Decreto Sfasciaforeste

Lettura: spessore-weight**, impegno-effort**, disimpegno-entertainment**

Questo post fa seguito a quello di Ines Millesimi http://gognablog.com/i-boschi-sono-colpevoli/ qui pubblicato il 1° marzo 2018.

Così Giorgio Boscagli e Francesco Mezzatesta, il 21 marzo 2018, così scrivono:
Un grande e imperscrutabile silenzio è sceso sulla pseudo-riforma della 394; i padrini della medesima (Borghi, Caleo, Vaccari, Federparchi e molti altri) sembrano aver dimenticato che per due anni (solo per ricordare i fatti più recenti) il mondo della conservazione è insorto contro quell’aborto. Nessuno pare più – in tutt’altre faccende affaccendati – porre quel tema all’attenzione dell’opinione pubblica… Ma in questo apparente “silenzio” c’è chi si dà alacremente da fare per sfruttare utili colpi di coda di un Governo in liquidazione, che dovrebbe limitarsi alla ordinaria amministrazione (disbrigo affari correnti) e invece, come leggerete, arriva ad emanare decreti legislativi-mannaia per la Natura italiana.

Francesco Mezzatesta

Infatti, nel frattempo, siamo arrivati all’approvazione il 16 marzo 2018 del Testo Unico Forestale (TUF): http://www.lastampa.it/2018/03/16/italia/cronache/boschi-e-foreste-via-libera-a-sfruttamento-e-messa-in-sicurezza-7hQyXKO4ZiYVzvkovRvkUN/pagina.html.

A nostro giudizio (confortato da moltissimi altri, accademici e non) un vero delirio. Finora, per quanto ci risulta, gli unici a tuonare in Parlamento avverso questa pianificazione della mercificazione dei nostri boschi (come leggerete) sono stati i parlamentari del M5S e Loredana De Petris (oggi L&U, per fortuna rieletta); ci auguriamo che altri, anche di altre forze politiche, si aggiungano e prendano l’impegno di abrogare il prima possibile questo ennesimo atto irresponsabile contro le foreste italiane e a favore di una gestione che le vede solo come metri cubi di legname. Ovviamente (come avrete letto) Enrico Borghi, il purtroppo ri-confermato parlamentare PD (ve lo ricordate…?), esulta!

Giorgio Roncagli

Fuori dal Parlamento, sui social network e sulle liste specializzate, la protesta contro il TUF si allarga a macchia d’olio: https://ilfoglietto.it/il-foglietto/5794-testo-unico-forestale-una-legge-contro-la-vita-la-protesta-di-accademici-associazioni-e-migliaia-di-cittadini&utm_source=newsletter_254&utm_medium=email&utm_campaign=il-foglietto-della-ricerca-n-10-del-15-marzo-2018-anno-xv.

Il CAI, ancora una volta (era già accaduto per la pseudo-riforma della 394), lascia allibiti per le proprie posizioni: https://www.montagna.tv/cms/119973/vincenzo-torti-il-testo-unico-forestale-un-tentativo-di-mettere-ordine/ Ma quale fascinazione subisce la storica Associazione degli amanti della montagna? Forse si dovrebbe andare a vedere quali relazioni elettorali intercorrono fra il suo presidente Vincenzo Torti e l’onnipresente Enrico Borghi già citato? Sarà pure interessante vedere quale posizione assumerà Federparchi su questo tema… quando si terrà il seminario (Parco Nazionale dell’Aspromonte 22-23/3/2018) Incendi boschivi e gestione forestale sostenibile! E ancora: http://www.bioecogeo.com/quel-testo-unico-mette-pericolo-boschi-foreste/.

Loredana De Petris

La Repubblica (17 marzo 2018), come sempre più spesso accade per i temi ambientali, si guarda bene dal prendere posizione: http://federparchi.telpress.it/news/2018/03/17/2018031701831305597.PDF”.

