Punta Centrale del Breithorn

Punta Centrale del Breithorn
(dal mio diario, 1964)

20 giugno 1964. Questa volta, dato che dobbiamo andare a Cervinia, prendiamo un pullman a noleggio… [segue una meticolosa descrizione del viaggio, che vi risparmio, tranne l’annotazione “colpisce la tetra ombra di feudalità che aleggia sulla valle, accentuata dalle pesanti nuvole. Il castello di Bard, quello di Verrès… la loro vista sfuma nella leggenda e nell’immaginazione”, NdR]. [La descrizione prosegue, cito solo che l’istruttore Ottavio Bastrenta sale a Châtillon, che la Valtournenche è l’antica Vallis Tornenchia, che Silvio Saglio e Felice Boffa, nella loro guida (dei Monti d’Italia) Monte Rosa definiscono la vastissima conca del Breuil “attrezzata turisticamente in modo ammirevole, sia per la stagione estiva, sia per quella invernale”, e che a causa delle nuvole non possiamo vedere il Cervino da Antey-Saint-André, NdR]. Arriviamo a Cervinia alle 21.

Corriamo presto alle funivie, ma nonostante la prenotazione non ci è consentito andare su a quest’ora, perché il personale se ne è andato. Ci tocca dormire qui. Meno male che troviamo un alberghetto dove ci fanno pagare poco: e per stasera basta. Ci svegliamo la mattina dopo (21 giugno) con un bel sole che bacia il Cervino splendente nella neve fresca di ieri. Ci prepariamo e usciamo.

Ormai la gita è rovinata, perché non si può più svolgerla come previsto, cioè con la traversata a Champoluc. Comunque saliamo sulla funivia, e da lì vedo quanto sia brutta davvero Cervinia. Sì, Cervinia è brutta, non tanto perché io sia avverso a ogni tipo di cittadina montana, ma perché è proprio brutta, anche a confronto con Valtournenche, con Cortina, con Moena, Canazei, Ortisei. Cervinia è brutta perché mal costruita, edificata solo da speculatori, ideata per il turismo e non per la stabile dimora. Povera conca del Breuil, come sei ridotta! Luoghi leggendari, sacri alla storia dell’alpinismo, glorificati dal poetico canto di Guido Rey… Dove è più il Giomein, sipario del teatro delle grandi gesta di Whymper e Carrel? Esiste fisicamente e per la verità ancora intatto, ma storicamente non più. Non rimane altro, alla vista di cose simili, che sprofondarsi nelle letture di Rey, nelle relazioni di quelle prime ascensioni, di quei primi tentativi; non rimane altro che ritornare indietro nel tempo.

Tra queste riflessioni, arriviamo al Plateau Rosà. Salgo subito in vetta alla Testa Grigia 3480 m, vedendo assai bene lo scempio che gli skilift hanno fatto di questo ghiacciaio. Ma avevo lo stomaco ben preparato dal disastro di Cervinia. La carovana ci mette a prepararsi, ma alla fine partiamo, legati in cordata. Siamo divisi in due gruppi: uno va al Klein Matterhorn per la cresta ovest, mentre noi andiamo al Breithorn Occidentale. Nel nostro gruppo è la cordata di Gianni Calcagno con Barbicinti, Costa e Corona; la cordata di Gianni Pàstine con Olivari e Negro; la cordata del direttore, Cavalieri, con la sua fidanzata (non del corso) e Gonella; la cordata di Stefano Revello, detto Marno, con Fascioli, Burlando (allievo del corso del 1963) e Cremonte; la cordata di Eugenio Vaccari con Chicco; la cordata di Euro Montagna con Campi e un altro; la cordata della signora Pàstine e Maria Grazia Vianello (non facente parte del corso); la nostra, cioè quella di Vincenzo Bruzzone con Bria, Parodi e me. Io e Parodi facciamo però cordata per conto nostro, e così per tutta la gita. Capocorda sono io, Parodi dietro. Per tutta la salita fino al Colle del Breithorn non faccio altro che pensare al mio record di altezza che sto migliorando metro su metro. E arriviamo così alla larga e piatta insellatura del Colle del Breithorn 3826 m (Breihornpass), aperta tra la cima ovest del Breithorn a nord-nord-est e la Gobba di Rollin a sud-sud-ovest. Sono le 11.05. Il Colle del Breithorn stabilisce il più rapido e diretto passaggio fra il Colle del Theodulo e il rifugio Mezzalama, ed è attraversato dall’alta via sciistica del Rosa. La prima traversata alpinistica è di Stephen Winkworth con due amici e con le guide Jean-Baptiste Croz e P. Perren, effettuata il 21 settembre 1866. Il gruppo dei Breithorn, compreso tra il Colle del Theodulo a ponente e la Porta nera a levante, fu conosciuto fin dai più remoti tempi, come indicano le antiche immigrazioni dal Vallese nelle valli aostane ed è costituito dalle tre punte del Breithorn, allineate da ovest verso est: la punta W, quella più elevata, 4165 m, la punta centrale 4160 m e quella E 4141 m. All’estremità orientale la catena si completa con la Quota 4106 m e con la Roccia Nera 4075 m, incombente sulla sottostante Porta Nera 3734 m (Schwarztor). La Breccia del Breithorn 4081 m e la Finestra del Breithorn 4014 m separano rispettivamente il Breithorn Centrale dai Breithorn W ed E. I due opposti versanti presentano differenti caratteristiche: quello meridionale (aostano) è prevalentemente ghiacciato, dato che il Ghiacciaio grande di Verra, con le sue ampie superfici nevose, si spinge molto in alto e offre quindi possibilità di facile accesso; quello settentrionale (vallesano) è assai tormentato e selvaggio con colate ghiacciate ben delimitate dai crestoni del Grande e del Piccolo Triftji (Triftji e Klein Triftji) e offre una gamma di salite del più grande interesse alpinistico.

