Il solstizio magico del Monte Forato

A Cardoso, Pruno e Volegno di Stazzema, è in corso, dal 16 al 25 giugno 2017, la manifestazione Solstizio d’estate 2017, Il Culto delle Apuane dalla venerazione dei liguri apuani alla sfida degli alpinisti.

Il Monte Forato, Alpi Apuane

Nei giorni attorno al solstizio d’estate, da questi centri abitati è possibile ammirare il sole che non sorge dall’orizzonte bensì dal grande foro naturale del Monte Forato.
Sono dieci giorni intensissimi, densi di iniziative a tutto campo. Si va dalle mostre di pittura, scultura e fotografia ai concerti e alla presentazione di libri, dagli spettacoli teatrali ai laboratori creativi per bambini; grande spazio è dedicato alla degustazione dei prodotti tipici e all’artigianato locale. Naturalmente sono organizzate escursioni, come quelle alla cascata dell’Acquapendente o al Mulino del Frate. Si è potuto ammirare il passaggio del sole nel pieno di una meditazione yoga con il maestro Chadi J. Elhnoud.

In attesa dell’alba attraverso il Monte Forato. Foto: Angelo Lunardi

L’intero lunedì 19 è stato dedicato al ricordo dell’alluvione del 1996 con iniziative promosse e organizzate dall’Amministrazione Comunale di Stazzema, tra le quali la fiaccolata notturna sul Monte Forato.
Il 20 giugno, a Pietrasanta, Francesco Battistini ha tenuto l’importante conferenza Cent’anni di alpinismo e di escursionismo sulle Alpi Apuane.
La sera del 18 giugno, nella splendida Piazza della Pieve di San Nicolò, Alessandro Gogna ha presentato Cento nuovi mattini revisited, e a ruota l’alpinista e scrittrice Silvia Petroni ha presentato il suo libro Il vuoto tra gli atomi e ha proiettato il suo video L’alpinismo di oggi sulle Alpi Apuane.

Il magico momento del solstizio

Ma il clou della giornata si è avuto con la Gara di Street boulder tra le case di Pruno, in collaborazione con l’associazione Versante Apuano, i cui ragazzi, in primis Andrea Gelfi e Raffaele Giannetti, hanno lavorato sodo per la riuscita di questa bella manifestazione nel paese di Pruno con una finale spettacolare su un masso veramente bello in un luogo incantevole: vincitori sono stati i giovanissimi Samuele Bucelli e Viola Battistella.

Una bella manifestazione, dunque, organizzata da giovani di questa terra divisa tra un presente di sopravvivenza (grazie all’indotto del marmo) e un futuro di orgoglioso riscatto culturale che non potrà esimersi dall’affrontare nuove strade e nuovi lavori. A dispetto del budget sicuramente assai limitato, l’associazione di volontariato I raggi di Bèlen sta dimostrando che, grazie a un grande entusiasmo, cambiare si può.

Street boulder a Pruno

La finale

I finalisti della gara di Street boulder

Il solstizio magico del Monte Forato
di Pier Luigi Berdondini
(per gentile concessione di firenze.repubblica.it)

Bèlen, accento grave sulla prima e. È il dio del sole dei liguri apuani, antico popolo poi sottomesso dal dominio romano. Il 21 giugno, solstizio d’estate, i primi raggi del sole entrano all’alba nell’affascinante arco del monte Forato. Alta Versilia, da Volegno gli occhi rivolti a est ammirano questi raggi attraversare la montagna e illuminare pietre e abitanti del paese. Uno spettacolo indimenticabile. Bèlen è oggi una associazione attiva culturalmente e socialmente. In occasione del solstizio d’estate l’associazione organizza concerti, convegni, escursioni, animazioni, mostre, teatro di strada insieme a degustazioni e momenti conviviali. Gli stessi raggi di sole attraversato il Forato baciano Pruno, borgo mediceo in fronte a Volegno. Emoziona trascorrere un giorno tra la cultura e il paesaggio di questi luoghi. Per il fascino di un’alba sospesa tra monti e mare e per incontrare l’ospitalità degli uomini e la loro cultura. Uomini liberi, fin dall’antichità, già gli apuani liguri consideravano terra, acqua e aria beni comuni.

La fiaccolata sul Forato in ricordo dei morti dell’alluvione del 19/06/1996. Foto: Emanuele Baroncelli.

E mentre nella costa versiliese tra il mare e le pendici dominavano paludi e malaria, nelle valli del Serra e della Vezza si sviluppavano fertili coltivazioni. Beni comuni, Comunità dei Beni o semplicemente Comunelli, sono i nomi delle varie tipologie di proprietà comunitative, regolate da statuti e organismi direttivi dal 1500, attraverso progressive evoluzioni, fino ai giorni nostri. Una formula di integrazione tra proprietà privata e beni in comune. Ogni famiglia era proprietaria della abitazione, del castagneto, del metato, un rustico in pietra per essiccare le castagne prima di macinare. Oltre erano beni comuni di proprietà collettiva di tutti gli abitanti. Prati per l’alpeggio e boschi per legna e produzione del carbone regolati da reciproci accordi. L’agricoltura della Versilia fino all’Ottocento si sviluppava esclusivamente in montagna. Potrete ascoltare queste storie e accedere alle fonti guidati da Aniceto Guidi che vi aprirà un archivio perfettamente organizzato. Non solo proprietà in comune, anche sostegno reciproco e vocazione alla solidarietà. «La società vaccina di mutuo soccorso». Chi perdeva un bovino in un dirupo salendo dopo l’inverno all’alpeggio, veniva risarcito della perdita. E così anche il rischio di perdere carni pregiate. La comunità chiamava ciascuna famiglia a «tagliare un pezzo del proprio maiale per donarlo alle famiglie che non avevano potuto lavorarlo».