Gli stessi Boscagli e Mezzatesta, basandosi sul testo di Giovanni Damiani al Presidente della Repubblica e sull’articolo di Vittorio Emiliani sul Fatto Quotidiano, scrivono una bozza di dieci punti sui danni che produrrebbe, se approvato, il subito ribattezzato Decreto sfascia foreste.
Grazie anche ai contributi di Sandro Lovari, Fulco Pratesi e Bruno Petriccione, il testo viene limato, rifinito e completato con un undicesimo punto. Eccolo qui di seguito:

11 PUNTI DA CAMBIARE NEL DECRETO SFASCIAFORESTE
Il TUF è un Decreto Legislativo di gravità eccezionale per i boschi italiani. Il Gruppo dei 30 lo definisce Decreto sfasciaforeste.
Questi gli undici punti “critici” e da modificare radicalmente perché rappresenterebbero un colpo mortale alla Natura del nostro Paese.

  1. Le foreste sono trattate secondo una visione e una logica industriale-produttivistica; non come ecosistemi da tutelare per la loro biodiversità e presidi idrogeologici, bensì solo come un capitale che deve produrre legno.
  2. L’equazione foreste = coltivazioni per il cui mantenimento è necessario l’intervento dell’uomo è contro ogni eco-logica che le considera invece ecosistemi naturali che si auto-governano.
  3. Non sono più considerati “boschi” e sono messi sullo stesso piano quelli che si stanno spontaneamente rinaturalizzando, le fustaie non diradate negli ultimi 15 anni e quelli di neoformazione spontanea, classificandoli tutti “terreni abbandonati o incolti”. Ciò apre la strada all’abbattimento di quasi il 40% dell’intera superficie forestale italiana!.
  4. E’ consentito il taglio “a raso” per motivi di interesse pubblico, in contrasto con la tutela dell’ambiente, definita (Corte Costituzionale n. 145/2013) “interesse pubblico di valore costituzionale primario ed assoluto”, e quella delle foreste “bene giuridico di valore primario e assoluto” (Corte Cost.le n. 105/2008).
  5. Non è prevista la protezione dalle utilizzazioni boschive nelle aree di dissesto idrogeologico, come avviene invece da quasi un secolo.
  6. Le foreste demaniali possono essere affidate in gestione a soggetti privati, anche qui in contrasto con il principio del primario interesse pubblico sancito dalla Corte Costituzionale.
  7. Interventi sui boschi giustificati in quanto compiuti come difesa dagli incendi! Viceversa è ampiamente documentato come il fuoco sia quasi sempre appiccato per interessi economici da organizzazioni criminali o per speculare sui terreni bruciati.
  8. Il diritto alla proprietà privata virtuosa è palesemente violato, prevedendo tagli coattivi di “boschi privati che abbiano superato il turno”, spessissimo preservati dai proprietari affinché possano tornare a naturalizzarsi. Anche questo in violazione dell’interesse pubblico primario sancito dalla Corte Costituzionale.
  9. La compensazione dei danni alle foreste è ammessa anche attraverso interventi “diversi” dalla riforestazione. Una possibile monetizzazione in cambio della realizzazione di strade e opere assimilabili in danno degli ecosistemi naturali.
  10. Vaghi e inconsistenti i riferimenti alle implicazioni ecologiche, culturali e di tutela del paesaggio e delle foreste, come viceversa sarebbe previsto dall’art. 9 della Costituzione.
  11. Bosco e foreste sono ecosistemi infinitamente complessi: forniscono cibo, ombra e protezione alla fauna selvatica. Quelli manipolati dall’uomo stravolgono i rapporti vegetazione/fauna con ricadute nefaste anche per le attività antropiche. Il riscaldamento globale in corso tende a modificare la composizione delle foreste, spesso favorendo i cespuglieti. Ne consegue che intervenire manipolando gli stadi maturi dei complessi forestali significa ledere il futuro del Paese e del Pianeta.
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Decreto Sfasciaforeste ultima modifica: 2018-04-01T05:18:17+00:00 da Alessandro Gogna

43 pensieri su “Decreto Sfasciaforeste”

  1. 43
    giovanni says:

    …almeno finché non inventano il teletrasporto 🙂

    Ma davvero, senza voler difendere a spada tratta questo decreto, le critiche ci possono stare, ma bisogna farle su basi sensate. Non farsi guidare dal pregiudizio.

    la mia piccolissima opinione su qualche punto, ma quelli taciuti meriterebbero semplicemente più approfondimento

    1 – i boschi italiani sono già antropizzati, il problema è quello. sono quasi tutti ecosistemi semplificati ecologicamente instabili. tutela della biodiversità e rewilding in questi contesti fanno a pugni. (ho appena seguito un taglio in un’area protetta fatto per conservare un habitat di interesse prioritario che si stava perdendo. dove lo abbiamo già fatto è stato un successo: abbiamo di nuovo l’alneto di ontano nero che stava per essere sostituito da specie invadenti)

    2 e quindi molto molto spesso non sono affatto ecosistemi stabili in grado di autogovernarsi.

