Relazione analitica di tre convegni dell’Alpinismo Giovanile

Il 22 febbraio 2014, a Lecco, la Commissione Regionale Lombarda di Alpinismo Giovanile, in collaborazione con la Sezione CAI di Lecco “R. CASSIN”, organizza il quarto incontro degli Accompagnatori di Alpinismo Giovanile dei CAI di Lombardia. Il tema di quest’anno è: Passione montagnAGiovani.
Come ricapitolazione generale del lavoro degli anni precedenti, ecco di seguito la

SINTESI DEI CONVEGNI DELL’ALPINISMO GIOVANILE SVOLTI NEL TRIENNIO 2011-2013
a cura di Carlo Plaino

Fra il 2011, il 2012 ed il 2013 si sono svolti tre convegni Regionali dell’Alpinismo Giovanile (AG) che hanno voluto affrontare tematiche rilevanti come il gruppo, la coesione e la partecipazione nonché l’ampliamento delle competenze della figura dell’Accompagnatore di Alpinismo Giovanile (AAG).

2011. IO, TU, NOI, VOI e il gruppo – Lavoro di gruppo o lavorare in gruppo
Il primo convegno del 2011, ha voluto ribadire l’importanza della condivisione educativa e della collaborazione all’interno del gruppo degli Accompagnatori prendendo in esame il funzionamento del gruppo degli Accompagnatori stessi all’interno delle diverse Sezioni regionali per evidenziarne i punti di forza/debolezza e le vie di miglioramento e sviluppo. Partendo da come è definito il gruppo all’interno del Progetto Educativo “Il Gruppo, come nucleo sociale, è il campo di azione per l’attività educativa; le dinamiche che vi interagiscono devono orientare le aspirazioni del giovane verso una vita autentica attraverso un genuino contatto con la natura”, si è passati ad osservare cosa è opportuno monitorare all’interno di un gruppo per il suo corretto funzionamento (la comunicazione e la partecipazione, il processo decisionale, i conflitti, la leadership, obiettivi e ruoli, le regole del gruppo, le modalità di problem-solving, il clima).

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Gli obiettivi che l’Accompagnatore deve porsi verso i giovani nello sviluppo del proprio lavoro sono: crescita umana del giovane tramite il contatto con l’ambiente montano e l’esperienza di gruppo, formazione culturale di base, cognizioni tecniche di base per la sicurezza, ampiezza delle proposte per una scelta consapevole, opportunità formative per aiutare il giovane nella propria ricerca dell’autonomia sia come uomo sia come alpinista.

Ribadendo quindi questi principi, cui il Progetto Educativo si ispira per la figura dell’Accompagnatore, si sono individuate le difficoltà che sono risultate nella relazione con i giovani:
– Motivare i ragazzi ed interessarli;
– Mantenere la comunicazione sui temi pertinenti all’ambiente o al target dell’escursione;
– Quando la montagna a volte viene vissuta non per il suo valore ma come una pausa tra una attività e l’altra;
– Concordare regole di comportamento comuni valide per tutto il gruppo;
– Difficoltà ad accettare i ragazzi problematici senza handicap evidenti;
– Difficoltà di comunicazione tra accompagnatori o comunicazione mal funzionante;
– Difficoltà di ascolto legata ad una visione dell’adulto considerato come un pari;
– Predisposizione degli accompagnatori a rapportarsi in modo privilegiato alle tre fasce di età.

Abbiamo quindi evidenziato quali attività possano inficiare e ostacolare il compito e la vita del gruppo:
1. Criticare in modo distruttivo;
2. Disapprovare o sminuire l’operato degli altri;
3. Utilizzare l’ostruzionismo;
4. Assumere posizioni di totale disaccordo;
5. Dominare;
6. Non mettere in discussione le proprie posizioni;
7. Ricercare l’attenzione esibendo qualità personali;
8. Usare il rapporto personale o il ruolo per costringere ad appoggiare le proprie idee.

