Sarca verticale

Lettura: spessore-weight*, impegno-effort*, disimpegno-entertainment**

Nel settembre 2017 Alpine Studio ha pubblicato Sarca verticale di Walter Polidori, un libro-guida che va a porsi nella bella tradizione di opere dedicate alla Valle del Sarca. Tante sono le guide che trattano l’arrampicata in valle, sia alpinistica che sportiva. Poche sono quelle che hanno marcato il loro tempo.

Citiamo subito le guide (propriamente solo tecniche) di Diego Filippi, che sono già dei capolavori per la complessità della materia: ad oggi ne sono state pubblicate da Versante Sud tre edizioni, le prime due con il titolo Pareti del Sarca (marzo 2002 e aprile 2007), la terza con il discutibile titolo semplificato Arco pareti, maggio 2013). Materia complessa visto che sono circa mille gli itinerari multipitch in valle, aperti nelle epoche più disparate e con le etiche più diverse.

Stando invece solo nel campo dei libri storici, prima di Sarca verticale, spiccavano l’ormai introvabile Vie di Roccia e Grotte dell’Alto Garda, a cura di Giuliano Emanuelli e Sergio Calzà, edito dal CAI-SAT di Arco nel lontano 1983 e naturalmente il più recente Arrampicare nella Valle del Sarca di Heinz Grill, edito nell’ottobre 2011 da IdeaMontagna.

Sarca verticale colma il vuoto lasciato intatto dal libro di Grill, che prendeva in considerazione solo vie aperte da lui stesso. Il libro di Walter Polidori descrive invece, e perfettamente, un’ottantina di vie, tutte da lui stesso ripetute, con tanto di schizzi ben chiari. Impreziosiscono il libro alcuni contributi di Franz Heiss, Giuliano Stenghel, Maurizio Giordani, Francesco Prati, Diego Filippi, Renato Bernard, Ivo Rabanser, Florian Kluckner, Alessandro Baldessarini, Mario Tranquillini, Luggi Darshano Rieser, Marco Furlani, Giovanni Groaz, Heinz Grill, Mattia Guzzetti, Marco Pegoretti, Palma Baldo, Massimo Maceri, Roly Galvagni, Fabio Sartori, Giacomo Damia, Edy Boldrin, Angelo Ursella, Marco Pilati, Valentino Chini, Paolo Loss, Andrea Andreotti e Cesare Maestri.

Il mio contributo invece si è risolto con una piccola intervista fattami da Polidori, che riporto integrale qui sotto.

Parete dei Colodri (pag. 110), tracciati della via Katia Monte (18) e dell’Incompiuta (19)

La valle del Sarca per Alessandro Gogna
(da un’intervista di Walter Polidori)
Alessandro è uno dei tanti estimatori della Valle del Sarca. Secondo lui la storia della Valle è molto interessante, perché è un po’ lo specchio dell’evoluzione dell’arrampicata in generale. L’argomento è bellissimo, sia per i personaggi coinvolti che per la posizione della Valle, che costituisce il passaggio, il trait d’union, tra l’alpinismo delle Dolomiti e quello che è stato tutto il discorso dell’arrampicata, intesa sia come arrampicata sportiva che free climbing (negli anni ’80 questo termine interpretava la filosofia di fare le vie cercando di arrampicare il più possibile in libera). La valle offre un po’ tutti gli stili di arrampicata, compreso l’artificiale, itinerari poi anche totalmente o parzialmente liberati. In un breve segmento di territorio si ha tutta la storia dell’evoluzione arrampicatoria dagli anni ’80, anche se alcune scalate sono state fatte negli anni ‘70 e le prime vie sono state aperte negli anni ’30.

La prima via in Valle di Alessandro è stata sul Colodri, all’inizio degli anni ’80. Aveva sentito parlare di questa valle, e di Manolo e Mariacher che stavano cominciando a chiodare molti tiri sportivi difficili, come alla Spiaggia delle Lucertole.

L’entusiasmo lo ha portato per un certo periodo ad andare spesso in Sarca, con l’intenzione di scrivere il secondo volume di Cento nuovi mattini. Il primo (e poi unico) volume, uscito nel 1981, descrive “scalate brevi e libere in Piemonte, Val d’Aosta, Lombardia, Liguria, Emilia, Toscana, Lazio e Sardegna”. All’inizio degli anni ’80 cominciava a essere praticata come fine a se stessa l’arrampicata in falesia, e si cercava di capire se questa fosse un’alternativa povera o un “alter-ego” dell’alpinismo. Per ragioni diverse Cento nuovi mattini è diventato un cult dell’arrampicata. Un libro che, senza volerlo, ha fatto scuola.

Pensandoci bene però, l’idea del secondo volume legato alle montagne del nord-est è andata a scemare, perché Alessandro ha sentito che in questa zona non c’era la filosofia trovata nelle zone trattate nel primo volume. Si cominciava a chiodare a spit e a pressione, si parlava di gare. Il Nuovo Mattino non sarebbe mai arrivato all’Est, forse non c’era il bisogno, in quanto storicamente ci avevano pensato Reinhold Messner, Enzo Cozzolino ed altri a rinnovare la tradizione dell’arrampicata libera.

Tra l’alpinismo dolomitico classico, ripreso da tanti alpinisti in Valle del Sarca, e la più recente arrampicata sportiva, non c’era la via di mezzo. In Valle si è passati direttamente ad aprire vie difficili con pochi, indispensabili, spit; si trattava di arrampicata sportiva. In Valle del Sarca non c’è stata la filosofia del free-climbing. Non che mancassero salite in free climbing, ma l’approccio era comunque sempre più dolomitico, più alpinistico. Il volume sarebbe stato quindi diverso dal primo. Fatte queste considerazioni, Alessandro ha preferito in quel momento dedicarsi all’esplorazione e lavorare al famoso Mezzogiorno di pietra, libro dedicato a escursioni e arrampicate nell’Italia meridionale e insulare.

Pagina 111 di Sarca verticale: schizzo della Katia Monte ai Colodri

Alessandro divide le vie di arrampicata, soprattutto in Valle del Sarca, in costruite e non costruite. Le vie costruite, spesso bellissime, sono vere e proprie creazioni umane. Si tratta di itinerari ripuliti (nel limite del possibile) da vegetazione, zone friabili, massi instabili. Negli anni ‘70 e ’80 era incomprensibile un simile sistema di apertura di vie. Gli apritori non avevano la mentalità di pulire le vie perché fossero ripetute e pensavano solo all’impresa. Così, più una via non era ripetuta, più risultava temuta e difficile. Con le vie costruite spesso l’impresa non esiste più, soprattutto nel caso delle vie aperte dall’alto o con spit messi molto vicini, in stile cosiddetto plaisir. Però occorre distinguere: data la libertà totale nell’apertura e nella ripetizione delle vie, quando si sale su una via è importante avere coscienza di cosa si sta facendo. Non si possono paragonare le vie una all’altra se non sono della stessa razza. Così le difficoltà incontrate su una via costruita possono essere molto differenti da quelle trovate su un’altra via classica che viene valutata di pari difficoltà tecnica. Quest’ultima potrebbe riservare maggiori difficoltà per presenza di erba, roccia friabile, chiodatura insufficiente, soprattutto se si tratta di una via tecnicamente facile. In Valle del Sarca la mentalità di apertura è stata cambiata da Heinz Grill. Lui è il principale artefice di vie costruite, che donano una bella esperienza di arrampicata, ma che non lasciano nulla al caso, nel senso che la chiodatura e la pulizia dell’itinerario sono studiati per assicurare ai ripetitori un’esperienza di arrampicata relativamente senza imprevisti. Così la mentalità attuale sta modificando la visione e il concetto di vie.

Così Gogna racconta l’unica via della Valle in cui ha avuto l’avventura di viverne l’apertura:

L’apertura di Dall’Antistoria alla Storia quel 7 aprile 2010 è stata del tutto casuale per me, nel senso che è stato Heinz a invitarmi e quindi a salire tutta la via da loro già aperta fino agli ultimi due tiri. Lì sono salito da secondo, ivi compreso il famoso passaggio del foro. Il motivo del nome si rifa a un convegno che c’era appena stato a casa di Grill a Tenno, dove si era affrontato il tema dei tipi diversi di apertura di vie, dal plaisir all’alpinistico puro e varianti intermedie.
L’apertura di quella via mi aveva fatto capire, se ancora ce ne fosse stato bisogno, che il modo odierno di aprire una via non può essere sempre e necessariamente quello di una volta, quando ce ne fregavamo di eventuali ripetizioni. L’idea del nome della via è stata mia: parlare di Antistoria non è riduttivo, è solo la famosa antitesi della tesi nel concetto hegeliano. Un concetto quindi di pari dignità della Storia, insieme alla quale si formerà prima o poi la Sintesi (tra l’altro poi Grill ha aperto proprio Sintesi)”.

Tornando alle vie classiche della Valle, Alessandro esprime il suo compiacimento sul fatto che siano rimaste come erano, così che gli alpinisti possano ancora trovare un terreno di gioco ideale. Tra le tante vie ripetute da lui, Alessandro è stato colpito da Athena a San Paolo, dal Missile al Casale, dal Pilastro Gabrielli al Mandrea, da L’aspettativa dei mondi superiori al Brento, solo per citarne alcune, ma sono tanti gli itinerari che ancora vorrebbe ripetere. 

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Sarca verticale ultima modifica: 2018-01-20T05:24:40+00:00 da GognaBlog

2 pensieri su “Sarca verticale”

  1. 2
    Alberto Benassi says:

    delle belle guide di Diego Filippi mi è sempre rimasta impressa questa frase che lui usa spesso nelle note:

     

    “via dalla logica bestiale”

  2. 1
    emanuele menegardi says:

    Per completezza, tra le guide storiche e meno,  c’è “Al limite del settimo grado” di Cesare Paris, 1980, “Arrampicare in Valle del Sarca ” di Roberto Bassi, 1984, “Sarca, evoluzioni sul Lago di Garda” di Oliver Guenay, 1987, “Arco-Sarcatal ” di Heinz Steinkotter, 1991, “Alpinismo tra gli ulivi” di Ivo Rabanser, 2001 (“Arrampicare in Valle del Sarca ” sempre di Ivo Rabanser 2013)

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