Le varie cordate partono, lasciando sulla neve gli zaini: così facciamo pure noi. Ci dirigiamo tutti verso il Breithorn Occidentale, ma poi Marno cambia itinerario e ci dirigiamo (in dieci circa) alla Breccia del Breithorn e da lì, nella nebbia e con un freddo cane, alla cima del Breithorn Centrale. Ci teniamo prudentemente un po’ sul versante sud, per via delle enormi cornici che s’aggettano a nord. E così arriviamo in un punto che si può definire cima, dato che il vero punto più alto (di un metro o due) è giudicato davvero instabile. Siamo a 4160 m. Nuovo record di altezza sulla mia 170a vetta. però non sono del tutto contento. Avrei voluto essere sul Breithorn Occidentale, che è “ben” 5 metri più alto! Pazienza. fa molto freddo e così torniamo indietro subito. Un ritorno senza storia, un po’ al sole  e un po’ nella nebbia, fino al ristorante della funivia, dove arriviamo primi, Parodi e io, seguiti da Vincenzo Bruzzone e Bria. Dopo uno spuntino, alcuni di noi intendono andare giù a piedi e dopo circa un’ora ripartiamo. Siamo io, Calcagno, Marno (che farà da capataz per l’intera discesa), Giuseppe Burlando, Bria, Costa, Modica. Quest’ultimo costituirà impedimento perché stanchissimo. Comunque, tanto per evitare il Colle del Theodulo, tagliamo a sinistra e finiamo su una seraccata che evitiamo di striscio. Così, sbuffando, nella neve fradicia, risaliamo al Colle del Theodulo e da lì in discesa fino a Plain Maison, dove per un pelo riusciamo a prendere l’ultima funivia. Dal Plateau Rosà, con errori e soste comprese, abbiamo impiegato 95 minuti. Al Breuil saliamo sul pullman già pieno dei nostri compagni. Questa discesa a piedi mi ha fatto molto piacere, tanto per non smentire la mia avversione per le funivie.

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Punta Centrale del Breithorn ultima modifica: 2017-08-13T05:37:54+00:00 da Alessandro Gogna

3 thoughts on “Punta Centrale del Breithorn”

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    Renzo Martinello says:

    Belle le fotografie ingiallite dal tempo, che oramai con le nuove tecnologie non si fanno più, un vero peccato.

  2. 2
    Badano Antonio says:

    Noi, quel giorno siamo andati al Piccolo Cervino. Io ero legato con Vittorio Pescia e Corinna, che diventerà mia moglie dopo pochi giorni, legata con Gian Luigi Vaccari. Bellisimi ricordi di un monte che adesso è completamente diverso , data la funivia. E bellissimo corso di Alpinismo. Antonio

  3. 1
    Giancarlo Venturini says:

    Sempre..racconti bellissimi, con Foto D’ Epoca …che riescono a far vivere
    la Scalata…in tutti i suoi partic. Saluti grande Alessandro..!

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