Racconti di paura dalle falesie

Racconti di paura dalle falesie
tradotto da Climbing n. 330 (www.climbing.com)

Albert Kim: “Ho visto un climber innervosirsi su una via trad e quindi rinunciare a salirla. Il che va bene… peccato che l’ho visto anche pendolare su una vicina via sportiva, agganciare uno spit e procedere in questo modo: oscillare ancora sulla via trad, tirar via il materiale, pendolare di nuovo sulla sportiva, agganciare lo spit sottostante a quello dove era già agganciato, risalire allo spit di sopra, togliere il rinvio, volare sullo spit di sotto. E via così, con la stessa manovra, fino a raggiungere terra”.

Lezione. Procedure di questo genere usurano inutilmente il materiale ed espongono a rischi del tutto inutili. E se la corda corre a lato della tua protezione, si può creare un’angolatura pericolosa.
Il modo più facile per ritirarsi da una via trad è costruire un ancoraggio con nut (i più economici, da lasciare) e con moschettone a ghiera, oppure con moschettoni disposti ad apertura opposta. Scendere così, recuperando il materiale sottostante. Se si può calarsi dall’alto, ricuperare in seguito anche l’ancoraggio di discesa. In alternativa, si può finire la via trad procedendo in artificiale.

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Hailey Hosken: “Ho visto una coppia di climber ritirarsi da una via multipitch. Invece di fare doppie normali, cioè uno per volta su tutti e due i capi della corda, loro curiosamente scendevano in simultanea. Lui scendeva su un capo mentre lei gli faceva da contrappeso con un freno moschettone vicino alla sosta. Giunto lui alla fine della calata, lei scendeva trattenuta allo stesso modo da lui in basso”.

Lezione. La discesa simultanea è una tecnica avanzata a basso margine di errore. Errori assai semplici possono essere catastrofici. Il modo più sicuro e più semplice di scendere in doppia è quello normale, centrando la corda a metà sull’ancoraggio e quindi scendendo con un normale discensore.

Johnathan Sliski: “Ho visto un climber calarsi dalla sommità di un monotiro sportivo che iniziava al di sotto di un tetto assai pronunciato. Nella calata toglieva i rinvii usati in salita e si aiutava, per rimanere in vicinanza della parete, stando agganciato con un rinvio al lato della corda che scendeva a chi gli faceva sicura. Quando ha sganciato l’ultimo rinvio che gli rimaneva (cioè quello messo sul primo spit) si è creato un ovvio lasco nell’intero sistema, che si è subito tradotto in un pendolo bestiale. Era ancora agganciato con il rinvio alla corda (lato assicuratore), e questo ha provocato un violento trascinamento di quest’ultimo sul terreno, per una decina di metri. Una discreta ferita alla testa dell’assicuratore li ha costretti ad andare al pronto soccorso”.

Lezione. In calata, agganciarsi con un rinvio di servizio sul lato di corda che va all’assicuratore aiuta a stare vicini alla parete. Ma sganciare l’ultimo rinvio (specialmente sotto un tetto) crea un lasco improvviso ed è difficile evitare un lungo pendolo. È essenziale andare allo spit direttamente, attaccarsi, staccare il rinvio di servizio, far recuperare all’assicuratore il lasco creato e solo allora staccare il rinvio e lasciarsi andare in pendolo. Questo permette all’assicuratore di non essere sbilanciato. Occorre anche accertarsi che la linea prevista del pendolo non incroci il suolo o altri ostacoli… Mollarsi solo quando l’assicuratore ti sta tenendo stretto. Dopo la pendolata, farsi calare. Se l’oscillazione è sospetta, meglio farsi calare con la corda passata dentro nell’ultimo rinvio (cioè il primo usato) per poi recuperarlo in seguito. Siffatta manovra richiede qualche metro in più di corda, perciò assicurarsi sempre che sia sufficiente. E naturalmente non sganciarsi dal rinvio di servizio fino a che non si è arrivati a terra.

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Racconti di paura dalle falesie ultima modifica: 2015-03-07T07:00:07+00:00 da Alessandro Gogna

1 thought on “Racconti di paura dalle falesie”

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    Davide says:

    Bella la foto alla Falesia di Ara, sul Monte Fenera

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