    4 su un versante ripido a monte di una statale puoi solo tenere una copertura bassa e leggera. vogliamo una foresta a galleria di belle piante da 25 m inclinate sulla carreggiata? bisogna valutare caso per caso, senza preconcetti.

    5 questa è la più grossa. QUESTO DECRETO NON METTE IN DISCUSSIONE LA NORMATIVA VINCOLISTICA. Non se ne occupa. punto. il vincolo idrogeologico rimane come prima. vuol dire aver letto il decreto in modo superficiale e non aver capito un accidente.

    7 la maggioranza degli incendi è dovuta a colpa e non a dolo, perché c’è una quantità assurda di necromassa in piedi pronta a bruciare per un niente e si accendono fuochi quando non si deve. i boschi incendiati sono gravati da vincolo. non ci si può fare niente, sovente neanche interventi per un tot di anni.

    8 spessissimo quasi mai. chiunque abbia mai fatto una ricerca catastale in area montana o collinare per rintracciare i proprietari per qualsiasi motivo, sa che è un delirio. molti sono morti, emigrati o si disinteressano, e non vengono fatti gli atti di successione.

    10 questo tipo di difesa all’arma bianca da qualsiasi intervento sui boschi non ha niente a che vedere con la tradizione e la cultura. è una novità di questi anni dovuta al fatto che si è persa completamente l’identificazione con l’ambiente che ci circonda. lo fruiamo superficialmente, e non lo viviamo più. per questo non lo capiamo, non lo “leggiamo”, non sappiamo coglierne il dinamismo per valutare cosa è veramente meglio fare in quella situazione specifica.

    11 vedi punto 1: i boschi italiani sono già tutti, dico tutti, antropizzati, qualcuno ha solo un aspetto più naturaliforme, ma non fatevi ingannare: le abetine del casentino, per esempio, sono state rese pure dalla selvicoltura dei monaci che eliminarono il faggio per ottenere legno da opera di abete. spesso non sono stabili e si rinnovano a fatica.

    Con i nostri boschi è assurdo continuare a pensare che non facendo niente si fa sempre il bene. vuol dire non conoscerli. è una scelta non tagliare come lo è tagliare, e molto spesso peggiora la situazione dal punto di vista biologico, idrogeologico, paesaggistico, naturalistico… ripeto, bisogna valutare caso per caso. qui si parte da un preconcetto e si alzano le barricate. sbagliato.

    E comunque, di nuovo, stiamo sereni: la stragrande maggioranza dei boschi continuerà a stare lì perché non conviene tagliarli. Del resto il legname lo usiamo, i mobili, i tetti, gli infissi e i rivestimenti artigianali in legno massiccio, magari da filiera corta, appartengono a una dimensione di vita vicina alla natura. Rinunciare alla selvicoltura può significare: 1. continuare a importare quasi tutto il legname dall’estero, come stiamo facendo, magari da paesi dove non ci sono regole e dove veramente si distruggono ecosistemi, quelli sì, naturali (questo sì è un danno al Pianeta), facendoli viaggiare da un paese all’altro con grandi emissioni di gas serra (altro danno al pianeta). oppure: b. sostituirli con cosa? cemento armato, pvc, leghe, materie plastiche, prodotti industriali: ottimo!

    Bisogna fare delle scelte e assumersene la responsabilità. avere qualche bosco in più che produce (che sarebbe il massimo che ci si potrebbe aspettare, nel migliore dei casi, da un decreto come questo) non preclude la possibilità di avere boschi migliori sotto il profilo della tutela idrogeologica, della biodiversità del paesaggio, della fruibilità. Andate in Svizzera o in Austria dove si taglia di più e dite onestamente se la situazione è peggio che da noi.

