Messner dice che il suo alpinismo è fallito?

In questi giorni si parla molto dell’intervista rilasciata da Reinhold Messner a La Repubblica il 6 settembre 2014, dal titolo: Reinhold Messner compie 70 anni: ”Il mio alpinismo è fallito”.
Ciò che fa discutere è la sua affermazione che il suo alpinismo è morto, è fallito. Perché oggi non è più seguito dai giovani.

Qui di seguito il breve filmato dell’intervista, da seguire con attenzione:
http://video.repubblica.it/cronaca/reinhold-messner-compie-70-anni-il-mio-alpinismo-e-fallito/176505/175208

Ora posso tentare di riassumere in pochi ed essenziali concetti quello che dice Messner.

Dapprima sembra esaminare il cambiamento tramite la “parcellizzazione” dell’alpinismo, ma invece di fare un’analisi completa delle diverse attività, probabilmente per esigenze di concisione, si limita ad accennare alla parte competitiva nelle sale al coperto, generando però l’impressione nell’ascoltatore che i giovani facciano solo quello.

Poi denuncia la situazione che si è venuta a creare sia sulle Alpi che in Himalaya, dove le grandi vette sono salite con un tale dispendio di uomini, di mezzi e di attrezzatura preventiva da giustificare il nome di “turismo d’alta quota”. Anche qui Messner, e ammettiamo ancora la tirannia del poco tempo, non accenna alle centinaia di “spedizioni” grandi e piccole che ogni anno vengono fatte alle montagne di tutto il mondo senza alcuna possibilità che possano essere confuse con il turismo.

Reinhold Messner

Subito dopo pone il tema centrale, cioè il fatto che l’alpinismo tradizionale è ormai “marginale” perché lo praticano in “pochi”, sia pure “bravissimi”.

La conclusione, rapida e incisiva, quanto secondo me affrettata e inopportuna, è che il suo alpinismo, dunque quello tradizionale, è fallito, forse già finito con Walter Bonatti.

Quell’alpinismo che prevedeva l’esplorazione e la lotta con mezzi leali nei confronti della grande montagna “non è più seguito dai giovani” (che qui dunque passano da “pochi” a nessuno, tanto per enfatizzare).

Poi afferma correttamente che la sua generazione è stata fortunata, perché ha trovato terreno ancora vergine e perché nutrita culturalmente da una società che dava speranza ai giovani e credeva in loro. Oggi invece la società offre loro solo “un mondo chiuso, sovraffollato, senza occasioni di lavoro e senza possibilità di esprimere la loro personalità” con imprese e fatti.

Personalmente non trovo, come è stato purtroppo scritto, che Messner sottolinei un’eccellenza dell’alpinismo del suo tempo nei confronti di quello dei tempi odierni. No, affatto, anzi loda quei “pochi bravissimi” che lo fanno e lascia sottintendere che, rispetto ai suoi tempi, molti progressi sono stati fatti. Il problema è che Messner alla fine del discorso (e quindi purtroppo anche nel sensazionale titolo, quest’ultimo non di sua responsabilità) nega l’esistenza stessa di un alpinismo tradizionale odierno!

Questa negazione non risponde al vero. Anche i meno informati possono seguire le cronache di ogni giorno, sui portali internet e sulle riviste specializzate: in mancanza di questi, basta solo seguire annualmente il Piolet d’Or, dove perfino quelle imprese alla fine “non nominate” hanno un valore assoluto che trova il suo posto nella scala evolutiva. Figuriamoci le finaliste!

Le imprese di Matteo Della Bordella, Luca Schiera, Ermanno Salvaterra, Rolando Garibotti, Denis Urubko, Hans-Jörg Auer, Ueli Steck, Andy Kirkpatrick, Leo Houlding, Sandy Allan, Rick Allen, solo per citare in ordine confuso e molto ampiamente incompleto i primi nomi che mi vengono in mente, non sono avventure di tardi epigoni imitatori del grande alpinismo passato: sono grandi imprese d’avventura, a un livello tecnico inconcepibile anche solo venti anni fa. Per non parlare delle grandi imprese in campo puramente roccioso, a livello a dir poco eccelso.

L’informazione al riguardo non manca e se la si consulta con occhio attento e imparziale risulta che i praticanti della disciplina “alpinismo tradizionale” non sono affatto pochissimi e in ogni caso non sono inferiori numericamente a trenta o quaranta anni fa.

Mi dispiace per questa disgraziata intervista di Messner, perché alla fine prende quota il fastidioso sospetto che volesse significare un qualcosa tipo “muoia Sansone e tutti i Filistei!”.

