Monsanto o Monsatana?

Monsanto o Monsatana?
di Raùl Ilargi Meijer (già pubblicato l’11 giugno 2018 su comedonchisciotte.org)

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Nel nostro mondo ci sono molte industrie che hanno causato delle enormi devastazioni. Pensiamo alle grandi compagnie globali, alle banche, al petrolio, pensiamo alla plastica. Ma c’è un altro campo che sta molto peggio di tutti gli altri: l’agro-chimica. A un certo momento, non molto tempo fa, i grandi produttori della chimica, che fino ad allora si erano tenuti occupati a produrre solo l’Agent Orange, i gas nervini e le sostanze chimiche che servivano per le docce nei campi di concentramento, ebbero l’idea di usare i loro prodotti nella produzione alimentare.

Dopo aver cominciato con fertilizzanti ecc., hanno pensato che rendere i raccolti completamente dipendenti dalle sostanze chimichesarebbe stato, per loro, molto più redditizio. Hanno cominciato a comprare semi e hanno cominciato a manipolarli. Poi hanno convinto sempre più contadini, o meglio sempre più consorzi alimentari, che i “parassiti” che minacciavano i raccolti, potevano essere semplicemente uccisi, senza dover ricorrere ai metodi della natura per controllarli.

Nelle monocolture questo, in realtà, avrebbe senso, ma è il concetto stesso di monocultura che non ha senso: in natura funziona la (bio) diversità.E, per colmo di cinismo, il cibo di cui abbiamo bisogno per vivere ormai sia prodotto da una cultura che porta la morte. Perché questo è quello che fanno la Monsanto e i suoi simili: la loro soluzione a qualunque problema degli agricoltori è ammazzare tutto con il veleno. Ma questo finirà per uccidere l’intero ecosistema in cui opera e da cui dipende un agricoltore.

 

E certo che tutti i vari Monsanto del pianeta producono molto più materiale di “ricerca” di chiunque altro, e queste loro ricerche servono per spiegarci che la scomparsa degli ecosistemi nei posti in cui vengono introdotti i loro prodotti non dipende assolutamente dai prodotti delle varie Monsanto. E anche se qualcuno potrà dimostrare che non è vero, sarà troppo tardi: il danno sarà già stato fatto con l’impollinazione incrociata. La Monsanto potrà quindi denunciare chiunque coltivi campi che mostrano tracce delle sue sementi geneticamente modificate, anche se l’ultima cosa che vorrebbe un agricoltore è proprio trovare nel suo campo delle tracce di quel genere.

Comunque, quando ieri ho letto un pezzo di John Vidal sul Guardian, sono rimasto colpito da certi numeri. La Bayer-Monsanto, che presto sarà solo Bayer, è proprietaria del 60% dei semi e del 70% dei prodotti chimici usati in agricoltura, in tutto il mondo. Possiamo paragonare queste percentuali più o meno al numero di vertebrati e di insetti che sono già scomparsi dalle campagne di Germania, Francia e Inghilterra. E’ la vita stessa che sta morendo. L’estinzione delle specie ora è diventata una minaccia più grave dei cambiamenti climatici.

Vidal: Chi dovrebbe dar da mangiare al Mondo: Uomini veri o Sfacciare Multinazionali?

“Per mezzo di parecchie società affiliate e di compagnie di ricerca che vengono usate come armi, la Bayer-Monsanto esercita un impatto indiretto, su ciascun consumatore, e diretto sulla maggior parte degli agricoltori di Gran Bretagna, UE e USA. Controlla inoltre efficacemente quasi il 60% della fornitura mondiale di semi protetti da brevetto, il 70% delle sostanze chimiche e dei pesticidi usati per coltivare il cibo che proviene dalla maggior parte delle colture GM (geneticamente modificate) nel mondo, così come molti dei dati su cosa coltivano gli agricoltori, dove lo coltivano e quanto ne ricavano”.

