L’arrampicata diventa olimpica

L’arrampicata diventa olimpica
di Claudia Rota
(pubblicato su www.nerdclimbing.com)

Lettura: spessore-weight*, impegno-effort*, disimpegno-entertainment**

A meno che non abbiate vissuto sotto un sasso negli ultimi mesi sapete che il 2017 è appena iniziato ma sapete anche un´altra cosa: l´arrampicata è diventata ufficialmente sport olimpico e verrà inclusa nel programma dei Giochi Olimpici del 2020 a Tokyo.

L´arrampicata come competizione sportiva e agonistica è nata nel 1985 a Bardonecchia con la prima edizione di “SportRoccia”. All´epoca si disputò su falesia e i vincitori furono nomi importanti come Stefan Glowacz e Catherine Destivelle. Il primo Rock Master invece è del 1987.

(immagine tratta dal sito ufficiale dell´IFSC)

Col tempo, per ragioni pratiche, le competizioni abbandonarono la roccia per venire svolte su sintetico: solo così era possibile garantire una via uguale per tutti e poter montare e smontare le vie liberamente.

Nel 1988 l´UIAA (l´Unione Internazionale Associazioni Alpine) riconosce l´arrampicata sportiva e diventa organizzatrice delle competizioni. É del 1989 la prima coppa del mondo a Leeds e del 1991 il primo campionato mondiale a Francoforte. Nel 1991 l´arrampicata di velocità – speed – fa il suo ingresso nel circuito competitivo, e nel 1998 il voulder. Dal 2005 l´IFSC (la Federazione Internazionale di Arrampicata Sportiva), staccatasi dalla UIAA, diventa organizzatrice degli eventi. Lo scorso agosto (2016) il Comitato Olimpico Internazionale ha annunciato l´inclusione dell´arrampicata sportiva ai Giochi di Tokyo del 2020.

I motivi di una tale scelta sono dovuti al fatto che l´arrampicata è una disciplina giovane e dinamica e in continua espansione. In Giappone, nazione ospitante delle Olimpiadi, sono circa 500.000 i fan dell´arrampicata. Il Club Alpino stima che vi siano più di due milioni di arrampicatori solo in Europa.

Ci sono dietro sicuramente ragioni di marketing ma l´arrampicata offre molto di più: a differenza di altri sport è adatta a tutte le fasce d´età e a tutti i livelli di preparazione atletica, viene praticata in tutto il mondo e da entrambi i sessi. Incarna perfettamente lo “spirito olimpico” e la ragione d´essere delle Olimpiadi.

La notizia viene accolta molto positivamente negli ambienti ufficiali: l´arrampicata sportiva viene finalmente riconosciuta come sport e sarà ora più facile creare organizzazioni locali, costruire strutture indoor e ottenere fondi.

Gli atleti hanno invece espresso opinioni contrastanti. Ci saranno solo due medaglie in palio per 60 arrampicatori qualificati per i Giochi Olimpici. Il progetto attuale dell´IFSC è avere un punteggio combinato in tutte e tre le discipline ufficiali: difficoltà (lead), boulder e velocità. Significa che ogni arrampicatore dovrà qualificarsi e gareggiare in tutte e tre e i risultati verranno calcolati attraverso un punteggio combinato dei tre risultati. Coloro che già gareggiano in due o tre discipline sono naturalmente tra i più positivi, mentre quelli che fino ad ora hanno eccelso solo in una disciplina criticano la decisione, specialmente i velocisti, in quanto la loro specialità è la più diversa dalle altre.

C´è poi il continuo contrasto – che probabilmente non si risolverà mai – tra le aspirazioni a un´arrampicata pura e naturale e il suo diventare un´attività commerciale e di consumo, con i vantaggi ma anche gli svantaggi che questo porta.

Il discorso è molto ampio e si possono aprire tante parentesi a riguardo. Cosa ne pensate? Vi interesserebbe aprire una discussione insieme? Desiderate altri articoli che sviluppino l´argomento?

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L’arrampicata diventa olimpica ultima modifica: 2018-03-05T05:53:24+00:00 da GognaBlog

2 pensieri su “L’arrampicata diventa olimpica”

  1. 2
    paolo panzeri says:

    Bello, sono contento che l’arrampicata acquisisca maggiore visibilità. Poi vedremo come verrà spiegata e compresa dalla gente. Non so se dubitare o sperare che così olimpionicamente le pareti delle montagne tornino belle vuote.

    Mi sovviene un dubbio che mi diverte sentendo e vedendo gli “atleti” nostrani più che stranieri: come si stanno regolando con l’antidoping? E’ un dubbio vero, ma non del tutto. A proposito ho saputo che i nostri campioni mondiali debbano insegnare all’estero, qui sembra che come al solito non vadano bene.

    A proposito: Olanda 20 medaglie 33 atleti e Italia 10 medaglie e 120 atleti…. abbiamo battuto alla grande tutti quelli che han vinto più medaglie di noi.

  2. 1
    Daniele Catellani says:

    Quando l’esplorazione e l’avventura diventano gioco!
    Quando arrampicare voleva dire arrivare dove nessuno era mai arrivato… Quando scoprire non era solo un mero esercizio fisico e tecnico ma era un esercizio dell’anima dell’uomo che ha bisogno di raggiungere l’inesplorato! Ormai tutto si riduce o al gioco o al sentimentalismo!

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