L’inquinamento luminoso

Tra le grandi meraviglie che diventa sempre più difficile osservare è anche il cielo di notte. Perché le stelle brillano meno, perché nebulose e galassie si distinguono sempre più debolmente, anche con l’aiuto di un cannocchiale. Così è necessario allontanarsi dalle luci della città che rendono lattescente lo scenario notturno e tra i grandi inquinamenti ci stiamo abituando a considerare anche quello luminoso. In vetta ad una qualunque montagna al di sopra di grandi distese abitate, l’effetto più evidente dell’inquinamento luminoso è l’aumento della brillanza del cielo notturno e la conseguente perdita della possibilità di percepire l’Universo attorno a noi. Ci si accorge che la notte ha assunto una nuova dimensione, forse più ostile ed inquietante che non nel buio del Medioevo.

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Se un’apparecchiatura elettrica rischiara altri oggetti oltre a quello per cui è stata costruita, si ha una prima fonte di inquinamento. Le stesse superfici illuminate restituiscono poi la luce in eccesso e la diffondono nell’ambiente attorno. Questo è inquinamento ottico e il disturbo ch’esso produce è diverso ma assai legato all’abbagliamento diretto dovuto alla sorgente di luce.
Il cielo, anche il più buio, ha una sua luminosità naturale, dovuta al chiarore dei miliardi di stelle che non vediamo, alla luce delle poche stelle visibili e soprattutto all’emissione intrinseca dell’atmosfera superiore. Ma le molecole e le particelle dell’atmosfera terrestre diffondono qualunque luce, quindi anche le radiazioni provenienti dalle nostre attività quotidiane. La luce artificiale raggiunge l’osservatore, munito o no di telescopio, perché diffusa dalle molecole e dalle particelle gassose di aerosol che si trovano all’interno del suo cono di vista e non. Questo fenomeno, un tempo del tutto trascurabile, dopo la rivoluzione industriale e l’introduzione dell’illuminazione elettrica, ha preso il sopravvento riducendo progressivamente le riserve del nostro pianeta veramente immuni dall’illuminazione artificiale. In un futuro non lontano una cappa lattiginosa potrebbe nascondere del tutto agli occhi dei nostri figli la parte di universo in cui ci troviamo. Infatti l’inquinamento luminoso sta crescendo in modo esponenziale: dagli anni Settanta ad oggi la luminosità artificiale del cielo è più che quadruplicata. Sono diventati così sempre più preziosi e ricercati astronomicamente proprio quei luoghi che non hanno beneficiato del progresso industriale. E la responsabilità della rottura dell’equilibrio naturale luce/buio è dei lampioni stradali, dell’illuminazione degli svincoli autostradali, delle insegne pubblicitarie, dei globi, dei fari delle maxidiscoteche rivolti al cielo, delle migliaia e migliaia di vetrine di una città, dei monumenti rischiarati a giorno. Sono lontani i tempi dei Caldei e dei Babilonesi: l’uomo moderno ha paura del buio e non vuole più imparare dalla notte.

Italia Settentrionale di notte

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Abbiamo ormai ridotto la cultura popolare del cielo agli eventi di astronautica e perdendo il contatto diretto con il cielo l’uomo si è impoverito rispetto alle culture millenarie degli antichi popoli orientali. La notte successiva all’ultimo grande terremoto che colpì Los Angeles, molti abitanti non sapevano spiegarsi cos’era successo in cielo: non avevano mai visto le stelle, apparse perché in molte zone della città il black out aveva riportato l’oscurità. E se noi vogliamo passare una notte contemplativa, magari in cima alla Grignetta, o anche nel cuore del Monte Bianco, ciò che vediamo ha sempre meno a che fare con la vera oscurità e sempre di più con Disneyland. Ci si sente defraudati di qualcosa, derubati del diritto alla pace ed al silenzio e avanza l’atroce sospetto che la nostra civiltà progredisca a spese di una grande, quanto sempre più negata, paura del buio. Dobbiamo ribellarci a questa continua perdita della capacità di sognare ad occhi aperti.

L’illuminazione notturna ha sicuramente un effetto negativo sull’ecosistema circostante, perché anche flora e fauna vedono modificato il ciclo naturale «notte-giorno».

La fotosintesi clorofilliana che le piante svolgono di notte si altera perché le intense fonti luminose «ingannano» il normale oscuramento; le migrazioni degli uccelli seguono precise vie aeree ma subiscono «deviazioni» proprio per effetto dell’intensa illuminazione delle città. La presenza di luce artificiale sulle spiagge di nidificazione è una seria minaccia per la deposizione di uova delle tartarughe. I lepidotteri subiscono un pesante effetto di disorientamento da parte delle luci artificiali: è dimostrato, infatti, che le falene impostano la loro rotta migratoria basandosi sulla luna o su stelle particolarmente luminose. Il numero di farfalle notturne uccise da lampade industriali è notevolmente elevato. L’elenco potrebbe essere ancora lungo e sono in corso studi sempre più approfonditi per valutare la reale portata di questo impatto antropico sugli ecosistemi.

Visione notturna dei Piani dei Resinelli. Apparentemente divise dal Monte Coltignone, le luci di Lecco e Valmadrera anticipano l’orgia rutilante di Brianza e MilanoVisione di notte dalla vetta della Grigna Meridionale su Lecco e Brianza. Foto: Federico Raiser

Per limitare in modo efficace l’inquinamento luminoso occorre minimizzare ciò che va oltre l’illuminazione richiesta. Anzitutto spegnere la luce quando non serve, e prevedere la diminuzione dei livelli di luminanza in quegli orari in cui le caratteristiche di uso lo consentano. Evitare i sovradimensionamenti degli impianti. Poi occorre orientare le lampade in modo da colpire solo il bersaglio da illuminare e rendere minima quella parte di radiazione luminosa che è emessa sopra il piano dell’orizzonte. Razionalizzazione degli impianti, ottimale scelta del tipo di lampade (ad alta efficienza e basso consumo) e loro schermatura, illuminazione «a raso» porterebbero anche una migliore qualità di vita ed un notevole risparmio energetico. Usare lampade che non emettano nelle stesse bande del cielo e infine tenere sotto controllo l’inquinamento atmosferico: le particelle che compongono l’atmosfera terrestre diffondono tutta la luce che ricevono, per cui anche un’atmosfera tersa e pulita giova a ridurre l’inquinamento luminoso.

È stato dimostrato che lo stesso viale, illuminato con luci diverse, inquinanti e non, presenta un maggior numero di particolari visibili nel secondo caso. Molta luce non significa molta sicurezza, anzi può essere il contrario. D’altronde è inconfutabile che l’uomo moderno non può fare a meno delle fonti luminose: e nessuno vuole farlo tornare al buio più completo, neanche l’astronomo più incallito. Ma sicuramente è necessaria una diversa politica energetica e dell’illuminazione.

postato il 20 giugno 2014

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L’inquinamento luminoso ultima modifica: 2014-06-19T08:10:09+00:00 da Alessandro Gogna

1 thought on “L’inquinamento luminoso”

  1. Ottimo articolo, concordo pienamente.
    “L’uomo moderno ha paura del buio” ciò è esatto. E questa paura sorge perchè egli che è abituato a soggiogare ed avere tutto sotto controllo, non può riuscire a soggiogare e controllare mentalmente e speculativamente il luogo dove viene a trovarsi.
    Nelle tenebre si perde, rimane spaesato e privo di riferimenti perchè tutto è indistinto e non vi è separazione fra le cose.
    Nel buio si ritrova solo, con la paura della solitudine, rimanendo privo anche della propria ombra.

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