Ninì, il film

La storia ritrovata di Ninì Pietrasanta e Gabriele Boccalatte – testo e foto da http://www.filmnini.com http://www.lafournaise.it/

Il film sarà realizzato utilizzando l’enorme archivio di riprese effettuate in 16 mm dalla Pietrasanta tra il 1932 e il 1938 nel corso delle centinaia di scalate che l’hanno vista protagonista in tutto il Nord Italia insieme con il marito, Gabriele Boccalatte (Medaglia d’oro al Valore Atletico), e con altri storici alpinisti suoi compagni di cordata tra i quali Renato Chabod, Giusto Gervasutti, Piero Zanetti e altri.

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Ninì Pietrasanta e suo marito negli anni ’30 erano delle celebrità nel mondo dell’alpinismo estremo. Effettuarono scalate soprattutto sul Monte Bianco e nelle Alpi Occidentali, tracciando nuovi itinerari, ma si distinsero anche nelle Dolomiti e sull’Ortles fino alle montagne dell’Abruzzo. Spesso le loro imprese alpinistiche venivano riprese sulle prime pagine dei giornali. Tra i loro compagni di avventura c’erano alcuni tra i più famosi nomi dell’alpinismo dell’epoca: Giusto Gervasutti, Renato Chabod, Leopoldo Gasparotto, Vitale Bramani, Alberto Rand Herron tra gli altri.

Nata nel 1910 a Bois Colombes, nei sobborghi di Parigi, dove i genitori si trovavano per motivi di lavoro, Ninì perse giovanissima la madre e, trasferitasi a Milano, si inserì subito nell’ambiente dell’alta borghesia cittadina crescendo in un clima di libertà impensabile per una ragazza dell’epoca. Ninì incominciò a scalare seguendo la guida Giuseppe Chiara sulle cime del Monte Rosa.

Fin dai primi anni, Ninì portava con sé una cinepresa 16mm con cui documentava le sue scalate e la società alpinistica dell’epoca.
Un articolo dello Scarpone del 16/9/34 la descriveva come “una gentile fanciulla che difende la propria passione nei confronti di un’opposta tendenza che vorrebbe vedere la donna vera solo sotto l’aspetto di un fiorellino ovattato, privo di energie e di colore, e senza un carattere e una propria personalità”.

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Nel 1932 Ninì incontra il futuro marito Gabriele Boccalatte, un giovane pianista torinese rinomato per l’ eleganza e l’armonia con cui affrontava anche le pareti più difficili. Lo storico Massimo Mila lo ricorda così: “aveva una concezione eminentemente ritmica della progressione su roccia e qui, sì, il musicista si sposava tecnicamente con l’arrampicatore. Un gatto, era, su roccia; e del gatto aveva qualcosa anche nel fisico, non alto, ma armoniosamente proporzionato. […] L’aggettivo che ritorna più spesso nei suoi ricordi d’alpinista è: ‘elegante’. […] La legge che governa le sue salite è: il bello.”

Scalando insieme a Gabriele, Ninì diventa una delle poche donne ad aprire vie nuove e a raggiungere cime non ancora toccate.
Una di queste, sul Monte Bianco, porta il suo nome: la Pointe Ninì del gruppo de Les Périades, dedicata a lei da Gabriele Boccalatte che con Renato Chabod e Giusto Gervasutti furono suoi compagni di scalata in questa prima femminile.

Nel 1935 scalò per prima con Boccalatte la grandiosa parete Ovest dell’Aiguille du Peuterey, descrivendo così l’impresa sul Bollettino del CAI, con il quale collaborò per anni: “Ci sia concesso dir subito la gioia profonda d’aver strappato a questa roccia pura, compatta, ardita, il suo geloso segreto; d’essere stata la prima cordata italiana a risolvere, nelle Alpi occidentali, uno dei problemi alpinistici più delicati e più ardui, di sentirci orgogliosi di una lotta combattuta, in condizioni atmosferiche particolarmente avverse, con salda fede e tenace volontà”.

