Umani ed eroi

Umani ed eroi
di Cedar Wright

Questo articolo è stato tradotto da Climbing n. 325 www.climbing.com

Già dalla mia prima vera scalata, un friabile 5.7 a Moonstone Beach, quando avevo 21 anni, ho continuato a farmi consumare da una passione selvaggia e senza regole per tutto ciò che riguardava l’arrampicata. La roccia con un fervore combustivo senza precedenti mi prese la vita, che comunque prima era  senza storia al college. Come le anime perdute trovano la fede, io trovai l’arrampicata, e come i fedeli spesso fanno, anch’io andai in pellegrinaggio a quella che poteva essere la mia Mecca: la Yosemite Valley.

La guida Yosemite Free Climbs era la mia bibbia e la valle stessa era la più sacra delle chiese. C’erano anche altri testi religiosi, uno dei più importanti era la rivista Climbing. Non avevo soldi, ma qualche volta rinunciavo a un paio di birre per comprarmene una copia. Con zelo la leggevo da capo a fondo, anche le pagine di pubblicità. E poi la rileggevo.

Cedar Wright in arrampicata
HumansHeroes-6a00d834f4a66953ef015391683041970b-800wi
Certe foto e alcuni racconti si insediarono profondamente nel tessuto della mia psiche, tanto da guidarmi ancora oggi. Il più eroico dei profeti che scoprii in quelle venerate pagine era Peter Croft. Ricordo di aver preso in mano un vecchio numero della rivista a casa di un amico: in copertina c’era Peter appiccicato al diedro liscio di The Shadow, un 5.12 di Squamish, come se avesse avuto dei super-poteri. Leggere delle sue imprese arrampicatorie era come vedere Superman saltare sull’Empire State Building. La salita senza corda di Peter su Astroman, 300 m di 5.11c a Washington Column (Yosemite) era la più gran figata che potessi immaginare. Così, quando ricevetti una telefonata dal fotografo Greg Epperson che mi chiedeva se volevo far sicura a Peter su The Acid Crack, un 5.12d di Joshua Tree, era come mi avessero chiesto di salire su una navicella spaziale con Gesù.

Due giorni dopo stavo mangiando peanut butter e jelly sandwiches con Croft! Capitò che c’era un’ondata di caldo, era troppo afoso per arrampicare, così Peter si offrì di farmi fare qualcosa. Con lui che mi assicurava sali More Monkey than Funky, un tetto di 5.11 da fare con incastro di mani. Quello che mi colpì più di tutto quel giorno fu quanto Peter si dimostrasse umano e normale. Non potevo crederci. Mi ero immaginato una sublime esperienza, di quelle che ti trasformano, basata sulla sua gloria, e invece scoprii che lui non era poi così diverso dagli altri. In quel senso, penso che l’incontro con Croft sia stato un terremoto, solo non nel modo che mi aspettavo. Peter Croft è ancora il mio eroe, specie ora che è anche diventato mio amico. L’arrampicata è uno sport unico dove è normale incontrare i nostri eroi. Non come in altre attività, dove i migliori giocano in campi separati, in arrampicata andiamo tutti negli stessi posti. Puoi incocciare in Lynn Hill a Rifle, o in Tommy Caldwell tra i boulder di Yosemite. Il che mi porta a uno scalatore che potrei considerare l’altro mio eroe: il buon amico ed eroe part-time Alex Honnold, probabilmente il più famoso e idolatrato scalatore del momento al mondo.

Cedar Wright sul tetto di Gravity Ceiling, Higher Cathedral Rock
HumansHeroes-Fullscreen capture 1282011 41842 PM.bmp
Ho avuto la fortuna di condividere con Alex qualche avventura divertente nei posti più disparati, e vi devo proprio dire che anche lui, toglietevi le illusioni, è uno normale. Semplicemente è un bravo ragazzo, che ogni tanto mi preoccupa. Dolo che Alex ha fatto da solo e in giornata Moonlight Buttress (5.12d), Monkeyfinger (5.12a) e Shune’s Buttress (5.11c) (nella mia opinione una delle sue imprese più stupefacenti) mi chiamò con voce titubante.

