Ma quanto desideravamo il primo smartphone mountainproof?

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Gioisci, popolo:  dal 5 dicembre 2013 (e finalmente) “un nuovo modo di concepire la montagna grazie a Quechua Phone 5. In effetti eravamo tutti stufi di questa montagna così noiosa, non ci bastavano più la solitudine, il silenzio, la grandiosità. Volevamo tecnologia affidabile, volevamo delegare ancora di più le nostre già smagrite responsabilità.

“Chi pratica sport estremi e vive un rapporto simbiotico con la natura ha sempre avuto problemi a trovare un degno compagno di avventure Mobile”. Davvero? Ma siamo davvero sicuri che chi ha un rapporto simbiotico con la natura abbia bisogno di un Mobile a tal punto da non averne trovato uno finora che gli andasse bene?

Certo, “questo smartphone mountainproof è stato pensato per lunghi weekend di guadi e arrampicate, e prodotto da chi ha una lunga esperienza nella grande distribuzione di articoli per sport estremi”.

Finalmente un “solido compagno di viaggio”, un compagno che per soli euro 229,99 sarà così affidabile da non farti neppure sospettare la veridicità del famoso detto “Meglio soli che male accompagnati”.

Questo smartphone promette di “adattarsi alle condizioni più estreme e resistere agli urti (…), venire utilizzato tutto un week-end con monitoraggio GPS e 3G attivati (…), affrontare una violenta pioggia temporalesca durante le escursioni, cadere malauguratamente nella neve o ancora resistere alle tempeste di sabbia durante un trekking nel deserto”.

Questo device mountainproof ha tra i suoi strumenti il barometro, il gps, l’altimetro, e la bussola elettronica. E in più è proposto a un prezzo interessante e commercializzato in esclusiva nella più grande catena retail di attrezzatura sportiva, Decathlon.

Il messaggio pubblicitario ammicca senza incertezze agli sportivi e agli amanti della montagna che preferiscono non spendere cifre esorbitanti per un dispositivo, ma che vogliono con spirito di gregge arrivare a quel “nuovo modo di vivere la montagna” che un guru mai visto promette con insistenza, tipo Grande Fratello.

Quindi nessuna scelta personale, nessuna responsabilità di rischio auto-assunto: tutto facile per tutti, chiunque potrà fare ogni cosa. E non solo: “visti il prezzo e le caratteristiche, il Quechua Phone 5 potrebbe essere interessante anche per chi vive la propria vita cittadina allo scoperto dalle intemperie ed in costante movimento, ma non vuole scendere a compromessi tra giungla urbana ed i tipici limiti dei Mobile Device (delicatezza, pericolo di infiltrazioni di acqua e polvere, graffi, batteria limitata)”.

Insomma era ora! Qualcosa che ci avvicinasse la montagna a tal punto da non capire neanche più dove siamo per totale inadeguatezza del metro di misura, qualcosa che prometta di addomesticare distanze, dislivelli tramite grafici e simulazioni, che sostituisca la probabilità all’istinto, che annulli in pochi secondi secoli di storia liquidati come vecchio modo di concepire la montagna.

Perciò ci recheremo numerosi in quei “non luoghi” Decathlon a rendere omaggio con la nostra curiosità indotta e con il nostro obolo a questa nuova panacea universale, per protestare silenziosi contro la montagna noiosa, vecchia e anche un po’ pericolosa. Per rottamarla.

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Ma quanto desideravamo il primo smartphone mountainproof? ultima modifica: 2014-01-03T07:43:27+00:00 da Alessandro Gogna

5 thoughts on “Ma quanto desideravamo il primo smartphone mountainproof?”

  1. Alessandro siamo al paradosso, quelli come me che sono infastiditi da questi “oggetti” si devono sentir dire di essere snob. La tecnologia dovrebbe essere utile, invece succede che è piena di opzioni inutili che solo per imparare a usarla ti sta già togliendo del tempo ti isola ti fa incazzare. Il telefono lo uso solo per telefonare, tengo la vibrazione per rispetto degli altri, subisco giornalmente tutte le suonerie più becere e sono costretto a sentire “gridano” le chiamate altrui. Un esempio illuminante è quando ci sono delle persone in treno o in attesa di qualsiasi cosa, se ci sono 10 persone almeno 8 stanno “giocando” con lo Smartphone, non ci si guarda non ci si parla, l’importante è sfoggiare l’ultimo modello di Smartphone. Viviamo nella società dell’apparenza, della superficialità si pensa che in Montagna non può accadere nulla perché chiamo i soccorsi e poi ho il GPS vuoi che non faccio il VI° grado almeno. Io non mi riconosco più in questo genere di “essere umano”. L’ambiente l’ho sempre considerato un luogo di libertà, un modo per non seguire come una pecora quello che mi viene preconfezionato dal Consumismo, ho sempre cercato di evitare come dici bene tu “i non luoghi” e non è che mi sento superiore, non è nella mia indole… cerco solo di capire il perché la maggioranza delle persone anche con figli, non vedono il “baratro” nella quale molto presto andremo a finire.