La conferenza di Alessandro Gogna

E anche oggi c’è chi invita e si presta a donare parte del proprio raccolto di castagne a chi ha avuto meno fortuna. E poi esempi di benefattori. Emilio Vangelisti racconta la storia di un lascito che dal Settecento per molti secoli ha tutelato le fanciulle di Pruno e Volegno. Stefano Mazzucchi, sacerdote, lasciò in testamento ogni suo bene, averi e terreni, da destinarsi obbligatoriamente in dote, ogni anno, a tre giovani fidanzate per le proprie nozze. Con tanto di regolamento per gestione del fondo e mansioni di affido. Opera Pia Mazzucchi, tutt’oggi operante con attività culturali e sociali per giovani e anziani, conservando e consolidando il patrimonio. La sede dell’Opera ospita mostre e attività dell’Associazione Bèlen. «Vent’anni fa abbiamo costituito questa associazione – sottolinea Giovanni Guidi, presidente – per reagire dopo l’alluvione del ‘96. A fianco delle attività culturali e artistiche garantiamo un impegno sociale di continuo monitoraggio sullo stato dei torrenti, del bosco, dei sentieri».
Dall’antico ponte del mulino del frate si sale verso la cascata dell’Acqua pendente. Uno spettacolo di acque rigogliose che scendono armoniosamente decine di metri a strapiombo. Scintillando, nei suoni e nelle luci. Pochi le conoscono, come pochi conoscono il mulino dimostrativo, gestito da Silvia Malquori e Alessandro Galeffi, guide ambientali.

La conferenza di Silvia Petroni

«Spirito di iniziativa e colpi di genio per creare futuro tra queste valli. Gentilezza, ospitalità. Valori e cultura della mia gente. Visitare queste valli nel loro sottovoce, ben più affascinante del frastuono»: Serena Vincenti, assessore alla cultura del Comune di Stazzema, quello del museo di Sant’Anna, dello studio Simi, di Bélen, degli uomini della neve, delle grotte del Corchia. E di altrettante buone ragioni per correre dal litorale sui monti.

 

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Il solstizio magico del Monte Forato ultima modifica: 2017-06-22T05:19:54+00:00 da Alessandro Gogna

4 thoughts on “Il solstizio magico del Monte Forato”

  1. 4
    Giovanni Guidi says:

    A nome dell’associazione ringrazio tutti coloro che hanno arricchito con il loro contributo l’edizione 2017 de Il Solstizio d’Estate. Ora possiamo dirlo: è stato un successo di pubblico! E’ bello vedere una risposta del genere a un’iniziativa che fin dalla sua nascita parla di montagna. Quest’anno ci siamo occupati anche di alpinismo: speriamo di continuare il prossimo anno magari con qualche sorpresa in più!

    Le Apuane non sono solo marmo: le Apuane sono montagne magiche dove già esiste un’economia diversa a quella del settore lapideo; un’economia che però non viene incentivata né sostenuta in maniera adeguata, purtroppo. La volontà politica è un’altra: cave, ovvero profitto immediato per pochi, consenso elettorale, e … disastri.

    Ma qualcosa sta cambiando e non è detto che il destino delle Apuane sia quello di diventare uno sterminato ravaneto, perlomeno non ovunque. Sono convinto che certe valli resisteranno alla distruzione, ma dobbiamo farlo investendo lì, facendo girare gente (senza idiozie quali funivie o altro, non fraintendetemi), sviluppando un’altro modello economico che, ripeto, già esiste nella vallata di Cardoso, Pruno e Volegno: ristorazione, accoglienza, turismo, aziende agricole, allevamento, miele, guide ambientali, un ostello, falesie, un mulino a pietra e molto altro.

    Insistiamo. Non molliamo. Le Apuane devono vivere.

  2. 3
    Giancarlo Venturini says:

    Fantastiche..Alpi Apuane..! Il Monte Forato , e la sua magia….con il Sole..
    Il tutto da vedere..G.C.

  3. 2
    Alberto Benassi says:

    Il Monte Forato non offre solamente il bellissimo spettacolo del sole che filtra nell’arco o l’altalena dall’arco stesso.
    Sulle sue pareti, spigoli e pilastri corrono diverse belle vie di arrampicata: spigolo Simonetti-Ciuffi , Forato Mon Amour – Stefaluc, 38 Special , Fixieland , Superforato.

  4. 1
    Alberto Benassi says:

    alla faccia del Sindaco Verona che racconta che c’è solamente l’economia della pietra (vedi escavazione) che può far vivere il Comune di Stazzema.

    Mi domando dove viva il Sig. Sindaco Verona…e se non si è mai guardato attorno.

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