Ridi oggi, ridi domani…

Per le sue caratteristiche di abitabilità l’Ötztal fu colonizzata assai presto, sia dal nord che dal sud. Ancora oggi, per i diritti di pascolo acquisiti, i pastori della Val Senales conducono a ogni inizio estate migliaia di pecore, attraverso l’Hochjoch, in un alpeggio vicino a Vent. E il passaggio dello spartiacque affonda le sue origini nella notte dei tempi, come dimostra il recente ritrovamento dell’uomo mummificato di Ötz. Anche il commercio si sviluppò con la Val Senales e con la Val Passìria: i commercianti di Sölden già dal 1320 potevano, con la costruzione della mulattiera del Timmelsjoch (Passo del Rombo), vendere tessuti di lino sulle piazze di Bolzano e Firenze. Il parroco di Vent, Franz Senn, dal 1861 si occupò della costruzione delle strade, propose la costruzione di rifugi alpini e praticò alpinismo: fu lui il vero iniziatore del turismo in Ötztal, una regione con circa 250 vette superiori ai tremila metri. Oggi, accanto alle assai discutibili mega-realizzazioni di impianti sui ghiacciai, la valle cerca di essere leader nel campo della protezione ambientale. Il progetto Green Force è ambizioso: tramite il coinvolgimento dei turisti e l’istituzione di uno speciale corpo di guardie ecologiche si vuole ridurre il traffico, l’inquinamento acustico, migliorare lo scarico delle acque, mantenere l’aria pulita. Tutto ciò è assai lodevole e se ne vedono i risultati: ma occorrerà tenere a bada l’avidità degli imprenditori turistici, un compito assai difficile viste le imponenti strutture per il turismo di massa di cui l’Ötztal si è dotata.

Tirolo, Oetztal, chiesetta di Maria Schnee
Tirolo, Oetztal, chiesetta di Maria Schnee
Gli impianti del Rettenbachferner sono deserti, d’estate non funzionano. È mattina presto, e sono giunto qui in auto senza pagare il pedaggio (che a quest’ora è ancora chiuso). Con un lungo tunnel mi sposto sull’altro versante per dare un’occhiata agli impianti del Tiefenbachferner: anche questi sono fermi, ma tra poco apriranno la loro attività giornaliera. Nebbie vaghe vanno e vengono, me ne vado quasi subito di fronte allo scoraggiante piazzale. Un po’ di sole m’incoraggia a salire a Hochsölden, ma non v’è alcun motivo per salire il Soeldener Grieskogel o per raggiungere il Berglersee: nuvole ovunque, grigio. Nel pomeriggio andiamo a Umhausen e alla bellissima cascata Stuibenfall, la più alta del Tirolo: prima la vediamo da un belvedere dall’alto, in lontananza, poi vi saliamo dal basso. Non riusciamo ad avvicinarci più di tanto e ci bagnamo senza rimedio. Quando vedo che Elena e Petra nell’acquerugiola sospesa cominciano a battere i denti, rinuncio ad una fotografia correttamente eseguita per evitare polmoniti.

Il giorno dopo da Vent e da Stablein proseguiamo un bel po’ nella luce del pomeriggio verso la Breslauer Hütte. Ci divertiamo a far foto un po’ diverse dal solito: su un prato, con lo sfondo della valle e delle montagne, Elena fa la spaccata, Petra l’esercizio del «ponte», Alessandra fa la «ruota». La regia di tutto questo movimento è mia, compito ben difficile data l’indisciplina congenita che caratterizza le mie figlie e, a quanto pare, anche la loro amichetta.

