Lotta continua a Capo Caccia e dintorni

Lotta continua a Capo Caccia e dintorni

Se chiunque può entrare in un parco o in un’area protetta e installare una ferrata di un chilometro o mettere 200 spit per costruire vie di arrampicata sportiva e non esserne minimamente impedito, che senso hanno le tante leggi di protezione ambientale fatte dal nostro paese e dall’Europa?

Questo post ha lo scopo di aggiornarvi su alcune situazioni in Sardegna che rischiano un’impasse, e tra l’altro sappiamo di altri scenari simili dei quali purtroppo presto dovremo riferire. Per ora ci focalizziamo ancora una volta sulla via ferrata del Cabirol di Capo Caccia (Alghero) e su quella, leggermente più dimenticata, di Giorré (Cargeghe, SS).

Abbiamo dimostrato che non ci sono le autorizzazioni ambientali, abbiamo avvisato le autorità di vigilanza e intervento… ma nessuno alza un dito e fa niente. Tutto al momento è statico, e in aria si sente solo l’odore di un futuro scambio di lettere tra avvocati.

Ferrata Giorré
Progettazione e realizzazione
. Finanziamento comunale avvenuto con fondi pubblici (3 annualità della LR37/98), progettata e realizzata da Corrado Conca come “operatore abilitato ai lavori su fune”.

Autorizzazioni. Da parte del Comune è stato autorizzato l’intervento. Da più enti regionali e provinciali è stata richiesta la visione del progetto senza che il Comune l’abbia mai concessa.

Autorizzazioni mancanti. Manca quella dell’Agenzia del Distretto idrografico. Questa è indispensabile perché tutta la zona è classificata come area Hg4, Rf4 (massimo livello di pericolosità e rischio di frana), iscritta all’IFFI Sardegna come soggetta a crolli e ribaltamenti, appartenente alla medesima successione sedimentaria di pareti limitrofe in cui sono avvenuti crolli e incidenti. Inoltre la realizzazione di un’opera simile non sarebbe stata possibile in base alle Norme tecniche di Attuazione del PAI (artt. 23, 25, 31).

Cargeghe (Sassari): la falesia di Giorré

L’area è tutelata dalla LR 23/98 e la Direzione generale regionale della Difesa all’Ambiente ha richiesto la chiusura del percorso da gennaio a luglio di ogni anno, come pure ha fatto in aprile la Provincia di Sassari. Chiusura mai attuata da parte del Comune.

La struttura. Una via ferrata è un impianto sportivo all’aperto e viene considerato (come indica anche il CONAGAI) un opera di ingegneria civile. Inoltre i lavori non sono stati svolti secondo il Codice degli appalti pubblici e in ogni caso dalle figure richieste: ingegnere, impresa edile, operai abilitati. Non sappiamo chi ha firmato il collaudo finale e certificato la struttura ma con elevata probabilità l’ha firmato Corrado Conca (editore, guida escursionistica e operaio abilitato ai lavori in fune, ma certo non ingegnere). Perciò una struttura fatta in questa maniera non potrebbe neanche esistere ma di fatto c’è e lo stesso Conca ci accompagna i suoi clienti.

Cosa abbiamo ottenuto. La lotta ormai dura dal 2013 e abbiamo ottenuto solo una chiusura di un anno perché nella parete è presente un enorme blocco in bilico su cui è stato fatto passare il percorso.

Il collegio nazionale delle guide alpine ha denunciato Corrado Conca e il Comune, dopo aver riconosciuto che i lavori costruttivi non sono stati eseguiti ad opera d’arte.

Un altro importante risultato è stata la richiesta di chiusura da gennaio a luglio da parte dell’assessorato regionale e della provincia di Sassari (che però il Comune non ha MAI attuato). Sia questi enti che l’Agenzia del Distretto Idrografico hanno comunicato al Corpo Forestale di Vigilanza Ambientale Regionale da almeno un anno che i lavori sono stati eseguiti senza la loro autorizzazione ma incredibilmente i forestali non attuano nessun intervento nel confronto delle violazioni da parte del Comune e di Corrado Conca. Sono stati fatti dei comunicati stampa a informazione della carta stampata ma i principali quotidiani sardi non hanno pubblicato nulla.

L’Assessorato Regionale ha sollecitato due volte la Forestale (e Mountain Wilderness tre volte: sollecito più recente il 9 aprile 2017) a intervenire: ma non si muovono.

Conclusione. Per continuare questa battaglia restano solo le vie legali.

 

Capo Caccia
Progettazione e realizzazione
. In seguito alla richiesta di informazioni ambientali del 24 aprile 2016 fatta da Mountain Wilderness congiuntamente con il Gruppo di Intervento Giuridico risulta che è stata realizzata da Corrado Conca autonomamente. Lo stesso asserisce che l’ha progettata e realizzata 15 anni fa, prima che ci fosse in vigore qualcuna delle leggi ambientali, ma è stata trovata documentazione attendibile, non ancora spedita ad alcuna autorità, che indica che l’ha finita nel 2010.

Attualmente Corrado Conca sta promuovendo su internet l’inserimento di altri gradini e ancoraggi sul tracciato. Ha anche modificato la cartellonistica (abusiva) inserendone una nuova (abusiva) in cui ha omesso la scritta precedente che asseriva che il tracciato è di III grado di arrampicata UIAA.

Autorizzazioni. Non esiste alcuna autorizzazione. E’ beffardo osservare che nel 2016 un ragazzo è stato denunciato per avere messo degli spit per praticare slacklining quando Conca continua a posizionare funi e ancoraggi d’ogni sorta impunemente. Gli itinerari sportivi attrezzati da Conca e che abbiamo segnalato negli altri nostri post sono esattamente sotto la corda che aveva posizionato questo ragazzo.

Autorizzazioni mancanti. Le varie richieste di informazioni hanno messo in luce che non esiste l’autorizzazione da parte del Parco Regionale di Porto Conte, non esiste nessun progetto autorizzato da parte del Comune di Alghero, nonostante ci sia attualmente un progetto per l’inserimento di 60 grifoni lungo le falesie (Under Grifons Wing) e sia una Zona Protezione Speciale per la nidificazione di uccelli rarissimi. Non è stata fatta una Valutazione di Incidenza Ambientale né di fattibilità. Non c’è perciò un’autorizzazione da parte dell’Assessorato alla Difesa Ambiente, né da parte dei Beni paesaggistici (l’area è di coloro rosso, massima tutela).
Manca anche quella dell’Agenzia del Distretto idrografico, che è indispensabile perché tutta la zona è classificata come area Hg4, Rf4 (massimo livello di pericolosità e rischio di frana, iscritta all’IFFI Sardegna come soggetta a crolli e ribaltamenti, appartenente alla medesima successione sedimentaria di pareti limitrofe in cui sono avvenuti crolli e incidenti). Inoltre, come già per Giorré, la realizzazione di un’opera simile non sarebbe stata possibile in base alle Norme tecniche di Attuazione del PAI (artt. 23, 25, 31). Una parte della ferrata è stata sottoposta ad alcuni lavori di disgaggio da parte del Comune proprio a causa della pericolosità.

La struttura. Al di là delle considerazione già fatte per Giorré, a queste autorizzazioni ambientali si aggiunge che la ferrata è stata fatta con materiale non idoneo per attrezzare in zona di mare, da una persona che non poteva né progettare né realizzare il tracciato. Nel corso del tempo si sono rotti diversi ancoraggi degli itinerari di arrampicata sportiva abusivi ( su circa 200 spit messi ex novo) e della ferrata, a causa dell’inadeguato materiale. Oltre a tecniche di posa sottolineate come non idonee.

Sulla via ferrata del Cabirol a Capo Caccia

La storia. Con la richiesta di informazioni ambientali abbiamo messo in luce che non c’è nulla a posto dal punto di vista normativo.

La Procura della Repubblica ci ha risposto che non c’è luogo a procedere. Questo vuole dire che probabilmente non aveva informazioni abbastanza e che erano passati troppi anni dall’accaduto. Anche i forestali a questo punto hanno sbolognato la patata bollente attaccandosi alla risoluzione della Procura.

Il Comune fa finta di niente e pubblicizza l’itinerario sui suoi siti internet promuovendo l’accompagnamento sulla ferrata dello stesso Corrado Conca, che di fatto lavora come Guida Alpina abusiva.

L’unico che può intervenire in questo momento è il Comune, con un atto amministrativo ma… se ne guarda bene: Conca ha fatto fare una petizione on line e ha raccolto circa 2000 firme che chiedono di tutelare e proteggere la sua ferrata. Ha ovviamente omesso come è stata costruita e ha fatto credere che fosse in pericolo di chiusura a breve.

Nel frattempo grazie a questo clamore Conca ha chiesto soldi ai firmatari aprendo un conto per “avere il denaro per fare una perizia tecnica che conferma che la ferrata è sicura”. Non è stata indicata la cifra raccolta.

Nel frattempo le Guide Alpine denunciano Corrado Conca e altri per abuso di professione. Nasce la Commissione Abusivismo come struttura interna al CONAGAI.

La sicurezza. Data la rottura di alcuni ancoraggi è stata seguita anche la pista della sicurezza. Fatta la segnalazione al Prefetto, la stazione dei Vigili del Fuoco di Sassari è andata a fare una perizia tecnica e ha detto che per loro è tutto a posto, sia dal punto di vista costruttivo che per il rischio geologico. Peccato che il nazionale dei Vigili del fuoco scrive al Prefetto (e per conoscenza alle Guide Alpine) dicendo che non è materia di loro competenza (di fatto invalidando la loro perizia). Beh, incredibilmente, su sollecito di chiarimenti da parte di Mountain Wilderness e invito a far fare la perizia alle Guide Alpine (che nel frattempo confermano la teoria sulla pericolosità e cattiva posa), il Prefetto dice che a lui sta bene così e dà per buona la perizia tecnica dei Vigili del Fuoco.

A questo punto il Collegio delle Guide Alpine chiede un incontro personale con il Prefetto. Mountain Wilderness chiede ai vigili del fuoco di Sassari copia della loro perizia tecnica. Come pubblica amministrazione sono obbligati a fornirla, non fosse altro perché la perizia stessa è stata fatta proprio in seguito a segnalazione di Mountain Wilderness. Ad oggi, passato ben oltre un mese, i Vigili non hanno risposto.

Conclusione. Per continuare questa battaglia restano solo le vie legali.

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Lotta continua a Capo Caccia e dintorni ultima modifica: 2017-05-16T05:21:23+00:00 da Alessandro Gogna

3 thoughts on “Lotta continua a Capo Caccia e dintorni”

  1. 3
    davide says:

    Devo correggermi: l’AIGAE non dice nulla perché Conca non ne fa parte, ha già la regione Sardegna che “lo copre”. Intanto i clienti di un guida naturalistica sono contenti perché li ha accompagnati su “ferrate pazzesche”, calati su pareti e grotte, ecc ecc. Per quanto riguarda patenti e abilitazione, Matteo, non è che “imporranno”, ci sono già e si chiamano diplomi, lauree, anni di studio e soldi spesi per apprendere una professione al fine, ricordiamocelo sempre, di tutelare il cittadino che ti si affida. Alla luce di quel che leggo sono tutte prese per il culo (concedetemi il francesismo) rafforzato dalla pubblicità che si fa il soggetto in questione guadagnando anche la “coccarda” (come alle elementari quando facevi il bravo per una settimana) di TripAdvisor. Ma non dico altro, perché ci si prende pure dello stronzo se ti permetti di cercare di far valere i propri diritti. Grazie Italia. E vattene a fanc..o!

  2. 2
    davide says:

    Corrado Conca, una Guida ambientale escursionistica molto apprezzata, che attrezza calate, accompagna in ferrate, fa tutto quello che fa una guida ambientale escursionistica. E l’AIGAE ha nulla da dire? Viva l’Italia, dove finché tutto va bene tutti bravi, ma quando qualcosa va male….https://www.tripadvisor.it/Attraction_Review-g187885-d4368328-Reviews-Corrado_Conca_Guida_Escursionistica-Sassari_Province_of_Sassari_Sardinia.html

  3. 1
    Matteo says:

    Adesso se a capo Caccia ci scappa il morto si scatenerà il delirio…
    E non mancherà certo lo stronzo che proporrà leggi e divieti e la necessità di imporre patenti e abilitazioni.
    Per la nostra sicurezza, ovviamente!

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