Sulle orme di Vittorio Sella

Agosto 2004
Sono da ormai più di tre settimane attendato a Concordia, a 4630 m, responsabile della bonifica del bacino del Ghiacciaio del Baltoro che il CAI ha voluto nell’ambito del cinquantenario della conquista del K2.
I giorni passano veloci, il lavoro da fare è tanto. Però c’è una cosa cui penso nei momenti liberi: vorrei semplicemente salire sulla vetta rocciosa dalla quale nel 1909 il grande Vittorio Sella scattò quella serie di immagini in bianco e nero che unite assieme costituiscono una delle sue più belle fotografie. L’immagine, scattata dalla Quota 5461 m, è allegata ad una prestigiosa opera di Filippo De Filippi e vi si può ammirare il panorama che si estende dal Chogolisa al K2, con al centro l’immane distesa glaciale di Concordia.
La tavola D allegata all’opera di Filippo De Filippi
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Da qualche giorno ero d’accordo con Annalisa Fioretti, una giovane medico incaricata di seguire le vicende sanitarie di alcuni gruppi di trekker, anche lei di stanza fissa a Concordia per qualche tempo: alla prima giornata di bel tempo potevamo fare un salto verso il G4 West First Glacier, per vedere come è la salita verso la Quota 5461 m.
Come non fosse bastato il desiderio che da sempre avevo di andare a mettere il naso in quelle vecchie storie, una concitata telefonata satellitare avuta il 4 agosto con Marco Milani mi aveva dato la speranza che il 17 agosto, tramite Silvia Pedote, mi sarebbe arrivata la Noblex, una fotocamera che permette di fare grandi panoramiche. La mia infatti mi aveva tradito già al primo giorno di viaggio, ancora prima di Skardu…
Senza la panoramica era quasi senza senso voler salire in cima alla Quota 5461 m!
Durante la telefonata Marco mi aveva messo al corrente di alcuni suoi dubbi: secondo lui la foto di Sella non era stata fatta dalla vetta vera e propria. Lo provava il fatto che una successiva foto di Massimo Terzano (1929) mostrava gli stessi elementi dalla stessa prospettiva ma con angolatura ben diversa: mentre la foto di Terzano riprendeva perfino la vetta vera e propria della Quota 5461 m e mostrava il K2, quella di Sella non mostrava affatto il K2 (coperto da una quinta rocciosa) e l’osservazione attenta delle varie cime poteva solo far pensare ad una ripresa ben inferiore in altezza.

La tavola D di Massimo Terzano, allegata fuori testo a La Spedizione geografica italiana al Karakoram del 1929, è davvero ripresa dalla vetta della Quota 5461 m. Questa è la parte sinistra
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Queste sono le poche cose che so, senza poter guardare di persona le foto, in passato ammirate ma non studiate così a fondo.
Sono così impaziente, e il tempo è così bello che alle 7.30 del 13 agosto mi presento al campo di Annalisa, dopo aver salutato tutti quelli dell’11° gruppo del CAI che ripartivano per Urdukas, compreso il medico Giuseppe Gottardi. Lui non vedeva l’ora di andarsene, anche se sono sicuro che ricorderà per sempre questo soggiorno obbligato a Concordia. Nella notte, alle 3.45, una ragazza della tenda era uscita dalla tenda per vomitare. Ricoverata d’urgenza nella tenda gialla, Giuseppe aveva avuto il suo bel daffare per domare le scariche di diarrea e di vomito della poveretta. Che comunque alla fine era riuscita ad incamminarsi con gli altri.
Alle 7.45 partiamo, la giornata è stupenda, talvolta ci fermiamo a fare qualche fotografia. Ad un certo punto della morena per il Gasherbrum1 sono indeciso se abbandonarla subito. Dei portatori ci confortano per questa soluzione, così scendiamo al torrente glaciale e lo superiamo senza difficoltà. Di ometti non v’è alcuna traccia, così cerco la nostra strada al meglio, su morene dure di ghiaccio, costeggiando laghetti effimeri e seguendo valloncelli evitando il più possibile i saliscendi. Giunti su un’altura ci appare più chiara la prosecuzione, sempre sul medesimo terreno ed accanto ad un bellissimo lago con isolotto centrale. Senza eccessiva fatica arriviamo con un ultimo strappo alla base della cresta SSW, insalibile se non con corda e arrampicata. Proseguiamo quindi nella valletta tra il ghiacciaio e i risalti sudorientali di questa cresta. Il luogo è meraviglioso, ci sembra di andare incontro a quella grande cattedrale che è la parete W del Gasherbrum4, il G4 di Maraini e gli altri della spedizione Cassin del 1958. Di mano in mano che ci avviciniamo, scopriamo nuovi punti deboli nella parete, mentre il colle a sud e soprattutto i risalti che lo sostengono costituiscono una barriera apparentemente insuperabile a meno che non voler correre grandi rischi.
Arriviamo così ad un ghiaione quasi bianco, unica possibilità di salita veloce. Sono le 10 e dopo rapido consulto decidiamo di proseguire. Annalisa non sa nulla di quello che vado cercando in realtà. La salita del ghiaione è lunga, ma pensavo peggio: verso la fine, invece di risalire accanto ad un ruscelletto, preferiamo le roccette di sinistra, facili ma ingombre di ghiaia minuta. Annalisa non si muove toppo a suo agio su questo terreno, ma dopo un po’ prende pratica e sale senza grossi problemi. Ci troviamo ora su un’immane pietraia, bianca nel canale a destra e giallastra sulla dorsale a sinistra. Oltre quest’ultima si rizzano i bastioni rosso-nerastri che sorreggono la cresta. Un canale ghiaioso porterebbe in alto, ma alla fine è sbarrato da un risalto verticale. Do un occhio a queste possibilità alternative perché sono indeciso se andare fino in vetta. Senza Noblex mi sembra una fatica inutile, in più mi accorgo che Annalisa ha rallentato decisamente il passo.
Sapevo che Andrea Michieli e Jacopo Merizzi, venuti a Concordia con lo scopo di ripercorrere le orme di Vittorio Sella, erano saliti in vetta alla Quota 5461 m il 29 luglio 2004, con brutto tempo. La loro ricognizione non aveva prodotto alcuna fotografia e al ritorno sia l’uno che l’altro erano seriamente intenzionati a non tornare più lassù, impressionati dalla fatica e dagli insidiosi pericoli da loro incontrati.

La tavola D di Massimo Terzano, parte centrale
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Cerco di immedesimarmi in Vittorio Sella, di capire quello che lui voleva/doveva fare. Lui voleva il panorama su Concordia, dunque forse non era necessario salire fino in cima, che certo non gli interessava per se stessa. Dalla cresta c’era una ragionevole speranza di poter vedere tutto ugualmente. Così guardo ancora più su e scorgo una serie di cenge e canalini obliqua a sinistra che porta in cresta. Non ho più dubbi e decido per questa soluzione.
La parte più faticosa è raggiungere, per terreno davvero instabile, questa linea che per intuito mi sembra davvero logica.
Senza difficoltà, ma con tanta pazienza, arriviamo così sulla cresta SSW, che qui però è abbastanza discontinua e caratterizzata da brevi risalti non troppo in linea uno con l’altro. Sembra sempre di raggiungere in breve quello che promette una bella visuale non solo su Concordia ma anche sul Godwin Austen Glacier, ma non è così. Finalmente arriviamo ad una elevazione, poco prima della rossiccia e proterva anticima. Oltre non si potrebbe proseguire slegati, occorre accontentarsi. Ma anche qualcun altro si deve essere ritenuto soddisfatto, perché su questa elevazione, a 5208 m, troneggia un ometto vecchio stile. Sono emozionato.
Che sia quello di Sella?
Il K2 è invisibile, solo all’Angelus si arriva a vedere. Il Broad Peak spunta da dietro il Front Peak. La presenza della parete W del G4 è grandiosa, imperiosa. Ma la scena è dominata dai ghiacciai. Il Baltoro, proveniente da sudest, incontra il Vigne Glacier: entrambi sono dominati da un possente Chogolisa e dagli eleganti Vigne Peaks. Prima del Mitre Peak, da qui molto meno bello che da Concordia, il Baltoro si unisce al Vigne Glacier, stupendamente bianco. Concordia è immenso e riceve da destra il Godwin Austen: verso ovest Concordia si restringe tra il Mitre e il Marble Peak e dà origine al Baltoro inferiore, quell’immenso serpente che va a lambire le Trango Towers fino all’elegante Payu Peak.

La tavola D di Massimo Terzano, parte di destra. E’ ben visibile il K2
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È una visione davvero spettacolare, l’occhio si perde in mille particolari perché la visione d’insieme è difficilmente sostenibile.
Con la mia Nikon scatto a raffica una serie d’immagini, vorrei avere la Noblex che in questo momento sarà da qualche parte nel basso Baltoro.

La panoramica su Concordia da Quota 5208 m. Notare l’invisibilità del K2, coperto dalla quinta a destra
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Non ci fermiamo molto in cima, lei è visibilmente preoccupata per la discesa, io del torrente che ho visto dilatarsi a colpo d’occhio. Le stesse ghiaie che tanto ci hanno affannato in salita ora ci portano in discesa, occorre solo fare attenzione ai tratti in cui il ghiaione è meno spesso e affiora quasi la roccia. Ma in breve siamo in fondo e ripetiamo a ritroso l’itinerario fatto in mattinata, fino alle morene (grazie ad alcuni ometti che avevamo eretto) e fino al luogo del guado. Che si presenta assolutamente impossibile. Vado su e giù trascinandomi sulle morene della riva settentrionale, provo a guadare nel punto che mi sembra migliore. Ora sono con l’acqua ai polpacci, sondo con il bastoncino, ma è giocoforza constatare un’impossibilità definitiva.
Torno da Annalisa, seduta apatica sulla morena. Ho gli scarponi ed i calzettoni fradici e un bel nulla di fatto da raccontarle. Decidiamo così di proseguire, su terreno a noi del tutto ignoto, verso la traccia del Campo Base del K2. Secondo i miei calcoli non dovrebbe essere distante più di 800 o 900 metri in linea d’aria: ma si vede un terreno a saliscendi, con ghiaccio affiorante.
C’incamminiamo su dossi morenici spesso del tutto instabili, talvolta lasciandoci scivolare sul ghiaccio che affiora. Annalisa non ne ha più, ma trova l’energia e la volontà per seguirmi, senza neppure lamentarsi. Cerco di recuperare una zona meno mossa, soprattutto con fondo sassoso più scuro e più solido. Ma percorso un tratto di questo terreno mi accorgo che per guadagnare la morena su cui corre la traccia per il K2 dovremo attraversare un altro canyon con torrente e risalti di ghiaccio ai lati.
Scendo sul fondo del torrente e intravedo un punto in cui dovrebbe essere possibile salire dall’altra parte. Una spaccata ampia e vado su per un canalino di ghiaccio di una decina di metri, dapprima verticale con qualche sasso affiorante, poi più abbattuto. Lascio in cima lo zaino e riscendo ad aiutare Annalisa che ha difficoltà a fare la spaccata, l’assisto nell’arrampicata fino all’orlo. Siamo così entrambi dall’altra parte, ma saranno già le 18… Poco dopo riesco ad avvistare un ometto singolare, quasi un vero e proprio segnale visibile da lontano, proprio quello andavo cercando, cioè il belvedere utilizzato più di due settimane fa da Franco Figari e da me per fare fotografie.
Ormai ci siamo, non ho più dubbi: e proprio in quel momento appare, vicino all’ometto, Marco Garbin.
Era rimasto indietro rispetto al suo gruppo. Ci salutiamo e ci raccontiamo le rispettive disavventure. Lui si era praticamente “perso” nella seraccata del Campo Base del K2… offre ad Annalisa una tavoletta di cioccolata, mentre a lui noi diamo da bere. Poi insieme ci avviamo verso Concordia. La sera, mi ritiro stanchissimo in tenda, dove non riesco ad addormentarmi subito: forse sono troppo stanco.

Vittorio Sella negli anni ’30
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Note al rientro in Italia
La tavola D di Massimo Terzano, allegata fuori testo a La Spedizione geografica italiana al Karakoram del 1929, di Aimone di Savoia-Aosta e Ardito Desio, Arti Grafiche Bertarelli, 1936, è davvero ripresa dalla vetta della Quota 5461 m, lo certifica il fatto che si vede ampiamente il K2 (nella foto di Sella non si vede) e che l’evidente e aguzza guglia, posta quasi al termine del crestone che delimita a sud il bacino del G4 West First Glacier, è posizionata ben più bassa che nella foto di Sella.
La tavola D (a sei ante) del cofanetto allegato all’opera La Spedizione nel Karakorum e nell’Imalaia occidentale 1909, di Filippo De Filippi, Zanichelli, 1912, ha come didascalia la seguente: Panorama da uno sperone occidentale del Gasherbrum, a 5461 m. La ripresa è stata effettuata il 27 giugno 1909.
In pari luogo, la tavola C dello stesso cofanetto (parimenti a sei ante), con la ripresa dalla Spalla del Marble Peak del 26 giugno 1909, mostra una crocetta appena sotto la vetta e a SSW della Quota 5461 m e la definisce come punto di ripresa della tavola D.
Ma per qualche motivo, certo non per malafede, sia la quota riportata sia la posizione della crocetta sono errate.
Ovviamente anche Terzano, il fotografo ufficiale del Duca d’Aosta e di Desio, se ne accorse: a pag. 327 del citato libro di Desio è ricordata l’ascensione di Sella con i suoi portatori del 27 giugno 1909, fino ad un piccolo terrazzo alto 5237 m (viene riportato in nota a piede pagina: La quota ricordata dal De Filippi è di 5461 m, ma in base ai nostri rilievi fotogrammetrici, va sensibilmente ridotta).
Le mie fotografie, riprese da quota 5208 m (o 5237 m, volendo dare credito a Desio e non al mio GPS), accanto al vecchio ometto, sono identiche a quelle di Vittorio Sella. Anche la guglia appare nella stessa posizione precisa.
In più, un’ulteriore foto fuori testo, posta tra pag. 280 e pag. 281 del De Filippi, mostra con tanto di didascalia il luogo di ripresa della tavola D (quello esatto).