Per concludere questo primo convegno, abbiamo osservato come l’autorevolezza vista come giusto equilibrio fra la direttività ed il supporto possa essere una via per mantenere e migliorare il funzionamento del gruppo e la relazione con il giovane, individuando quattro profili tipo che scaturiscono proprio dai livelli di supporto e direttività che vengono messi in atto:
Alta direttività+alto supporto= la GUIDA;
Alta direttività+basso supporto= il CAPITANO;
Bassa direttività+alto supporto= l’EMPATICO;
Bassa direttività+basso supporto= il DELEGANTE

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2012. Il GRUPPO è un progetto aperto: a più voci, a più mani
Il secondo convegno del 2012 ha voluto, prendendo in esame l’esperienza dell’anello del Bernina, osservare le best practice messe in atto dagli Accompagnatori. Attraverso quindi la visione dei filmati selezionati dell’intera settimana, i sottogruppi di lavoro hanno preso in esame che cosa vedevano fare di corretto e di positivo dall’Accompagnatore evidenziando una serie di caratteristiche che sono di seguito elencate verso le quali ogni Accompagnatore dovrebbe orientarsi per svolgere al meglio il suo “mestiere”:
– Accompagnatore sullo stesso piano dei ragazzi;
– Ammissione di colpa più correzione da parte dell’Accompagnatore;
– Calarsi nei panni dei ragazzi con “io farei”;
– Capacità di dare input ai ragazzi e dargli un ruolo attivo;
– Chiarezza e semplicità del linguaggio che contrasto con la complessità quotidiana;
– Clima rilassato;
– Coinvolgimento attivo dei ragazzi;
– Competenza/conoscenza/esperienza;
– Concretezza;
– Condivisione di gruppo;
– Confronto fra pari;
– Conoscenza fra i ragazzi soprattutto con chi non si conosce semplice e diretta ricordando un particolare;
– Conoscenza tecnica/oggettiva dell’accompagnatore;
– Creazione del gruppo e relazione umana;
– Fare gruppo;
– Fiducia verso gli accompagnatori;
– Fornisce informazioni rilevanti;
– Fornisce precisazioni sul comportamento corretto senza dilungarsi;
– Imparare facendo con i ragazzi;
– Indicazioni precise;
– Infonde fiducia negli operatori;
– L’accompagnatore come strumento del progetto educativo;
– La tendenza dei giovani a trovare soluzioni più brevi ed indolori;
– Lasciare liberi i ragazzi e fornire coordinamento come accompagnatori;
– Lavorare in gruppo;
– Momento buono per la presentazione dopo che abbiamo lasciato interagire i ragazzi durante la tappa;
– Non fornire risposte permettendo a chi fa la domanda di darsi anche la risposta;
– Partecipazione attiva;
– Passaggio delle informazioni;
– Presenza di tutto il gruppo;
– Rendere spiritosa la situazione;
– Responsabilizzazione e riferimenti incisivi e diretti;
– Responsabilizzazione nella scelta dell’itinerario;
– Riferimento alla vita di tutti i giorni;
– Riflessione sull’AG anche per la vita;
– Riuscire a farli entrare a far parte del gruppo;
– Riuscire ad infondere serenità verso l’impresa (anche incoscienza);
– Serenità;
– Serenità e sicurezza;
– Spiega l’orientamento come tema rilevante;
– Spiegazioni più precise;
– Sviluppare il vissuto intorno all’autosufficienza;
– Valorizzare le particolarità personali all’interno del gruppo “il lungo” (accettazione dell’individuo) e quindi creare identità e porre l’individuo al centro=ragazzo protagonista+incremento dell’autostima.

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2013. ORIZZONTI: l’Accompagnatore a 360° tra motivazione ed azioni di rete
Il terzo convegno del 2013 ha preso in esame i valori personali e la riscoperta della motivazione per il potenziamento della rete dell’AG da parte degli Accompagnatori. Si è voluto quindi riscoprire quali sono le spinte che motivano gli Accompagnatori a rivestire questo ruolo e quale potesse essere l’attività aggiuntiva che gli stessi possono realizzare sui propri territori per promuovere AG ed aumentare l’appartenenza dei giovani alle sezioni del CAI.

Per quanto riguarda la motivazione e i valori sono stati analizzati 62 questionari di indagine somministrati agli Accompagnatori che prendevano in esame diverse aree (Prima di cominciare a fare l’Accompagnatore…, Fare l’Accompagnatore rappresenta per me…, Cosa mi spinge a fare l’Accompagnatore AG…). I risultati sotto elencati riportano:
– Prima di cominciare a fare l’Accompagnatore: ero una persona curiosa e aperta alle innovazioni+desideravo sviluppare nuove relazioni umane;
– Fare l’Accompagnatore rappresenta per me: un’esperienza che arricchisce sul piano umano+un’occasione per aiutare i giovani+un’opportunità per fare qualcosa di coerente con i miei valori/ideali;
– Cosa mi spinge a fare l’Accompagnatore AG: la possibilità di venire incontro ai bisogni dei giovani+la condivisione degli ideali e dei valori del CAI.
– Valori generali che ispirano le azioni degli Accompagnatori sono: Affiliazione, Collaborazione, Bellezza, Aiutare gli altri, Conoscenza, Ambiente piacevole (sia paesaggio che relazionale), Creatività (inteso anche come gioco), Etica nei valori del CAI, Sostegno.

