; di Massimo Spampani, Montagna. Le novità alla fiera Skipass di Modena. Caschi con videocamere per immortalare le proprie imprese sulla neve. E’ la stagione degli sci versatili. In pista e fuori pista senza cambiarli. “Dolomiti, primo percorso freeride garantito dalla polizia”, Corriere della Sera 31.10.2011, pag. 25].

CONTINUA

http://www.banff.it/lalpinismo-non-e-delle-guide-alpine-1/

http://www.banff.it/lalpinismo-non-e-delle-guide-alpine-2/

http://www.banff.it/lalpinismo-non-e-delle-guide-alpine-3/

http://www.banff.it/lalpinismo-non-e-delle-guide-alpine-5/

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L’alpinismo non è delle guide alpine 4 ultima modifica: 2015-01-23T07:00:47+00:00 da Alessandro Gogna

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