Tre perle di facebook – 5

Tre perle di facebook – 5

Lettura: spessore-weight**, impegno-effort**, disimpegno-entertainment***

Christian Raimo
(Facebook lo toglie e noi lo rimettiamo)
29 agosto 2017
“Ieri (28 agosto 2017) sono andato come ospite in collegamento alla trasmissione “Dalla vostra parte” su Retequattro condotta da Maurizio Belpietro, insieme a me e sempre in collegamento, ma da Milano, Alessandro Sallusti. 
È una trasmissione orripilante, che si compone essenzialmente di servizi, girati con i piedi, su neri che stuprano, neri che rubano, neri che minacciano bambini, neri che occupano le case degli italiani, neri che sono troppi, neri che se ne dovrebbero andare, neri che è già tanto che li sopportiamo e non li facciamo affogare tutti. 
Si può parlare di immigrati, di migranti, di rifugiati, di islamici, di terroristi, di maghrebini, di stranieri, ma in fondo si parla sempre di neri. Islamico uguale terrorista uguale rifugiato uguale potenziale stupratore uguale illegale uguale clandestino uguale nero. Non c’è un minuto a parte la pubblicità che non sia dedicato al racconto di un paese devastato dallo schifo prodotto dai neri. 
Io ero invitato a dire che ne pensavo, la domanda che mi ha fatto Belpietro era: “Perché c’è tanta informazione politicamente corretta? Perché non si può dire che chi stupra è immigrato? Che chi delinque è nero?”
Io gli ho risposto che si può dire, anzi che mi sarei aspettato ancora altri servizi sui neri che torturano i bambini, che sputano sui preti, che fanno abigeato. Avrei voluto proprio una trasmissione che non si intitolasse “Dalla vostra parte” ma proprio “Negri&cattivi” con solo servizi sulle malefatte vere e minacciate dai neri. 
Ma il razzismo, il razzismo elementare, ottocentesco, di Belpietro e Sallusti, non è il solo problema di “Dalla parte vostra”, trasmissione serale di una rete nazionale. Il problema è l’assoluta incapacità giornalistica, la povertà assoluta dal punto di vista del mestiere. 
A un certo, visto che si parlava di occupazioni, ho chiesto a Belpietro, se si era preparato qualche dato sull’emergenza abitativa. Ha balbettato che glieli fornissi io. Gli ho detto: “Ma come hai fatto un pezzo di trasmissione su questo e non c’hai manco un dato?”, e poi glieli ho detti io. 
Ho detto a Sallusti che tutto ciò che stava dicendo su immigrazione e occupazioni non aveva nessuna base dal punto di vista dell’informazione. Mi ha risposto che è vero è d’accordo anche lui che i giornali dovrebbero fare più inchieste; gli ho detto che gli basterebbe leggere mezzo libro, o qualche giornale fatto appena decentemente, e ripetere quello che c’è scritto lì. 
Due giornalisti della redazione mi hanno telefonato poi complimentandosi con me e ridacchiando perché avevo sputtanato Belpietro in diretta. Mi dispiace per loro che certo devono lavorare e devono portare uno stipendio a casa, ma quello che stanno facendo è semplicemente manovalanza sottopagata per il peggiore megafono del razzismo, sono complici e omertosi, non ci trovo nessuna giustificazione. 
Oggi sulla mia bacheca ci sono commenti di insulti, minacce di stupro a donne che commentano, la feccia della feccia. Risponderò ad uno ad uno, appena avrò tempo. 
Ma gli risponderò con la stessa franca risata con cui, prima di andarmene a metà, ho opposto ieri a Sallusti che affermava che nel Corano c’è scritto di fare attentati terroristici. 
È una televisione che crea una paura che esiste solo nella loro pancia. 
È ridicolo ciò che dicono, è imbecille, è la peggiore ignoranza storica e contemporanea, è una parodia. Il fascismo è sempre una parodia. Riempie un vuoto, e lo fa comodamente, prevedibilmente, stancamente, l’autobiografia infantile di una nazione. 
Sta a noi di sinistra, semplicemente democratici, antifascisti, pensanti, fare argine a questo. Tocca a noi, in ogni momento, e sarà sempre peggio nei prossimi mesi. 
Come scriveva in una delle ultime interviste prima di morire Roberto Bolaño, alla domanda su quali fossero le cose che lo annoiavano di più. 
“Il discorso vuoto della sinistra, il discorso vuoto della destra lo do per scontato”.