Le sue pluridimostrate capacità di analisi storica e la sua esperienza, non inferiori per qualità alle sue personali e stupefacenti grandi avventure in tutto il globo, in questo caso risultano appannate: credo doveroso da parte sua riportarsi al suo normale livello scrivendo di suo pugno una precisazione. Ne ha di certo le possibilità, e forse anche il tempo… a settant’anni non si dovrebbe essere tutti in pensione?

postato l’11 settembre 2014

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Messner dice che il suo alpinismo è fallito? ultima modifica: 2014-09-11T07:32:25+00:00 da Alessandro Gogna

14 thoughts on “Messner dice che il suo alpinismo è fallito?”

  1. 14

    Certo, a settant’anni s’ha ampiamente diritto (direi anzi “dovere”) d’andare in pensione senza alimentare ulteriormente stucchevoli polemiche…

    Bisogna però anche cercare d’esser generosi e comprendere chi, anche grandissimo, fortissimo, purissimo, ormai impossibilitato a vincere l’impossibile, si sfoga con penna, carta e calamaio…

    Senza dimenticare però che gli anni passano per tutti…

  2. 13
    Davide says:

    Non è semplice a volte compiere imprese grandiose senza poi cadere vittima della superbia, in parte credo che quello che dice Messner sia però vero credo che fare la fila per salire l’Everest come quando si va in spiaggia sia la dimostrazione che forse qualcosa non va….. Le spedizioni commerciali trascinano in vetta persone come sacchi di patate ansimanti , con ossigeno e artifizi vari, Messner comunque non può generalizzare dimenticando che lui stesso a paragonato le imprese di Steve House alle proprie e quelle di Bonatti (Dio)

  3. 12
    Riccardo Cepparo says:

    Bravissimo Alessandro Gogna, la tua analisi è semplicemente perfetta. Le parole di Messner sono forzatamente distorte dal contesto e dal
    la necessità di compressione in un’epoca in cui i giovani non si parlano tra loro ma si scrivono su whatsapp “gi pome stra chamo”, che vorrebbe dire oggi pomeriggio andiamo alla palestra di Chamonix. Forse l’unico errore di Messner è quella punta di amarezza caratteristica dei grandi vecchi di tutto il mondo, che a mio avviso è pienamente giustificata, vista la statura morale della loro eredità. Ci vorrebbe un pizzico di quel fatalismo e di voglia di prendersi in giro, che aveva per esempio il grande Casimiro Ferrari: “Einstein era un grande, però seduto sul cesso era uguale preciso a te e a me”.

  4. 11
    Massimo Bursi says:

    Secondo me l’alpinismo è ancora vivo specialmente da parte di chi fa e non dice, non scrive e non pubblica quello che fa… quindi la ricerca delle difficoltà, dell’avventura continua a spostare i limiti in avanti.
    Se però Messner intendeva dire che l’alpinismo in montagna è marginale o che ci sono sempre meno arrampicatori/alpinisti sulle vie tradizionali e classiche – discorso trito e ritrito – beh io penso che questo sia assolutamente vero. Secondo me Messner voleva dire questo!
    Personalmente sono contento di non dover fare più la coda sulle classiche dolomitiche, sono contento di trovar posto in rifugio senza dover prenotare, sono contento che sulle vie lunghe in Verdon non ci sia più nessuno.
    Ovviamente il fatto che in alcuni luoghi come la val di Fassa, addirittura come sottolinea Luca Visentini, l’alpinismo e gli alpinisti siano stati espulsi come un corpo estraneo, beh questo non mi piace ma è il lungo effetto dell’onda consumistica e turistica!

  5. 10
    Dario Bonafini says:

    Sono d’accordo con Fabrizio Vago, l’Alpinismo d’avventura esiste anche se non finisce in prima pagina. Messner ha fatto un Alpinismo tradizionale ma molto mediatizzato, invece ci sono Alpinisti Giovani e non che continuano a fare Alpinismo su pareti sconosciute alla massa e vivono le proprie avventure per se stessi, non facendone una professione ma una passione, Messner sarebbe ora che stia un po’ in silenzio perché adesso che lui non fa più Alpinismo sembra che sia morto, assolutamente no, Messner deve avere un Ego ancora inappagato e continua a menarla con questa storia, deve farsene una ragione anche senza di lui le pareti continueranno ad essere salite per un bisogno che ha l’uomo di provare emozioni che non per forza devono essere condivise con i media come ha scelto di fare lui.

