Ron Fawcett, Jerry Moffatt e Johnny Dawes

Ron Fawcett, Jerry Moffatt e Johnny Dawes: tre protagonisti dell’arrampicata inglese a confronto
di Maurizio Oviglia

Nel 2005, grazie al Club Alpino Accademico Italiano, fui invitato a partecipare al meeting della BMC in Galles. Per me fu un’esperienza davvero illuminante, non solo perché ebbi la fortuna di arrampicare nelle più belle falesie del Galles e stringere amicizia con alcuni tra i più forti climber inglesi – oltre che bere una birra con personaggi come Geoff Birtles e Lindsay Griffin (si difendono piuttosto bene anche al pub!) – ma soprattutto perché il mio concetto dell’arrampicata in Inghilterra cambiò radicalmente.

Le copertine delle tre autobiografie in italiano
Oviglia-biografie(foto-copertine)

E’ evidente che toccare con mano è molto diverso che farsi un’idea sui “sentito dire” o sulle foto di qualche rivista, questo lo so bene… Piuttosto mi sono reso conto che noi “europei del sud” abbiamo un’idea molto vaga di ciò che è successo (e succede) sulle falesie inglesi, spesso viziata da nazionalismi e luoghi comuni, anche ora che nell’era della comunicazione globale le cose dovrebbero essere più nitide. Ad esempio, avevo sempre sentito dire che in Inghilterra le rocce fossero poche, di altezza insignificante e di bassa qualità. Ebbene, dopo aver arrampicato in Galles ho davvero dovuto ricredermi! Oppure, forse di riflesso al fenomeno dell’Hard Grit, che gli inglesi fossero soliti provare le vie con la corda dall’alto e superarle da capocordata solo una volta sicuri di non cadere. Ho sentito più di un arrampicatore italiano commentare: eh, ma così son capaci tutti! Anche questo è un luogo comune che si è rivelato infondato, considerato che alla prova dei fatti il 90 per cento degli scalatori inglesi scala a vista, per ovvie ragioni leggermente sotto il suo livello massimo. Ma questo non vuol dire che, come spesso succede ai nostri arrampicatori tradizionali, gli inglesi non vadano mai al limite e considerino il volo un’eventualità assolutamente da evitare. Anzi! Ho visto con i miei occhi normali climber della domenica volare dieci metri su uno stopper piazzato nell’ardesia!

La copertina dell libro di Johnny Dawe in lingua originale
Oviglia-johnny_dawesDopo questa prima esperienza mi è rimasta la voglia di saperne di più. Così, alla prima occasione, son tornato in Inghilerra altre due volte, accompagnato dall’inglese naturalizzato sardo, Peter Herold. Con lui siamo stati sul grit del Peak District visitando le falesie più famose, e poi in un viaggio successivo sul calcare di Pembroke. Ho avuto la possibilità di incontrare arrampicatori storici di Sheffield che avevano scalato con talenti quali John Allen, nomi da noi decisamente sconosciuti ma importantissimi nell’evoluzione della scalata libera europea. Guardando con i miei occhi le linee di cui avevo sempre sentito parlare (nei primi anni Ottanta ero uno dei pochi abbonati a Mountain), ho provato un riverenziale timore e ammirazione per le vie di quei tempi, rendendomi davvero conto di quanto fosse avanti l’arrampicata in Inghilterra negli anni ’60, ’70 e ’80. E, soprattutto, di quanto fosse diverso il loro concetto di arrampicata tradizionale rispetto al nostro! Grazie a Peter, riuscimmo persino a contattare Ron Fawcett e Johnny Dawes, che mi concessero un’intervista per l’annuario UP, di cui ai tempi ero capo-redattore. Durante un suo viaggio in Sardegna, poi, ebbi l’onore di conoscere ed arrampicare di persona con Johnny Dawes, che nel frattempo era divenuto per me un vero mito, le cui innovazioni nel campo della tecnica di arrampicata riuscivo a stento a quantificare. Un po’ sovrappeso ed invecchiato, Johnny stava uscendo da un brutto periodo della sua vita. In Inghilterra era appena stata pubblicata la biografia di Jerry Moffatt e anche lui stava quasi pensando di mettersi a scrivere per raccontare la sua incredibile vita… Non sapeva da dove cominciare, e pareva davvero si stesse cimentando con la salita più dura della sua carriera!

