Piacere, sicurezza e ambiente

Lettura: spessore-weight**, impegno-effort*, disimpegno-entertainment**

Piacere, sicurezza e ambiente

Tanti anni fa al Passo Pordoi, quando ero ancora giovanissimo e il tempo che impiegavo per fare era senza dubbio più di quello che usavo per capire, l’amico Almo Giambisi gestiva assieme alla moglie Mariangela l’Albergo Col di Lana. Questo, in apparenza, non era diverso dalle centinaia di altri esercizi posti in luoghi di passaggio, magari molto belli ma sempre molto anonimi, più che altro per la latitanza di una vera gestione.

Al Col di Lana comandavano due personaggi, con storie ed esperienze che andavano ben al di là della capacità di gestire un albergo guadagnandosi da vivere. Due individui che sapevano cosa era l’ospitalità di montagna, perché sapevano cosa è la montagna. Da loro ho imparato molte cose, non perché me le volessero insegnare: erano semplici informazioni che mi passavano, come questa grande verità alla quale subito non volevo credere: noi qui viviamo soprattutto del lavoro invernale, è lo sci che attira qui i nostri clienti, per la maggior parte tedeschi. Io ribattei: ma scusate, questi d’estate cosa fanno? Se gli piace la montagna, possibile che non vengano qui anche d’estate? E Almo, tranquillo: d’estate, i nostri clienti li trovi tutti a Rimini o su qualche altra spiaggia della riviera adriatica.

Almo Giambisi, Mariangela Bruneri e Georges Livanos, primi anni Sessanta

Non volevo crederci, ma ho dovuto in seguito. Dunque era vero: il turismo balneare era contagioso a tal punto da qualificare un certo tipo di clientela, un male che diventava necessario. Le Alpi, luogo di turismo e di consumo. Al boom degli anni ’60 si è aggiunta l’espansione di quelli ’70 e, come non fosse bastato, l’edonismo reganiano degli anni ’80 si è impadronito di intere località di villeggiatura montana. Ma come un fuoco che più avanza veloce più dà possibilità al bosco di risparmiare almeno qualche pianta, l’élite del consumo si è spostata sul turismo d’oltremare, tropici, caraibi, nel più classico abbinamento sesso/divertimento nel tripudio di una natura gloriosamente generosa.

Infatti, a dispetto di squallidi film seriali come Natale a Cortina, c’è sempre stata una differenza tra la vacanza in montagna e un viaggio alle Seychelles o per il Carnevale di Rio. In montagna la natura non è così generosa, e non fa neppure finta di esserlo. Non la si può ridurre a sfondo di sesso esibito, ozio e stupidi giochini di società, anche se qualcuno ci ha provato.

Almo Giambisi e Claude Barbier

Su un gradino diverso si pongono coloro che invece la montagna l’hanno dentro, coloro per i quali non passa giorno senza che sentano la mancanza degli spazi e delle avventure piccole o grandi. Per queste persone è sempre più chiaro che il problema più scottante è quello di coniugare ambiente e sicurezza. Eppure ci sono alcune basi semplici di comportamento, semplici almeno in apparenza. Gli elenchi di regole, in tempi in cui non si sa bene cosa fare della nostra libertà, sono malvisti. Da Mosè in poi i decaloghi hanno tentato di mettere un po’ d’ordine nel comportamento umano, con alterne vicende di successo: quel che è certo è che talvolta servono soltanto a far più gustosa la disubbidienza.

Eppure continuano ad essere formulati comandamenti: alla base di essi però c’è uno sforzo, la voglia di migliorare continuamente. I seguenti tredici consigli sono elencati qui di seguito con questo intendimento: consigli propositivi per un turismo in montagna sicuro e rispettoso dell’ambiente.
1) Qualunque sia la nostra meta e la nostra preparazione, dobbiamo sempre adeguarla anche alle capacità dei nostri compagni.
2) Prima della partenza per l’escursione è assolutamente necessario essersi documentati sul nostro percorso ed aver consultato le previsioni meteorologiche.
3) Non poniamo eccessiva fiducia nel nostro equipaggiamento: qualunque cifra abbiamo pagato per vestirci e per attrezzarci non sostituisce la preparazione fisica, tecnica e psicologica.
4) Saliremo in sicurezza e rispetteremo l’ambiente solo se rispetteremo noi stessi e gli altri: sapere sempre dove si è e dove si sta andando è più importante della possibilità di essere soccorsi.
5) Rinunciamo al mezzo meccanico, per quanto possibile. È inutile andare in cima ad una montagna velocemente. Trascurandone le pendici e la base, rimpicciolisce l’intensità della nostra esperienza.
6) Osserviamo gli animali senza mai disturbarli; non dividiamoli in due categorie, quelli simpatici e quelli non.
7) Rispettiamo religiosamente prati, foreste e radure; non insegniamo ai bambini il saccheggio sistematico dei boschi; non cogliamo le stelle alpine: è pericoloso, ed è pure un fiore protetto.
8) Anche il mondo minerale ha una vita: le rocce vivono una vita dilatata nei tempi geologici. Un capo indiano Seattle diceva: “La terra non appartiene all’uomo; è l’uomo che appartiene alla terra”.
9) Preferiamo sentieri senza segnalazioni o con il minimo necessario. I sentieri sono lo specchio di come si è capaci di vivere un territorio.
10) Riportiamoci via i rifiuti comunque, anche se in vicinanza ci sono bidoni e contenitori. Lasciamo i luoghi come vorremmo trovarli.
11) La montagna va visitata, per così dire, in punta di piedi: impariamo a godere del silenzio e a riconoscerne la voce.
12) Tutto ciò deve valere soprattutto per i più preparati, per gli alpinisti e per gli arrampicatori. A loro devono essere concessi meno superficialità e meno errori comportamentali.
13) Avventura è lavorare di fantasia, sognare ad occhi aperti senza dimenticare la realtà. Avventura è fatica, anche minima: senza sudore impoverisce la qualità dell’esperienza. Avventura è incognita, da non confondere con il pericolo. Spesso il pericolo è inquinante. Avventura è anche un pizzico di competizione, da non confondere con lo spettacolo: questo è sempre inquinante.

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Piacere, sicurezza e ambiente ultima modifica: 2017-08-18T05:45:40+00:00 da Alessandro Gogna

5 thoughts on “Piacere, sicurezza e ambiente”

  1. 5
    AndreaD says:

    Nel mio piccolo rispetto tutti i comandamenti tranne uno: il nono.
    Bell’articolo.

  2. 4
    Arboit giovanni says:

    Il Pordoi ci ricorda il corso roccia delle allora Guardie di P.S. del 1971, nel mese di maggio-giugno, dove c’era pure Alessandro Gogna e abbiamo anche arrampicato assieme, lui era già un esperto. Un saluto

  3. 3
    Guido Merizzi says:

    Ciao Alessandro! Mi e’ venuto in mente un altro comandamento stile anni ’70:
    14) Vai in montagna per te stesso, non per dimostrare quanto vali agli altri. Rischierai molto meno e sarai piu’ appagato.

  4. 2
    Giovanni Verzani says:

    Consigli ottimi , come l’acqua quando si ha sete

  5. 1
    lorenzo merlo says:

    Bellissimo sentimento antesignano.
    Documento storico.
    Bravo Fenomeno.

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