Salita alla Quota 5208 m, relazione tecnica
Da Concordia seguire il sentierino per il CB del G1, abbastanza comodamente. Quando questo sembra non più condurre anche in direzione del G4 West First Glacier, bensì accentuatamente verso SW, abbandonare il sentiero e procedere alla ricerca del guado di un torrente cospicuo che costeggia la morena a NE. Guadare circa in posizione 35°44’36”N e 76°31’47”E, a 4590 m. Il guado è possibile solo nelle primissime ore della mattinata. Procedere senza segnalazioni, al meglio, verso il G4 West First Glacier, con leggero arco a S, in modo da raggiungere la base della cresta SSW della Quota 5461 m, ben evidente, a quota 4669 m e in posizione 35°44’39”N e 76°32’35”E.
Seguire la comoda valletta in direzione E che divide il lato N del G4 West First Glacier dalle pareti verticali di roccia rossastra che sostengono la parte destra della cresta SSW della Quota 5461 m.
Si giunge così alla base di un enorme ghiaione biancastro che s’innalza a N e delimita il lato orientale dei risalti di cui sopra. Siamo a 4730 m, 35°44’53”N, 76°33’00”E.
Salire il ghiaione interamente, superare la strozzatura (I,II) con ruscelletto e guadagnare, sulla sinistra, una dorsale di ghiaia giallastra. Raggiunta la dorsale, si nota a sinistra, tra i risalti a SE della cresta SSW, la possibilità di raggiungere il filo della cresta stessa per un vago canale. Questo è però ostruito nella parte alta da un risalto di roccia breve ma apparentemente verticale. Proseguire allora per un’ottantina di metri sulla larga dorsale di ghiaia giallastra fino a che si nota, meglio evidente, la possibilità di traversare in obliquo i risalti che sostengono la cresta SSW e quindi raggiungerne il filo.
Dalla dorsale giallastra salire in obliquo e al meglio su terreno assai sconnesso fino a raggiungere (gli ultimi 30-40 m sono in orizzontale a sinistra per una vaga cengia) un canalino di ghiaia obliquo a sinistra, costeggiato a sinistra da rocce abbastanza solide. Salire fino a raggiungere una prima elevazione della cresta SSW, qui abbastanza discontinua. Proseguire per la cresta fino a raggiungere, con tratti più o meno ripidi, ma senza mai arrampicare, la Quota 2508 m (ometto), 35°45’04”N, 76°32’38”E. Bellissima visione, dall’Angelus al Chogolisa e al G4. Il Broad Peak spunta a N, il K2 è invisibile, nascosto dalla stessa cresta SSW che continua fino alla vetta della Quota 5461 m.
Discesa per lo stesso itinerario.
Nota 1.
Per raggiungere la vetta della Quota 5461 m (come fece la comitiva Merizzi-Micheli il 29 luglio 2004), in corrispondenza della dorsale di ghiaia giallastra proseguire per essa fino al suo esaurimento (possibilità di neve, ma anche ghiaccio a placche), nei pressi della cresta che collega la Quota 5461 m con il Front Peak. Da lì, per canalini e arrampicata, a volte non semplice, raggiungere la vetta.
Nota 2.
Al pomeriggio il calore fa quintuplicare la portata del corso d’acqua traversato al mattino. Il guado è impossibile o almeno molto rischioso. Proseguire allora sulla riva destra idrografica del torrente, per terreno molto faticoso e morenico, lasciare dopo un po’ la direzione del corso d’acqua e puntare a NW verso la traccia che porta da Concordia al CB del K2. Prima di raggiungerla occorre traversare un corso d’acqua secondario anch’esso diretto a W, con successiva scalata su ghiaccio del lato settentrionale. Si raggiunge la traccia nei pressi di un ometto generalmente assai visibile, più o meno a quota 4700 m. Da qui tornare a Concordia in circa 30 minuti.

postato il 19 maggio 2014

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Sulle orme di Vittorio Sella ultima modifica: 2014-05-19T07:10:50+00:00 da Alessandro Gogna

2 thoughts on “Sulle orme di Vittorio Sella”

  1. Buongiorno, colleziono francobolli e storia postale.
    Ho ritrovato una cartolina Indiana spedita in Germania nel 1929 con il timbro della spedizione.
    un pezzo a detta di alcuni esperti molto raro ed interessante.
    Dato che non riesco ad interpretare la firma vorrei avere se possibile l’elenco dei partecipanti alla spedizione (anche quelli minori)
    Inoltre vorrei sapere se il duca Aimone fosse in grado di scrivere in tedesco in quanto la firma contiene Aim o qualcosa del genere ed un’altra parola che non riesco a decifrare.
    Grazie.

  2. Che bel racconto Alessandro! che ricordi fantastici sulla vetta Terzano!
    Nel 2009 riuscii a ripetere la panoramica di Terzano anche grazie ai tuoi racconti… grazie ancora!
    http://www.fabianoventura.it/progetti/sulle-tracce-dei-ghiacciai/karakorum-2009/

    Se capiti a Roma vieni a vedere la mostra del mio progetto al Museo Pigorini dal 14 dicembre 2014 al 25 febbraio 2015
    http://www.repubblica.it/ambiente/2014/12/06/foto/il_ritiro_dei_ghiacciai_ieri_e_oggi_la_mostra_a_roma-102292978/1/#1

    Un abbraccio,

    Fabiano

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