Johnny Dawes oggi (Foto: Maurizio Oviglia)Oviglia-dawes-fotoOviglia

Purtroppo la mia vita quotidiana è diventata così frenetica, divisa tra roccia e monitor, da non trovare più il tempo di leggere i libri “di carta” come un tempo. Non ho mai avuto l’abitudine di “divorare” un libro dietro l’altro, mi piace leggere lentamente, fermandomi a riflettere e metabolizzando le parole poco a poco. In poche parole, a me un libro dura mesi, se non anni! Tuttavia, appena ho saputo che la casa editrice Versante Sud aveva tradotto in italiano le biografie dei tre personaggi chiave dell’arrampicata inglese degli anni ’70/’80, le ho subito acquistate. Ron Fawcett, Jerry Moffatt e Johnny Dawes erano finalmente nello scaffale della mia libreria, anche se dovevo ancora leggerli! Per fortuna ci sono le spedizioni extraeuropee: qui trovo l’ideale momento di stacco che mi permette di concedermi alla lettura, e i tre volumi mi hanno dunque accompagnato nei miei viaggi: Moffatt in Patagonia, Fawcett in Venezuela e Johnny Dawes in Nepal…

Jerry Moffatt oggi e ieri
Oviglia-Jerry_Moffat

Quando ho chiuso l’ultimo dei tre libri, ho sentito la necessità di scrivere una recensione classica, evidenziandone pregi e difetti. Ma ero lontano da casa, e non ho potuto farlo subito, dunque sono stato costretto ad aspettare… A freddo, nuovamente davanti al monitor, oggi mi mancano le parole. Preferirei forse che queste mie righe fossero un invito a conoscere una parte della storia dell’arrampicata poco nota, perché conoscerla in un’attività che non è solo sportiva come la nostra, è importante. Da questo punto di vista ho trovato illuminanti le parole di Dawes: “Sul continente i chiodi a espansione venivano usati liberamente, ma in Gran Bretagna i pigri e gli svitati che vivevano del sussidio di disoccupazione erano abbastanza numerosi da far nascere una fusione del nuovo atletismo con l’edonismo vecchio stile. Una specie di età del rock ‘n roll, con tutta la sua anima”. Oppure, in un altro passo del libro, che non riesco più a ritrovare per citarlo nelle esatte parole di Dawes, che la storia dell’arrampicata inglese era una delle tante, comunque una storia importante, e che pertanto meritava di essere raccontata.

Voglio comunque spendere due parole sui tre libri, tre biografie così simili ma allo stesso tempo così diverse. Tre personaggi che hanno vissuto la stessa storia, grosso modo negli stessi anni, da protagonisti, amici e nemici allo stesso tempo, spesso divisi e combattuti tra competizione, ambizione e amicizia.

Ron Fawcett nella prima salita on sight di Master’s Edge (courtesy Fawcett)
Oviglia-RonFawcett-prima salita(on sight)diMaster's Edge(courtesyFawcett)

Il libro più motivante è stato per me quello di Jerry, veramente travolgente. Era dai tempi di Reinhard Karl che non rimanevo così coinvolto in un libro di arrampicata! Quando lo chiudi senti veramente crescere in te la voglia di partire, ma non verso le falesie inglesi, ma piuttosto in direzione di qualunque cosa ti porti verso i tuoi personali limiti! Jerry è stata veramente una star dell’arrampicata mondiale, ma non esattamente allo stesso modo in cui Edlinger lo è stato per i francesi!

Il libro di Ron sul profilo della narrazione è invece decisamente meno accattivante, ma racconta con rigore storico il suo percorso di uomo e di climber, dagli umili inizi osteggiati dalla famiglia alla vergogna dei furti smascherati, sino al riscatto e alle luci della ribalta: il primo arrampicatore sponsorizzato del mondo! E’ un libro che tutti gli appassionati di storia dell’arrampicata moderna dovrebbero avere in libreria! Interessantissimi sono poi gli intrecci tra la storia inglese e quella californiana: è davvero un peccato che John Bachar non abbia avuto il tempo di tenere una penna in mano!

Ron Fawcett negli anni ’80
Oviglia-CaveRoute_web
Ron Fawcett oggi
Oviglia-JC-9971

Com’era prevedibile la biografia di Johnny è risultata la più complessa e imprevedibile ma, almeno per quanto mi riguarda, di gran lunga la più affascinante! Nonostante alcune traduzioni decisamente improbabili, a cominciare dal titolo (l’originale Full of myself è bellissimo e poteva a mio avviso rimanere non tradotto), diversi passi del libro risultano davvero geniali! Quando abbiamo intervistato Johnny per Up, Peter mi diceva che era veramente difficile seguirlo nei suoi ragionamenti! Tra un’elucubrazione e l’altra, si esibiva in uno dei suoi classici numeri: stare in equilibrio su un battiscopa di 1 cm aprendo le anche, con la faccia schiacciata sul muro… Ma a parte una vita decisamente “spericolata” (rimangono memorabili alcune descrizioni mozzafiato di tentativi al limite e cadute al suolo), è buffo scoprire che nel 1981 la via più dura del mondo si trovava forse sul muro di una casa, ovviamente senza protezioni… L’arrampicata è davvero un caleidoscopio che in ogni epoca offre incredibili sorprese. Le biografie come queste gettano spesso una luce diversa sulla storia e finiscono per mettere in discussione quanto acquisito, in un ambiente spesso ancora dominato dalla retorica dell’Alpe nonostante le nostre “rivoluzioni” culturali degli anni Settanta. E allora grazie a Jerry, Ron e Johnny per aver trovato la forza di raccontarci la loro incredibile vita!

 

 

0
Ron Fawcett, Jerry Moffatt e Johnny Dawes ultima modifica: 2015-02-08T05:30:21+00:00 da Alessandro Gogna

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *