Roccia, mare e neve, tra le corse

Roccia, mare e neve, tra le corse
(dal mio diario)

19 gennaio 1964. Dopo aver preso accordi con Francesco Masetti, sto aspettando tranquillamente alla Stazione Brignole che questo arrivi, con un suo amico “accademico del CAI”. Masetti è in gamba ed è già da tempo nell’ambiente del CAI, mentre io posso dire di non conoscere ancora nessuno. Il treno dovrebbe partire alle 8.15, ma io non ho visto ancora nessuno. Sono disperato! E’ la prima occasione che ho per intrufolarmi nell’ambiente… e va già in fumo!

Il treno parte e io sono solo. Non conto gli accidenti, ma non li mando a Francesco perché ricordo bene che ci conosciamo appena e lui non ha il mio numero di casa. Quasi non sa come mi chiamo. Per di più la giornata è splendida, e io spero ancora che quei due siano su un altro vagone.

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Ma a Riva Trigoso scendo solo. Oltrepassati i cantieri navali e dopo la breve galleria dell’ex-linea ferroviaria, riesco a vedere la scogliera. Dopo un’altra galleria, esco da un’apertura e continuo sulle rocce (II-) che portano alla base della cosiddetta Parete del CAI (o dei Chiavaresi) con a destra il Promontorio di Riva. Sono placche di arenaria che raggiungono un’altezza massima di un centinaio di metri. Inclinate mediamente a 70°, hanno roccia abbastanza salda, particolarmente nella parte inferiore, poco chiodabile.

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Su queste lastre voglio fare la via 24bI, sul Promontorio. Vi accedo traversando più o meno orizzontalmente la Parete del CAI a pochi metri dal mare e oltrepassando un canale terroso con cespugli, fino a raggiungere l’estrema punta sud-est della piccola baia, alla base dello spigolo nord-ovest del Promontorio. L’aspetto è terrificante: 45 m di parete! Sono slegato e sprovvisto di corda. Arrampico tenendomi un poco a destra dello spigolo e oltrepasso una breve placca scarsa di appigli (IV-); giungo a un piccolo punto di sosta sul filo dello spigolo, sormontato da uno strapiombo. E fin qui è stato abbastanza facile. Ma ora il mare, quasi a piombo sotto di me, mi fa paura. Esito un poco, poi riprendo un po’ a destra, fino a ritornare sullo spigolo che seguo con difficoltà di mano in mano decrescenti fino in cima (III). Nell’ultima parte, a 35 m dal mare, non posso dire di essere stato del tutto tranquillo. Da lì scendo per la crestina, cioè per l’it. 24bV, ma solo per un tratto, perché poi proseguo per un canale terroso, fino al mare. Riprendo il mio zaino e torno a Riva. Avrei potuto rimanere ancora, ma domani ho parecchio da studiare. Il treno passa alle 11.44, si ferma 50 minuti (!) a Sestri Levante, riparte alle 12.40 e mi deposita a Genova alle 14.10. Vado a casa, dove però non c’è nessuno. Allora poso lo zaino in portineria e vado a piedi da mia zia, in cerca della nonne e della mamma. Non trovo nessuno, e allora vado alla sede dei Granatieri (dove mio padre alla domenica va a giocare a biliardo) e mi faccio dare da lui le chiavi di casa. Quando apro la porta mi accorgo che la mamma e la nonna sono in casa! Non avevano sentito scampanellare perché dormivano sodo.

Il Promontorio di Riva
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Arrampicata odierna a Riva Trigoso
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21 febbraio 1964. Ore 16 circa, siamo un bel po’ di ragazzi del Liceo Cassini qui ai Campi del Ligorna (Struppa, GE) per il Campionato d’Istituto di corsa campestre. Esattamente 135. Ci dividono in tre gruppi: quelli del 1945-46, del 1947 e del 1948-49. Appartenendo io al primo gruppo, tra quelli che conosco ci sono Picardi, Giorello, Ghersi, Cofrancesco, Picasso, Garbarino, Ravano e altri. Ci mostrano il percorso: è più o meno lo stesso di quello di due anni fa, quando arrivai quinto su otto partecipante del 1946-47. C’è una salita in più, nonché una bella discesa in cui spero di battere qualcuno. La giornata è serena e fredda, e il sole se ne è già andato.

