24 thoughts on “Le guide e la giornata di formazione sull’eliski”

  1. Forse qui ora andiamo OT, rispondo e poi chiudo.
    Chiedevo se era stato LETTO, il bollettino. Il grado a me tocca quasi per nulla. Preferisco leggerlo, attentamente, e per tutto il corso della stagione. L’incidente non è avvenuto spontaneamente, come ha dichiarato la Guida.
    Poi c’è poco da discutere in casi di incidente in valanga: eri lì, l’hai causata o ti ci sei trovato dentro? Hai sbagliato.
    Punto.
    C’è poco da discutere poi. Non ci sono se e ma che tengano.
    E se a sbagliare è un Professionista, c’è qualcosa che non quadra… Non nell’incidente stesso, ma in tutta la dinamica che ci sta intorno.
    Salut

  2. Ma ieri il bollettino era 3, non va più nessuno a sciare?
    Valanga spontanea, sarebbe successa sia che andavi in salita oppure se andavi in discesa.
    Cosa c’entra l’eliski?

  3. … Incidente che c’entra nulla col problema eliski?!?
    Davvero pensi che con un bollettino come quello di ieri, una guida si sarebbe preso la briga di portare i suoi clienti su per quei pendii con le pelli? ah ah ah…
    E poi, lo sai vero che nelle zone dove HANNO DECISO di far eliski ci vai SOLO con la Guida??
    Avanti, patatine e birra ne abbiamo, sentiamo cosa proponete ancora a difesa 😉

  4. Con la speculazione su un’incidente che c’entra nulla con il problema heliski, il livello della discussione si abbassa notevolmente; fateci i vostri ragionamenti… molto “italiani” aggiungerei, privi di obiettività e accecati solo dal “tema del momento”.
    Immaginiamo se la valanga di Livigno fosse scesa su un gruppo di scialpinisti saliti a piedi nessuno avrebbe detto nulla… chiaro.

    (uno qualunque che detesta l’heliski ma sa fare un ragionamento proprio)

  5. Chissà se l’hanno poi fatto, il fantomatico corso di aggiornamento?!? Anche oggi leggo notizia di incidente in valanga, di elitrasportati in comprensorio sciistico di livigno…
    Mah…

  6. http://www.ilovelivigno.com/liv/2015/01/valanga-a-livigno-coinvolge-5-sciatori-uno-e-grave/

    Non voglio strumentalizzare. Ma le guide devono capire che episodi come questo, in una situazione come quella italiana, se cresceranno in maniera esponenziale con l’aumento dell’eliski saranno usati per limitare sempre più un modo di usufruire la montagna non omologato e costretto in un approccio consumistico.
    Non è solo un problema di impatto ambientale, andrà a colpire la nostra libertà. Ed io rivendico con forza la possibilità di andare in montagna in inverno come in estate seguendo un mio mondo e non quello imposto d altri.
    Le guide alpine, quelle che appoggiano l’eliski secondo me si stanno rendendo responsabili di una fruizione della montagna che li svilirà e impoverirà sempre di più.

  7. Mi ricordo quando andavo alle scuole elementari. Purtroppo è passato molto tempo. C’erano i maestri e le maestre. Io ho avuto sempre maestre. Avevano qualcosa da insegnarti, da trasmetterti… Quel qualcosa che ti farà crescere.

  8. Grazie Giovanni, sei andato al cuore del problema.
    E la discriminante sono le Aziende di Promozione Turistica, certe province disinvoltamente autonome, altre amministrazioni che le inseguono, la lobby degli albergatori, certi rifugisti, gli imprenditori degli Skypass (guarda caso, alcuni di loro sono anche nei consigli di quelle aziende private che stanno invadendo le Alpi di richieste per le centraline elettriche finanziate dall’Europa) e purtroppo, ultimamente, anche certe guide alpine.
    Discuterne assieme, fare tavole rotonde? Per carità!
    Nei primi anni ’80 partecipai a un dibattito pubblico, a Vigo di Fassa, sul tema: “E’ giusto investire 400 milioni di lire sponsorizzando Alberto Tomba?”. Gli ambientalisti locali, in sala, vennero sbeffeggiati. E la situazione, adesso, è sotto gli occhi di tutti. Si sa, insomma, com’è andata: il Luna Park!
    Io sono emigrato, come il protagonista di Balla coi Lupi, per vedere di nuovo la frontiera, prima che scompaia.
    Per cui, cari maestri d’alpinismo, giù le ali almeno dalle Marmarole.

  9. Parlando di battaglie perse, credo che l’eliski, al di là del discorso ambientale, sia un clamoroso autogol per la categoria delle Guide Alpine; credo rappresenti un ulteriore passo verso la banalizzazione di una professione che vorremmo (vorreste) avesse uno spessore diverso, da meritare per intenderci, l’impegnativo appellativo di “Maestro di Montagna” stampato sui biglietti da visita.
    In realtà con queste e altre iniziative di puro consumo della montagna, la Guida si invischia nel noto stereotipo del bagnino o del maestro di sci, figure bollate come superficiali, dedite al rimorchio (!!) da usare solo per la lezione e basta…
    Da questo livello, al pensare di coinvolgere i clienti/turisti in un dialogo che si sviluppa nel corso dell’escursione/ascensione e alla sera nei rifugi legato alla comprensione e alla conoscenza dell’ambiente, dei suoi personaggi, della sua cultura… il baratro sprofonda nella superficialità di un approccio da luna park.
    E del resto chi sarebbe disposto a pagare per salire una montagna o per attraversare un bosco ascoltando… poi chi??
    per attraversare un bosco non occorre una guida alpina.. almeno dal punto di vista tecnico, ma dal punto di vista culturale molti sono disposti a pagare per vederlo con altri occhi, per comprenderne i meccanismi.. ma occorre guadagnarsi la stima e l’autorevolezza e forse questa è la vera sfida di una professione che per uscire dall’ambito sportivo ed essere riconosciuta come veramente legata al proprio territorio, deve per forza passare per un consolidamento culturale che viene da iniziative che il turista possa identificare come peculiari della montagna e non del normale intrattenimento.

  10. Da vecchio sindacalista so con certezza che la verita’ non sta nel mezzo ma pende verso il più forte. Per questo ho ritenuto che vi sarebbe stato un effetto domino nelle partita elisky, e cosi è stato. Quando si prendono nel chiuso di una stanza decisioni che riguardano tutti i frequentatori della montagna si fa una operazione di sopraffazione che, in questo caso, è esattamente l’opposto della condivisione e quindi del rispetto dell’altrui bisogno. I termini non sono casuali. E il problema, inutile nasconderselo, non è l’elisky ma l’uso dei motori a scopo “ludico” , sono le motoslitte, sono le moto da cross, sono le mb, sono l’uso degli elicotteri nel periodo estivo o per andare a caccia o per portare croci sulle cime, e la sottolineazione del limite di parchi ed aree protette puzza di zoo da distante e di inaccettabile mediazione. Oggi qualcuno invita al dialogo, ci sarà tempo e ci saranno i luoghi, ma con chi? Se c’è la volontà di condividere delle scelte si cominci a non chiedere la conferma della concessione dell’uso dell’elicottero a scopi turistici. Forse, partendo dallo stesso punto di partenza si potrebbe arrivare ad una decisione condivisa, fino ad allora non ci sono regolamentazioni possibili perché sarebbero sbilanciate. Si facciano avanti le Guide Alpine che hanno deciso di rimanere a dare battaglia. Auguri.
    Gianfranco Valagussa

  11. Gli ultimi commenti mi spingono a fare ulteriori precisazioni.
    Mi sono fatto un piccolo esamino di coscienza e ho scoperto che non gioisco per i complimenti e incoraggiamenti quanto non mi adombro per le critiche. Le parole viaggiano, ti colpiscono, ti accarezzano: il sospetto che siano solo parole non mi rende né felice né infelice.
    Ma parole chiamano altre parole, è doveroso.

    Primo chiarimento: la “demonizzazione”. Una cosa so con certezza, per i miei studi e per la mia formazione. Associare una qualunque attività umana al demonio (come per esempio fanno gli estremisti islamici con l’Occidente, o come facevano gli inquisitori cattolici con gli “eretici” veri o inventati che fossero) porta soltanto a dare più forza all’attività stessa. Più ci sforziamo di reprimere i nostri più bassi istinti più diamo loro una forza e un’energia di fronte alle quali ci si può solo ritirare sgomenti, come di fronte a mostri.
    Più riteniamo un’attività che non ci piace indegna dell’essere umano, più le diamo autorità.
    E dunque, tornando alle guide alpine e all’eliski, sono ben lungi dall’idea che, “demonizzandole”, potrei ottenere qualche effetto.
    Le guide alpine che accompagnano i clienti in elicottero per me non sono demoni, sono solo individui che non la pensano come me e che io vorrei convincere a cambiare idea. Mi sto sforzando di far riconoscere loro il ruolo risolutore in questa vicenda che loro malgrado hanno. Il ruolo risolutore non è dell’Amministrazione comunale, né provinciale, regionale o statale. E ovviamente non è neppure delle compagnie di elicotteri, né dei gaudenti russi, tedeschi o italici definiti “clienti”. Se non ci fossero guide pro-eliski il problema sarebbe risolto. E anche un CAI più assertivo aiuterebbe.

    Gli interventi apparsi su questo blog non sono “demonizzanti”, al massimo lo è stato qualche commento. Gli interventi apparsi qui (e, credetemi, anche quelli che appariranno) sono solo opinioni espresse con forza, sono inviti alla riflessione, a volte esempi da seguire, stimoli a una categoria perché cresca, cresca finalmente nella serenità di scelte condivise il più possibile.

    Secondo chiarimento: l’eventuale meeting in proposito. Ma perché mai dovremmo essere noi a organizzare un meeting…? Al massimo possiamo partecipare. E poi, il nostro è un meeting permanente… Chi vuole esprimersi lo può fare, chi ha qualcosa da dire la può dire. Se abbiamo colpa perché “stiamo comodamente seduti alla scrivania a parlare” allora va detto che anche ai meeting si sta seduti a parlare, con la differenza che di un meeting si può dire che è fallito, che non è servito a niente. Un forum può avvampare, può smorzarsi, può rivivere improvvisamente. Può emozionarci. Dov’è la noia in tutto questo?

  12. Stefano,
    forse tu vuoi uno “scazzamento” personale,
    io NO. Detesto il calcio e le tifoserie.
    Qui siamo per lo più individui individualisti, sai 😉
    La “proposta”, se non fosse ancora chiara,

    – è che le guide alpine la smettano con ‘sta ideuzza di portare SU gente con gli elicotteri a scopo commerciale. Eppoi, penso che dovrebbero smetterla con la tesi unica (e contradditoria): “la-sicurezza-in-montagna-siamo-noi”, ma questa è (forse) un’altra storia.

    – è che il CAI prenda ‘sto diamine di bidecalogo, se lo legga! e dica: “Ci siamo sbagliati nelle riunioni comunali ad avere approvato le proposte delle guide; non avevamo letto bene il nostro regolamento…”

    A riguardo del parlarci di persona, lo abbiamo subito fatto (parlo per il Cadore), ma non c’è stato alcun desiderio di dialogo, lato guide alpine, e l’approccio mi sembra sia quello del tipo “chi siete voi di città per venire a dire a noi cosa dobbiamo e non dobbiamo fare del nostro territorio”. Alè! Sul lato CAI c’è stato un “abbiamo già detto!” (niente!).

    Ma in fondo, chi se ne importa delle guide (e del CAI). Non c’è nessuna posizione “ideologica” a priori, o di lotta corporativa.

    Le questioni che porta avanti Alessandro da un po’ di tempo, e per cui io lo stimo più che per le prodezze alpinistiche giovanili, sono un pochino più alte e generali; sono di “sistema” umano. L’eliski è l’ultimo dei problemi su questa “Terra” (per dirla alla Lorenzo), ma come già detto mille volte, è emblematico di come ci stiamo comportando nell’ambiente.

    In generale, Alessandro ha preso eccome la “situazione in mano”, decidendo precisamente di fare una azione culturale parlando a TUTTI, e non solo ai cavalieri delle tavole rotonde, ma anche ai servi della gleba, gitanti ed alpinisti della domenica, motociclisti, sciatori e pedalatori vari. Cercando di farci ragionare su libertà e legge, storia e futuro. Lo fa utilizzando il web. Lo fa di persona. Lo fa con una energia missionaria che stupisce, ma c’avrà le sue straca**o di buone ragioni!?!

  13. Qualcuno ha scritto “cercava giustizia, incontrò la legge”. Il fatto che un’attività sia legale non vuol certo dire che sia sempre giusta. E giustificare questa attività perchè è legale e perchè per qualcuno c’è anche di peggio è profondamente sbagliato.
    Dalle guide alpine, vista la figura che rappresentano, di fronte all’opinione pubblica, credo ci si aspetterebbe qualcosa di diverso. Sicuramente un cambiamento del rapporto uomo-montagna, un ritorno a una dimensione più umana e meno tecnicistica.

  14. Caro Alessandro, saltare a pié pari equivale a scappare da una situazione… non sarò certo io a farlo, malgrado come detto, leggere sempre e continuamente gli stessi interventi, che alla fine sono spesso uno sfogo di varia natura contro le guide comincia a diventare quantomeno monotono (impressione del tutto personale):
    Personalmente amo dialogare e anche “scazzarmi” quando questo porta ad un fine, sia esso una condivisione, una forma di comprensione o nel migliore dei casi (raro) soluzione di un problema, non amo però la polemica e la chiacchiera fine a sè stessa, cioè senza che questa venga seguita da un azione chiara e pertinente.
    Da questo mio personale modo di fare e di vedere le cose la proposta di richiedere uno o più incontri… altrimenti come detto che stiamo qui a fare?
    Ci sarà chi rimane di un’idea e chi di un’altra e come spesso accade magari solo per partito preso. D’accordo che i dibattiti in questo paese stanno sempre più assumendo i toni di una partita di calcio, ma forse si può fare qualcosa di più e da te mi aspetto un intervento diverso da quello del tifo da stadio che aspetta lo stimolo dato da altri o rosicchiato attraverso una forma di sfinimento… prendere in mano le situazioni mi sembra, anzi son sicuro, non ti sia ignoto.
    Scelte di ogni tipo si fanno ogni giorno ma se la tua in questo caso, è quella di demonizzare come sta accadendo, un’intera categoria di persone della quale comunque bene o male fai parte, stavolta malgrado la stima e l’affetto che ti reputo non sono assolutamente d’accordo con questa tua scelta che sta prendendo una piega diversa di quella per cui è partita.
    Proporre credo sia una forma di evoluzione al quale ho sempre creduto, aspettare che siano gli altri a farlo dopo averli stressati è perdere in partenza…
    Io la penso così’!

  15. Ciao Giorgio, con “darci da fare” intendo assumersi la responsabilità della realtà che abbiamo; intendo non chiedere ma fare; non delegare ma sentirsi direttamente chiamati in causa. La democrazia rappresentativa, la partitocrazia, la cultura dell’avere, il profitto come dogma, l’economia come valore superiore sono stadi della storia dai quali è opportuno emanciparsi quanto prima affinché il mondo che immaginiamo da concepito divenga embrione, consapevoli che non nascerà se non ci diamo da fare, se ci accontentiamo, se lo lasceremo fare ad altri.
    Per questo non parlo di eliski ma di Terra, affinché, in ogni elisciatore, possano muoversi ragionamenti e crearsi prospettive utili a riconoscere che quel “cosa vuoi che sia una rotazione in più” non è poi pratica così innocua.

  16. Personalmente ritengo la guerra per l’eliski quella tra le guerre in atto che possiamo anche perdere con maggiore dignità. Non possiamo mollare per nulla, neppure di fronte alla noia del lettore. Che se vuole può saltare a piè pari o leggere altri blog.
    La figura della guida alpina è implicata in questa rovente questione, c’è dentro fino al collo. Molto di un remotamente possibile successo dipende dalle guide alpine. Il ferro va battuto anche quando è freddo, fino allo sfinimento.
    Fortunatamente abbiamo ancora questa energia e non siamo per nulla a caccia di click, perciò ci riteniamo liberi di scrivere anche cose che per alcuni “cominciano a diventare noiose”.

    Passando al lato operativo, il miglior modo per proporre una tavola rotonda è quello di fare tanto casino fino a che qualcuno non lo faccia. Dopo di che, non credo che una o più tavole rotonde possano risolvere un problema che è prima di tutto culturale ed etico.

  17. Giorgio Robino… accusare??? Siccome vedo coinvolto (spero di non sbagliare, ma sull’etere tutto è possibile) il mio intervento…
    La mia era una PROPOSTA!!! Presente il significato di questo termine? O è un termine ormai in disuso perché è meglio blaterare a vanvera dietro ad uno schermo???
    Risolveremo una questione etico-morale-politica-gestionale-ecc.-ecc.-ecc. sparando a zero su questo o su altri contesti similari?
    La risolveremo discutendo faccia a faccia in un contesto diverso? A leggere ancora e ancora e ancora le stesse marmellate propinate dagli stessi cuochi rischiamo di seguire le orme peraltro nobilissime di Joan Baez e Bob Dylan… The answer my friends is blowing in the wind…
    Come detto, richiedere ufficialmente un confronto sarebbe un passo avanti e una liberazione per chi volentieri legge e interviene su di un blog (la moderna piazza) che a questo punto comincia a diventare noioso in molte sue parti…
    Poi nel caso gli interessati promuovano una situazione di tal fatta e questa vada a buon fine, sarò curioso di vedere quanti cavalieri siedereanno alla tavola rotonda… personalmente sono pronto al confronto… chi altri???
    Sennò meglio leggere un buon libro o giocare al dottore…

  18. Sono piuttosto d’accordo, Lorenzo, sul fatto che “ci resta il tempo per chiedere scusa ai nostri figli”.
    E sui problemi della della “democrazia” e la rappresentanza, in questa Italia del post-macchina-per-tutti, mi autocensuro.

    Interessante il PDF! Se ti va pubblicalo sul gruppo facebook.com/noeliskisulledolomiti,
    o se vuoi mandami messaggio-fb ed io faccio da scribano.
    L’ultima frase non è chiaro cosa intendi sul “darci da fare”.

  19. Dedicarsi all’eliski, non è una questione di eliski. Mi spiego.
    In questi anni in cui la consapevolezza nei confronti dell’ambiente e, soprattutto, nei confronti di quanto siano venuti meno i valori della politica delegata, diviene prioritario ìammettere, riconoscere, fare proprio che qualunque realtà si abbia, è una nostra creazione.
    L’aspetto pratico è semplice: avendo consapevolezza della Terra, avendo quella che la Terra non è infinita, avendo anche quella che finora è stata trattata come fosse parte del nostro giardino e che non occuparcene doveva riguardare solo noi, non abbiamo più spazio per cercare di definire quanto l’eliski sia accettabile o no. Ci resta il tempo per dedicadere da che parte stare, per decidere se impegnarci o no, a consegnare a chi verrà dopo una terra e una cultura che ci ha preceduto non ha fatto che stuprare.
    Grazie per l’attenzione

    Qui un piccolo approfondimento: http://www.victoryproject.net/upload/articoli/604451298.pdf
    Ce ne sarebbe un altro più grande: dare un’occhiata ai contrenuti storici del clean climbing e decidere se preferiamo trovare ridicolo quel messaggio o darci da fare.

  20. Sono contrario all’eliski.
    E non essendo nemmeno uno sciatore, fino a pochi anni fa nemmeno mi ero posto il problema,
    fino alla contradditoria eliski-iniziativa di alcune guide alpine del Cadore,
    subito avallata da alcuni comuni della regione Veneto (P.S. con silenzio/assenso del CAI).
    Per cui è ora possibile fare eliski da alcuni 3000 selvaggi in particolare sull’Antelao
    (montagna “sacra” per gli abitanti delle valli sottostanti).
    Una di queste guide mi aveva portato a fare la parete nord da due diverse vie di ghiaccio
    e, quando venni a sapere dell’iniziativa, mi sentii “tradito”, c’era una contraddizione “etica” con quello che avevamo fatto.
    Ma questo è solo l’ultimo dei motivi per cui ho, con amici, creato il luogo di protesta e discussione:
    http://www.facebook.com/noeliskisulledolomiti
    Ma allora!? Che male c’è poi, su!?
    C’è di peggio nella vita, certo!
    Perchè allora Alessandro Gogna (e io per ultimo) ci “accaniamo” su questa quisquiglia ?
    Per me l’eliski è sopratutto un simbolo: l’utilizzo dell’elicottero e di tutti i mezzi a motore per fini ludici in montagna è contro tutto quello che ho sempre apprezzato dell’andare in montagna: l’esplorazione dell’ignoto.
    L’utilizzo dell’elicottero sarà tutt’altro che simbolico quando diventerà davvero un modo diffuso di “andare” in montagna. Per esempio l’elicottero è stato usato l’estate scorsa in Veneto per fare eli-parapendio… quindi con una approvazione comunale dietro l’altra (quella che un amico chiama “effetto domino”). L’eli-turismo sarà probabilmente pervasivo nei prossimi anni.
    Ora, il collegio regionale delle guide alpine lombarde parla di “legalità”. Non mi aspettavo una posizione diversa, e non mi piace. Dalle guide alpine mi aspetterei una “ri-costituzione etica”. Ma in fondo, a me importa poco il gioco di questa e quella corporazione. Questioni commerciali (“riposizionamento”, si direbbe in una grande azienda…).

    P.S. Dai commenti, non mi sorprende il solito atteggiamento diffusissimo in Italia: invece che andare a discutere sul contenuto dicendo come la si pensa di preciso, si accusa l'”avversario” (?!) di non avere usato la “forma” giusta, o di non aver comunicato in sede opportuna, o di non averne parlato a quattr’occhi, oppure invece di averne scritto su facebook (orrore), di non avere usato la democrazia “rappresentativa”, avvocatismi vari ed eventuali.

    In generale invece, quello che mi sembra comunichi da tempo Alessandro Gogna è una riflessione su dove stiamo andando, sul confine (che è individuale e sociale al contempo), tra uomo e montagna. Scritto tra le righe, scrive con pudore come si può uscire dalla “sosta sospesa” in cui ci siamo ridotti fuorivia ormai. I piedi e le mani le ha usate a dovere nella sua vita. Può stare dietro alla scrivania, sopra, sotto o dove gli pare e piace e dire quello che pensa col modo che ritene più opportuno, ora.

  21. Un po’ scadente il riporto da facebook di post cancellati dal suo stesso autore e di commenti su bacheche personali; anche questo ulteriore post sull’argomento trito e ritrito è un doppione di quello visto sull’Osservatorio delle Libertà. Ci aspettiamo l’apertura di un terzo o quarto blog, così l’audience potrà replicarsi in maniera esponenziale e il suo autore avrà ottenuto forse il contrario di quello che pensava di ottenere: certamente tanti click ma anche un graduale disinteresse per il tema, un tema che come sottolinea Michelazzi dovrebbe essere più da discussione a quattr’occhi, come Gogna potrebbe fare con i suoi colleghi guide… e magari agire direttamente con la sua forza di “capo”. Fatto in questo modo possiamo andare avanti per anni tra i pro e i contro. Buon popcorn e patatine a tutti!

  22. E ci risiamo… ma non ci sono più argomenti da discutere se non “guide-eliski”???
    Trentino e Alto-Adige hanno da tempo proibito questa pratica ed in questi territori è vietato, e né io né i miei colleghi appartenenti a questi collegi ci poniamo il problema, non lo stesso in Lombardia ed altre Regioni.
    Ora, essendo l’urna elettorale non solo una scatola dove infilare un foglietto, ed essendo gli eletti a fine elezione i rappresentanti scelti da noi, piuttosto che continuare a inveire contro chi pratica o sostiene un’ attività peraltro legalissima, troverei più utile ed opportuno rivolgersi ai suddetti rappresentanti stimolandoli ad una discussione in ambito politico-amministrativo che segua le orme delle citate province autonome.E siccome non si tratta di più o meno denaro nelle casse pubbliche come in effetti appare in altre situazioni (mi riferisco all’autonomia ovviamente) in questo caso, vista anche la minoranza assolutamente esigua che avrebbe interesse a spingere al contrario non vedo alcun ostacolo ad invertire politicamente la rotta.
    Certamente piuttosto che scrivere comodamente seduti alla scrivania bisogna alzarsi ed utilizzare il proprio tempo in maniera diversa, magari proponendo una tavola rotonda con le istituzioni (collegio compreso). Democrazia dovrebbe essere anche questo e visto che come cittadini italiani millantiamo democrazia in ogni dove, sarebbe opportuno farla funzionare e non solo citarla…
    Stefano Michelazzi

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