  6. 9

    Alpinisticamente, nessuno può dire che Messner non sia stato un riferimento, ma i tempi cambiano e le situazioni evolvono…
    Non ho mai apprezzato il suo modo assolutista di porsi come persona e personaggio perchè non va dimenticato che RM è diventato nel bene o nel male un personaggio pubblico e come tale, credo, abbia delle responsabilità nei confronti dei suoi atteggiamenti, i quali a volte , a mio avviso, rispecchiano molto situazioni storiche non piacevoli da ricordare sia passate, sia attuali…
    Se lo stimolo a migliorarsi, che in molti commenti ho letto, viene visto nelle sue parole, è supportato dal solito modo, che definisco arrogante, di porsi, beh… spero nessuno raccolga lo scettro del reuccio dimissionario…
    Ripropongo ciò che ho postato su FB (ormai salotto sociale per eccellenza…):
    Neanche mi scompongo a dibattere sulle posizioni politiche perché su due frasi è probabilmente impossibile capire il significato del pensiero e sarebbe la solita polemica politica senza senso…
    Ciò che dice però sull’alpinismo non è del tutto giusto, a mio avviso, né del tutto sbagliato…
    Lui ha avuto occasione di vivere, e direi senza tema di smentita, sfruttare a titolo personalissimo, un periodo di grandi cambiamenti ed evoluzioni storiche in questo mondo. Ho sempre considerato Messner un grande alpinista ma anche un grande opportunista sputasentenze… e se qualcuno ha permesso che questo strano e limitato (nei numeri) universo, arrivasse a ciò che attualmente sta dimostrando di essere, si deve anche e soprattutto a personaggi come lui che della loro passione hanno fatto fatto il business più sfrontato ed in alcuni casi (Messner non ne è scevro) arrogante.
    Se il suo alpinismo fosse veramente fallito non avremmo che da beneficiarne, e non parlo certamente di ciò che fece agli albori, ma di ciò che lo ha portato ad essere un personaggio (buono o cattivo a seconda dei punti di vista) ancor prima di un alpinista.
    Mescolare la sua condotta di vita con quella di Bonatti mi sembra comunque eccessivo, sicuramente a livello di exploits, possono esser viste su binari paralleli ma se si parla di figura pubblica, beh… Bonatti non sarà stato uno stinco di santo, ma certamente la sua limpidezza ed il suo distacco da certi tipi di notorietà gli rendono merito….
    In ogni caso auguri!
    L’alpinismo comunque non credo sentirà la mancanza di Reinhold dal suo palcoscenico come stellina e prima donna, probabilmente invece lo immortalerà per cio che di veramente buono,
    per questo universo, ha fatto che malgrado tutto non è poco…!

  7. 8

    Non sono nessuno per parlare di cosa è stato e cosa sarà (del trad, dell’alpinismo ed in genere la storia di sta sciagurata creatura che è l’essere umano).

    Certo, l’ho ben ascoltata l’intervista e non ci vedo niente di chè, niente di nuovo, rispetto al pensiero che Reinhold Messner esprime da tanti anni ormai (“mediazione mediatica” a parte).

    A me sembra un pensiero lucido e semplicemente “statistico” sui grandi numeri (e questo ammetto, può dar fastidio pure a me), ma inviterei a non fermarci sulle “parole”, ma invece a vedere il concetto che uno sottointende (cosa che vale in generale per ognuno di noi). Purtroppo nell’informazione balorda dei media odierni (internet si o internet no), ci fermiamo sempre ai titoli e casomai, strumentalmente ci attacchiamo alla sintassi delle sentenze… una cosa che ho ben imparato nella comunicazione industriale, nel lavoro (purtroppo).

    Messner fa un discorso “filosofico” a mio avviso di ampio respiro. Forse non può dire apertamente quello che pensa in una intervista di compleanno… sennò gli daremmo del nazista… però è interessante vedere l’evoluzione del pensiero che lui ha fatto nel corso dei decenni. Parla dell’uomo sul pianeta terra, della comprensione della natura attraverso l’arte, addirittura ?! Una furbata qualcuno dice. io penso invece che ci si arrivato davvero alla “folle” conclusione.
    Può poi essere antipatico il suo probabile totalitarismo, come nò! ma lo abbiamo visto anche piangere ininterrottamente davanti alla telecamera di Werner Herzog e da allora mi è diventato simpatico di brutto.

  8. 7
    Alberto Benassi says:

    si contestualizzare le azioni…..ma a parte questo. Voglio ribadire che se chi pratica un certo tipo di alpinismo “tradizione” non appare poi sulle riviste patinate , non vuol dire che questo alpinismo non esiste più.

  9. 6
    luca says:

    Alberto: quello su Mennea era solo un esempio similare, per chiarire meglio quanto stavo affermando. Ovvio che non centri nulla con i temi alpinistici! E sono d’accordo con quanto scrivi, in effetti dici in altro modo quello che penso io (contestualizzazione delle azioni nel tempo e nello spazio in cui vengono svolte, appunto). Ciao! 🙂

  10. 5
    GIANDO says:

