Su un futuro della letteratura alpinistica

È molto difficile esprimere per iscritto la realtà del pro­prio sentire la montagna senza che talvolta abbia predominanza quello che possiamo chiamare il sentire comune. La passione per la montagna è un abito comune che gli appassionati indossano come una divisa per fronteggiare la supposta mediocrità della propria scrittura.

Reinhard KarlLetteratura-Reinhard-Karl-DAV-fotoHiebeler

Questa può essere temperata solo con grosso sforzo di fantasia, per non servirsi del sentire comune ed evitare la solita aria fritta. Sylvayn Jouty giunse perfino a difendere provocatoriamente e per assurdo la menzogna, uni­co mezzo secondo lui per salvare la fantasia.

Patrick Cordier
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Il sentire comune spesso si veste di animosità. Un entusiasmo animoso è spesso meno efficace di un tono più distaccato. Però occorre rispetta­re l’entusiasmo dell’autore, quando è equilibrato. Il libro di Reinhard Karl, Montagna vissuta: tempo per respirare ha avuto un ottimo successo di pubblico e di critica. Quest’autobiografia avrebbe sofferto molto se, per risparmiare, l’editore avesse lesinato sulla qualità, sul numero e sulle dimensioni delle illustrazioni. La personalità di Karl e il suo genuino messaggio si avvalgono non soltanto del testo ma anche della bellezza delle immagini, nelle quali si respira veramente, come promette il titolo.

Joseph ConradLetteratura-JosephConrad

Lo stesso compromesso tra autore ed editore deve essere previsto anche nel caso della costrizione di un’opera originale a «elemento di collana». Quest’operazione, se può essere necessaria, a volte è veramente distruttiva. Se un libro risulta amorfo è spesso per questo motivo: costringere la creatività e l’individualismo di Patrick Cordier nel libro Les Prealpes du Sud della collana Denoël Les 100 plus belles courses dev’essere stato un iter faticoso e ricco d’incidenti diplomatici, al punto che mai più Cordier si impegnò in operazioni di quel genere.

Herman MelvilleLetteratura-herman_melville

Il grosso pubblico ha bisogno della «grande esperienza». Finché l’opera è rivolta esclusivamente ad alpinisti, il sentire comune che di solito la permea impedisce il contatto con il grosso pubblico, proprio perché il sentire comune è un sentiero non produttivo, non creativo. La letteratura alpinistica fa l’effetto di un piatto di liofilizzati per astronauti servito ad una tavolata di buongustai.

Fare di un libro d’alpinismo un piatto appetibile anche al grosso pubblico è l’operazione più difficile. Ma allargare il pubblico è l’unico mezzo per deghettizzare la letteratura d’alpinismo e toglierla dall’impasse. Per ovviare a questa difficoltà che è forse l’unico grande ostacolo che si frappone tra la letteratura per élite alpinistica e la letteratura più universale, sono state battute diverse strade, la più importante delle quali è la dealpinisticazione della letteratura. La «grande esperienza» è fatta di semplicità e di potenza, qualità che colpiscono direttamente il cuore di un lettore medio. Molti «esperimenti» sono di ordine commerciale, volti più a solleticare le curiosità morbose di competenti ed incompetenti che non a dare una qualche misura di potenza con una dimostrazione di semplicità.

Con l’eredità culturale di un Fosco Maraini, non sono pessimista su questo avvenire: Herman Melville e Joseph Conrad toc­carono i tasti giusti per il mare, evocarono potenze misteriose in una dimensione di semplicità naturale e selvaggia. Evocarono quindi dei miti che albergano dentro di noi e li fecero agire. Ma non dimentichiamo che gli dei e i miti non abitavano soltanto le rive e le profondità dei mari: abitavano pure le altezze dell’Olimpo e delle montagne in genere.

Fosco MarainiFosco Maraini in cima al Monte Grondilice (Alpi Apuane)

Il mito è semplice e potente al mare come in montagna. Il mare è sempre stato zona d’avventura e di contatto con altri uomini e con al­tre terre. Non credo che Melville e Conrad avrebbero potuto scrivere così ai tempi di Ferdinando Magellano e di Cristoforo Colombo. L’esplora­zione delle montagne è stata invece superata dall’aereo che sorvola le Alpi, nelle spedizioni alpinistiche extraeuropee il contatto con gli abitanti locali è solo contrattuale, come ai tempi degli inglesi con i nostri alpigiani. Il gioco dell’alpinismo è e rimane più fine a se stesso che non il percorrere i mari, avventura più ricca di futuri imprevedibili.

Scopo ultimo quindi della catena alpinista-autore-editore-lettori (alpinisti e non) dovrebbe essere quello di diffondere un sentire che viva di mito, cioè di semplicità e di potenza interiore. La «grande esperienza» deve quindi conservare il carattere alpinistico, perché se assume quello contemplativo, senza l’azione, si avrebbe una letteratura di montagna a sentire comune e se, al contrario, assume un prevalente carattere sportivo, senza pensiero e senza avventura, si ha una letteratura sportiva, in genere assai arida e priva certamente di mito.

La «grande esperienza» non può avere solo un carattere spirituale: deve filtrare un’azione prolungata e intensa, vivere non solo di mente ma anche di fisico.

Tra questi due estremi dunque si svolge il futuro della let­teratura alpinistica. Per fortuna possiamo dire che esplorazione e conquista della montagna sono quasi a una fine geografica: e non ci possono più distogliere dal vero scopo. Necessariamente esplorazione e conquista sono manifestazioni in generale giovanili di una cultura e di una civiltà: sono dell’opinione che la «grande esperienza» deb­ba essere «adulta».

In ultima analisi infatti un libro è solo un veicolo, più o meno veloce ed efficiente. Velocità ed efficienza dei veicoli crescono con la reale ne­cessità dei passeggeri. Se il «viaggiare» dei passeggeri subirà un grande salto di qualità, corrispondente alla «grande esperienza», è assai probabile che i veicoli si adeguino in fretta e bene. Forse siamo molto vicini al grande salto.

postato il 22 maggio 2014

 

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Su un futuro della letteratura alpinistica ultima modifica: 2014-05-21T22:12:11+00:00 da Alessandro Gogna

1 thought on “Su un futuro della letteratura alpinistica”

  1. 1
    Alberto Benassi says:

    “Montagna vissuta: tempo per respirare” e ” Yosemite” di Reinhard Karl sono stati fonte d’ispirazione .

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