 

“La Bayer-Monsanto potrà influenzare cosa e come viene coltivato nella maggior parte dei campi che producono cibo per tutto il mondo e potrà condizionare il prezzo e il metodo con cui viene coltivato”.

“Ma l’acquisizione è solo l’ultimo passo di una serie di tre grandi fusioni avvenute tra compagnie che controllano semi e pesticidi. Con l’appoggio dei governi, delle regole sul commercio mondiale e delle leggi sulla proprietà intellettuale, Bayer-Monsanto, Dow-DuPont e ChemChina-Syngenta hanno ottenuto tutte le autorizzazioni che servono per controllare gran parte della fornitura mondiale di semi”.

 

Si noti che, benché Dow-DuPont e ChemChina-Syngenta siano aziende di grandi dimensioni, la sola Bayer-Monsanto già possiede il 60% delle sementi protette da brevetto e il 70% delle sostanze agrochimiche. Dal momento che possiede “solo” il 60% e il 70%, non potrà essere accusata di monopolio. Ma il suo prodotto principale, il glifosato (venduto con il marchio Roundup) è prodotto anche da Dow, DuPont e Syngenta. Quindi insieme gestiscono effettivamente un monopolio. Non lo è solo “tecnicamente”. Questi signori hanno dalla loro il fior fiore degli studi legali, delle lobby e dei PR, perché …..mirano al controllo globale.

“[…] dato che la maggior parte degli agricoltori dei paesi ricchi già compra i semi dalle multinazionali, la voce di chi si oppone a questo monopolio si sente a malapena. Una voce però arriva da chi conosce l’operato di Debal Deb, un ricercatore indiano, che cerca di preservare le colture antiche ed è l’antitesi della Bayer-Monsanto, che si concentra solo sullo sviluppo di un piccolo numero di colture forti e protette dal suo brevetto, Deb invece fa crescere il maggior numero di possibile di colture e fa diffondere i suoi semi”.

“Quest’anno sta coltivando ben 1.340 varietà tradizionali del riso indiano “folk” su un terreno che gli è stato regalato nel Bengala Occidentale. Saranno più di 7.000 gli agricoltori – in sei diversi stati – che riceveranno i suoi semi, a condizione che li coltivino e che ne distribuiscano una parte ad altri agricoltori”.

“Questa condivisione dei semi di “varietà locali”, non è filantropia, ma l’ultimo anello di un sistema secolare di agricoltura di mutuo soccorso che ha permesso stabilità sociale e diversità alimentare a milioni di persone. Selezionando, incrociando e scambiando continuamente i loro semi, gli agricoltori hanno sviluppato un gran varietà di prodotti riconoscibili per aroma, gusto, colore, proprietà medicinali e resistenza a parassiti, siccità e inondazioni”.

 

La battaglia è tra biodiversità e Monsanto, e quest’ultima sta vincendo alla grande. Monsanto-Bayer vuole che gli agricoltori coltivino solo quelle poche colture, di cui possiede il brevetto e vuole che tutto il resto sia sterminato con le sostanze chimiche senza le quali queste colture non possono crescere. Monocolture su steroidi, allevate in ambienti sterili e privi di vita. Il 75% degli insetti sono scomparsi dalle campagne europee, sono scomparsi anche il 60% dei vertebrati, mentre uccelli e farfalle stanno diventando una rarità.

È follia nella sua forma più assoluta. Follia di singole persone, follia dei sistemi legali, follia della governance. Nessuno, e nessun paese, dovrebbe essere obbligato a dimostrare che i prodotti della Monsanto stanno uccidendo la biodiversità. Abbiamo uno strumento – che si chiama principio di precauzione – e dobbiamo usarlo. Come diceva Ippocrate: Primo non Nuocere. Non è complicato.

