2 thoughts on “Nuovo Bidecalogo Punto 1. E le aree non protette?”

  1. Aggiungo anche il commento di Alberto Conserva (16 gennaio 2015, da facebook):

    Non ho idea di cosa Benedetto Croce pensasse del paesaggio montano. Ma la visione del presidente del CAI, che lo svaluta, non sfiora il problema centrale delle terre alte. I metodi che oggi usa l’uomo per abitarle non sono più il trasporto a dorso di mulo ed i sentieri. I proprietari non sono più piccoli propietari e montanari. Sono grandi proprietari ammanicati con la politica che si muovono in SUV e ottengono che con soldi pubblici i loro terreni siano serviti da strade che si realizzano con grossi sbancamenti e tanto macchinario movimento terra. Anche i signori delle ruspe, ben ammanicati con la politica, ne hanno il loro tornaconto. Parafrasando il presidente così viene attuata la “costruzione sociale”. Di questo deve parlare il CAI. Poichè esiste un insanabile conflitto di interessi tra chi ama la montagna ed i proprietari della montagna, deve schierarsi con decisione a sostenere i primi, dato che gli altri si difendono già molto bene da soli. Deve rinunciare al contributo pubblico per rescidere ogni legame con la politica, che si sa bene con chi è schierata. Oltre alla scuole di alpinismo dovrebbe aprire una scuola di resistenza alla prepotenza delle amministrazioni e dei proprietari terrieri.

  2. Mi permetto di aggiungere il commento di Gianfrancesco Ranieri:
    “Ma qui è parco?”. Una domanda del genere spesso nasce guardandosi attorno, in un bosco, in una valle, su una cima o una cresta. Non so se in altri paesi avvenga lo stesso ma può accadere che in Italia associamo d’istinto il concetto di bellezza naturale a quelli di area protetta, come in quei borghi incantevoli in cui non vediamo palazzoni e palazzine con finestre in alluminio o stucchi fucsia: ci chiediamo, qui è zona vincolata?
    Sono del parere che lo stato (e quindi i cittadini, gli enti, le amministrazioni, i sodalizi e tutto quanto compone lo stato) debba proteggere tutto l’ambiente alpino e appenninico, lasciando ai cosiddetti parchi solo una piccola ulteriore “attenzione”. Concordo quindi con l’appunto mosso all’art. 1: il CAI non deve nemmeno sapere se una valle o un monte si trovino all’interno di un parco nazionale, regionale o altro; non sono ammesse deroghe o compromessi, è superfluo aggiungere cosa accadrebbe altrimenti. Abituiamoci a vedere l’ambiente naturale come protetto ipso facto, l’Italia come un unico “parco”.

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