Nel 1938, mentre Ninì è nella casa di Courmayeur ad accudire il loro figlio appena nato, Gabriele muore sull’Aiguille de Triolet, travolto da una frana.
Da allora Ninì cerca di dimenticare la montagna e il suo grande amore Gabriele per dedicarsi al figlio e scoprire la sua nuova vita di madre. Al figlio Lorenzo, che non conserva ricordi di suo padre, non racconta della sua vecchia passione per la montagna e nemmeno chi fosse veramente il padre. Di lui Lorenzo sa soltanto che era un bravo pianista.

Molti anni dopo Lorenzo trova, insieme a un diario di quegli anni, le vecchie pellicole e gli album fotografici della madre. Vede il padre, giovanissimo, che arrampica sulle rocce del Monte Bianco. Ricostruisce quel periodo della vita dei genitori che la madre gli aveva tenuto nascosto, forse per paura di trasmettergli la passione per il rischio.

I materiali girati o fotografati da Ninì Pietrasanta e dai sui compagni di cordata con la sua cinepresa offrono immagini inedite delle mete alpinistiche nel periodo precedente alla guerra: le vette del Monte Bianco (Aiguille Noire de Peuterey, Aiguilles de Leschaux, ghiacciaio del Triolet, Pic Adolphe Rey, Dente del Gigante, Pointe Ninì) del Cervino (Cime Bianche), del Monte Rosa (Lyskamm, Punta Straling), le Dolomiti (qualche nome) e il Gran Sasso d’Italia. Contengono anche reperti della vita quotidiana nei rifugi e dei primi momenti di turismo alpino.

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La maggior parte di Ninì il film (prodotto dall’associazione La Fournaise di Jovençan per la regia di Gigi Giustiniani) sarà composta da pellicole 16 mm in bianco e nero e a colori, girate da Ninì Pietrasanta tra il ’32 e il ’38 soprattutto in Valle d’Aosta, sul gruppo del Monte Bianco e del Monte Rosa.
Le immagini si accompagnano a stralci del diario in cui Ninì esprimeva i suoi sentimenti durante e dopo le scalate, in una ricerca dell’ignoto che, una volta conosciuto, le sembrava molto concreto, umano, accettabile. La affascinava quella sfida che permette all’uomo di conoscere meglio se stessi.

Queste immagini sono state girate da una donna che, mentre scalava, riprendeva ciò che le piaceva per poi condividere i filmati con gli amici. Sono pellicole nate come ricordi e così sarà il film che le conterrà: la ricerca e il ricordo sono i motori che spingevano lei a scalare e filmare, noi a rivederle e a dargli un senso.
Le immagini filmate da Ninì sono spontanee e ben fatte. Ha un occhio pulito e sa tenere la mano ferma anche se è sospesa su una parete a filmare una progressione di Gabriele.
A tratti la cinepresa viene usata anche come “per giocare” mettendo in scena delle piccole pantomime con un linguaggio che ricorda quello dei film muti (quando Ninì è in campo le immagini solitamente sono filmate da Renato Chabod e da Boccalatte).

Le scene saranno guidate dalle parole di Ninì, dal suo rapporto con la montagna, con gli uomini e con Gabriele.

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Ninì, il film ultima modifica: 2014-01-09T17:45:18+00:00 da Alessandro Gogna

3 thoughts on “Ninì, il film”

  1. 3
    Boccalatte Lorenzo says:

    Grazie Alessandro per aver rilanciato la notizia del film in preparazione su mio papà e mia mamma. Mi sembra che ne venga un lavoro fatto bene, e spero che poi possa essere visto in tante sedi da appassionati di montagna.
    Lorenzo Boccalatte

  2. 2

    Per il sig. Paolucci e per chiunque fosse interessato, non esitate a contattarci consultando i siti web che trovate all’inizio dell’articolo.
    Grazie per l’interesse e grazie a Alessandro Gogna per l’articolo.
    Daniele, per La Fournaise

  3. 1
    arcangelo paolucci says:

    come si può fare per rintracciare le “testimonianze” sul Gran Sasso ??
    Il film è a disposizione per proiettarlo in una Sezione CAI ??
    Io sono del CAI Sezione di Viterbo e mi piacerebbe proporre u8na saeratacon proiezione del film:

    Quanto costa il noleggio?

    Qualcuno mi può rispondere alla mia E Mail ??

    Arcangelo Paolucci

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