Roba da chiodatori – 2

Roba da chiodatori – 2 (2-2)
di Marco Pukli, gennaio 2012

Pubblichiamo l’interessantissimo saggio pubblicato a suo tempo dall’autore sul suo sito. Il tema è Sulla corretta tecnica di chiodatura di una via d’arrampicata sportiva su roccia con ancoraggi resinati. A questo link la versione in pdf dell’intero documento. La natura assai tecnica, anche se di assai piacevole lettura, di questo saggio ci ha consigliato di riprenderne qui, a mo’ di presentazione, solo le considerazioni che l’autore pone alla fine del suo studio e la conclusione.

Della necessità dell’errore in fase di chiodatura
Fino a quando la via non è terminata il chiodatore deve avere la possibilità di sbagliare. Gli errori che può fare un chiodatore sono pressoché infiniti, dal mettere un chiodo nel posto sbagliato a non accorgersi di una pietra pericolosa a piazzare la sosta in un posto assurdo.

L’errore è anzi parte integrante del processo di creazione di una via nuova. Volere evitare gli errori ad ogni costo, voler fare delle vie nuove senza prima sbagliarle un po’, significa frenare e forse anche impedire la possibilità di creare delle belle vie. In fase di chiodatura è pertanto necessario creare quelle condizioni dove l’errore sia ancora possibile poiché, essendo l’errore un passaggio indispensabile del processo di chiodatura, senza la possibilità di sbagliare non esiste la possibilità di creare una bella via nuova. Al limite, si riesce a fare qualche “vietta”, nulla di più.

Chiodo installato male; la testa del chiodo non tocca nemmeno la roccia. A questo link la versione in pdf dell’intero documento.
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In ogni caso, per quanto si cerchi di fare le cose il meglio possibile, un certo lavoro di rifinitura e verifica della via appena creata è sempre necessario.

Dopo aver terminato i lavori in parete, il chiodatore dovrà scalare la sua opera, controllare che tutto vada bene e correggere gli eventuali difetti riscontrati.

Eh sì, perché è quasi impossibile che tutto vada bene al primo colpo, c’è sempre un qualcosina da aggiustare: una presa ancora da pulire, una pietra che muove, un chiodo messo nel posto sbagliato.

Il lavoro di chiodatura di una via può considerarsi concluso solo dopo che il chiodatore ha scalato la sua via e ha effettuato gli ultimi ritocchi.

Un breve cenno sull’arte di mettere nel posto giusto i chiodi
I chiodi vanno messi con precisi criteri. Non vorrei ora iniziare con le solite tiritere sulla disposizione dei chiodi su una via, poiché ne ho già parlato abbastanza nel saggio “Roba da chiodatori – 1”. Ma certe cose è comunque bene ricordarle, non si sa mai.

Allora:
La chiodatura di un itinerario va effettuata in base al livello degli arrampicatori ai quali l’itinerario stesso è destinato. Se attrezzi un 6b, lo devi chiodare per chi scala sul 6b, non per chi scala sul 9a+. Se poi sei proprio tu quello che scala sul 9a+, e quindi te lo sei chiodato per te stesso, con i chiodi a 7 metri uno dall’altro, allora sei proprio uno sxxxxxx!

Bisogna rispettare l’ambiente delle vie già esistenti. In linea generale, non incrociare altre vie, (tranne i casi in cui delle vie facciano dei lunghi traversi e occupino vasti tratti di parete molto interessanti).

Non chiodare vie nuove troppo vicine ad altri itinerari. Tra una via e l’altra ci deve essere spazio, molto spazio; le vie devono “respirare”. Non c’è cosa più brutta che due vie troppo vicine. E’ sempre meglio avere una via in meno che una via che disturba un’altra.

Non voler chiodare tutte le linee disponibili in un settore. Spesso il posto migliore dove mettere un chiodo è da un’altra parte, su un’altra parete.

Come dicevo, i chiodi vanno messi con una certa accortezza. Per trovare il punto giusto è sempre assolutamente necessario provare tutti i passaggi della via, per molte volte, finché non si è assolutamente sicuri di aver individuato il posto migliore. Per lavorare in questo modo, è necessario preparare la via: bisogna allestire una “pre-chiodatura” provvisoria necessaria per provare i movimenti e per individuare il posto in cui installare i chiodi, nonché per l’installazione vera e propria. Detta attrezzatura provvisoria sarà eliminata una volta chiodata la via, “cancellando” poi ogni traccia (per esempio tappando i buchi dei tasselli provvisori utilizzati).

Ecco alcuni criteri da seguire sempre; ogni ancoraggio deve:
– Impedire la caduta per terra o contro ostacoli;
– Essere immediatamente prima di un passaggio difficile rispetto alla difficoltà complessiva della via;
– Essere dalla parte della mano libera dell’arrampicatore, salvo casi eccezionali e giustificabili;
– Essere alla giusta altezza anche per i più piccoli di statura;
– Ridurre al minimo, per quanto possibile, l’attrito della corda;
– Disturbare il meno possibile il concatenamento dei passaggi;
– Essere posizionato in modo da non ostruire prese e appoggi;
– Essere sufficientemente distante da spigoli e bordi (non inferiore a 25 cm);
– Dare in generale possibilità di movimento al rinvio senza che questo, in fase di caduta dello scalatore, s’incastri o urti in modo anomalo sulla roccia.

Una divagazione estetica molto importante
Una via d’arrampicata sportiva su roccia ha motivo di esistere solo se è bella.

Chiodo ben installato; la testa del chiodo è infissa nel sistema “roccia / resina”. A questo link la versione in pdf dell’intero documento.
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Per chiodare una bella via bisogna senza dubbio conoscer alla perfezione la “tecnica” di chiodatura; ma la tecnica, in sé, non basta, anzi, in sé non serve proprio a nulla.

E’ vero che un chiodatore può iniziare ad avere un proprio stile solamente dal momento in cui è in grado di affrontare tutte le difficoltà tecniche, ma è ancor più vero che la tecnica può condurre il chiodatore solo fino a un certo punto.

La tecnica può condurre il chiodatore nei pressi della strada che porta alla creazione di una bella via, ma la trasformazione da semplice “itinerario” a “bella via”, a opera d’arte se vogliamo, è possibile solo attraverso un grande salto, un balzo verso la bellezza.

Il risultato finale sarà che un bravo chiodatore, attraverso le sue vie, grazie al suo stile, ci saprà mostrare la roccia, la parete scalabile, attraverso le linee più belle e sicure.

Con questo voglio dire che la chiodatura ha un peso molto importante nell’estetica di una via d’arrampicata su roccia.

La bellezza di una via d’arrampicata è data dalla natura nella quale la via si svolge, entro i limiti e i vincoli imposti dalla via d’arrampicata stessa (i chiodi in parete appunto, la chiodatura). La natura, attraverso la via d’arrampicata, si apre alle esperienze dello scalatore. Più i vincoli della via d’arrampicata (che sono appunto rappresentati dalla chiodatura), danno la possibilità di creare condizioni che favoriscono esperienze profonde e intense, più la via è gradevole.

L’esperienza, la storia delle vie finora attrezzate, ci ha insegnato che le vie più belle assai raramente sono state attrezzate da una persona alla quale difetta quel pregio artistico che sarebbe invece sempre auspicabile in un chiodatore. Infatti, quando troviamo una via particolarmente male attrezzata, possiamo stare certi che ciò che manca al chiodatore non è la conoscenza tecnica, bensì il senso estetico.

Purtroppo, anche dominando alla perfezione ogni regola tecnica di questo mondo, un chiodatore con scarso senso estetico, volgare (intendendo per volgare appunto quella mancanza di pregio estetico che invece sarebbe auspicabile), tenderà a utilizzare per le proprie opere comunque tecniche e materiali mediocri. Non è che non sappia “capire” le cose belle: non le sa creare.

I risultati si vedono subito: chiodi piantati qua e là a un po’ casaccio, vie chiodate ovunque indipendentemente dal loro interesse estetico, materiale scadente, itinerari che sono delle “linee rette”, dritte come i binari della ferrovia nel deserto, anziché delle linee naturali, sinuose, a serpentina, che scorrono fluide e leggere nelle pieghe della parete.

Ancoraggio Cosiroc FFME 12,5 x 90 ben installato. Non muoverà mai! A questo link la versione in pdf dell’intero documento.
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Vediamo infine alcuni semplici e veloci esempi pratici basati su considerazioni estetiche, per far sì che il lavoro del chiodatore possa sempre restare all’interno dei confini del buon gusto.

– Una via d’arrampicata su roccia non dovrebbe essere troppo corta, diciamo non meno di una dozzina di metri. Ovviamente questo in linea generale, poiché nella realtà ogni falesia è un discorso a parte. Per esempio, nei “settori scuola” le vie corte sono molto utili;

– Una via d’arrampicata dovrebbe essere su roccia solida e sicura;

– Una via d’arrampicata dovrebbe essere sempre a una certa distanza da altre vie, in modo da “respirare” per bene e non “disturbare” le linee limitrofe;

– Meno vie si chiodano meglio è. Non chiodare tutto il chiodabile, ma creare solo cose “importanti”, belle e tecnicamente perfette, e il resto lasciarlo stare. Chiodare poche vie nuove dà solo vantaggi;

– Esteticamente, il chiodo “più bello” è quello che non c’è; sarebbe meraviglioso poter scalare senza chiodi in parete. Ma visto che ciò non è possibile, che qualche chiodo qua e là deve esserci per forza, altrimenti ci spiaccichiamo in terra, il chiodo più bello è quello che “quasi” non c’è, quello che “quasi” non ti accorgi di averlo moschettonato, d’averlo visto, di averne sentita la necessità. Un chiodo ben messo, messo nel posto migliore, aiuta lo scalatore a rendersi libero.

Conclusione
Se il lavoro di chiodatura con ancoraggi resinati è ben fatto, viene assicurata un’eccezionale sicurezza e durata nel tempo. Inoltre, è il sistema più
discreto, che si vede meno, con il minor impatto ambientale.
Chiodare una via d’arrampicata sportiva su roccia è però diventata un’attività (un’arte?) talmente complessa che, per raggiungere un sufficiente livello tecnico, è ormai necessaria un’adeguata formazione.
In pratica, è necessario che “l’apprendista chiodatore” impari almeno i fondamenti del “mestiere” da un chiodatore esperto.
Ma attenzione: per diventare “veri” chiodatori serve, al di là di ogni possibile didattica, anche una certa dose di talento naturale.
Resta però il fatto che, senza adeguata formazione, anche chiodatori geniali e potenzialmente molto dotati
possono arrivare a fare delle belle e grandi minchiate.
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Roba da chiodatori – 2 ultima modifica: 2016-04-26T05:17:50+00:00 da Alessandro Gogna

4 thoughts on “Roba da chiodatori – 2”

  1. 4
    Bruno says:

    Infatti Alberto, la parete io non la considero un oggetto inanimato, una cosa. Se si parte da questa considerazione, allora è anche logico scavarci le tacche o togliere appigli. Ma diventa come una gettata di cemento alla fin fine. Io considero invece una parete un ecosistema verticale, con una sua vita e abitanti. Non ci sono solo i nidi. Ma tanti altre forme di vita, lucertole, formiche, insetti e altro…Anche gli arbusti, eriche profumatissime, o qualche eroico albero. Una via può benissimo integrarli, aggirarli. Risulterà più bella, più varia ed interessante. Ma non penso si debba aver pratica ed esperienza di chiodatori. Io parlerei di buon senso a sto punto.

  2. 3
    Alberto Benassi says:

    @ Bruno, per uno che dichiara: ” sono assolutamente inadatto ad esprimere opinioni.” mi sembra invece che tua abbia dichiarato una posizione piuttosto netta e chiara.
    Che in buona parte mi sento di condividere.
    La prima regola che secondo me dovremmo tutti rispettare è quella del “rispetto della roccia, della parete” . Dopo veniamo noi con la sicurezza e il divertimento.

  3. 2
    Bruno says:

    Non ho mai piantato un chiodo, quindi, sono assolutamente inadatto ad esprimere opinioni. Ma ho un senso estetico, e questo mi spinge ad esortare al rispetto della parete. Un rispetto non selettivo, dettato dall’arrogante presunzione di possesso della linea da parte del chiodatore. Io son del parere che la via non è la risultante di una operazione di sottrazione, ma integrazione. Vedere segate piante che SONO parte del sistema parete, RIMOSSI blocchi con grande lavoro, per la presunzione di maggior sicurezza, è offensivo dell’armonia, del bello. E’ spregio di ciò che c’era prima di noi, e potenzialmente sarebbe anche dopo. E’ un furto compiuto ai danni di chi arrampicherà quella linea, che non potrà godere di quel senso estetico/estatico. E’ un crimine contro la comunità.

  4. 1
    GIANDO says:

    – Una via d’arrampicata dovrebbe essere sempre a una certa distanza da altre vie, in modo da “respirare” per bene e non “disturbare” le linee limitrofe;

    – Meno vie si chiodano meglio è. Non chiodare tutto il chiodabile, ma creare solo cose “importanti”, belle e tecnicamente perfette, e il resto lasciarlo stare. Chiodare poche vie nuove dà solo vantaggi;

    parole sante!

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