Tempo di festa, tempo di carestia

Tempo di festa, tempo di carestia
(scritto nel 1995)
Il titolo è ripreso dal bellissimo libro di Emmanuel Le Roy Ladurie, Tempo di festa, tempo di carestia. Storia del clima dell’Anno Mille, dove i ghiacciai e le loro vicissitudini climatiche la fanno da protagonisti.

Lettura: spessore-weight(1), impegno-effort(2), disimpegno-entertainment(2)

Ecco alcuni numeri che descrivono l’eccezionalità dell’Alet­schgletscher: superficie: 86,7 kmq (80,8 kmq senza detriti); lun­ghezza massima attuale: 24,7 km; larghezza media: 3,8 km; quota minima: 1520 m; spessore massimo del ghiaccio al Konkordiaplatz: 890 m; velocità massima di scorrimento: 53 cm/giorno; linea del nevato: 3320 m; incremento medio annuo di nevato allo Jun­gfraujoch: 5 m; portata massima del fiume alla bocca del ghiac­ciaio: 100.000 litri/sec.

L’Aletschgletscher è il più lungo e il più imponente ghiacciaio delle Alpi, vero e proprio fossile dell’era glaciale. Al Konkor­diaplatz è alimentato da quattro rami confluenti: il Grosser A­letschfirn, lo Jungfraufirn, l’Ewigschneefeld e il Grüneggfirn. Qui la pressione dei quattro ghiacciai ha provocato una tale escavazione sulle rocce di fondo che lo spessore del ghiaccio ar­riva a 890 m, il massimo per un ghiacciaio alpino. Non si conosce con esattezza l’età degli strati inferiori di ghiaccio, stimati vecchi di migliaia di anni, potenziale e unica banca dati sui climi europei del passato.

L’Aletschgletscher

Le morene del Kranzberg e del Trugberg, alla confluenza dei ghiacciai tributari, sottolineano il movimento dei ghiacci con linee detritiche quasi parallele distanti 200-300 metri. Dopo l’ultima glaciazione, circa 10.000 anni fa, la lingua del ghiac­ciaio arrivava alla valle del Rodano, allargandosi nella zona dell’odierno abitato di Brig; la superficie totale del suo bacino era di circa 180 kmq. In seguito il ritiro fu notevole fino al decennio 1643-1653, quando nell’Europa occidentale si verificaro­no gli inverni più rigidi dalla fine dell’ultima glaciazione. Nel 1653 l’Aletsch raggiungeva la sua massima estensione storica con una superficie di 145 kmq e inghiottiva sui suoi fianchi i boschi scaricando sui prati detriti di ghiaccio e roccia; ciò spinse i contadini di Riederalp ad una processione per cercare di fermare il mostro di ghiaccio. Le suppliche dei valligiani ebbero il loro effetto poiché l’Aletsch cominciò a ritirarsi, ma nel primo de­cennio dell’800 l’avanzata riprese, senza però raggiungere le impressionanti dimensioni del passato. In seguito ci fu un’inco­stante ma continua recessione, tuttora in atto, che portò al di­stacco dalla colata principale dell’Oberaletschgletscher e in seguito, nel 1973, del Mittelaletschgletscher: i due ghiacciai, che un tempo confluivano nell’Aletsch, oggi si sono ritirati nel­le loro valli laterali e sono considerati indipendenti. La super­ficie totale dell’Aletsch si è dunque ridotta a 86,7 kmq.

Il più famoso lago glaciale delle Alpi, il Märjelensee, è visita­to ogni anno da migliaia di turisti che partono dalle funivie di Fiesch o Betten. Alimentato da piccoli torrenti che scendono dal­lo Strahorn, il lago esiste a causa dello sbarramento della mura­glia di ghiaccio dell’Aletsch. Oggi si è molto ridotto rispetto al secolo scorso, quando il ghiacciaio era più alto di un centi­naio di metri e creava uno specchio d’acqua che copriva tutto il fondo della valle di Märjela. Nel 1878 il lago aveva una profon­dità di 78 metri e misurava 1712 per 460 metri, con una capacità di 11 milioni di mc d’acqua; con quelle dimensioni bastava un forte temporale o il distacco di un grosso blocco di ghiaccio per far traboccare le acque che si abbattevano sugli abitanti di Fiesch. Numerosi furono i voti che i montanari fecero per esor­cizzare la montagna, tra questi una processione che si teneva il 31 luglio: le donne non vi potevano indossare abiti colorati.

L’alta pressione delle acque e lo scioglimento progressivo della barriera glaciale portava anche ad improvvisi svuotamenti del la­go attraverso le fenditure del ghiaccio; per la pressione l’acqua schizzava verso l’alto dai crepacci con zampilli alti più di 100 metri, andando ad ingrossare pericolosamente le acque del Massa, il fiume che defluisce dall’Aletsch, con conseguente inondazione delle valle del Rodano.

Gli svuotamenti si verificano ancora oggi, ma sono innocui per la minore capacità del lago e per il bacino artificiale di Gibidum che regola le acque del Massa. L’unico risultato spettacolare di quest’evento è l’arenarsi improvviso degli iceberg sulle rocce asciutte che racchiudono il lago.

Le acque di deflusso dell’Aletsch sono sfruttate da molti secoli per irrigare l’arido versante settentrionale della valle del Ro­dano intorno all’abitato di Ried. Già i romani portavano le acque dei ghiacciai al Vallese con lunghi canali, le Suones. Il fabbi­sogno idrico degli abitanti di Ried è sempre dipeso dal lago di Märjelen tramite un antico condotto di 12 km. Tuttavia, a cau­sa del ritiro del ghiacciaio, il canale divenne inutilizzabile e nell’alto medioevo un nuovo acquedotto fu realizzato intorno al massiccio del Riederhorn lungo le pareti a picco sul Massa. La manutenzione era pericolosa e costò molte vite umane: secondo la leggenda, ogni anno l’uomo più buono e più bello precipitava durante i lavori di riparazione. Dal XVII al XIX secolo gli abitan­ti furono obbligati a procurarsi l’acqua a pagamento, facendola arrivare dalla località di Belalp, esterna al comune. Col tempo si rivelò insufficiente anche questo apporto, e si cercò di cap­tare le acque direttamente dal Massa: tuttavia l’impetuoso fiume distrusse ripetutamente le opere. Dal 1946, con la creazione di una galleria al di sotto del Riederhorn, le acque del Massa assi­curano finalmente un continuo e tranquillo rifornimento idrico. La costruzione della galleria del Riederhorn è stata possibile anche grazie all’appoggio finanziario della Schweizerische Bund für Naturschütz che come contropartita il 21 aprile 1933 volle un accordo con la municipalità di Ried che garantiva la rinuncia al­lo sfruttamento economico della foresta di Aletschwald. Per 99 anni era così posto sotto tutela e protetto dal taglio degli al­beri e dal pascolo lo splendido bosco di larici e cembri che ri­copre il pendio settentrionale della Hoflüe, al di sopra della lingua terminale del ghiacciaio, oggi una vera meraviglia delle Alpi.

L’albergatore Franz Wellig, curioso personaggio di un tempo
Leslie Stephen, il grande alpinista inglese, raccontò: «Ebbi il piacere di farne la conoscenza nell’estate del 1859 all’albergo dell’Eggisborn che era stato appena costruito (1856). Franz Wellig era piccolino ma di gran vivacità, sapeva far fronte a tutte le esigenze del suo mestiere, sia a svegliarlo alle tre di mattina di ritorno da qualche salita, sia nell’agitazione per un esagerato afflusso di turisti. Rispondeva a tutte le domande con un buon umore inalterabile ed era sempre presente ovunque. Si vantava di poter salire da Fiesch in un’ora, cosa che a quell’epoca era considerata un bel correre, anche da me che avevo cercato di uguagliarlo (Stephen passava per il camminatore più veloce del tempo). John Birkbeck padre l’aveva preso in amicizia e avuto al suo servizio come maitre, d’inverno a Settle (Scozia)… Per questo par­lava un misto d’inglese, francese e dialetto tedesco. Birkbeck gli aveva prestato del denaro per la costruzione dell’albergo, quindi era sempre a capotavola e noi avevamo l’impressione di essere suoi ospiti». Per Heinrich Dübi, di Berna, «gli occhietti gli brillavano di malizia quando raccontava come il giovane principe di Joinville usciva di nascosto la notte, correva a Fiesch a trovare un’amica e risaliva per rioccupare la sua stanza prima dell’alba». Wellig incassava lui stesso i compensi fissi per le guide: John Tyndall dichiarò che erano quasi proibitivi (50 fran­chi, quando guide come Simond o Croz di Chamonix ne prendevano 8 al giorno).

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Tempo di festa, tempo di carestia ultima modifica: 2018-06-06T05:05:11+00:00 da GognaBlog

3 pensieri su “Tempo di festa, tempo di carestia”

  1. 3
    Alberto Benassi says:

    non credo che sia uno degli ultimi . Ce ne sono altri di romantici. Anche se ne son rimasti pochi e un pò alcuni si nascondonno e altri invece sono ghettizzati.

  2. 2
    paolo panzeri says:

    Cavoli!!! Sei uno degli ultimi romantici dell’alpinismo!!!
    Chissà se ci incontreremo, magari lo abbiamo già fatto.

  3. 1
    Fabio Bertoncelli says:

    A nessuno interessa il povero Ghiacciaio di Aletsch? Nessuno commenta?
    Allora lo faccio io. È il piccolo Himàlaya nel cuore dell’Europa. Non ci sono mai stato, ma prima o poi lo percorrerò dalla fronte fino alla testata, assaporando ogni istante. Come essere sul Baltoro (o quasi). Poi mi attenderà un quattromila. Aletschhorn?
    Anche per questo varrà la pena di essere vissuti. Chi mi vuol capire capisca…

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