Lettera aperta da Guam

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Lettera aperta da Guam
di Victoria Lola Leon-Guerrero
(traduzione di Roberto Marrocchesi)
(pubblicato su giornaledelribelle.com il 15 agosto 2017)

Cara America,
sono contenta che finalmente ti sia accorta che esiste Guam visto quanto sta succedendo. Molti di voi, come leggo online, si chiedono per la prima volta, “Che cosa è Guam, dove sta?” Ogni giorno, essendo io cresciuta qui, ci è stato invece detto tutto su di te. Mi spiace che sia solo quando siamo oggetto di minaccia di bombe che salta fuori la parola Guam; ci sono tante cose più interessanti che dovresti sapere di noi. Noi, d’altra parte, non siamo sorpresi dall’ultima minaccia di bombardarci. Siamo abbastanza abituati a sentire “Guam” e ”bombardare” nella stessa frase. Ogni mese, o quando viene testato un altro missile, o magari si spara qualche frase retorica, sentiamo dire che la Corea del Nord, la Cina o la Russia potrebbero bombardare Guam. Ho anche salvato le immagini delle famose bombe “Guam Killer” cinesi sul mio computer in modo che il nostro gruppo di indipendentisti potesse utilizzarlo nelle manifestazioni come esempio di perché dobbiamo ottenere l’Indipendenza da te SUBITO. Sì, sappiate che ci sono persone a Guam che vogliono l’indipendenza da voi. Ma ci sono anche persone a Guam che ascoltano queste minacce di bombe e cadono a pezzi per la fifa. Essi cominciano a credere che abbiamo bisogno delle vostre potenti basi militari e magari ancor di più perché “allora non saremo bombardati, giusto?” Ma in realtà sei tu che sei stata la fonte di tutti i nostri problemi di bombardamenti minacciati.

Le peggiori bombe che siano cadute su Guam furono le tue vicino alla fine della seconda guerra mondiale. All’inizio della guerra, ci hai lasciati indifesi ai Giapponesi, sapendo bene da subito che stavano progettando di invadere Guam. Hai messo al sicuro le tue mogli di militari dalla pelle bianca sulle navi e spedite a casa mesi prima dell’attacco, ma non hai fatto nulla per proteggerci. Proprio così, l’ultima volta che uno straniero ci invase tu, dopo aver detto che ci avresti difeso, ti sei arresa in 2 giorni e hai lasciato 20.000 dei nostri nonni a soffrire, molti vittime del più atroce dei crimini di guerra. Ma noi siamo forti e siamo sopravvissuti non solo a quella brutta guerra ma anche alle perdite che sono venute dopo. Quando sei tornata nel 1944, hai spianato la nostra isola con le tue bombe, lasciando la maggior parte delle famiglie senza una casa a cui tornare. Siamo stati dispersi e spostati in modo da poter costruire le tue basi enormi. E noi eravamo così grati che la nostra gente servisse e continuasse a servire i tuoi militari e morire per la tua libertà in numeri più elevati che non i tuoi cittadini.

Ki Jong Un, presidente della Corea del Nord

Le peggiori bombe che siano mai cadute su Guam sono state le tue.
Oggi occupi quasi un terzo della nostra isola, e tuoi sono i bombardieri stazionati qui, con i sottomarini nucleari qui per mostrare i tuoi muscoli nei confronti dei nostri vicini. Giochi alla guerra con infinite manovre coi tuoi mezzi che emettono fumi e scaricano rifiuti e tossine nell’aria, nell’acqua, nel suolo, nei corpi. Noi respiriamo il fallout radioattivo dai tuoi test nucleari sulle nostre isole vicine ormai devastate: quelle nuvole si fanno strada fin qui. Mangiamo pesci dalle acque che tu hai bombardate intorno a noi. Piangiamo le balene spiaggiate che marciscono sulla riva, perché impazzite per i tuoi sonar navali. Ci stiamo facendo vietare – senza il nostro consenso (e per molti di noi, contro la nostra volontà) – l’accesso ai villaggi sacri antichi e mille ettari di un lussureggiante habitat di foresta pietrificata che vuoi distruggere per costruire un poligono di tiro per i tuoi marines. Mi fai volare i bombardieri sulla mia casa a tutte le ore di giorno e notte. Andiamo, America, sto cercando di tirare su dei bambini qui. Sono bimbi piccoli, che si son già accorti che la tua bandiera sventola sopra e prima della loro, e non ci piace. Che si nascondono sotto lo scivolino nel loro parco giochi e dicono ai loro amici di cercare riparo quando i tuoi tonanti bombardieri B-1 e B-2 ci sorvolano. E dire che c’è un cartello sulla strada che dice: “Rallenta, bambini che giocano”.

Donald Trump

Ti prego di rallentare tutto e di permettere ai miei figli di giocare. Voglio che loro crescano qui. Questa è la patria di mamma della sua mamma e di tutti i nostri antenati. Non esiste altro posto al mondo dove voglio che vadano. Capisco che molti “americani” dovettero fuggire secoli fa dalla loro patria. Capisco pure che l’America è diventata la loro vita migliore, o almeno la promessa di tale. Che molti di loro desiderano di tornare in patria e non potranno tornare. E tristemente, molti di voi non pensano abbastanza ai nativi americani le cui terre e vite furono rubate per dare una patria a voi che giungevate in “America”. Ma questa terra, questa bella isola che tutti vogliono bombardare a causa di te, è la mia terra, non la tua. E io non voglio fuggire. Ho lasciato la mia terra una volta per andare all’università. Ma ho patito di nostalgia per tutto il tempo. Appena laureata, sono tornata a praticare qui. La mia casa è la mia parte di vita migliore. Sono nutrita dalla mia terra, dove la mia famiglia coltiva il nostro cibo. Sto crescendo dei bambini brillanti, con la giungla come cortile, e questa è la vita che i miei antenati volevano per me e per loro. Voglio andare a dormire tranquillamente sapendo che la mia famiglia è al sicuro in casa nostra. Quindi, prego, ferma tutte queste bombe. E invece, chiediti perché Guam è ancora la tua colonia nel 2017.

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Lettera aperta da Guam ultima modifica: 2017-10-06T04:12:56+00:00 da Alessandro Gogna

2 thoughts on “Lettera aperta da Guam”

  1. 2
    lorenzo merlo says:

    Beh, allora qualche europeo tra un po’ potrà dire:

    “Ma dai, perche lamentarsi dell’invasione migratoria? Gli italiani dovrebbero essere orgogliosi d’essere stati la barriera per lìEuropa intera. O avrebbero preferito che tutto il vecchio continente ne venisse invaso?”

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    Paolo panzeri says:

    Questi discorsi non li capisco, se non per la paura, che tutti più o meno abbiamo, dello scoppio, dopo tanti anni come mai, di una guerra immensa.

    Per estremizzare domando: preferiva che vincessero i fascio-nazisti?

    Stando alle storie che so, ma non c’ero, penso sarebbe stato molto peggio.

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