  2. Telefono spento, da usare solo se davvero serve o per le emergenze. Così la durata della batteria è preservata.
    Nessuno smart phone potrà mai fare foto come una macchina fotografica, anche una compatta scatta immagini migliori.
    Approvo la tecnologia, mi piace e la uso, ma mi allontano da questa moda invadente della condivisione immediata e sul posto. Perché diciamola tutta, uno smart phone in montagna serve solo a mandar foto e filmati su FB. In realtà serve anche a distoglierci dall’anima della natura, a riconnetterci con il mondo che per un attimo abbiamo deciso di guardare con occhi differenti.
    Mi tengo il cellulare spento.

  3. Caro Sergio, sarei tentato di darti ragione se la proposta consumistica non fosse così aggressivamente suadente, così fastidiosa nel cercare di allontanarmi dal mio vero scopo. Il mio è un tentativo di difesa da queste sollecitazioni così estranee al mio (ma per fortuna non solo mio) modo di sentire. Anche a me piacciono i “bei culi” e nell’acquisto di un’auto ho sempre cercato di non farmi influenzare dalla modella che le posava accanto. Ma sono proprio sicuro di esserci sempre riuscito? E poi: anche per me la montagna è un piacere e non “un luogo dove misurare il valore”. E’ passato il tempo in cui cercavo di fare cose di valore, ora preferisco ammirare il valore degli altri. Anche ora però cerco di procurarmi il piacere togliendo tecnologia, non aggiungendola. Perché mi sono accorto che avere orgasmi dietro alle magnificenze tecniche di uno strumento mi distraeva dalla natura e dalla piena immersione in essa. La scelta è e deve rimanere personale, anche quella di fare contro-pubblicità o lasciar fare.

  4. a me non dà certo fastidio un telefonino con una carica che duri più a lungo (sarebbe meglio se si ricaricasse col sole, ma non funzionano un granché) o che resista agli urti o all’acqua visto che ne ho già fottuti un paio in ‘sto modo…

    ma la retorica dei “lunghi weekend di guadi e arrampicate”, del “solido compagno di viaggio” e del “nuovo modo di vivere la montagna” mi fa venir voglia di menare!

  5. Mi sembra un po’ snob come articolo. Di telefoni “mountain proof” ne esistevano già (xperia active per esempio, tanto per non fare nomi).
    Quanto alla reale necessità dello strumento, come sempre è scelta personale.
    Non è certo un telefono che ti allontana o ti avvicina alla montagna, ne ti responsabilizza o de-responsabilizza.
    Ci saranno i tecno-gasati che fotograferanno ogni passo appena al di là del parapetto della funivia del bianco, postando su FB la loro ardua impresa su tetto d’Europa (magari non sanno che la cima è un po’ più in là rispetto alla funivia) .
    Ci saranno coloro che si porteranno il telefono nello zaino, magari spento per non esser disturbati e godere in pace della salita, sapendo che se li prendesse il maltempo o se cadesse loro a terra non avranno buttato via un po’ di soldini, oggi sempre più scarsi, ma senza alcuna altro scopo e certo non affidando ad esso la loro sicurezza.
    Non è la tecnologia che fa il cambiamento o segna la rovina dell’alpinismo, ma la testa delle singole persone.
    Un po’ come criticare le gomme da neve o le strade pulite perché ci permettono di arrivare più vicino agli attacchi delle cascate o alle sci-alpininstiche. Mio nonno andava a piedi e prendeva treni ed autobus. Io arrivo comodamente sulla mia punto vecchia, e c’è chi arriva ancora più comodamente con il SUV. Non ritengo però che la Punto o il SUV declassino la mia montagna rispetto a quella di mio nonno. Certo lui faticava di più, ma la montagna è un piacere, almeno credo e almeno per me, non un luogo dove misurare il valore. IL rispetto per l’ambiente, l’approccio “soft” alla montagna si può avere anche con mille tecnologie.

    Quanto alla pubblicità del dispositivo, è pubblicità. Cosa c’entrano i “bei culi” (mi si perdoni il termine) con le macchine? E’ la pubblicità. Nuovamente siamo noi singoli essere pensanti a poter fare la differenza, non la pubblicità in se ad essere esecrabile.

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