Ci viene dato il segnale della partenza. Nel nostro gruppo siamo una quarantina. Assieme a me c’è Picasso, Giorello, Picardi, Garbarino, Qualich, Bombonato: si parte. Quattro o cinque scalmanati schizzano via subito per poi cedere. Faelli cade in una pozza di fango, ma nessuno ci bada. Bisogna fare due giri più una trentina di metri. Ora siamo alla salita e davanti a me ce ne sono almeno venti, quindi sono a metà. La salitina taglia le gambe a parecchi, i quali me cedono il passo in discesa, dove corro come un disperato per cercare di batterne più che posso. Supero anche Picardi. Continuo così fino al passaggio del traguardo, poi, ancora alla salitina, sono undicesimo, a molta distanza dal primo. Duecento metri prima del traguardo riesco a passare Picardi e un altro e mi piazzo nono con il tempo di 5’41”. Sono stanco morto, mi cambio, saluti, ecc. Torno a casa con Ghersi. Ed ecco i risultati ufficiali:

1a categoria (1945-46): 1. Picasso 5’6”, 2. Ravaioni, 3. Biggi, 4. Nascinti, 5. Giorello 5’17”, 6. Corradini, 7. Bombonato, 8. Giarda, 9. Gogna, 10. Allegretti, 11. Picardi, 12. Qualich, 13. Castagnone, 14. Delucchi, 15. Vinciguerra. seguono altri 25 concorrenti circa;
2a categoria (1947): 1. Canfora 5’3”5, 8. Tropea 5’31”2;
3a categoria (1948-49): Salvini 5’1”4, 8. Milano 5’47”4.

Quindi, ricapitolando, in generale: 1. Salvini, 2. Canfora, 3. Dodro, 4. Picasso, 5. Cellerino, 6. Bonardi, 7. Scordamaglia, 8. Ravaioni, 9. Biggi, 10. Nascinti, 11. Giorello, 12. Assereto, 13. Novarino, 14. Aristei, 15. Corradini, 16. Bozzoni, 17. Dallago, 18. Bombonato, 19. Tedeschi, 20. Tropea e Giarda, pari merito con 5’31”2. Credo alla fine di essermi piazzato 31°, non un gran che ma, su 135, neppure schifoso.

23 febbraio 1964. Terza prova di campionato regionale di corsa campestre, a Ronco Scrivia (48 seniores, 74 juniores, 112 allievi). Ho deciso di iscrivermi all’Associazione Amatori Atletica, perché il vecchio CUS si è sciolto per mancanza di fondi. Naturalmente per fare marcia. In questa disciplina attualmente i migliori sono Bonamigo, Domenghini, Calvia e Dughera. Sì, proprio quel Dughera mio compagno di vacanze e gite…

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E tanto per cominciare mi portano gratis a Ronco Scrivia a fare una gara di corsa campestre. La mia mansione è quella di fare numero, tanto perché l’AAA vinca la classifica generale per società. Per dare il mio punto devo soltanto arrivare, senza penalità.

Anche oggi una folla di concorrenti. Noi siamo venuti da Genova con la Camionale (si chiama così quella che oggi è l’autostrada Genova-Serravalle, NdR) e siamo un bel numero. Ma sono venuti anche da Sanremo, Chiavari, La Spezia, Albenga, Pegli. Siamo 234. Il percorso è di più di 4 km per gli juniores. Prima partono gli allievi e vince Ottonello. Poi partiamo noi juniores: non mi faccio illusioni su questa gara, cerco solo di non arrivare ultimo. Ricordo solo che ho sorpassato un sacco di gente e a mia volta sono stato sorpassato, per 4 km. Per di più, in fondo, faccio per sbaglio un giro in più e così, su 74 concorrenti, arrivo circa 60°, mentre in realtà ho fatto di meglio. Picasso è 25° e Giorello circa 55°. Il ritorno in corriera è più che noioso.

26 febbraio 1964. Marcia, 10 km. vado in allenamento al campo di San Martino. Faccio 25 giri e un pezzo per un totale di 10.000 metri. Impiego 1h11’14”1. Il tempo non è buono, ma spero di far meglio i prossimi giorni. Infatti non ho assolutamente forzato e sono andato regolare. Il mio record precedente sui 10 km era su strada ed era 1h13’56”, del 5 agosto 1962.

8 marzo 1964. Dopo la faticaccia di ieri alla Pietragrande, oggi sveglia alle 5. Sono un po’ rotto, ma sopravvivo. Alle 5.45 sono pronto giù in strada ad aspettare la macchina del padre di Alberto Poiré, il sig. Nicolò. Quando arriva, imbarchiamo gli sci e partiamo.

Il cielo è alquanto nuvoloso, ma non ci badiamo. C’è anche la madre di Alberto. L’auto, una Volkswagen, fila bene. A Ceva, in autostrada, comincia a nevicare. Passiamo da Mondovì, poi saliamo a Lurisia. Di neve ce n’è già molta e ne sta venendo giù tantissima.

La salita sulla “cestovia” di Lurisia>
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La “cestovia” Valle Asili – Colle Pigna. Foto: Marchisio (1963)
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Andiamo alla stazione della cabinovia. La signora Poiré viene con noi, ma non scierà. Non si vede niente, e Alberto deve fare una gara con quelli che lavorano all’Ansaldo. Arrivati in cima, a circa 1500 m, ci mettiamo gli sci, affidiamo alcune cose alla signora, che si rintana subito nel rifugio Margherita. Alberto e io prendiamo lo ski-lift e arriviamo quasi in vetta alla Cima Pigna 1768 m. E qui cominciano i travagli, perché ho attacchi che non vanno. Non posso voltare lo sci che subito l’attacco di sicurezza va oltre il suo dovere. Non sono molto contento, e non è neppure da dire che cado ogni volta che si sfila l’attacco. Arrivo in fondo in stato miserando. Perdo mezzora a cercare di aggiustare questi maledetti attacchi, ma non ci riesco del tutto. Continuo a sciare, per modo di dire, per tutta la mattinata, facendo anche una capatina all’altro ski-lift, molto più facile. La gara viene rimandata per assoluta impossibilità agonistica. La neve entra negli occhi mentre si scia, s’incrosta sulle ciglia. Gli occhiali, per chi li ha, s’appannano all’istante e si forma sulle lenti la crosta di ghiaccio. La pista è un po’ battuta, per fortuna, altrimenti… Mi faccio un buon numero di discese, sempre ostacolate dagli attacchi, finche non arriva l’ora di pranzo. Dopo mangiato, Alberto ed io, assieme a un suo amico, scendiamo a Lurisia in sci, per la pista lunga, molto apprezzata dagli sciatori provetti. Praticamente siamo noi a battere la pista perché pochissimi, tra i quali il padre di Alberto, sono scesi di qui questa mattina. Gli attacchi sono un vero tormento. Sono spesso a terra, e devo perdere un sacco di tempo a ri-calzare gli sci. Finalmente arriviamo a Lurisia. Ho fatto questa pista, classificata per ottimi sciatori, tutta a spazzaneve e ruzzolando. Ma anche gli altri ruzzolavano un po’. Peccato: è molto lunga e di certo bellissima, in condizioni buone. Soprattutto dev’essere molto veloce. Beviamo qualcosa alla base della cabinovia. Anche il ritorno in auto, sotto la neve, è assai movimentato. In un sorpasso un po’ avventato in discesa, la macchina slitta (perché senza catene) e si ferma sul ciglio di un’erta discesa. Scendiamo dall’auto precipitosamente, accorgendoci che è pericolosamente inclinata sul pendio. Con l’aiuto di altri riusciamo a metterla in sesto, poi continuiamo con le catene. Neve anche sull’autostrada Ceva-Savona e vento molto forte sulla Savona-Genova. Arriviamo alle 21.10, un’ora decente.

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Roccia, mare e neve, tra le corse ultima modifica: 2017-03-12T05:45:29+00:00 da Alessandro Gogna

2 thoughts on “Roccia, mare e neve, tra le corse”

  1. Ciao, sempre bella la falesia di Riva. Purtroppo il tempo e gli inevitabili cambiamenti del terreno la hanno resa piuttosto pericolosa per le scariche anche di massi piuttosto grossi.
    Se qualcuno ci volesse proprio andare fate molta attenzione.

  2. Circa 5 anni fa ands con amici a Riva Trigoso.
    Complice la vegetazione ma forse piu’ l’attesa di un quarto componente ,declinammo.
    In realtà anche se non si trattz di chissa’quale salita,mi è rimasta la voglia/curiosità di percorrere lo spigolo.
    Grazie Alessandro.
    Hai risvegliato il letargo latente per queste piccole esperienze

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