Luca Calvi
(Pensiero della notte)
6 settembre 2017, ore 0.58
Sì, adoro la serie di “Amici miei”. Adoro la serie di Don Camillo e Peppone e sono un lettore appassionato di Guareschi. Mi è piaciuta tutta la saga fantozziana ed idolatravo Paolo Villaggio. Me la rido come un deficiente davanti ad Alvaro Vitali / Pierino o ai filmetti ebeti anni ’70..
Eppure da ragazzino ho fatto carte false per andare a vedere Novecento di Bertolucci (tutti e due). Mi sono visto varie volte i film di Bergman… Ho guardato e riguardato il Blues Brothers così come ancora oggi riguardo volentieri Philadelphia, oppure Amarcord o 8 e 1/2, o Uccellacci e Uccellini.
Davvero trovate strano che un amante di Amarcord e di Novecento sia anche un estimatore di sublimi cavolate?
Io trovo solo strano voler giudicare qualcuno per aver visto o non visto un film, oppure per un libro letto o non letto…
Il bello è che non me la prendo, continuo a sghignazzarmela e a fare ciò che mi piace…
Ed a leggere chi vorrebbe poter giudicare gli altri come fosse un film comico.
Chi vorrebbe determinare se uno è “in” o “out”.
Chi vorrebbe poter guardare gli altri dall’alto in basso, penosamente conscio del suo non arrivare manco ai piedi di chi vorrebbe guardare dall’alto…
Mi fanno sempre sbellicare di gusto.
A tutti loro ed a chi sa viversi la vita in allegria e leggerezza, buona notte ed a domani.
Nota. Non dovessimo vederci domani, mi auguro che ciò non dipenda da me.

Luca Visentini
(dal suo libro Sognavamo cavalli selvaggi)
1 ottobre 2017 e 4 ottobre 2017·
“Veglia” sta per l’Alpe Veglia e la si può così pienamente intendere quando il solo nominarla con il secondo termine smuove un amore primordiale e ricorrente.
Tale confidenza non è di certo esclusiva, chissà quanti altri al mondo ne sono innamorati. A Veglia, comunque sia, trascorremmo la nostra migliore gioventù. Una delle prime volte, per ben due settimane consecutive. Lassù, il maggiore aveva appena diciassette anni. Fortunati e incoscienti noi, più che incoscienti, pazzi, i genitori!
Era come entrare in un sogno di smisurata bellezza. Giù dall’ultimo paese abitato della Val Cairasca, San Domenico, una jeeppabile scavalcava il Ponte Campo di fronte a una cascata furibonda. Poi potevamo continuare sulla sterrata che prendeva a salire dolcemente per il largo, oppure scegliere di passo buono un’erta scorciatoia. Ci ricongiungevamo in ogni modo quasi all’altezza di una vertiginosa cappella. Lì, la stradina si allungava in costa trecento metri sopra il torrente tumultuoso. Non vedevamo l’acqua in fondo al precipizio, la sentivamo. Una lapide ricordava i tre passeggeri di una jeep piombata nella forra per una manovra sbagliata. Lo spalto contrapposto era vicino, in linea d’aria, ma più ancora proibitivo. E d’inverno la neve cancellava la rotabile scavata nella roccia, riformando una parete. Ciò rendeva Veglia inaccessibile sino a metà maggio, talvolta giugno. Restavi su, con l’autunno inoltrato ti avrebbe fatto prigioniero. Avanzavamo nell’esposto traverso senza capire in quale buco c’infilassimo. Sempre più addentro, più rinserrati, più sconcertati. Tagliava d’un tratto il cammino un muretto di pietre a secco, con uno “stargate”, il cancello per le stelle. Serviva perché non fuoriuscissero le mucche condotte al pascolo in estate, perché non le inghiottisse l’orrido. Lo superavamo ed ecco l’alpe inimmaginabile, piana, grandiosa. Una cinta di montagne vere con tutto quanto, rocce, ghiacci, creste di confine, la custodiva. La frontiera!
Era come una culla, una conca straordinariamente vasta e sospesa. Rinascevamo tutti. Giocavamo. Sul pratone centrale prossimo al bosco dei giganti, grazie alla morbidezza delle zolle, disputammo una fantastica partita di calcio nella quale potevamo passare la palla o fare goal esclusivamente in rovesciata. Coinvolgemmo i più giovani nelle avventure concepite già a Milano. Dopo la visione del film “Per favore, non mordermi sul collo!” di Roman Polanski, per esempio, avevamo registrato una mezz’ora di ululati dei licantropi, di risate sataniche, di versi agghiaccianti. Avevamo quindi nascosto il mangiacassette alle spalle del Lago delle Streghe, nel cuore della foresta, collegandolo a un megafono. Entrò in funzione nel corso di un’escursione notturna quando i piccoli, atterriti, si affacciarono allo stesso laghetto. Prese in mano la situazione Stona con una lanterna, guidandoli lungo le sponde dell’invaso dato che soltanto un suo giro completo e collettivo avrebbe placato le ire dei dannati. Fummo un po’ stronzi. Ripresisi, aspettavano con impazienza il gioco “Mexico”. Quest’altro ci era stato ispirato da “Vamos a matar compañeros” e avevamo fatto portare sull’alpe da ciascuno un poncho colorato e un non meno vivace sombrero. I giorni scorrevano, pur sempre meravigliosi. Ponchi e sombreri rimanevano inutilizzati. Finché di primo pomeriggio, durante una siesta, ancora Stona salì sul tetto della nostra casetta e con un berretto da guerrigliero in testa e un mezzo sigaro in bocca attaccò un concerto di potenti fischi, di raffiche di spari, di “Vamos!”, di “Cabrones!” e di “Tepepa!” (quest’ultimo tratto da un ulteriore film). I ragazzini si precipitarono eccitati a travestirsi. Esagerammo. Si spezzò il cavo della teleferica che avevamo predisposto per assaltare Cianciavero dall’alto mentre il fratellino di Tita stava trasvolando, e lui stramazzò nell’erba e non su un sasso per un soffio. Il gruppo a difesa del villaggio in questione lo imbiancò di bombe al talco e allarmammo persino gli alpigiani più distanti. Fummo costretti a interrompere anzitempo il grande gioco poiché i belligeranti cominciavano a odiarsi per davvero.
L’alpe era un paradiso: di prati a non finire; di armoniose case di pietra, sparse o riunite, tutte posizionate con discrezione ai bordi del gran piano; di affluenti sinuosi e silenziosi, rasoterra impercettibili, in cui rischiavi d’immergervi involontariamente un piede; di acque spumeggianti, ricche di trote nel flusso principale; di boschi tinti da larici maestosi; d’innumerevoli segreti naturali come le marmitte levigate e il ruscello pensile; con l’entità massima e sorniona, il Monte Leone, a vegliare.
Di sera, da una corda tesa fra due alberi sopra la piccola frazione di Aione, ammainavamo una bandiera rossa.
Com’è che approdammo a Veglia? E com’è che l’alpe risultava ancora più naturale di quando l’avrebbero fatta Parco?
La conoscemmo grazie al papà di un’amica del quartiere che ne possedeva la casa forse più bella, dominante sulla piana, al limite del bosco meno scosceso. Questa, le altre case, non si pensi fossero ville, erano soprattutto fienili e andavano via allora per pochi soldi. L’ENEL, già proprietario dell’intera conca, aveva dovuto rinunciare all’intenzione di trasformarla in un lago artificiale perché il colorante immerso durante i sondaggi era ricomparso nella sottostante galleria del Sempione. Abbandonato il progetto, l’alpe conobbe un interregno felicissimo. Solamente qualche pioniere vi si affacciava da fuori. E purtroppo non riuscimmo a convincere i nostri, di padri, a comprare una delle deliziose casette con le robuste lastre in ardesia sui tetti che resistevano al pesante innevamento invernale. – Utopie! –, ci dicevano, e in effetti fu ingenuo anche il tentativo di raccogliere giorno per giorno, tra di noi, una colletta destinata alla “comune” lassù. Avrei quasi paura di ritornarvi, adesso, di rimanere deluso. Ma ricordo spesso quell’amica lontana, richiamando con lei un amore per Veglia non corroso dal tempo.
Da una settimana d’inizio estate, nel ’74, portammo giù del disincanto oltre all’incanto. Bene, occorre l’uno per apprezzare meglio l’altro. Me lo aveva insegnato due anni prima Italo Calvino che proprio all’Albergo Monte Leone, dov’ero andato in ritiro, avevo letto per preparare l’esame di maturità. Male, era cominciata fin dalla vigilia male quest’altra settimana a Veglia. Gli stessi genitori che ci avevano mandato allo sbaraglio nel 1971, neppure maggiorenni, avevano ora frapposto ogni sorta di ostacoli. In particolare certe madri, temevano che le figlie restassero incinte non tanto dell’uomo nero quanto di quello proletario. Credevano più loro nella rivoluzione? Non potevano tranquillamente attendere che i destini tornassero a differenziarsi?
All’alpe comunque andammo, al momento tutti ribelli. Presi un treno il mattino presto con Alessandra e scendemmo ad Arona, per ritirare le chiavi del rifugio presso la locale sezione del Club Alpino Italiano. Non utilizzammo il sottopassaggio, non lo fece nessuno, ma seguimmo la dozzina di persone che attraversava direttamente i binari. La polizia della stazione fermò soltanto noi due. E gli altri? Potevano permetterselo, erano ferrovieri in borghese. Vai a capirli, loro e gli uomini in divisa. Subimmo a testa 10000 lire di multa. Eravamo giovani, selvaggi, portavamo entrambi lunghi capelli.
Sul convoglio successivo ci riunimmo agli amici. Quindi Domodossola, la coincidenza per Varzo, l’acquisto del pane in una piazzetta e a piedi o con l’autostop su fino al capolinea della mulattiera… In mezzo all’Alpe Veglia ci si parò davanti un toro libero. Ci scrutava. Compimmo un largo giro e in fondo al piano aprimmo porte e finestre del Rifugio Città di Arona, incustodito. Lo avremmo autogestito. Alessandra, ventenne, ne diventò la conduttrice. Almeno lei, la si ascoltava, nei turni di cucina e della doccia per esempio. E per fortuna ci dormivo assieme, nell’intimità di una stanzetta singola. Il camerone era un disastro. Prevalse il brutto tempo. Il folto collettivo si divise in gruppetti nervosi e gelosi, contrastanti. Si oziava troppo. Va bene che Veglia la consideravamo una dimensione da vivere globalmente, non una toccata e fuga turistica o un posto tappa escursionistico, ma alla nostra età trascorrevamo pomeriggi interi a giocare a bocce nel campo zeppo di buche prossimo all’albergo. Si beveva e si mangiava ininterrottamente. Alcuni addetti al rifornimento della legna smantellarono la palizzata dell’adiacente edificio dei preti rosminiani. Un dì, la novità: una figura umana comparve, nonostante la pioggia, all’ingresso dell’alpe. La osservammo per tutta la buona mezz’ora che le occorse per raggiungerci. Era un maschio. Camminava svelto. Indossava un eskimo. Veniva giusto qui. Era Giorgio, da Bolzano! Chi gliel’aveva fatto fare? Una sera scendemmo a San Domenico per vedere alla televisione una partita degli azzurri nel campionato mondiale in Germania e risalimmo di notte.
Una vacanza un po’ del cavolo, insomma. Alessandra e io però riuscimmo a inoltrarci ancora una volta nel nostro bosco su da Aione, tra i rododendri e i larici, le radure e i formicai, gli scheletri dei tronchi nel Lago delle Streghe e il ruscello in costa che trasporta l’acqua verso Cianciavero, riuscimmo a bagnarci nuovamente dentro le marmitte dei giganti.
Per conto mio continuo a sognarla, Veglia. Per prendere sonno mi racconto delle volte di come potrei sopravvivervi d’inverno, perdendomi nei dettagli dell’approvvigionamento del legname per riscaldare la casetta, della caccia ahimè necessaria al minore numero possibile di animali selvatici, delle capre e delle galline che serviranno nella stalla, del cavallo e della slitta per andare a saccheggiare i magazzini dell’Albergo Monte Leone, della scorta di carta e penne e di libri, della piacente sconosciuta in fuga dal vecchio mondo e lì prodigiosamente capitata prima di una bufera. Non arrivo mai al termine della stagione. Altrimenti l’alpe mi riappare per davvero nella fase REM, talmente estesa che non riesco a completare l’esplorazione dei suoi meravigliosi cantoni. Mi addentro, risalgo, mi allungo sempre più e mi sveglio. Per sorridere e dirle: – Ciao, alla prossima.

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Tre perle di facebook – 5 ultima modifica: 2018-03-16T04:45:31+00:00 da GognaBlog

29 pensieri su “Tre perle di facebook – 5”

  1. 29
    Alberto Bonino says:

    Qualcuno , l’egr. Visentini, mi ha dato del camerata, tipico dei sinistri dare del fascista a chi non la pensa come loro. Sono così democratici cher chi non la pensa come loro è da rieducare, la scuola del comunismo imperversa. I razzisti siete voi che penalizate ovunque la civiltà occidentale, in nome del peggior papa degli ultimi millle anni? Un  papa che divide non unisce e che sta portando alla morte la Chiesa? In nome di assasdsini e terroristi che vengono da noi, liberi di delinquere perchè persone come voi li protegono. Come portete guardare i vostri figli in faccia, quando fra qualche anno vi chiederanno, ma cosa avete combinato asnni fa? come avete potuto esserte così ciechi……..Quanta ragione aveva Oriana Fallaci!!!!!

  2. 28
    paolo panzeri says:

    Una convinzione.

    Sono pochi ancora oggi gli europei che hanno capito di avere una sola ricchezza: la loro storia culturale. È ancora meno sono quelli che sanno che l’unica forza europea è la possibilità di ridurre a bassissimo livello l’ignoranza. Noi non abbiamo nessuna risorsa naturale (solo un pò di carbone e di petrolio), non abbiamo terra, abbiamo una alta densità di popolazione, inquiniamo e lavoriamo poco: siamo poveri (ladri) e lo stiamo diventando sempre più. E i movimenti vincenti da noi ovunque sono solo quelli pseudo populisti di scarsa visione. Cina , India e popoli mussulmani ci colonizzeranno senza fare fatica particolare. I “neri” per ora vengono usati e considerati come paria.

    Peccato!

  3. 27
    Fabio Bertoncelli says:

    In Africa vive piú di un miliardo di persone. Facciamo un’ipotesi, per amore di discussione: l’anno prossimo arriveranno dieci milioni di africani, l’anno successivo venti milioni, poi trenta e nel 2022 quaranta milioni. Totale 100 milioni, oltre a quelli già presenti ora. A questa enorme massa bisogna aggiungere pachistani, afghani, turchi, bengalesi, indiani, cingalesi, cinesi, iracheni, sudamericani, per un totale di altri cinquanta milioni. Se non facciamo nulla è esattamente ciò che succederà, prima o poi.

    Totale generale: 100+50=150 milioni di clandestini (qualche anima bella li chiama “migranti”).

    Risultato: FINE DELL’ITALIA.

    È questo che volete? Io no.

    Io amo il mio Paese. Rispetto i nostri avi che col loro sudore e il loro sangue lo hanno costruito nel corso dei secoli. Amo la nostra lingua, le nostre usanze, il nostro modo di vivere. Qui si rispettano le donne e gli omosessuali, che in Africa e nell’islam sono invece trattati come esseri inferiori. Nella società occidentale è nato il diritto quale lo conosciamo. In Africa vige ancora il tribalismo, checché se ne dica. Nel mondo mussulmano è ignoto il concetto di democrazia.

    E i sedicenti “antirazzisti”  hanno l’impudenza di insultare come razzisti coloro che si oppongono alla fine dell’Italia. Addirittura professano  – modestamente – la loro superiorità morale, culturale e genetica (come fece Hitler!) nei confronti di chi non la pensa come loro.

    VERGOGNA!

  4. 26
    lorenzo merlo says:

    Se dal teleobiettivo si passa al grandangolo la cose cambiano, il mondo è un altro.

    Chi accredita come attendibili i poteri dello stato profondo (deep state), delle oligarchie capitalistico-finanziarie, delle multinazionali chimico-farmaceutiche o del contropotere ad esso contiguo delle mafie mondiali, dopo aver considerato la questione immigrazione dall’ambito sociale, interno, non può evitare di ricordare la questione della sovranità nazionale.

    Essa esiste? È controllata? È vincolata?

    Si chiede se chi dispone di quei poteri, così come produce guerre e malati per  interesse economico-egemonico, non si adoperi pure per impoverire la concorrenza, in questo caso europea, tanto economica quanto politico-culturale.

    Ovvero non provveda affinché la diatriba tra sentimenti protorazzisti e protoegualitari non sia che una cigliegina sulla torta del loro progetto di destabilizzazione attraverso l’immigrazione di massa.

    Non solo. Saranno soddisfatti – e forse nuovamente finanziatori – nel vedere certa comunicazione fomentare il panico, il miglior mezzo per non guardare dove serve. Così poi ci vengono in aiuto. Al semplice costo di un prolungamento del trattato di sottomissione.

    Mentre fingono di opporsi, per quei poteri generare, fomentare il flusso immigratorio – e/o i movimenti islamisti –  del quale siamo vittime, rientra nel piano di controllo egemonico delle principali dinamiche geopolitiche.

    Oggi più di ieri il conto torna. La Cina è vicina, la Russia si è rimessa in piedi e alleati di oggi (Arabia Saudita, India, Pakistan, Europa), beh, longe praestantius prevenire quam curare est, meglio prevenire che curare.

  5. 25

    mi è stato del razzista, angioletto caro. non ricordi più?

  6. 24
    Simone Di Natale says:

    Comunque garimeberti io mi darei una calmata e magari cambierei anche tono….il fatto che la nostra visione delle cose sia diversa non ti da il diritto di offendere, intimando agli altri di piantarla, sfottendo con termini anche piuttosto scontati o quant’altro.

    Oltre ad averti inculcato questo forte senso di rispetto della legge, avrebbero forse dovuto insegnarti anche quello per le altre persone ed un po’ di educazione.

    E con questo di saluto e smetto di perdere tempo con te.

  7. 23

    quanto ai dati ufficiali… non passa giorno che non facciano retate di arresti riconducibili a criminalità organizzata… siii sono diminuiti i furti di galline e di uova nel pollaio… si hai ragione Luca… per quello ti do ragione… il tumore cresce dentro ma fuori… sei appena stato al mare e la tintarella di rende perfino florido…

  8. 22

    Luca, coglione, coglione e basta. L’immigrazione fuori controllo è un altro problema che si aggiunge a quelli già esistenti. E quelli già esistenti sono causati dal mancato rispetto della legge, in tutti i settori. Io sono razzista nei confronti di chi non rispetta la legge e di chi non la fa rispettare, di chi non la rende agilmente applicabile, di chi non garantisce la certezza della pena, di chi per “reati minori”, data l’incapienza delle carceri, s’inventa pene alternative che non sono pene, di chi rinuncia a sgominare la criminalità organizzata, di chi non si azzarda ad entrare in certi territori, di chi permette agli amici migranti di vivere peggio che animali nelle piane agricole del sud… di chi come voi fa finta di non vedere quali tipi di vite siano spesso costretti ad imboccare… continuate a non vedere… continuate pure a vedere solo barconi di gente bisognosa…

  9. 21

    è molto semplice, ma potrebbe offendeve la tua sensibilità, il tuo senso del sacvo, la tua magnanimità, il tuo altvuismo, la tua cristinità: o lasci che tutti vengano e approfittino della tua ospitalità, coi tuoi soldi, non coi miei, oppure difendi i confini costi quel che costi. l’apparato militare serve a difendere: l’immigrazione incontrollata è un’aggressione sotto forma di gente che ha bisogno. che poi non si capisce di cosa, visto che sono più aitanti dei nostri giovani. i blackbighellons a cui fai riferimento è solo uno dei problemi che ho rimarcato, ma voi siete bravi a spostare l’attenzione sulle stupidaggini. per fortuna pare sia finito il tempo. Caro Giacomo la mia vana speranza come ho già detto è che si facciano 2 Italie: la vostra e la nostra basata su rigore e rispetto – funzionamento della legge.

  10. 20
    Giacomo G says:

    La tensione e’ tale da non riuscire nemmeno piu’ a discutere e  a pensare.  Ma a mente fredda ( per quanto possibile ), gli sfaccendati in bicicletta che disturbano l’orizzonte di Marco,  sono il vero problema? Evidentemente i barconi di disperati che quotidianamente cercano di sopravvivere sono abbastanza lontani da non causare fastidio.  Quindi la domanda, questi disperati sono il problema di chi? Supponiamo che ci dica “il problema non e’ mio”, che si fa? Bisogna rispettare la legge, ok. Quindi? L'”Itaglia” ha migliaia di chilometri di coste. Muri alla Trump non si possono fare. Che facciamo, inviamo la marina e spariamo ai barconi? Marco ci illumini.  Possibilmente risparmiandoci i radicalchic, lavoratori dipendenti, “siete stati spazzati via” e menate del genere…

  11. 19
    Luca Visentini says:

    Altolacato io? Ahah, un radical chic (come piace dire al tuo camerata qui nel blog) delle osterie!

    I dati ufficiali ci hanno appena detto che la criminalità in Italia è diminuita, ma la percezione della stessa no. Che qualcuno stia soffiando sul fuoco e qualcun altro abbocchi? Che la causa della crisi economica non sia del capitale finanziario ma di quel capro espiatorio, come giustamente sosteneva Lorenzo Merlo, rappresentato dagli immigrati? Era meglio la mia città, quando ancora ci vivevo, disseminata di bianchi che si iniettavano l’eroina fuori dalla stazione e in tutti i parchi?

    Razzista, razzisti, e basta!

     

  12. 18

    per fortuna il voto è concesso anche ai creduloni e non solamente alla gente culturalmente evoluta, emancipata, altolocata come te. voi siete l’elite, gli unici che dovrebbero governare… pensare di andare a stare in un posto tutto vostro, no? non saremmo tutti felici e contenti?

  13. 17
    Luca Visentini says:

    Ovvio che nelle città gli immigrati siano presenti, e infatti nelle città la Lega non arriva a quel 60% di voti che con la sua martellante campagna d’odio ha invece preso nei miei paesi e nelle altre aree decentrate, culturalmente meno progredite e più credulone.

  14. 16

    caro Luca, non è con le palle come quelle che affermi tu e i tuoi non razzisti amici che potrete convincere chi quotidianamente assiste a spaccio indisturbato di droga, liti in stazione, nullafacenti in giro in bicicletta, sui tram, in treno, all’uscita dei supermercati, poveri cristi accampati in scatole di latta e capanne degne neppure della jungla più profonda e abitate da zombies che per 2 euri ti raccolgono le arance e i pomidoro (svegliati!) …, documentati in prima pagina anche da giornale di ultra sinistra. La tua valle… come si chiama valle dell’Eden? E continuate a sostenere stupidaggini in quanto tesi contrarie alla legge dello Stato, della quale ve ne sbattete voi per primi, sostenendo continuamente che esistono condizioni per le quali non deve valere. Ma siete stati bastonati e lo sarete ancor più. Non da chi odia il proprio fratello diversamente colorato (il bianco e il nero e il rosso e il giallo sono la stessa cosa) ma dal fratello dello stesso colore, di un buon senso ben superiore al vostro. Ed è inutile che continuiate a gridare al razzismo, al fazzismo, alle palle come quella della tua valle: è una lotta contro l’evidenza.

  15. 15
    Luca Visentini says:

    Parlo per la mia esperienza.

    Quando incontro uno della valle che da un po’ non vedo e gli chiedo come va, mi risponde spesso: “Non se ne può più, non se ne può più!”. ” E di cosa?”. “Degli immigrati clandestini, dei negri!”.

    Vivo qui da ventiquattro anni e non ne ho visto finora uno, di nero o d’immigrato, in questa valle.

    Qualcuno forse sta soffiando sul fuoco?

    Bravo Lorenzo Merlo, male i razzisti. Ah, la legge, quella fondamentale, la Costituzione, mi sembra che lo vieti, il razzismo!

  16. 14

    Simone, continui a menarla col colore delle pelle e delle palle. La legge è la legge. La legge serve anche ad aiutare. Fuori dalla legge c’è solamente il bordello, non c’è l’aiuto oppure c’è l’aiuto a debito. Chi ha bisogno dev’essere aiutato, certo, a partire dagli italiani. Perchè dovrei aiutare per primi gli africani, se faccio fatica ad aiutare i miei figli? Perchè? Dice che una cosa non esclude l’altra? Certoooo, infatti i soldi sono infiniti! Ma piantiamola per favore.

  17. 13
    Simone Di Natale says:

    Caro Marco e C

    sono libero professionista e pago le tasse…pensa… pur vivendo in Toscana e non nel Nord Italia.

    Nonostante ciò continuo a pensare che ci sia chi sta peggio di noi e merita di essere aiutato. Anche perchè parte della ricchezza che tanto vi fa paura di perdere è stata di fatto costruita impoverendo altri.

    Con questo io non sono in completo disaccordo con quanto tu dici. Penso che il rispetto della legge sia importante e penso che dei controlli debbano esserci.

    Ma non credo minimamente che l’immigrazione sia uno dei nostri principali problemi ne’ che il colore della pelle possa essere un discrimine, così come non può esserlo la religione o il paese di provenienza. Diventa un problema quando anche su questi argomenti vogliamo trarne un profitto scaricando poi su terzi l’attenzione e le colpe.

     

  18. 12

    caro Merlo e C continuate a non voler capire: non ci frega niente delle percentuali che continuate a snocciolare, dei rumeni, degli albanesi e di tutti gli altri paragoni, che tirate continuamente in ballo, compreso il nostro essere stati migranti. è una questione di legge, che viene continuamente calpestata: in sto paese non può venire chiunque riesca a varcare i confini, in qualsiasi modo, avete capito? noi abbiamo il diritto di stabilire chi e quanti possano entrare.  non è questione della paura del diverso e di tutte le altre fregnacce che adducete.  diversamente manteneteli voi, con le vostre tasse e contributi da lavoratori probabilmente dipendenti o coi vostri proventi extra fatturato. o pensate anche voi che si mantengano e che possiamo mantenere tutti quelli che riescono ad approdare?

  19. 11
    Matteo says:

    C’è una cosa che non riesco a capire.

    In italia gli immigrati extracomunitari sono neanche l’8%, regolari e non, e di questi i neri e gli islamici sono due minoranze (dovrebbero essere rispettivamente attorno al 25% e al 30%), mentre la maggioranza è decisamente bianca (molto di più del calabrese o del sardo medio) e cristiana.

    Peraltro gli africani sub-sahariani sono percentualmente i meno criminali di tutti…anche degli italiani.

    E però tutti col terrore dell’invasione islamica e dei negri…secondo me ci dev’essere sotto qualcosa d’altro.

    Visto il livello sarà la paura del confronto!

  20. 10
    Giacomo G says:

    L’analisi piu’ equilibrata e’ quella di Lorenzo Merlo. Ma perche’ scaldarsi tanto? Cercate di leggere e capire quello che ha scritto Raimo, anche se site fan di Belpietro e compagnia…

  21. 9
    lorenzo merlo says:

    Tempo fa abbiamo assistito alla doppia epopea, prima degli albanesi e poi dei rumeni.

    Ora a quella dei neri e degli islamici.

    Più indietro negli anni è toccato ai terroni.

    Per tutti valeva e vale il principio del capro espiatorio.

    Tendenzialmente quando lo si adotta i motivi sono due.

    Uno superficiale, oggi populista, emotivo. Questo è in buona misura fondato sul timore dell’altro, su un diritto alla territorialità che, per quanto legittimo nel suo fondamento, in contesto emotivo diviene solo un geloso addendo della paura.

    L’altro motivo dell’adozione del principio del capro espiatorio è di tipo strumentale. Lo brandisce chi ha quale occulto progetto. Per esempio elettorale o come diversivo nei confronti di altri problemi considerati maggiori.

    Chi strumentalizza avrà più facile vittoria se può sfruttare la leva emotiva.

    Sennò come è possibile che miglioni di tedeschi abbiano cavalcato la storia con la casacca della croce uncinata?

    Forse di questo riferiva Raimo.

  22. 8
    Simone Di Natale says:

    Leggendo la risposta di Andrea mi consolo…

  23. 7

    Andrea, non c’è niente di ovvio. C’è una legge? cosa dice la legge? che chiunque riesce a prendere una zattera e sbarchi, automaticamente diventa titolare di diritti? masturbiamo la legge? bene, allora non perdiamo nemmeno tempo a farle. e la menata del bianco cattivo!!! se i loro fratelli capi non avessero venduto il loro futuro all’uomo bianco, ma si fossero opposti allo sfruttamento della gente e della terra e se adesso che l’hanno capita si adoperassero per liberarsi dal giogo e cominciassero a prendere coscienza che vivere nella merda (perchè così vivono… recente report anche da Capoverde) non è una condizione obbligata e nemmeno immutabile e si tirassero su le maniche e facessero come i nostri nonni, stanchi di essere vessati e la smettessero di cercare unicamente un posto dove vivere senza troppo lavorare, eccitando la compassione di chi li ospita… ecc ecc ecc

  24. 6
    Andrea says:

    Come è ovvio che sia, i commenti arrivano soprattutto per la contrapposizione destra-sinistra, immigrati si-immigrati no..

    Io sono per mettere a marcire in galera chiunque commetta dei reati, soprattutto contro la persona. E anche a dare un’aggravante a chi questi reati li commette in un paese ospite.
    Pero’ ieri sera casualmente ho visto “Hotel Rwanda”, un film toccante, che ti fa riflettere sui danni che noi occidentali abbiamo fatto in paesi che già di loro hanno grossi problemi, e sull’indifferenza che c’e’ quando non ci sono interessi economici. E di sicuro mi fa capire che i nostri predecessori “bianchi” hanno causato una parte dei motivi che spingono molti neri a venire qui.. Sia le persone buone in cerca di pace, sia le persone malvagie attratte dalle leggi italiane che non garantiscono la certezza della pena.

  25. 5
    Alberto Benassi says:

    Raimo sarà quello che sarà ma anche Belpietro e Sallusti….bella gente.

    Le due facce di una stessa medaglia.

     

    Bellissimo lo scritto di Luca Visentini.

  26. 4
    Fabio Bertoncelli says:

    Lo scritto di Raimo è talmente fazioso da scadere nel grottesco. Il tizio non è capace di sostenere le sue tesi in modo razionale? Non è capace di evitare insulti? Le sue parole rivelano solo una mentalità immatura e fanatica. Ne abbiamo abbastanza di  propaganda che ricorda tanto quella dell’EIAR. Raimo, usa il cervello! All’asilo potevi cavartela con le boccacce e le offese. Ora no! Sei diventato grande.

  27. 3
    paolo panzeri says:

    Dai, non inquietiamoci più di tanto. L’Italia è il “paese del bengodi” e per continuare ad esserlo deve coltivare l’ignoranza e l’opportunismo parassita. Prima o poi faremo a gara solo col Venezuela dove il governo regala frigoriferi, tutti gli sono nemici e l’inflazione supera il 2000%. Forse abbiamo perso lo spirito di sopravvivenza, perdendo qualsiasi senso di responsabilità personale e tutti hanno il diritto di fare tutto.  Io consiglio ai giovani che non sono ricchi di famiglia e vogliono realizzare qualcosa di personale, di andarsene via…… in un paese civile dove lo stato funziona e le leggi dello stato hanno importanza.

    Ma fare la cicala è bello e poi si sa che la colpa è della formica….. però ci siamo  evoluti perché da noi vige la storia del figliol prodigo.

  28. 2
    Alberto Bonino says:

    Basta leggere il suo articolo sig.Raimo e si capisce perchè la sinistra sparisce. Siete contro gli italiani e gli italiani vi hanno puniti, ormai esistete solo più nei ghetti di ricchi conservatori borghesi de vecchi centri della città, a Milano vi votano solo più i ricchi. Io da sempre di destra, ne sono felice, e rifuggo il suo mondo triste, sporco, povero. La figura barbina in tv l’ha fatta lei difendendo l’indifendibile e andando contro gli italiani.

  29. 1

    Caro Raimo, voi di là, Belpietro di qua… tutti a quaqquaraqquàre. Esiste la legge. La legge dovrebbe stabilire ciò che può e che non può essere. Non può essere tollerato chi è al di fuori della legge. Tra una cosa e l’altra più di mezzo paese è fuori dalla legge, immigrati irregolari compresi. Voi siete per la legge flessibile, cioè per il caos. La mia vana speranza è che riusciamo un giorno a dividere sta benedetta Italia: voi, quelli della flessibilità nella legge, insieme a evasori, mafiosi, spacciatori, corrotti e corruttori… e clandestini appunto (perchè concorderà con me che un paese parallelo e ombroso esiste e ci cammina accanto se non dentro), gli altri in un paese dove le leggi siano rispettate, costi quel che costi e ripeto costi quel che costi. Nessun problema a lasciare e a donarle la mia modesta abitazione, pur di poter vivere in un paese normale, cioè dove la legge funzioni e sia rispettata, costi quel che costi.

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