Montagne senza frontiere

Montagne senza frontiere
Ci sono voluti vent’anni di discussioni, ma nel 1979 il Parco Nazionale del Mercantour vide finalmente la luce, pur tra mille esitazioni e scontenti delle 28 comunità locali che avevano lottato per tener fuori dall’area protetta quel bosco o quel laghetto. In effetti la motivazione fondamentale della sua ideazione era proprio il voler evitare che l’edificazione, già molto sostenuta a quel tempo nell’adiacente regione costiera, potesse danneggiare un ingente patrimonio naturalistico dalle caratteristiche uniche.

Vissuta come un’imposizione alle popolazioni locali, l’istituzione subì forti ritardi, salvo poi rivelarsi una grande iniziativa proprio per i vantaggi che ne derivarono. Anzitutto si sviluppò turisticamente una regione che altrimenti avrebbe vissuto all’ombra di un litorale marittimo noto in tutto il mondo. Poi si ebbero nuove possibilità di impiego giovanile. Perfino i cacciatori furono contenti della nuova situazione. Tutto procedette per il meglio fino a che fece capolino il lupo. La fazione contraria al parco scatenò un’offensiva che è ben viva anche oggi, a dispetto degli indubbi successi della gestione del parco.

Monte Gelas dal Colle delle Fenestrelle (Alpi Marittime). Foto: C. Prandoni
Monte Gelas dal Colle delle Fenestrelle (Alpi Marittime)(Foto: C. Prandoni)

Il Parco del Mercantour, incastonato tra il Mediterraneo e la regione alpina, subisce molteplici influenze climatiche che spiegano la particolare ricchezza e varietà delle sue specie vegetali (circa 2.500, di cui almeno 40 endemiche). Dal punto di vista paesaggistico v’è grande contrasto di vette e valloni, profondi solchi che dividono la regione in unità compartimentali isolate ed originali. Si va dai siti rocciosi alle vallate ed ai circhi glaciali disseminati di laghi e di sedimenti morenici, dalle rocce montonate ai pascoli d’alta montagna, dalle foreste ai boschi ricchi di specie diverse, dalle ampie vallate alle gorge più pittoresche. L’altitudine varia dai 3143 m del M. Gelas ai 490 m delle Gorges du Paillon. Inoltre, curiosamente, è l’unico parco francese che ospita assieme le sei specie di ungulati (caprioli, camosci, stambecchi, mufloni, cervi e cinghiali).

Sommando i 685 kmq della zona centrale ed i 1.365 kmq della zona periferica, il parco raggiunge i 2.050 kmq.

Sull’opposto versante italiano nasceva nel 1980 il Parco naturale dell’Argentera (259 kmq), che poi fu ampliato a 290 e fu rinominato Parco naturale delle Alpi Marittime. Entracque e Valdieri sono i centri più importanti del parco, che comprende l’intero massiccio cristallino dell’Argentera, la più alta cima delle Alpi Marittime, 3297 m. Estese foreste di abete bianco e rosso coprono interi versanti spesso ombrosi, sui quali si arrampicano i larici più alti delle Alpi, fino a 2700 m di quota.

Entrambe le zone protette derivano dall’antica riserva di caccia di re Vittorio Emanuele II, che si estendeva su entrambi i versanti prima del 1861, anno in cui il Trattato di Torino destinò la Contea di Nizza alla Francia.

Il versante occidentale del massiccio dell’Argentera
Massiccio dell'Argentera, versante ovest

Non è una novità, quindi, questa logica transfrontaliera. Gli abitanti del Mercantour e dell’Argentera da sempre hanno intessuto tra loro rapporti assai stretti, come provano lingua, arte e tradizioni assai simili. Lungi dall’essere di ostacolo, il crinale alpino ha favorito gli scambi: le Strade del Sale ne sono un tipico esempio. Ma già all’epoca delle prime colonizzazioni umane, i pastori dell’età del bronzo circolavano facilmente al di là ed al di qua dello spartiacque. Le incisioni rupestri della Valle delle Meraviglie e del Monte Bego trovano riscontro nei graffiti di recente scoperta nel piemontese Vallone del Vei del Bouc.

Un camoscio nei pressi del rifugio Questa. Foto: Federico Raiser
Camoscio nei pressi del Rifugio Questa, Parco Naturale dell'Argentera, Alpi Marittime, provincia di Cuneo
La Valle Roya, fino dai tempi più antichi, è stata una delle vie più naturali per valicare la catena alpina. Il controllo del Colle di Tenda fu motivo di acerrime contese e lotte armate. Esso permetteva un passaggio anche nei cambi di stagione, al contrario di altri colli che diventavano presto o erano ancora impraticabili per la neve. Il traffico del sale quindi era garantito maggiormente, dalle saline nizzarde di Hyères verso il Piemonte e verso il mercato di Pavia. Il sale era elemento vitale per l’alimentazione umana ed animale, per la conservazione dei cibi deperibili, per la concia delle pelli. Su di esso fiorivano commerci ed erano pretese molte gabelle. Quelle vie di comunicazione che collegavano il Mar Ligure con le regioni più interne fino al Lago di Ginevra furono chiamate Strade del Sale. Dopo la spartizione della Contea di Ventimiglia del 1261, ebbe inizio il progressivo decadimento della bassa Valle Roya. Dovendo partire da Nizza, la si escludeva tramite il Col de Braus, Sospello ed il Col de Brouis: a Breglio ci si ricongiungeva alla vecchia strada. Oppure si sceglievano altri passi: principalmente il Colle della Finestra, alla testata del vallone della Vésubie e della Valle Gesso, oppure il Colle del Sabbione. La Valle Roya riprese quota solo allorché Carlo Emanuele I di Savoia, dopo aver ripreso possesso della Contea di Tenda nel 1575, avviò i lavori di ripristino e di allargamento (a 150 cm) della strada, a volte scavata nella viva roccia. Era il 1591. Nel 1788 Vittorio Amedeo III terminò l’ammodernamento della via, che a quel punto poteva considerarsi la prima vera strada su un passo alpino (il Gran San Bernardo fu aperto solo nel 1810). Nel 1928 fu ultimata la costruzione della ferrovia Cuneo-Ventimiglia.

Con queste premesse storiche e commerciali, le due grandi aree di protezione naturale sui due versanti dello spartiacque non potevano rimanere isolate per molto tempo.

Gemellati dal 10 luglio 1987, i due parchi hanno iniziato molte operazioni in comune. Insigniti nel 1993 del Diploma Europeo del Consiglio d’Europa, sono ormai la premessa fondamentale del parco che, con i suoi 33 km di confine in comune ed una superficie totale di quasi 1.000 kmq, potrebbe essere il primo veramente europeo.

L’ingegnere ambientale Marina Jauffret, un po’ sfuggente sul bollente problema del lupo, parla con entusiasmo dei prossimi obiettivi in comune: “… i nostri scopi sono soprattutto pratici. Organizziamo scambi tra guardiaparco itialiani e francesi. Confrontiamo i punti di vista ed i modi di lavorare. Abbiamo creato degli itinerari escursionistici transfrontalieri e realizzato materiale bilingue di presentazione al pubblico, con l’obiettivo di giungere ad una segnaletica in comune”.

postato il 20 novembre 2014

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Montagne senza frontiere ultima modifica: 2014-11-20T07:30:10+00:00 da Alessandro Gogna

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