Dopo essere uscito da Shune’s Buttress, dove poi tutti scendono in doppia, lui fu costretto a fare una prima salita su una placca di circa 600 metri, con neve. Facile, se pensate che il 5.9 da solo e a vista sia facile. in alto su questa placconata abbastanza rotta, e con 700 metri sotto al culo, gli capitò di rompere contemporaneamente un appiglio e un appoggio. Ruzzolò così verso il basso. Alex Honnold è caduto mentre era da solo! A sentirlo raccontare da lui, sentiva che poteva succedere, così aveva pensato di afferrarsi cadendo a un alberello 5 metri più basso se gli appigli che doveva usare lo avessero tradito. Riuscì ad attaccarsi all’albero, ma sbatté il ginocchio male, così fu costretto a trovare una variante alla linea che aveva intenzione di seguire. Cosa che gli riuscì. Alex mi spiegò che non la considerava una vera e propria caduta in free-solo perché aveva su le scarpe da avvicinamento!

Peter Croft
HumansHeroes-peter-croft-04
Mentre Alex e io concatenavamo in bici tutte le montagne di 14.000 piedi in California, www.climbing.com/insidesufferfest, lui mi parlò di El Sendero luminoso, una via pazzesca di 500 m e di calcare su El Potrero Chico (Messico), con 11 lunghezze di 5.12. Accarezzava l’idea di farla da solo, ma pensava anche che la via aveva bisogno di pulizia e di ricognizione prima che la si potesse considerare un progetto responsabile. Mi chiamò per sapere se ero interessato ad aiutarlo nel progetto. Io, che volevo fare la parete e che ogni tanto vado anche a fare del free solo, non me lo feci ripetere.

Pulimmo via tutta la porcheria dal percorso e Alex ripeté un mucchio di volte la lunghezza cruciale, la seconda, perché tutti gli appigli erano laterali e una scivolata avrebbe avito una tragica conseguenza. Preparammo bene i primi 350 metri e dopo otto giorni lui era pronto.

Il mattino del grande giorno lui era sdraiato a letto, girava su Instagram piluccando yogurt e muesli al miele. Nulla di notevole. Poi si alzò, pronto a partire. Filmai quel momento storico con un altro dei miei eroi-amici, Renan Ozturk, alpinista e filmmaker di fama mondiale. Non era per niente pauroso guardare Alex. Era come guardare un buon cuoco fare un’omelette, o un tassista sgamato evitare il traffico del centro. Sembrava quasi un noioso affare essere così a suo agio e in pieno controllo.

Dopo otto giorni di duro lavoro per aiutare Alex e filmarlo, mi ero giocato la possibilità di fare la salita anch’io in libera. Finimmo le ultime interviste per il film, il sole tramontava e il giorno ce ne saremmo volati via. Un po’ ero incazzato di essere andato fin laggiù e di non aver combinato nulla.

– Potremmo andare adesso… – disse Alex mezzo per scherzo.

Alex Honnold
HumansHeroes-131113095825_full
– Sai cosa? Mi sembra un’idea fantastica – risposi non volendo lasciar cadere la sfida – dovrei farcela.

E così camminammo ancora una volta fino alla base di El Sendero luminoso, e stava arrivando il buoi. Mi ritrovai a salire sulla delicata prima lunghezza alla luce della pila frontale. Dopo aver salito in libera il secondo tiro (quello chiave) capii che potevo avere un’occasione, ma c’erano ancora più di 300 metri di arrampicata molto tecnica sopra di me.

Cercai di distrarmi con un po’ di musica del mio iPhone, ma non funzionò. Ero ancora lo scalatore invasato, preso dal suo obiettivo e concentrato in ciò che stavo facendo. In quel momento, niente poteva distrarmi da quel rinnovato ardore tipico dei miei primi anni. Quasi come fossimo d’accordo, un gruppo mariachi cominciò a suonare nella città poco sotto. Hanno fatto concerto per Alex e me durante tutta la nostra salita notturna. Non ho fatto in free solo El Sendero, non credo lo farò mai, ma ebbi la consolazione di aver fatto la prima notturna, e in libera! Stanco e soddisfatto ero in piedi all’uscita della spettacolare via, quando Alex salì in jumar da me e disse: – Bel lavoro, ragazzo. Direi eroico.

Avere degli eroi c’ispira per lavorare più duro e andare oltre: e perseguire i nostri sogni di grandezza. In altre parole a essere un po’ più eroi anche noi.

postato il 25 agosto 2014

0
Umani ed eroi ultima modifica: 2014-08-25T08:00:44+00:00 da Alessandro Gogna

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *