Ski Safari nelle Dolomiti

Ski Safari nelle Dolomiti

L’idea dello Ski Safari è semplice: sciare una settimana tra monti e valli attraversando un’intera regione sciistica. Salire usando gli impianti di risalita esistenti, scendere quasi sempre fuori pista, lungo gli itinerari più famosi, attraverso pendii di neve fresca, lungo caratteristiche e solitarie valli oppure lungo i canaloni ripidi più celebrati.

Foto: Leo Himsl
telemarkskiing lech 2005 , arlberg

Non esiste un itinerario rigorosamente prefissato, perché la configurazione geografica delle Dolomiti permette decine e decine di possibilità diverse. La scommessa pertanto di poter attraversare dall’Alpe di Siusi a Cortina d’Ampezzo e ritornare per itinerario diverso, sempre senza usare le pelli di foca come in una normale traversata scialpinistica, è facilmente vinta. Dove non si vince facilmente, se non si ha esperienza diretta e ripetuta dei luoghi, è nella scelta sempre corretta tra le varie possibilità, in base al tempo a disposizione, alle condizioni della neve nell’ora in cui si incomincia a scendere un certo percorso, ai pendii in generale di quella stagione e, non in ultimo, in base alle capacità dei singoli. Su quest’ultimo punto occorre essere categorici: se uno sciatore, in cima a un canalone, sente anche solo di striscio un vago timore per quello che andrà facendo, meglio che ripieghi su un’altra possibilità più facile. Questo genere di sensazione, che non è in contrasto con la normale attenzione che bisogna fare, deve essere ascoltato al proprio interno col massimo di attenzione. Ci vuole solo un attimo per mettere a repentaglio la propria integrità fisica con un’esitazione al momento sbagliato o con una mossa tecnicamente scorretta: e così facendo si mette in forse l’esito per tutta la comitiva, senza parlare del divertimento, di cui per quel giorno non si può più neanche parlare. È questa una regola ferrea cui tutti dovrebbero attenersi. Mai strafare o solo, per seguire gli altri, rinnegare i propri timori. Così alla sera si potrà godere di una buona cena, di risate, di ricordi della giornata. Qualcuno prenderà in giro bonariamente qualcun altro, e tutto finirà bevendoci sopra dosi generose di grappa.

Fuori pista sul Sella, in lontananza il Piz Boè, Val di Fassa/Val Badia. Foto: Dolomiten Alpinschule.
Fuori pista sul Sella, in lontananza il Piz Boè, Val di Fassa/Val Badia

Da tempo sui Monti Pallidi d’inverno regna lo sci. Sembrano montagne fatte apposta per essere collegate tra di loro con valli e passi compiacenti, al contrario di tante Alpi, dove severità di versanti e maggiori ripidezze dei valloni impediscono i collegamenti facili. Nei territori del Dolomiti Superski nessuno si annoia, anche se si rimane sempre in pista, perché i panorami sono sempre diversi e bastano poche centinaia di metri di spostamento per vedere una montagna famosa come le Tofane, o il Sassolungo senza quasi riconoscerle.

Alpe di Siusi, Sciliar, Punte Santner ed Euringer. Foto: Dolomiten Alpinschule.
Alpe di Siusi, Sciliar, Punte Santner ed Euringer

Lo Ski Safari si adegua a questa possibilità offerta dalla natura, ed è il metodo più semplice per conoscere superficialmente un territorio invernale già ben compromesso dall’eccessiva rete di impianti che l’uomo vi ha costruito. Si potrebbe discutere a lungo sulla liceità di tali iniziative, ma non credo che lo Ski Safari sia più dannoso all’ambiente di quanto lo sia già lo sci di pista. In realtà è una particolare declinazione edonistica dello sci di pista, quindi una realtà sulla quale è forse inutile discutere. Chi è attento a questi problemi deve concentrarsi sulla difesa delle oasi vere di pace, dove non arrivano impianti. L’educazione degli sciatori a un nuovo tipo di escursione a tutto campo nella natura bianca è importante e si sta allargando: e se di certo culturalmente dobbiamo tendere a una diminuzione di domanda (come dovrebbe essere per l’eliski) è però controproducente demonizzare le iniziative alla Ski Safari.

Perché sostenere, difendere e allargare la creatività dei bambini non passa attraverso la proibizione di giocare in un giardino pubblico. Che comunque è un’istituzione che può essere mantenuta, a patto che lo Ski Safari rinunci alle motoslitte e al trasporto con gli elicotteri.

Sci al cospetto del Civetta. Foto: Dolomiten Alpinschule.
Sci al cospetto del Civetta

L’equipaggiamento dev’essere completo come per un normale raid scialpinistico. Vale a dire piccozza, ramponi, corda, sensore Artva, pala da neve. Non sarebbe giusto rinunciare a una delle discese più belle dello Ski Safari delle Dolomiti solo perché magari non abbiamo con noi una piccozza a testa o non abbiamo una corda. Indubbiamente le discese saranno un po’ più impacciate, ma procederemo in ogni caso in maggiore sicurezza. L’organizzazione dello Ski Safari è ovviamente in grado di dirci, in base alle condizioni e alla scelta del percorso, cosa prendere e cosa lasciare.

Val Badia, Sass dla Crusc. Foto: Dolomiten Alpinschule.
Val Badia, Sass dla Crusc, baita innevata

Un esempio di Ski Safari (tra i tanti)? Al mattino del primo giorno si inizia scendendo qualche pista vicino a Siusi per verificare gli equipaggiamenti e la suddivisione dei gruppi; dopo di che ci si trasferisce alla Punta d’Oro e l'”avventura” ha inizio con il raggiungimento del Passo Duron, dal quale si scende in Val Duron, un vallone meraviglioso fino a Campitello di Fassa. Da qui si risale al Col Rodella, dove un’altra discesa ci porta a Pian Schiavaneis e a Canazei, con successiva risalita al Rifugio Fredarola 2350 m. Il secondo giorno è dedicato al fuori pista nel gruppo del Sella e sulla Marmolada. Ci sono diverse possibilità, una volta raggiunta con la funivia la vetta del Sass Pordoi. Se si scende per il difficile Canalone Holzer si prosegue poi per la Val Lasties, risalendo poi al Rifugio Fredarola; da qui ad Arabba. Oppure si può scendere la Val Mesdì e raggiungere Corvara. Da Corvara con gli impianti al Passo di Campolongo e ad Arabba. Oppure ancora si può scendere per il canale della Forcella Pordoi sul Passo Pordoi e da qui sempre ad Arabba. Da Arabba si sale a Porta Vescovo e da lì si scende al Lago del Fedaia. Con telecabina si sale al Pian dei Fiacconi e si scende fuori pista di nuovo al lago e poi a Malga Ciapela. Il terzo giorno con la funivia si sale alla Marmolada di Rocca, da cui si scende ancora fuori pista per la Lidia o per altri itinerari sul ghiacciaio e poi nuovamente a Malga Ciapela. Ci si trasferisce ad Àlleghe, dove ci aspettano altri fuori pista usufruendo degli impianti con discesa finale a Pescul. Un taxi ci aspetta per il trasferimento al Passo Giau, ospiti dell’albergo e dei simpatici gestori Claudia e Diego. La quarta è la giornata dedicata a Cortina d’Ampezzo. In programma, dopo le Cinque Torri, ci sono discese come Sci 18, Creste Bianche o la Raola; ma il pezzo forte è dato dalla discesa sul rifugio Dibona per il Bus della Tofana, un canale ripido con rocce affioranti che il sole del pomeriggio ha ammorbidito. Alla sera, dopo un meritato giro nella mondana Cortina, si risale al Passo Giau. Il quinto giorno, dopo essere risaliti in auto al Passo Falzàrego, con la funivia si sale al Lagazuoi e da lì si scende lungamente per il vallone del Lagazuoi fino all’Armentarola, passando sotto la mitica parete sud-ovest della Cima Scotoni. Si sale al Piz Sorega e si scende a Corvara. Dopo altre risalite e discese che possono variare a piacere, altro trasferimento al Passo Gardena. Da qui il sesto giorno è in programma lo svolgimento di almeno metà della classica Sella Ronda, con risalita al Sass Pordoi e discesa finale per la grandiosa Val Setùs, che ci riporta a Passo Gardena. Da qui si scende a Santa Cristina. Un’ultima risalita all’Alpe Seceda, con discesa a Ortisei e quindi ritorno all’Alpe di Siusi e Siusi.

Sci fuoripista nel canyon della Marmolada. Foto: Dolomiten Alpinschule.
Sci fuoripista nel canyon della Marmolada

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Ski Safari nelle Dolomiti ultima modifica: 2017-03-16T05:29:03+00:00 da Alessandro Gogna

1 thought on “Ski Safari nelle Dolomiti”

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    L’idea dello Ski safari nelle Dolomiti è stata portata avanti dai miei colleghi Paungger, Banissoni, Thomaset e altri diversi decenni or sono. Nel frattempo si sono aggiunte molte altre organizzazioni che lo propongono anche in pista solamente.
    Nelle valutazioni dell’articolo c’è un po’ di minestrone perché chi si iscrive a un gruppo normalmente sa che livello tecnico è richiesto e nessuno viene costretto a scendere ripidi canaloni (alcuni di quelli citati fanno parte, a buona ragione, della storia dello sci estremo dolomitico) se non ne ha le capacità. L’abilità di una Guida sta proprio nello scegliere giornalmente la giusta escursione basandosi sulle capacità del più debole dei partecipanti senza però scontentare il più bravo. Se credete sia facile, vi sbagliate, ma non è impossibile.
    Non demonizzerei più di tanto l’iniziativa, fermo restando che le Dolomiti oggigiorno soffrono sicuramente l’elevata antropizzazione da impianti di risalita, perché lo skisafari con le Guide Alpine avvicina i partecipanti allo sci lontano dalle piste (mettendone in evidenza i limiti) e magari aiuta qualcuno ad appassionarsi allo scialpinismo.
    L’uso dell’elicottero è un “di più” che secondo me non c’entra nulla e le Guide dovrebbero sconsigliarlo, ma… si sa, non la pensiamo tutti allo stesso modo.
    Tanto più che nelle Dolomiti ci sono così tanti impianti che danno la possibilità di salire su innumerevoli cime, che ricorrere al frullino volante, secondo me, è una grande cazzata e aggiunge semmai dell’adrenalina ignorante in luogo dell’accontentarsi di una sana e genuina emozione ottenibile senza volare.
    Vale la pena citare la Globo Alpin che propone una traversata delle Dolomiti “by fair means”, ovvero senza ricorrere a nessun mezzo meccanico. La sfida sta nel districarsi tra le ragnatele degli impianti per trovare percorsi ancora “selvaggi”. E il bello è che le Guide Alpine che lo fanno, ci riescono e variano di giorno in giorno l’itinerario per adattarlo alle condizioni della neve e dei partecipanti. Con le pelli ci si può muovere come si vuole e due anni fa un gruppo guidato dall’inossidabile Hubert Niederwolfsgruber è piombato a casa mia in una notte di tormenta cercando asilo lungo una traversata che gli imprevisti avevano reso fantastica! Segno che con cervello e fantasia c’è ancora spazio per chi non si arrende alla banalità.

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