  2. 42
    giovanni says:

    Se si avesse una minima idea di cos’è la selvicoltura (alla faccia degli accademici), si saprebbe che di gran lunga la maggior parte delle foreste italiane non è utilizzabile a scopo produttivo in modo economicamente sostenibile. Dormite pure sonni tranquilli. Con buona pace di tutti, nonostante lo “sfasciaforeste”, come viene chiamato, più della metà dei boschi italiani è una riserva integrale di fatto per motivi strutturali.

  3. 41
  4. 40
    Alberto Benassi says:

    Anche la DISTRUZIONE delle Apuane è fatta nelle “regole” . Tutto a norma di legge.

  5. 39
    Alberto Benassi says:

    si le REGOLE mi fanno impressione perchè spesso e volentieri sono  fatte per favorire qualcuno (Lobbi ) .

     

    Proposte?  quelle del buonsenso e del bene comune.

  6. 38
    Giacomo G says:

    Quindi? Hai una proposta concreta per migliorare come vengono gestite le cose? O solo lamentele? Io credo che la riforma abbia un senso, e’ un inizio dopo lunga immobilita’ ed e’ ovviamente importante che venga attuata senza abusi ( secondo “LE REGOLE” come ti fa tanto impressione ) .

     

  7. 37
    Alberto Benassi says:

    ma quale pessimismo cosmico, ma quale paralisi.

    Sei mai stato in Apuane?  Hai mai visto quello che qui fanno e come lo fanno?

    questa è realtà altro che pessimismo! Il tutto avallato dalla politica.

     

    C’è bisogno di intervenire nei boschi per fare pulizia, per produrre legname, per alleggerire i fianchi?  Bene facciamolo, ma con onestà, con rispetto.

    Il bosco non è un nemico dell’uomo.

    Il nemico dell’uomo e l’uomo stesso. Sono le sue azioni scellerate, improntate al sempre maggiore guadagno, al denaro, al potere, che creano danni. Sull’uomo stesso e sull’ambiente di cui facciamo parte e nel quale viviamo.

  8. 36
    Giacomo G says:

    I sentimenti esprimono paure e desideri, che e’ legittimo si voglia trasferire nelle azioni. Pero’ devono essere incanalati in proposte concrete, che siano alternative o migliorative di quelle della politica. Alla lunga la sfiducia aprioristica e totale in qualsiasi azione proveniente dalla politica ( per certi versi comprensibile ), non porta altro che alla paralisi.  Quando poi l’approccio parte da un pessimismo cosmico globale ripetuto ossessivamente, pure i margini di trovare terreno comune si riducono…

  9. 35
    Alberto Benassi says:

    “LE REGOLE DI ADESSO” razionalità e tecnologia.  Alla faccia dei sentimentalismi da 4 soldi….

     

    sono come quelle che domani verrà sicuramente approvato dal consiglio comunale del Comune di Stazzema i piani di bacino scheda 13 sulla escavazione sul monte Corchia in Apuane.

    In poche parole, daremo sicuramente addio al monte Corchia.

  10. 34
    Lusa says:

    Bla…bla…bla…

    “Agire significa fare qualcosa.”

    Giusto!

    Che si cominci a piantare alberi dappertutto che ci danno tanto ossigeno (gratis).

  11. 33
    Alberto Benassi says:

    “LE REGOLE DI ADESSO”

     

    e quali sarebbero queste perfette regole di adesso?

     

    quelle che fanno crollare i viadotti appena collaudati?

     

     

  12. 32
    Alberto Benassi says:

    Giacomo ma te un anima, un parte sentimentale in te,  ce l’hai?

     

    Oppure sei sempre freddo e razionale come sembri in quello che scrivi e affermi?

    Bla…bla…bla…

    Non si tratta di essere retrogradi o fuori dal tempo. Ma di agire intervendo sul bosco , con rispetto senza fare man bassa per poi spianare la strada ad altre iniziative ben più pesanti .

    E’ chiedere troppo?

    bla…bla..bla..

    evviva il miccio che vola.

  13. 31
    Giacomo G says:

    Quanto piu’ lontani siamo dai problemi concreti, tanto piu’ facile e’ rendere ‘poesia’ quello che non e’ altro che un punto di vista oggettivo e razionale.  E ricominciare con il ripetuto lamento che non porta a nulla: la tecnologia, il progresso, la saggezza perduta, bla bla. Agire significa fare qualcosa, e secondo la situazione e le regole di adesso.

  14. 30
    lorenzo merlo says:

    Ma non si tratta della fatica e degli stenti.

    Si tratta dei valori che emergono attraverso la relazione con la natura, con i suoi ritmi, con la sua saggezza e i suoi saperi.

    La struttura, la voce della natura è stata sostituita.

    Ora siamo infrastrutturati dai saperi analitici, dalla tecnologia, dagli esperti, dall’oggettività.

    Negli stenti non c’è depressione, c’è nell’abbondanza.

    Erano sacre le stagioni ora è sacro il progresso.

    E il parcheggio.

  15. 29
    Claudio says:

    il rapporto uomo-bosco in Appennino dai tempi remoti fino a circa la metà del novecento era un rapporto di sopravvivenza caratterizzato da trasformazioni del bosco in campo o pascolo, tagli estesi su ripide pendici e con turni brevissimi, pascolo in bosco, fuoco ecc ecc ecc . tutt’altro che romantico, sostenibile o rispettoso . poi possiamo idealizzare tutto.

  16. 28
    Alberto Benassi says:

    nelle belle parole di Dino, c’è il disperato richiamo al rapporto uomo-natura che si è, purtroppo, PERSO.

  17. 27
    lorenzo merlo says:

    Nelle parole di Dino c’è la constatazione della separazione dalla natura, dei danni collaterali del falso progresso.

    C’è la voce della bellezza perduta e della disperazione vicina.

    Impotenza e genuinità.

    Ma sembra una preghiera.

  18. 26
    Dino says:

    Come già riportato in un precedente post, il problema è che il bosco sta mangiando tutto. Io abito in una frazione di Borca in una delle ultime case del paese. Solo 20 anni fa in estate era una festa; tutti andavano a falciare i prati e il vigile assegnava ai residenti le piante da tagliare per l’inverno o per far tavole. Negli anni progressivamente si è assistito ad un completo abbandono poiché le stalle sono state chiuse (in paese ci saranno forse 10 mucche) e vengono falciati solo i prati più comodi dove si va con le macchine. Io che falcio i scomodi prati intorno casa, non so dove buttare il fieno. Buttarlo in discarica mi sembra una bestemmia e perciò lo porto nei prati comodi dove con le macchine fanno i rotoli. Il bosco è sceso in 20 anni di almeno 200 mt coprendo tutto prima con i noccioli poi con abeti e frassini e betulle. Il bosco è sporco, mal curato perché in paese fanno legna solo dove è comodo.

    Qualcosa occorre fare anche se poi spesso leggi confuse, mancanza di certezze nella legge, nelle pene per i trasgressori, la corruzione fa sorgere il legittimo sospetto vi possano essere arrecati danni irreparabili al bosco. E’ su questo piano che occorre agire; arrestare i delinquenti.

    Io non sono in grado di sapere (per mia ignoranza) se questa legge è giusta o sbagliata, non sono un tecnico del bosco, ma qualcosa andava fatto. Se poi questa legge impedisse ad alcuni “alpigiani” di abbattere in tronchi ( perché assegnati) e lasciarli là a marcire tagliando i rami lasciandoli nella stessa posizione senza ammucchiarli, sfasciando il bosco con tracce di trattori ogni dove, ben venga.

    Andrebbe anche, non so come, risolto il problema di cervi e caprioli che tra un po’ si ammaleranno perché troppi e perché i prati sono sempre meno.

  19. 25
    Alberto Benassi says:

    “E’ pura legge fisica Benassi…”

    Annovazzi non lo metto in dubbio. Ma nei disastri italiani gli interventi dell’uomo non hanno colpa?

    Non metto in dubbio che si debba intervenire sul bosco. Ma facciamolo con rispetto e giudizio. Non giochiamo a bleffare e con la scusa della regolamentazione, della sicurezza, facciamo razzia. Per poi cemetificare ancora di più il territorio.

     

     

  20. 24
    Francesco Annovazzi says:

    E’ pura legge fisica Benassi… la massa di molte foreste semi-artificiali attuali, perlopiù adulte e coetanee, (ceduo invecchiato, rimboschimento o fustaia che sia) è in media del 30% superiore a quella che avrebbe un’analoga foresta naturale disetanea che, tradotto, significa decine di migliaia di tonnellate in più per ettaro… Se a questo si aggiunge un’apparato radicale spesso sofferente per l’eccessiva densità è facile intuire come la stabilità di molti versanti montuosi risulti attualmente compromessa proprio dall’eccessiva densità forestale. Le foreste naturali non sono quelle che abbiamo oggi e, sopratutto, sono ben differenti sia per densità che per capacità di resistere alle avversità climatiche e metereologiche…

  21. 23
    Alberto Benassi says:

    “per attuare un uso ragionevole delle risorse forestali.”

    hai detto bene  Claudio: “USO RAGIONEVOLE” che implica rispetto del bosco, della natura. Di cui, facciamo parte. Non siamo padroni, ma ospiti.

    Di tutte le catastrofi, alluvioni, frane, ect, ect, che avvengono in Italia. Vogliamo dare colpa ai boschi che sono troppo rigogliosi?

     

    Mavvia….non ci pigliamo per il culo.

     

  22. 22
    Claudio says:

    mi occupo da una vita di selvicoltura e restauro forestale. credo che vi siano ampi margini per attuare un uso ragionevole delle risorse forestali. In Appennino ove lavoro cento anni fa erano rimasti pochi boschi massacrati da tagli frequenti, pascolo, ecc ecc. Montagna viva e popolata ma forte dipendenza da risorse naturali. Oggi abbiamo i margini per attuare una gestione meno impattante sulle risorse legnose con certificazioni adeguate che già esistono. Oppure facciamo a meno delle risorse. Però smettiamo di importare legname dagli altri paesi, diventiamo tutti vegani (sapete quante risorse naturali si sprecano per produrre un hamburger?) e andiamo tutti in bicicletta. Io sono pronto e voi?

    Olaf

  23. 21
    Alberto Benassi says:

    l’uomo parte sempre (quasi) con buoni propositi, almeno sulla carta.

    Ma poi finisce per fare sempre danni. Perchè davanti  a tutto mette sempre il portafoglio!

    Non possiamo fare a meno di vivere a contatto con il bosco, quindi è gioco forza trovare una via di mezzo.

    Ma ci vuole rispetto e sopratutto ONESTA’ .

    C’è onestà ….??

  24. 20
    Giovanni Barcheri says:

    Consiglio vivamente, per il bene delle foreste, il bellissimo volume “LA VITA SEGRETA DEGLI ALBERI” di Peter Wohlleben che ci fa comprendere quanto è meglio e più moderno che l’uomo tenga lontano le sue mani dai boschi.

  25. 19
  26. 18
    Francesco Annovazzi says:

    Si parla poi sempre di chi critica la riforma ma non di chi la sostiene…questa lettura forse può chiarire le idee… http://www.condottaforestale.org/news/testounicoforestalecondottaaderisceallappellodellaaccademiadeigeorgofiliperlapprovazione

  27. 17
    Francesco Annovazzi says:

    Nel caso di professionisti e professori non si tratta, mi auguro, di incompetenza ma di strumentalizzazione politica senz’altro… Purtroppo l’ Italia è un paese in cui alcuni sono capaci di sacrificare alla politica anche la propria credibilità scientifica…
     

  28. 16
    Emanuele Menegardi says:

    Rispondo al signor Annovazzi che sostiene che chi osteggia il Testo Unico Forestale è incompetente. “ Secondo gli oltre 250 primi firmatari (docenti universitari e ricercatori di enti pubblici in scienze botaniche, zoologiche, ecologiche, geologiche, ambientali e forestali) dell’Appello tecnico-scientifico sul nuovo Testo Unico Forestale  inviato al Presidente della Repubblica, al presidente del Consiglio dei ministri  al ministro delle politiche agricole alimentari e forestali  e  a quello dell’ambiente,  si tratta di un provvedimento basato su una logica perversa e in più punti anche sbagliato, basato cioè su visioni e informazioni scientificamente insostenibili.”

  29. 15
  30. 14
    Francesco Annovazzi says:

    Condivido quanto detto da Giorgio che evidenzia come l’incompetenza sia alla base delle prese di posizione contrarie al decreto… Amare la natura non basta per saper interpretare la realtà forestale italiana… I cedui invecchiati e degradati, i rimboschimenti monospecifici del passato non corrispondenti alle condizioni climatiche locali, l’eccesso di fustaie coetanee sono tutte realtà estremamente vulnerabili a cui occorre mettere mano per avviarle verso forme più evolute ed equilibrate! I boschi attuali sono in genere fragili…le grandi densità attuali determinano apparati radicali deboli e così troviamo spesso foreste molto pesanti  gravare sui pendii con effetti sfavorevoli alla stabilità idrogeologica! lo sfoltimento è l’unico strumento per intervenire e il decreto pone semplicemente le basi affinché possa avvenire in modo economicamente sostenibile!

  31. 13
    Giorgio says:

    Dimenticavo : dire che il bosco “si cura da solo” equivale a lasciare l’Aquila terremotata nello stato in cui era.

    Le foreste delle Dolomiti e delle Alpi in generale sono l’opera di secoli di cura e coltivazione vera e propria, proprio l’abbandono e la tutela ossessiva sta portando alla scomparsa irreversibile di biotopi importanti come i boschi di larice pascolivi , le praterie e radure e le zone umide.

  32. 12
    Giorgio says:

    Partiamo immediatamente da una base errata : nelle Alpi italiane (parlo di quello che conosco) le foreste “naturali” sono meno del 5% del totale, la superficie forestale è raddoppiata dal dopoguerra, il prelievo per taglio è inferiore al 15% non del totale ma della crescita annuale . Sempre nelle Alpi italiane più del 90% del territorio è soggetto a vincoli (che la legge non tocca) e l’attivita’ forestale è praticamente cessata cancellando l’economia del bosco .

    In Austria e Svizzera hanno una gestione forestale molte volte più libera ed attiva della nostra . Per curiosità vedetevi su TIRISMAPS la gestione del Tirolo austriaco dei boschi.

    Confrontate l’andamenti del dissesto idrogeologico e degli eventi franosi , da noi in aumento costante nonostante una tutela totale .

  33. 11

    Il bosco si cura da solo, siamo d’accordo. Ma se nel bosco ci vive anche l’uomo é normale che lo modifichi. Esistono le vie di mezzo e il buonsenso nell’utilizzo delle foreste, che sicuramente stanno a metá strada tra l’ambientalismo tout court e ignorante e le posizioni politiche sfascia boschi.

    Anche la caccia é malvista come il taglio degli alberi, ma io che nel bosco ci vivo, vi assicuro che una sovrappopolazione di ungulati e una fittissima vegetazione creano problemi sia ai quadrupedi che ai bipedi e alle piante, semplicemente perché questi tre elementi devono convivere e non essere considerati separatamente.

  34. 10
    Emanuele Menegardi says:

    Francesco Annovazzi  omette il fatto che Lega Ambiente è presieduta da un “trombato ” del PD!

  35. 9
    Alberto benassi says:

    Mi associo totalmente a Emanuele Menegardi.

  36. 8
  37. 7
    Francesco Annovazzi says:

    p.s. piccola curiosità…l’articolo omette il fatto, non irrilevante, che Legambiente valuta positivamente il decreto…

  38. 6
    Francesco Annovazzi says:

    Per valutare e capire questa legge occorre però essere preparati sull’argomento e non basta essere semplici amanti della natura…Le foreste in italia necessitano di essere gestite e avviate verso forme più stabili e i tagli fanno parte di questa strategia. Il patrimonio boschivo italiano è molto esteso ma di pessima qualità perché ha origini semi-artificiali e lasciato a se stesso, come avviene ormai da decenni, evolverà verso forme equilibrate solo con tempi lunghissimi esponendo così molti versanti a lunghi periodi di rischio idrogeologico. Solo la silvicoltura può accelerare questo meccanismo e tramite i tagli, come avviene da decenni con successo nel resto d’Europa, riportare i nostri boschi in buone condizioni qualitative senza intaccarne in modo sostanziale l’estensione! Tutti gli allarmismi in merito sono infondati e nascono o da profonda impreparazione o da mera contrapposizione politica!

  39. 5
    Marco Guerrini says:

    Francesco, una volta distrutte le foreste in favore del gonfiare i portafogli delle ditte tagliaboschi e dei tecnici tagliaboschi voglio vedere come si fa a correggere il tiro. Purtroppo il taglio dei boschi avviene sempre più spesso con fondi pubblici, finanziamenti ed agevolazioni. Che se non vi fossero anche con questa legge la maggior parte dei boschi sarebbero al sicuro. Il problema è che i migliori terreni agricoli sono divorati dal cemento, ma si vede sempre il bosco come un male o qualcosa da tagliare, manomettere. E certo questo non farà bene alle gente di montagna perché nella migliore delle ipotesi ci guadagnerà solo le ditte di chissaddove e non i 4 gatti locali presi a 4 soldi come operai tagliaboschi. Inoltre i locali si troveranno con il loro territorio depauperato, violato e rapinato. Destabilizzato e di brutto. SI vedranno sottrarre l’unica cosa che nessuno può togliergli, se non i tagliaboschi in questo caso. Il loro territorio e la qualità della vita. Pesa che i proprietari che non volessero tagliare rischiano di vedersi espropriati i fondi o vederei fare dei tagli coatti. Ecco ancora perché questa non e’ una legge per favorire le gente del posto ma solo le ditte  gli interessi speculativi e produttivistici o le mafie. Non è fatta per la tutela del bosco visto che allarga le maglie dei vincoli, e paragona boschi a manufatti antropici come strutture  ed infrastrutture, permettendo una urbanizzazione dei boschi. E permette l’esbosco in favore di terreni agricoli. L’unico modo per perfezionare una tel legge secondo me è abolirla e fare tutto il contrario. Per il bene di tutti, questo si.

  40. 4
    Alberto Bonino says:

    Sono al 100% d’accordo con Francesco Annovazzi. (l’articolo dice per fortuna rieletta la De petris in LeU, io dico purtroppo).

  41. 3
    Emanuele Menegardi says:

    “Tuteliamo quindi il benessere dell’ambiente, ma tuteliamo anche il benessere dato dalla valorizzazione economica delle risorse naturali.”

    in queste parole del Presidente del CAI non mi riconosco e anzi trovo veramente urtante questa posizione utilitaristica, in contrasto con le regole che il CAI ha redatto nel Nuovo Bidecalogo(25-26 maggio 2013,Torino):” Non bisogna inoltre adattare l’ambiente della montagna alle esigenze dei singoli e della Associazione, bensì adattare queste ultime alle realtà ambientali della montagna.

    Come socio CAI da 38 anni e membro del CAAI,   chiederò,  nelle sedi opportune che i soci e amici, che hanno veramente a cuore la tutela e la difesa dell’ambiente, si adoperino per l’abolizione di un decreto legge che prevede la MANIPOLAZIONE ARTIFICIOSA dell’ecosistema forestale.

  42. 2
    Lusa says:

    I boschi dovrebbero essere lasciati abbandonati per il bene della flora e della fauna selvatica e la gente di montagna dovrebbe abbandonare la montagna per andare a vivere in città dove ci sono tutti i servizi e c’è il lavoro. Semmai tenersi la casetta in ordine per andarci a passare le ferie con la famiglia.

  43. 1
    Francesco Annovazzi says:

    Se si vuole sentire solo la campana dei contrari, è una scelta per carità, ma non rende la realtà dei fatti… Personalmente condivido la riforma…la silvicoltura puo’ finalmente tornare ad avere quell’importante ruolo economico che ha sempre rivestito nella società montana. I boschi, abbandonati da decenni, potranno finalmente essere indirizzati verso formazioni più stabili ed equilibrate e la gente di montagna troverà risposte alla propria domanda di occupazione… Poi tutte le leggi sono perfettibili e, se mai dovesse emergere qualche reale necessità di revisione, si potrà sempre procedere in tal senso…!

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