    Il problema delle interviste ai cosiddetti mostri sacri, a prescindere dai rispettivi ambiti di appartenenza, nasce dal risalto mediatico che alle stesse viene dato. Ne consegue l’estensione generalizzata di una serie di considerazioni che molto probabilmente, nella testa di chi le ha espresse, si riferiscono ad alcune situazioni ben definite.
    In merito alla cosiddetta “tradizione” si potrebbero scrivere fiumi d’inchiostro ma, in ultima analisi, ritengo che l’utilizzo di tale termine sia alquanto aleatorio. La tradizione, per quanto si cerchi di mascherarlo utilizzando, per es., altri termini (tipo “sicurezza”), non è immune dall’evoluzione. Se così non fosse, sempre per fare un esempio, bisognerebbe continuare ad utilizzare le corde di canapa.
    Ciò che purtroppo manca è, spesso e volentieri, la modestia. L’errore sta’ nel voler fare le cose a tutti i costi. La modestia dovrebbe portare coloro che salgono sull’Everest trascinati dagli sherpa a lasciar perdere, perché ha sicuramente più valore, eticamente, ecologicamente, ecc., salire un quattromila o anche meno in perfetto stile alpino.
    Tutti sanno chi è Messner e cosa ha fatto ma proprio per questo non si possono applicare le sue considerazioni tout court, anche all’escursionista domenicale (perchè il rischio è poi questo).
    Quindi, massimo rispetto ma, al di fuori di casi limite come quello sopraesposto, non gli darei peso più di tanto.

  11. 4
    Alberto Benassi says:

    Scusa Luca ma non capisco cosa centri Mennea con quello che ha dichiarato Messner. Chiaramente ogni campione e ogni impresa va guardata nel suo tempo. Quindi non è che quello che viene fatto oggi è meglio o peggio. Spesso e volentieri è frutto di quello che è stato fatto prima.
    Messner sentenzia che un certo tipo di alpinismo tradizionale è morto, è scomparso. Io non credo perché ci sono ancora alpinisti che si muovono sulle montagne praticando un alpinismo decisamente avventuroso ad armi pari con la montagna. Dire che l’alpinismo tradizionale non è più praticato dai giovani è una falsità è non guardarsi bene intorno. Sicuramente sono una minoranza ma ci sono! Mi meraviglia che Messner non lo veda.
    Chiaramente l’alpinismo è molto cambiato e oggi non ci sono più terre e gruppi montuosi da esplorare di cui non si sa nulla. Ma l’avventura se la vuoi cercare , la puoi trovare in molti altri modi. Anche dietro l’angolo di casa. Affrontare certe montagne, certe pareti in un certo stile fa la differenza tra fare un grande o piccolo alpinismo comunque tradizionale , oppure conquistare le cime a tutti i costi.
    Mi sembra che oggi accanto a vere e proprie gite turistiche organizzate sulle montagne più alte del mondo che poco sanno di alpinismo, anche se poi comunque qualcuno ci lascia la buccia, c’è chi pratica un alpinismo senza compromessi. Ultimo esempio la salita della sud dell’Annapurna sia in solitaria da parte di Steck sia dalla cordata francese.
    Ma ti posso garantire che non serve sempre scomodare le montagne più famose del mondo ci sono anche molti sconosciuti che fanno del bell’alpinismo tradizionale di alto livello su montagne nazionali: Dolomiti, Alpi ma anche molto meno famose: Gran Sasso, Apuane, Maiella, ect.

  12. 3
    luca says:

    Ottima ed equilibrata riflessione sulla questione (cosa ineluttabile peraltro, vista la firma!).
    Personalmente mi pare che la sottolineatura di un’eccellenza dell’alpinismo del suo tempo invece ci sia, anche se tale considerazione deve necessariamente essere contestualizzata in una visione storica generale dell’alpinismo dal dopoguerra ad oggi e in fondo senza che sia Messner a doverlo fare: dunque ci può anche stare. Insomma, per intenderci: anche Pietro Mennea, ai suoi tempi, per ciò che faceva e per come lo otteneva era un’eccellenza assoluta; oggi c’è anche di meglio, altre eccellenze assolute, ma tali nel nostro tempo, ove molte cose sono cambiate.
    Purtroppo è vero che a volte certe sue dichiarazioni pubbliche hanno fatto storcere il naso a molti, e ciò, noto, ha spesso guastato la sua immagine e la considerazione diffusa dell’uomo correlata a quella dell’alpinista: di ciò me ne dispiaccio parecchio, dato che, caratteraccio che abbia Reinhold o meno, resta un fulcro insostituibile dell’alpinismo moderno, e un effigie per la disciplina e per la cultura alpinistica fondamentale.
    Grazie per il bell’articolo!
    Luca

  13. 2
    GIANDO says:

    Pienamente d’accordo con Alberto, non è la prima volta e anch’io credo che lo sia!

  14. 1
    Alberto Benassi says:

    Messner non è la prima volta che dice o fa qualche… bischerata, rimangiandosi nelle parole e nei fatti diverse sue convinzioni.
    Non so se… lo è, o ci fa???
    Ma forse visto che ha 70 anni… lo è?

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