Tirolo, Oetztal. Salendo alla Kreuzspitze: Samoar See con (da sin.) i versanti nord dell’Hintere Schwarze, Martellspitze, Similaun e Nieder Joch.  A destra della depressione è l’ Hauslab Joch (luogo di ritrovamento dell’Uomo di Oetz), poi sono l’Hauslabkogel e il Saykogel
Tirolo, Oetztal. Salendo alla Kreuzspitze. Samoar See con (da sin.) i versanti nord dell'Hintere Schwarze, Martellspitze, Similaun e Nieder Joch.  A destra della depressione è l' Hauslab Joch (luogo di ritrovamento dell'Uomo di Oetz), poi sono l'Hau
Il mattino dopo, date le buone previsioni, vorrei catturare l’immagine panoramica dallo Pitztalerjoch sui ghiacciai della Braunschweiger Hütte e della Wildspitze. Di buon’ora oltrepasso gli aperti caselli del pedaggio e vado a posteggiare, accanto a un’altra auto, sull’ampio piazzale alla base del pendio di neve che conduce allo Pitztalerjoch: vedo tre austriaci che stanno già salendo al sole e tra poco arriveranno al colle. La Wildspitze è avvolta in una nuvola, il ghiacciaio sotto di me è ancora troppo in ombra, come pure la Braunschweiger Hütte ed il vicino laghetto. Aspetto a lungo, i tre giovani austriaci non hanno alcuna intenzione di andarsene, mentre arrivano le prime comitive. Fa anche un bel freddo e tira vento. La gente arriva anche in pantaloncini corti, qui al colle si copre in fretta e furia. Qualche parola, qualche risata, poi di nuovo giù di corsa, o di qua o di là. Alla fine sono premiato anch’io, la nuvola della Wildspitze si dissolve, ghiacciaio, rifugio e laghetto sono alla luce ancora radente del sole. In seguito il tempo si guasta, perciò la giornata è dedicata ad un giro turistico, per vedere le belle case di Ötz e di Umhausen, oppure la bella chiesa parrocchiale di Längenfeld o ancora la chiesetta di Maria Schnee, immersa nei prati e sorvegliata da due alti pioppi. Alla sera mi avvio da solo verso la Martin Busch Hütte, dove ho appuntamento con Brigitte Grüner. Alle otto e mezza arriva, con la jeep del rifugio. È innamorata del suo lavoro, l’accompagnatrice sui sentieri di montagna. Le chiedo dei gruppi che conduce, cosa gli fa fare, come se li procura, come reagisce la gente di fronte al suo entusiasmo: «La gente mi chiede se non mi stufo mai di vedere sempre le stesse montagne… gli rispondo che le montagne non sono mai le stesse veramente… e anche la compagnia ogni volta è diversa; e poi non è vero che vado sempre negli stessi posti, anche se l’Ötztal ha sempre un posto privilegiato nel mio cuore». In genere non domando mai certe cose, ma di fronte ad un ottimismo così genuino, le chiedo se comunque non esiste una montagna diversa dalle altre, per lei… «La Weisskugel (Palla Bianca) è la mia montagna… lì mi sono innamorata di Alois, mio marito». Anche la custode del rifugio, pur essendo molto riservata, è assai simpatica e gentile e dopo la lauta cena non vuol sentire d’essere pagata.

Il mattino dopo troviamo, alle 4.30, il tavolo imbandito con la nostra colazione. Un alpinista austriaco, che la sera prima leggeva tranquillo un libro mentre la moglie si spupazzava il figlioletto, è lì a prepararsi per salire da solo il Similaun. Anche se non sono tanto d’accordo su questo sistema di andare in montagna (sono l’ultimo a poter insegnare qualcosa in questo campo), propongo a Brigitte di offrirgli parte della nostra colazione. Questa è assai gradita dal nostro, che ci ringrazia di cuore. Beh, ora che la buona azione l’abbiamo fatta, possiamo partire. Fuori è ancora buio, ma il cielo brilla di stelle. «Quando noi saremo in cima, la gente farà colazione al rifugio!», sono le ultime parole di Brigitte prima di iniziare a passo di carica il nostro cammino.

Un buon sentiero ripido ci porta nei pressi del Sambar See, dove l’alba ci coglie preparati alle fotografie, assieme ad un gregge di pecore. Poi continuiamo, oltrepassiamo una strana formazione di sassi piantati verticalmente nel terreno dai pastori, raggiungiamo i primi nevai e, nella gloria di un sole bellissimo, saliamo l’ultima cresta di neve fino alla vetta della Kreuz Spitze, da cui si gode un panorama decisamente particolare.

Tirolo, Oetztal, 2001: la custode della Martin Busch Haus, Ilse Scheiber (a sin) e Brigitte Gruener
Tirolo, Oetztal, custode della Martin Busch Haus, Ilse Scheiber (a sin) e Brigitte Gruener
In discesa, ancora grandi chiacchierate, ma questa volta sono io a raccontare di più. Dopo l’accoglienza sempre discreta della custode del rifugio, ecco l’incontro con due guardie ecologiche e con il loro splendido cane pastore tedesco. Poi ancora racconti, la promessa di mandarle un CD con alcune delle foto di oggi in alta risoluzione, l’invito a cena a lei e Alois per venerdì…. E quando siamo quasi arrivati a Vent, passando sui prati accanto ad un minuscolo impianto di risalita, Brigitte si lascia andare ancora una volta: «Io e mia sorella venivamo qui su questo ski-lift, Alois era sempre qui e ogni volta che ci vedeva si metteva a ridere… lo conoscevo appena, ma ridi oggi ridi domani, alla fine funziona…».

postato il 30 ottobre 2014

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Ridi oggi, ridi domani… ultima modifica: 2014-10-30T07:30:42+00:00 da Alessandro Gogna

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