Per quanto riguarda invece lo sviluppo della rete sono stati individuati i principali nodi che la compongono e, nei lavori in sottogruppi, individuate le azioni possibili di correzione ed ampliamento della relazione con ognuno di essi creando così una sorta di “documento programmatico” per le azioni future delle diverse sezioni regionali.
I nodi individuati intorno alla figura dell’Accompagnatore sono:
1. I giovani;
2. I genitori;
3. La propria sezione;
4. Gli altri AAG;
5. Le istituzioni scolastiche;
6. Le istituzioni pubbliche.

I sottogruppi di lavoro hanno quindi elaborato quali e quante azioni poter rivolgere ad ognuno di questi nodi creando, in conclusione, un elenco di azioni ritenute significative per l’ampliamento della rete stessa:
– per “i giovani”:
Attività più variegate, Ascoltare i ragazzi, Offerta non più adeguata sulla comunicazione, Svecchiare l’immagine, Coinvolgimento dei più grandi, Approccio a difficoltà tecniche per i più grandi, Più autonomia e più libertà, renderli attivi;
– per “i genitori”:
Coinvolgerli di più, Farci conoscere, Acquisire la fiducia da parte delle famiglie, Prima barriera per arrivare al giovane, Coinvolgerli in momenti separati, Migliorare la comunicazione, Dialogare, Possibili nuovi Accompagnatori;
– per “la propria Sezione”:
Coinvolgimento più attivo degli altri gruppi sezionali, Collaborazione e dialogo, Interscambiabilità fra le varie discipline, Efficace l’effetto delle palestre di arrampicata che funzionano con forte richiamo, Comunicazione per collaborazione attiva, Coinvolgere gli organi politici della sezione, Fondamentale il supporto degli Organi direttivi;
– per “gli altri AAG”:
Più collaborazione e più dialogo, Mettere a disposizione le proprie esperienze, Pazienza, umiltà, apertura, Condividere ed affrontare insieme, Comunicazione, Condivisione di esperienze al di fuori di AG, andare in montagna insieme;
– per “le istituzioni scolastiche”:
Proporsi di più e maggiore coinvolgimento, Conoscenza e coinvolgimento, Trasmissione delle competenze degli Accompagnatori, Prodotto uniforme a livello nazionale con appeal, Proporre attività interessanti, Difficoltà dei rapporti con l’interlocutore, Difficoltà della gestione del tempo personale dell’accompagnatore.
– per “le istituzioni pubbliche”:
Proporsi come gruppo CAI e non come singoli accompagnatori, Prodotto uniforme a livello nazionale con appeal, Avere una buona visibilità, Avere un buon Presidente di sezione che faccia il “politico”.

In sintesi
Gli elementi rilevanti in questo triennio a partire dall’importanza del lavoro di gruppo, sono stati quelli di evidenziare le best practice di un Accompagnatore nello svolgimento del proprio ruolo e ritrovare quali motivazioni e valori, in un periodo di crisi contingente e vocazionale, animano l’appartenenza all’AG. Infine individuare tutta una serie di azioni di sviluppo della rete AG è risultato strategico per le prospettive future di sviluppo della disciplina stessa e di ammodernamento dei significati dell’Alpinismo Giovanile.

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postato il 20 febbraio 2014

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Relazione analitica di tre convegni dell’Alpinismo Giovanile ultima modifica: 2014-02-20T09:08:17+00:00 da Alessandro Gogna

1 thought on “Relazione analitica di tre convegni dell’Alpinismo Giovanile”

  1. 1
    Bonardi Carlo - Brescia says:

    – Monitorare;
    – processo decisionale;
    – leadership;
    – problem-solving;
    – crescita umana;
    – formazione;
    – sicurezza;
    – opportunità;
    – motivare;
    – target;
    – best practise;
    – input;
    – innovazione;
    – rete;
    – competenze;
    – prodotto uniforme a livello nazionale con appeal.

    Ahimè.

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