No CAV, Sui Sentieri della Distruzione

No CAV, sui sentieri della distruzione
Su Facebook, il 19 giugno 2013, Rosalba Lepore scriveva: “Penso che Sui sentieri della distruzione debba diventare un evento cadenzato, ripetuto, una catena umana itinerante sui luoghi della devastazione presenti nelle Apuane. Ci sono vari siti emblematici e martiri che possono ospitare il nostro grido di dolore e di lotta: Tacca Bianca-Monte Altissimo, Monte Sagro, Monte Serrone, Monte Corchia, Pizzo d’Uccello, etc. La mia idea è quella di creare eventi unificanti, in nome della salvezza delle Apuane, dove le associazioni del territorio collaborano per raggiungere uno scopo concreto e vitale. Una singola manifestazione, pur partecipata, non può incidere durevolmente e, soprattutto, non può far pressione su coloro che hanno il mandato di governo del territorio
Pochi giorni dopo ci sarebbe stata una delle manifestazioni previste, quella del 23 giugno.

Il Monte Carchio
SuiSentieriDistruzione-IMAG1190

Il gruppo dei manifestanti
SuiSentieriDistruzione 1
Già dall’inizio dunque le manifestazioni avevano queste caratteristiche:
– partenza da vari punti diversi;
– percorso di vari sentieri di avvicinamento, molte volte intatti altre volte preludio al vero e proprio scempio (come le marmifere);
– ripetuta informazione ai partecipanti su ciò che sta avvenendo sulle Apuane: una storia decennale di violazioni della legge, di rapina e saccheggio dei beni della collettività: montagna, biodiversità, acqua;
– infine, come rivoli di un grande fiume, affluenza al luogo del ritrovo e, assieme a coloro che magari sono arrivati con i mezzi motorizzati, visita della cava o, come a Campocecina, osservazione dall’alto l’infernale bacino estrattivo di Torano.

Il 2 marzo 2014 a Campocecina erano previste più di trecento persone, la nevicata e le previsioni meteo negative hanno allontanato un centinaio di persone. Erano circa duecento manifestanti sotto la neve e ciò ha suscitato l’interesse dei media perché non accade tutti i giorni di partire dalla valle, affrontare un notevole dislivello e manifestare con fumogeni elevando scritte Salviamo le Apuane sotto un’abbondante nevicata.

L’ultima manifestazione (la quarta) dell’evento itinerante Sui Sentieri della Distruzione si è svolta il 18 maggio 2014, e questa volta erano più di un centinaio. L’hanno firmata Associazione Amici delle Alpi Apuane, Salviamo le Alpi Apuane, No al Traforo della Tambura, Amici della Terra della Versilia, Salviamo le Apuane, Indipiendientes Apuanos, WWF Lucca, La Pietra Vivente, CAI Viareggio – TAM, ARCI Versilia, CAI Lucca –TAM, tutti gruppi ambientalisti della provincia di Massa-Carrara e di Lucca per dire “no alle escavazioni” e “sì al rispetto dell’ambiente”.

SuiSentieriDistruzione 2

Il gruppo è salito dal versante montignosino fino in vetta al Monte Carchio, o quel che di un monte resta, una vetta panoramica, devastata dall’attività estrattiva, sita sul crinale che divide la provincia di Massa-Carrara da quella di Lucca. Il sito ora è dismesso, le cave sono state abbandonate per lasciare il posto a uno scenario desolante e pure orribilmente sfregiato da alcuni ripetitori. Il Monte Carchio 1082 m non ha più la caratteristica cuspide sommitale ed è il simbolo e la storia di quel che resta di un sito quando cessa l’attività estrattiva: mancato ripristino ambientale, assenza di rivisitazioni culturali e sociali, periferia ad alta quota senza senso. Il panorama è molto bello sulla marina e sul Monte Altissimo, dove sono visibili altri impattanti segni dell’uomo.

Che cosa c’è quindi sul Monte Carchio? La gita acquista vita all’interno di un ambiente caratterizzato da una vegetazione che va dalla macchia mediterranea, ai castagneti, agli uliveti e ai boschi di conifere. Poi c’è un passaggio obbligato sul Monte Pepe che conserva anche resti archeologici. Il sentiero proseguirà poi per Cerreto e giunge alla chiesina del Pasquilio. Da qui l’itinerario prosegue fino a Termo del Pasquilio. L’ultimo atto è la salita alla cima, senza vita, solo detriti, vetta dilaniata e schernita dal grappolo di ripetitori. Sarebbe veramente interessante fare un confronto con l’aspetto che aveva nell’Ottocento il vecchio monte, detto anche Penna del Carchio.
Con un breve ma commosso discorso ufficiale gli ambientalisti hanno per l’ennesima volta chiesto l’approvazione del piano paesaggistico regionale e quindi la chiusura delle cave nel Parco delle Apuane.

Dunque, No CAV!