Ma devo ammettere che qualche volta penso che sia già troppo tardi. Una volta che hai ammazzato il 70% di qualsiasi forma di vita, in un qualsiasi ecosistema, come farà questo eco-sistema a riprendersi? Perché con la fusione della Bayer-Monsanto approvata in tutti i paesi del mondo, le cose andranno sempre peggio e sempre più velocemente. L’industria agro-chimica è una cultura che cresce grazie alla morte, una cultura che trae i suoi profitti da una mortalità enorme, forse peggio ancora di quella che uccise i dinosauri 65 milioni di anni fa.

E le probabilità che l’umanità sopravviva a questa catastrofe sono poche o niente. La nostra sopravvivenza dipende dalla diversità che esiste in ciascuno degli ecosistemi in cui viviamo. Ma sì, vi sento: noi siamo la specie intelligente.

Gli Ogm Monsanto sono presenti in quasi tutto ciò che mangiamo. Cliccare per ingrandire

Ecco qualcosa che ho pubblicato per la prima volta nel dicembre 2016, ma le cose sono peggiorate molto più velocemente di quanto pensavo allora: Ammazziamo Noi la Monsanto prima che ammazzi i nostri figli.

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Monsanto o Monsatana? ultima modifica: 2018-09-07T04:03:11+00:00 da Totem&Tabù

9 pensieri su “Monsanto o Monsatana?”

  1. 9
    Alberto Benassi says:

    dove è la destra? dove è la sinistra? …dove è la verità??  dove è la bugia ??

     

    Ognuno racconta la sua di storiella….e chi la più lungo se lo tiri…!

  2. 8
    Massimo says:

    Matteo, scusa ma a slogan non funziona.

    La biodiversità intesa come preservazione di organismi diversi che convivono in un campo coltivato, perchè di quello si tratta, viene misurata con apposite ricerche, non fatte dalle aziende private ma da università E le ricerche fino ad oggi certificano che le colture OGM cui ti riferisci presentano una biodiversità maggiore di quelle dove si usano più agrofarmaci.

    La ricerca pubblica è redditiva se la si lascia libera di lavorare. L’università italiana ha, ad esempio, prodotto una mela che senza costi in termini di sicurezza combatte un parassita della pianta. Si è fermata la sperimentazione in campo per motivi ideologici. E’ una scelta politica, non di salute o di opportunità economica.

    Non si vogliono gli OGM? Bene, si rinunci da domani ad importare le centinaia di migliaia di tonnellate di soia con cui alimentiamo le nostre bestie. E tutto il mais col quale facciamo la polenta da anni.

    La monsanto deve essere sottoposta a controlli come ogni altra azienda. Chi ora spinge per vietare il glifosate (che è fuori brevetto da anni e prodotto da diverse aziende) ha pronto un prodotto nuovo da vendere sul mercato, la cui tossicità è simile a  quella del glifosato. Solo che costa di più.

  3. 7
    Matteo says:

    La biodiversità in una monocultura ce la trova giusto la Monsanto.

    La cancerogenicità è quella del DDT e degli steroidi anabolizzanti…tutta roba buona, in effetti

    Se chi coltiva deve essere lasciato libero di scegliere e la Monsanto deve essere lasciata libera di fare soldi semplicemente finirà che non esisterà nient’altro (tantomeno la ricerca pubblica che di sicuro non è redditiva e quindi nessuno potrà permettersi di finanziarla). E siamo già bene avanti su ‘sta strada.

    E quando non esisterà più nient’altro e avremo alcuni miliardi di cavie, misureremo la pericolosità reale…niente di nuovo: è già capitato su piccola scala con il DDT o il talidomide.

    Stavolta sarà solo un po’ peggio

  4. 6
    Massimo says:

    Matteo:

    Che la monocultura distrugge la biodiversità?  Si le grandi monocolture sono un problema. Ma siamo tantini, e se vogliamo cereali per tutti non c’è altra strada che produrne molti. Meglio utilizzare metodi che consumano meno suolo ed hanno una maggior produttività o utilizzare modalità che richiedono fino al doppio del terreno?  L’uomo che ha cambiato la vita sulla terra si chiama Norman Borlaug che riusci ad industrializzare la produzione agricola e salvare dalla fame miliardi di persone.Comunque il meccanismo NON è automatico. Esistono diverse prove empiriche che c’è più biodiversità in un campo OGM che di conseguenza viene trattato con meno fitofarmaci che in un campo dove il diserbo lo fai con metodi fitofarmacologici tradizionali.

    Che il glifosato sia cancerogeno? Questa si che è una sciocchezza. Ad oggi ci sono centinaia di studi che non trovano correlazioni tra il glifosato e l’insorgenza di tumori. Infatti è posto nella categoria dei prodotti sospettati. Insieme alla carne rossa, al vino , ai prodotti cosmetici per capelli e ad altre migliaia di sostanze.  Ricordo che le sostanze di cui si è certi sicuramente non siano correlate in alcun modo all’insorgenza di tumori sono pochissime, meno di una decina.

    Faccio notare che diversi prodotti ammessi dai protocolli bio al contrario sono di tossicità provata. Ad esempio il rame utilizzato sulla vite è fortemente neuro tossico.

    Che dipendere da un unico fornitore (e per di più di cibo) sia una scelta alquanto imprudente? In questo hai pienamente ragione, questa è una questione politica e non scientifica. Le scelte fatte fino ad ora in Italia sono andate in questa direzione, per me assurda. Bloccando la ricerca pubblica che è in grado di fare innovazione e metterla a disposizione anche senza brevetto. Eravamo all’avangiuardia, ma grazie alla solita miopia antiscientifica si è fermato tutto.

    Che confidare nell’etica di una qualunque azienda – e in particolare di una multinazionale – sia il metodo migliore per farsi del male? Loro fanno il loro lavoro, investono un sacco di soldi se hanno un ritorno. Tocca alla politica normare la faccenda.

    Chi coltiva deve essere lasciato libero di scegliere quale semente utilizzare. Anche se è ovvio che se si desiderano certe rendite il poter riseminare il proprio prodotto è pura fantasia.

     

     

  5. 5

    Ma è la pozione o l’antidoto, del dottor Jekill, a funzionare male?

  6. 4
    Alberto Benassi says:

    Anche il crollo del ponte di Genova e una grande cazzata.

    In verità il concessionario che ha in gestione la rete autostradale italiana è il massimo dell’efficenza, della correttezza e del rispetto di tutti coloro che pagano il pedaggio. Per altro un misero pedaggio.

    Certo queste multinazionali, sono proprio trattate male.

    Che mondo di ingrati

  7. 3
    Matteo says:

    Marco, cosa esattamente è una cazzata senza base scientifica?

    Che la monocultura distrugge la biodiversità?

    Che il glifosato sia cancerogeno?

    Che dipendere da un unico fornitore (e per di più di cibo) sia una scelta alquanto imprudente?

    Che confidare nell’etica di una qualunque azienda – e in particolare di una multinazionale – sia il metodo migliore per farsi del male?

  8. 2

    Usuale montagna di cazzate senza nessuna base scientifica pescata da un sito di merda di bufalari rossobruni  comme “Comedonchisciotte”. Lo schifo proprio. Il genere di monnezza che oramai sembra diventata la passione del Capo. Demenza senile?

  9. 1
    Alberto Bonino says:

    La monsanto è anche quella che decuplica la produttività di un campo e dà coltivazioni senza parassiti e senza malattie, mentre le coltivazioni “bio”, si fà per dire, sono piene di parassiti, vermi e affini. Per alcuni errori fatti ci sono migliaia se non milioni di prodotti buoni. Io per la sicurezza alimentare delle persone preferisco un prodotto monsanto a quello di un contadino che non so come ha lavorato. Il “Bio” è un bel giocattolino per i ricchi e gli stolti a cui vendi un brutto prodotto , buono più o meno, a un alto prezzo. Solo i ricchi possono comprare “bio”, ma non sanno che per la maggior parte non è bio, ed è un prodotto che non vale un c****. Ma tanto quelli, radicalchic e pieni di nulla ingoiano tutti. Poveretti.

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