Le sei nomination del Piolet d’Or

La Giuria della 22a edizione del Piolet d’Or ha avuto il difficile compito di scegliere quelle ascensioni del 2013 che stabiliscono lo stato dell’arte dell’alpinismo d’oggi.

La qualità e la varietà delle imprese del 2013 sono state eccezionali, con un aumento di salite innovative e creative in tutte le catene montuose del mondo, incluse quelle della vecchia Europa. Dappertutto è in crescita quella forma di alpinismo che rispetta la montagna, limita la tecnologia ed è caratterizzata da una forte componente etico-sportiva.

Fare una scelta non è mai facile: il lavoro della Giuria è stato rimarchevole, e si è concluso isolando quattro ascensioni in Himalaya/Karakorum e una in Alaska (che esprime bene la vitalità delle salite non propriamente d’alta quota). La Giuria ha anche nominato un’impresa per la Menzione Speciale, considerate il grande spirit d’equipe che ha reso possibile il successo.

Dunque sei delle 76 ascensioni presentate al comitato tecnico sono nominate per il vaglio finale di Courmayeur e Chamonix, dal 26 al 29 marzo 2014.

La parete nord-ovest del K6 West 7040 m con l’itinerario dei canadesi Raphael Slawinski e Ian Welsted

K6 West
Le sei ascensioni sono:
Talung 7439 m (Nepal)
Marek Holecek e Zdenek Hruby hanno completato la prima ascensione della parete nord del Talung, una cima posta a sud del Kangchenjunga. La parete, oggetto in precedenza di altri tentativi, presenta una sfida di 2000 metri di appicco verticale. A dispetto di considerevoli difficoltà, la cordata ceca è giunta in vetta in cinque giorni, con un finale di tempo brutto. La discesa per parete ovest ha richiesto un altro giorno. In seguito purtroppo, d’agosto, Hruby è morto al Gasherbrum I.

Kunyang Chhish East 7400 m (Pakistan)
Il Kunyang Chhish ha ancora cime inviolate e la cima Est era stata tentata alter volte. Dopo due tentativi interrotti da bufere, Simon Anthamatten (Svizzera) e Hansjörg e Matthias Auer (Austria) sono riusciti sui 2700 metri della parete sud-ovest in sei giorni, due dei quali bloccati a 6700 m da tempo orribile. La cresta finale ha un’architettura spettacolare di grandi cornici “barocche”.

K6 West 7040 m (Pakistan)
Anche questa montagna è stata meta di tentative precedent. I canadesi Raphael Slawinski e Ian Welsted dapprima hanno dovuto salire lungo una seraccata pericolosa e complessa per raggiungere alla fine la base di una linea elegante di ghiaccio e misto sulla parete nord-ovest. Risalita questa hanno avuto accesso alla parte superiore della cresta ovest. La cordata ha impiegato cinque giorni per arrivare in cima e superare i 2700 metri di dislivello tra il campo base e la vetta. Altro giorno per la discesa lungo la stessa via.

Annapurna 1 8091 m (Nepal)
La parete sud dell’Annapurna è stata banco di prova nell’evoluzione dell’alpinismo himalayano. La prima in stile alpino fu effettuata dai catalani Nil Bohigas ed Enric Lucas nel 1984. Nel 1992 Pierre Béghin e Jean-Christophe Lafaille provarono una via sulla destra del pilastro Britannico (1970), raggiungendo i 7300 m. Durante la ritirata nella bufera, Béghin precipitò e morì. Ueli Steck (Svizzera) ha completato questa via di 2700 metri in un unico push di 28 ore andata e ritorno (8-9 ottobre 2013), partendo da un campo base avanzato e arrampicando sia in salita che in discesa per evitare forti venti diurni.

Mount Laurens 3052 m (Alaska)
Questo isolato gigante ghiacciato è situate sul Lacuna Glacier, a sud del Mount Foraker. Mark Allen (USA) e Graham Zimmerman (USA/Nuova Zelanda) hanno impiegato due giorni per arrivare alla base della montagna dal punto in cui erano stati lasciati dall’aereo. Quindi sono riusciti nella prima ascensione dello sperone nord-est e cresta nord. Dopo due bivacchi hanno raggiunto la vetta (seconda salita) lottando in una scalata poco proteggibile tra gigantesche cornici. La salita ha richiesto, assieme alla discesa per la parete est, un totale di 67 ore, dal 20 al 22 maggio 2013.

Annapurna 1 8091 m (Nepal) Menzione Speciale
Dal 16 al 24 ottobre 2013 i francesi Stéphane Benoist e Yannick Graziani hanno pur’essi salitola parete sud, seguendo con qualche variante l’itinerario di Steck. La discesa si è rivelata bestiale, con Stéphane colpito da infezione polmonare. La Giuria ha scelto questa impresa per sottolineare quanto conti l’unione della cordata.

Le spedizioni sono state valutate secondo i criteri della Carta dei Piolets d’Or, ovvero eleganza dello stile, spirito di esplorazione, impegno e autonomia, alto livello tecnico, pertinenza dell’itinerario tenuto conto dei pericoli oggettivi, economia dei mezzi, trasparenza nei mezzi utilizzati, rispetto degli uomini, dei compagni di cordata, delle persone facenti parte di altre cordate, dei portatori, dell’ambiente e delle generazioni future di alpinisti.

Il Piolet d’Or alla carriera sarà invece assegnato all’alpinista statunitense John Roskelley, classe 1948, autore di grandi imprese negli anni ’70 e ’80 sul Nanda Devi, sulla Grande Torre di Trango, sul K2, sul Makalu, solo per citare le più conosciute.

GIURIA 2014

Lowe,George
George Lowe
(USA), presidente, è nato nel 1944. A 18 anni comincia ad arrampicare in California, con una carriera alpinistica di oltre 40 anni. La sua salita più famosa è il suo tentativo del 1978 sulla cresta nord del Latok 1 7145 m, in Pakistan, assieme al cugino Jeff Lowe, Jim Donini e Michael Kennedy, che si dovete arrestare a soli 150 metri dalla vetta. Quell’impresa non è mai stata eguagliata e la cresta è ancora oggi inviolata. Dalla lunga lista dei suoi successi, ecco la salita in un giorno (con Alex Lowe, 1991) del Nose (El Capitan, Yosemite) oppure il Grand Teton in 1980 con suo padre, George Jr, e suo figlio, George IV. Lowe, fisico, ha aperto anche nuove vie in Alaska, tra le altre sul Mount Hunter e sul Mount Foraker.

 

DeLuca,Erri

 

 

 

 

 

 

 

Se Erri de Luca (Italia) è universalmente conosciuto come scrittore, molti si sorprenderanno a sapere della sua passione per l’alpinismo e per l’arrampicata, discipline in cui ha raggiunto ottimi livelli. Nel 2002 fu il primo cinquantenne a scalare una lunghezza di 8b. Ha svolto attività in Dolomiti e ha viaggiato in Himalaya. Spesso il mondo delle montagne s’incrocia con quello dei suoi racconti, particolarmente nel caso di Sulle tracce di Nives e Il peso della farfalla. Attento lettore della Bibbia, questo è l’uomo che, negli anni ’70, seguendo i suoi ideali decise di fare l’operaio edile e di imparare ebraico e yiddish, per poter studiare meglio le Sacre Scritture. Spirito appassionato, virtuoso della pagina, pensatore al di fuori degli schemi e bravo arrampicatore, Erri de Luca è stato anche membro della giuria del Cannes Film Festival.

Destivelle


Catherine Destivelle
(Francia) dimostrò di avere grande talent già molto giovane. Negli anni ’80 la vediamo primeggiare sui gradi più alti, sul podio in varie competizioni, prima di darsi all’alpinismo, e con uguale successo. Ha salito da sola una via nuova sulla parete ovest del Dru nel 1991. Negli inverni sucessivi affrontò le tre grandi pareti nord delle Alpi (Eiger, Grandes Jorasses terminando con la via Bonatti al Cervino). In Karakorum salì in libera la via degli Yugoslavi alla Great Trango Tower (con Jeff Lowe) e la parete sud dello Shishapangma (con Erik Decamp). Star dell’alpinismo, Catherine Destivelle è ora mamma, pubblicista, fa conferenze e trova ancora il tempo di scalare.

 

Urubko,Denis


Denis Urubko
(Russia) è nato nel 1973 nel Caucaso. Ha scalato tutti e 14 gli Ottomila senza ossigeno, ma sono state alcune imprese da lui effettuate in stile alpino (come ad esempio il Broad Peak con Serguey Samoilov, 2005, o il Manaslu, ancora con Samoilov, 2006, oppure il Cho Oyu, con Boris Dedeshko, 2009) che gli hanno tributato onore e fama. La salita sul Cho Oyo, davvero estrema, gli fu premiata con il Piolet d’Or del 2010. Denis è un habitué della cerimonia del Piolets d’Or: nel 2012 fu nominato per la sua prima ascensione al Peak Pobeda, con Genadi Durov. Urubko ha al suo attivo anche due Ottomila in prima ascensione invernale, il Makalu e il Gasherbrum 2, entrambi con Simone Moro.

 

Lim,Sung Muk


Lim Sung Muk
(Korea), 45 anni, vive a Seoul, dove lavora per la rivista Men and Mountains. Ha realizzato diverse salite in Pakistan, tre le quali le nuove vie sul Brakk Zang (Nagma glacier), sul Khache Brangse 5560 m e sul Ghonboro 5500 m, nella Arandu valley. Ha salito anche lo Shikari 5928 m e il Mustum 5620 m, nella regione dell’Hindu Raj. Nel 2003 ha aperto una via nuova sulla Great Trango Tower; e l’anno seguente riuscì nella salita della parete sud del magnifico Mount Siguniang, in Cina; nel 2009 scalò l’Hunza Peak, in Pakistan. Ammette di avere un debole per le montagne del Tibet orientale. Per la cronaca, le montagne coprono il 70% del territorio coreano e là l’alpinismo conta milioni di appassionati.

 

 

 

 

 

Steinbach,Karin

 

Karin Steinbach (Germania), originaria di Monaco di Baviera, vive a St. Gallen, in Svizzera, dove lavora come giornalista free lance, scrittrice e conferenziere. Si occupa di alpinismo e di ambiente montano. Ha scritto le biografie di Peter Habeler (1a ascensione dell’Everest senza ossigeno, con Reinhold Messner, 1978), di Ines Papert, Norbert Joos e Gerlinde Kaltenbrunner. Karin ha anche collaborato con Alex Huber e Ueli Steck, ed è autrice di un libro sull’alpinismo femminile, Erste am Seil, scritto assieme a Caroline Fink. Scia e arrampica, le sue favorite sole le salite classiche come la cresta Mittelegi all’Eiger o il Weisshorn.

 

 

postato il 2 marzo 2014

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Le sei nomination del Piolet d’Or ultima modifica: 2014-03-01T20:55:24+00:00 da Alessandro Gogna

3 thoughts on “Le sei nomination del Piolet d’Or”

  1. Condivido pienamente quanto sottolineano i precedenti autori. Aggiungo solamente … che vinca il migliore, anzi tutti e “sei” meritano lo straordinario riconoscimento … perché è già un’impresa portare a termine simili, unici et irripetibili risultati … complimenti ancora per l’ottima scelta dei “giurati” et buon lavoro!

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