Una delle organizzatrici, Rosalba Lepore, ha commentato: «Non è possibile pensare a stralci o a valutazioni complessive positive che escludono le salvaguardie per le aree del Parco regionale delle Alpi Apuane. In questa chiave io leggo l’approvazione del Consiglio superiore dei beni culturali e più il Piano viene esaminato più si fa stringente e improcrastinabile l’anomalia di un’area tutelata sulla carta, devastata nella realtà».

Per una maggiore informazione leggere questo documento di Rosalba Lepore.

Chi volesse visionare un breve filmato sulla manifestazione:
http://iltirreno.gelocal.it/massa/cronaca/2014/05/18/news/salviamo-le-apuane-i-no-cav-occupano-il-monte-carchio-1.9252452

Sopra Campocecina, 2 marzo 2014
SuiSentieriDistruzione 7

La “vetta” del Monte Carchio
SuiSentieriDistruzione-carchio4

postato il 10 giugno 2014

0
No CAV, Sui Sentieri della Distruzione ultima modifica: 2014-06-10T08:12:48+00:00 da Alessandro Gogna

14 thoughts on “No CAV, Sui Sentieri della Distruzione”

  1. Emblematico un cartello messo poco tempo fa dagli abitanti all’ingresso del paese di Arni:

    “in questa valle non sono desiderati gli ambientalisti gli speleo e tutti quello contro le cave”

    mi sembra chiaro il messaggio!!

  2. 05/3/2014, sul giornale IL TIRRENO esce un articolo dove si scrive che la società… “Enraux vince la causa per gli usi civici”…

    La sentenza del giudice Pietro Catalani conferma che il monte Altissimo, le Gobbie, le Cervaiole, il monte Cavallo, il monte Carchio sono… di PROPRIETA’!!!!! dell’Enraux Spa.
    Viene confermata la validità dei contratti con i quali l’allora comunità di Seravezza dal 1797 al 1909 ha ceduto ai privati il demanio civico perché rispondenti alle leggi del tempo, i DECRETI di PIETRO LEOPORDO !!!!

    L’Italia… è una Repubblica… sarà????

  3. Si sapeva che diverse cave sono in mano a società estere . Ti immagini cosa gli frega a loro del territorio apuano!! Questi saccheggiano e portano via il più possibile e con il minor costo possibile. E cosa rimane sul territorio? Detriti , inquinamento e distruzione!
    Il grave è che la gente apuana se ne FREGA!! e svende le proprie ricchezze.

    E’ vergognoso come siamo miopi e non abbiamo rispetto della nostra terra che è la nostra CASA e che ci da di che vivere.

  4. Aggiornamento di Claudia Maracarli
    Carrara, 13 giugno 2014 – Il marmo bianco di Carrara potrebbe presto finire nelle mani della famiglia di Osama Bin Laden. Lo scrive il quotidiano “La Nazione”, rivelando una trattativa in corso tra i parenti del terrorista arabo e alcuni soci della Marmi Carrara che sarebbero pronti a vedere la loro quota, in tutto la metà della società, per un valore di circa 45 milioni di euro.
    Al momento non ci sono conferme ufficiali, ma già in passato la famiglia aveva avuto contatti con imprenditori della zona per ingenti acquisti di marmo. L’obiettivo ora sembrerebbe invece quello di eliminare ogni intermediario e andare direttamente alla fonte. A far gola ai Bin Laden sono le quote dei proprietari di metà della società titolare delle cave: sia il quarto di Piacentini e Volterrani, sia quello di Tonini e Gaspari.

    A rompere le uova nel paniere agli arabi potrebbero essere però gli altri soci – le famiglie Franchi della Umbertofranchi e Rossi del Fiorino – che, oltre a non essere per nulla intenzionate a vendere, potrebbero addirittura esercitare il diritto di prelazione e decidere di acquisire la totalità della società.

  5. Ad esempio un po’ di turismo. Lo so, anche questo a i suoi problemi, i suoi lati negativi. Ma tutto non si può avere e alla gente se vogliamo che resti in montagna bisogna pur dargli la possibilità di vivere.
    Io non dico che bisogna chiudere tutte le cave ma nemmeno assistere a questo enorme scempio.
    Invece da noi il turismo è solo mare. Eppure questa è una zona che ha mille potenzialità. In poco spazio c’è tutto: mare, collina, lago, montagna, bellezze architettoniche, storia. Ci sono anche le cave storiche, con le ardite vecchie vie di lizza dove una volta venivano calati i blocchi. Il versante sud del monte Altissimo è un museo a cielo aperto: il sentiero dei Tavoloni, la cava della Tacca Bianca, il sentiero del Vaso Tondo, la cava dei Colonnoni. Oppure la lizza meccanica sul versante massese del monte Sella, ecc… Tutto questo è di altissimo interesse storico culturale e se fosse fatto conoscere sono sicuro che ci sarebbe la coda.

  6. Si possono fare tante iniziative e diverse sono state fatte. Il problema però sono i rapporti con la popolazione locale. Molti degli abitanti dei vari paesi apuani lavorano nelle cave o nell’indotto. E questi di chiusura cave non ne vogliono sentir parlare. Lavorare in cava non è più duro come una volta e adesso si guadagna bene!!
    In una economia alternativa non ci credono perché è come fare un salto nel buio, mentre la cava porta soldi. Parecchi soldi! Poi adesso non si estrae per il solo marmo, ma si porta via anche il detrito per farci carbonato di calcio. Portare via il detrito è facile. Quindi è tutto buono!
    Il parco non lo vogliono perché gli sembra di perdere diritti sulle loro proprietà.
    In anni passati ci sono stati forti scontri tra speleologi e locali. Una scritta all’ingresso di un paese è emblematica: “amici, non padroni”.

  7. La storia locale non la conosco.
    Perché non chiedere al CAI nazionale (non so se magari se ne è già interessato) di fare dalle Vs. parti una prossima sua assemblea generale, un convegno, o qualcosa di simile (portandosi appresso stampa e televisioni)?

  8. Gli scalatori né partecipano né hanno una rappresentanza che li tuteli, e quelle che hanno a volte sono un po’ mosce (quando non hanno intelligenze col nemico).

  9. L’incredibile è che gli amministratori pubblici cercano di limitare la liberta degli scalatori perché disturbano la fauna.

    Ma le mine, i camion, le ruspe, le motoseghe; queste no! queste non disturbano. DISTRUGGONO!! Ma non disturbano…

  10. Sul Carchio ci sono passato e la distruzione mi è rimasta impressa, come quella perpetuata in altri luoghi delle Apuane.
    Provengo e fequento principalmente altre montagne poco conosciute ma bellissime, le Carniche e le Giulie, pensavo che fossero monti sfortunati per essere negletti e quasi dimenticati ma ora che ho conosciuto le belle Apuane, posso dire invece fortunate.
    Forza amanti delle Apuane, fermiamo queste cave prima che sia troppo tardi.

  11. Queste sono le mie bellissime montagne. Ci sono nato e ci abito.
    Ogni giorno subiscono un continuo saccheggio senza scrupoli che è sotto gli occhi di tutti!! Ma le ISTITUZIONI… dove sono?? Dove sono coloro che dovrebbero fare rispettare la legge!!
    Ogni giorno scompaiono pezzi di montagna, distrutti interi costoni per farci polvere di carbonato di calcio.
    Queste montagne vengono usate per farci dentifricio. Vecchie attrezzature, vecchie macchine operatrici, pneumatici, rifiuti vari vengono abbandonati, buttatti giù dai fianchi e lasciati lì a marcire e ad avvelenare il suolo.
    Come ho detto tutto questo è sotto gli occhi di tutti. C’è anche un Ente Parco… ma che fa…?? Lasciamo perdere ogni commento a riguardo.
    Il problema è che alla maggioranza della gente del posto tutto questo non interessa.

  12. Come già per “Salviamo le Apuane dal più grande disastro ambientale d’Europa” (col video di Grossi, nel Gogna Blog), sono davvero apprezzabili queste iniziative di chi ha a cuore la montagna e le persone, e spero possano continuare e rafforzarsi, sia pure con gli inevitabili tempi lunghi che purtoppo nel frattempo danno esistenza e ragione a chi invece “fa” in senso contrario.
    Da esterno a questo tipo di problematiche, in questo senso a mia volta colpevole, non posso però non rilevare che la presenza di pochi appassionati, salvo lo “spunto” che offre al futuro, non è in sé sufficiente, dato che i più, e comunque chi decide, possono permettersi di ignorarli.
    Occorre quindi un coinvolgimento, nel senso di adesione se non anche di partecipazione popolare, e non appena nei singoli luoghi di volta in volta interessati da questo tipo di interventi: per arrivarvi, e considerando gli immagino scarsi mezzi a disposizione, credo che l’unica sia mirare a un mutamento culturale, che poi probabilmente non dovrebbe essere che una ri-presa di coscienza della necessità di azioni a tutela del bene comune.
    Almeno due, quindi, le linee d’azione: fare “girare” il più possibile, intendo verso il pubblico, queste iniziative, sperando che la gente conosca, si svegli e possa apprezzarle e sostenernerle ove ne siano create le occasioni; supportarle da punto di vista tecnico/scientifico (non con la scienza che inventa bombe atomiche o al soldo di se stessa, beninteso) sui piani ove ciò sia possibile (quello comunicativo, appunto, e quelli giuridici, educativi, sociali).
    V’è da rilevare che gli ultimi decenni ci hanno dimostrato come pure ideologie che sembravano ben solide sono state fatte a pezzi dall’azione del mercato, che, in un certo senso, le ha unificate sotto il suo imperio, anzi sotto quello dei singoli che lo gestiscono; i corsi della storia sono però lunghi, quindi c’è speranza che possa emergere il meglio.
    Una raccomandazione: si evitino gli integralismi, occorre consenso, non imposizione.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *