Oltre la meta, le relazioni

Oltre la meta, le relazioni
(Convegno: i limiti della natura nello sviluppo delle attività in montagna)

Lettura: spessore-weight***, impegno-effort***, disimpegno-entertainment**

Il 24 e 25 giugno 2017 il Club Alpino Italiano Area LPV, in collaborazione con il Parco Nazionale Gran Paradiso, ha organizzato un Convegno dedicato alla frequentazione consapevole delle aree protette montane dal titolo Oltre la Meta.

Il Convegno si è tenuto a Rhêmes-Saint-Georges (AO), nella sala convegni “Maison Pelissier” gentilmente messa a disposizione dalla locale Amministrazione Comunale.

Destinatari del convegno, che si configurava anche come una importante opportunità di informazione e formazione verso chi frequenta la montagna, erano gli associati CAI titolati (istruttori), il personale/amministratori delle aree protette nazionali e regionali, le organizzazioni turistiche e sportive, le associazioni protezionistiche, le guide alpine e gli accompagnatori naturalistici. Moderatore: Alessandro Gogna.

Riteniamo assai importante questo convegno per la serietà delle relazioni e per come è stato organizzato e seguito.

Qui di seguito le relazioni (tratte da http://www.caivda.it/sito/oltrelameta/atti.asp), leggibili e scaricabili in pdf:
Commissione Alpinismo Giovanile del CAI: http://www.alessandrogogna.com/images/Oltre-la-meta-AG_del_CAI.pdf
Giuseppe Barbiero: http://www.alessandrogogna.com/images/Oltre-la-meta-Barbiero.pdf
Massimo Bocca: http://www.alessandrogogna.com/images/Oltre-la-meta-Bocca.pdf
Bruno Bassano: http://www.alessandrogogna.com/images/Oltre-la-meta-Bassano.pdf
Mauro Raymondi: http://www.alessandrogogna.com/images/Oltre-la-meta-Raymondi.pdf

In passato avevamo già pubblicato in Totem&Tabù (http://gognablog.com/biofilia-gaia-due-ipotesi-ecologia-affettiva/) un post di Giuseppe Barbiero che sostanzialmente ricalcava quello che è stato il suo intervento a Rhêmes-Saint-Georges.

Qui di seguito pubblichiamo integralmente l’abstract della relazione di Massimo Bocca, presidente del Parco Naturale del Mont Avic.

Avifauna e disturbo antropico: possibili mitigazioni degli effetti negativi in ambito alpino
La presenza dell’uomo sulle Alpi si è notevolmente modificata nel corso dell’ultimo secolo. La riduzione delle pratiche agrosilvopastorali ha determinato un forte spopolamento della media montagna, diminuendo in modo netto le pressioni di origine antropica sulla fauna selvatica. D’altro canto, lo sviluppo delle attività sportive e del tempo libero ha contribuito a partire dalla metà del XX secolo ad un’intensa frequentazione di alcune località sia durante la stagione estiva che in quella invernale. Negli ultimi anni la presenza dell’uomo sulle Alpi a scopo ludico-sportivo è divenuta capillare e non risparmia nemmeno gli ambienti più ostili.

Numerose specie di uccelli sono potenzialmente vulnerabili a causa del disturbo provocato dall’uomo, con conseguenze non trascurabili sullo stato fisiologico, sull’alimentazione e sul successo riproduttivo degli animali, nonché sull’equilibrio fra prede e predatori.

Massimo Bocca

La percezione di tali influenze negative è assolutamente sottostimata dal grande pubblico a causa della scarsa diffusione di adeguate conoscenze sulla biologia della fauna selvatica. Inoltre, raramente un escursionista e ancor più uno sportivo coinvolto in attività che impegnano molto dal punto di vista fisico si accorgono della presenza degli animali, tendendo quindi a escludere la possibilità di essere in qualche modo causa di disagio a loro carico.

Vengono illustrati alcuni casi relativi a uccelli particolarmente sensibili al disturbo, quali i galliformi alpini e i rapaci diurni e notturni. Le situazioni più critiche riguardano soprattutto lo svernamento e le varie fasi riproduttive, periodi durante i quali tutte le specie sono più esigenti dal punto di vista della selezione degli habitat, sono meno mobili e devono far fronte a stress fisiologici importanti. Alcuni esempi mostrano situazioni estremamente differenziate che possono presentarsi in luoghi diversi con individui di una stessa specie; se male interpretate, tali situazioni possono essere del tutto fuorvianti (nidificazioni urbane di rapaci, recenti colonizzazioni di strutture artificiali da parte di vari uccelli di montagna).

Con alcuni accorgimenti, è possibile minimizzare le conseguenze negative derivanti dalla presenza dell’uomo in montagna a carico della fauna selvatica. La canalizzazione dei flussi turistici, la limitazione spaziale, stagionale e oraria di singole attività sportive ed un comportamento discreto di tutti i fruitori della montagna possono rendere compatibile la presenza di un gran numero di persone con la conservazione dei più preziosi elementi dell’avifauna alpina.

Una maggiore diffusione delle conoscenze di base sull’argomento potrebbe in breve aumentare la consapevolezza del pubblico e favorire l’accettazione di vincoli e norme di comportamento. Le aree protette e il CAI giocano in proposito un ruolo estremamente importante ed è auspicabile che possano essere affiancate dalle varie categorie professionali che entrano in diretto contatto con i frequentatori della montagna (guide, maestri di discipline sportive, gestori di rifugi e altre strutture ricettive).

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Oltre la meta, le relazioni ultima modifica: 2018-02-09T05:47:10+00:00 da Alessandro Gogna

4 pensieri su “Oltre la meta, le relazioni”

  1. 4

    Il cai cosa c’entra?

    Forse non si sa a chi riferirsi…

  2. 3
    Gianfranco Valagussa il nonno says:

    Paolo, ogni tanto me lo chiedo anche io cosa c’entra il CAI soprattutto per la strada intrapresa che è più vicina all’Agenzia Viaggi che ad altro. Rimane però la più grande associazione di frequentatori della montagna, nel bene e nel male…

  3. 2
    Alberto Benassi says:

    Con alcuni accorgimenti, è possibile minimizzare le conseguenze negative derivanti dalla presenza dell’uomo in montagna a carico della fauna selvatica. La canalizzazione dei flussi turistici, la limitazione spaziale, stagionale e oraria di singole attività sportive ed un comportamento discreto di tutti i fruitori della montagna possono rendere compatibile la presenza di un gran numero di persone con la conservazione dei più preziosi elementi dell’avifauna alpina.

     

    Una maggiore diffusione delle conoscenze di base sull’argomento potrebbe in breve aumentare la consapevolezza del pubblico e favorire l’accettazione di vincoli e norme di comportamento. Le aree protette e il CAI giocano in proposito un ruolo estremamente importante ed è auspicabile che possano essere affiancate dalle varie categorie professionali che entrano in diretto contatto con i frequentatori della montagna (guide, maestri di discipline sportive, gestori di rifugi e altre strutture ricettive).

     

    centra qui: LIMITAZIONI.

    Giusto la fauna, la natura va rispettata.  Per chi ma in montagna, per chi arrampica, dovrebbe essere un principio.

    Ma a volte mi sembra che ci si concentri su una spina in un dito. Quando abbiamo un bel palo in un’ occhio.

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  4. 1
    paolo panzeri says:

    Io non riesco a capire cosa c’entri il cai, non capisco proprio il suo ruolo.

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