Un regalo sulla cima

Un regalo sulla cima
di Ivo Ferrari

Dietro ad una parentesi c’è sempre un qualcosa che…
Sono seduto accanto a Lui: un uomo enorme, potente e fiero, sulla testa un bellissimo cappello, sulla faccia il “tempo”. Sono seduto accanto a Ignazio, l’uomo della Sud della Trieste, dello Spigolo della Su Alto, della Nord-ovest del Civetta d’inverno, delle Alpi Giulie… sono seduto e gli porto i saluti di un amico comune, il Capitano Elso, custode della Valle di San Lucano.
Fuori il buio si è impadronito del giorno, all’interno una moltitudine di persone aspetta con ansia che il Gigante inizi a raccontare.
Sono seduto in disparte in sua compagnia, come due vecchi amici che si conoscono per la prima volta, l’emozione esce dalle mie labbra, domando e chiedo… voglio sapere e sentire la sua possente voce…

Ignazio Piussi, primi anni Sessanta
Ignazio Piussi
Ignazio Piussi in Antartide, gennaio 1974
Ignazio Piussi in Antartide, dicembre 1973-gennaio 1974

Aldo Leviti lavora alla teleferica costruita sulla parete sud del Lhotse da Ignazio Piussi e “Dett” Alippi, primavera 1975
Lhotse (Nepal), parete sud, 1975 sped. naz. CAI, Aldo Leviti alla teleferica del campo 1 bis
Ignazio Piussi al rifugio Tissi, agosto 2007
rifugio Tissi, Ignazio Piussi

Alla mia domanda sul “Pilone”, il Gigante cambia faccia! Ride e diventa serio, scuote la testa e agita le mani, modella il Pilastro con le dita e ride…
“Sai, quella volta non mi avrebbe fermato nessuno: ero preparato, in forma… ma il Francese mi ha detto di aspettare, di passare i chiodi, di formare una cordata “unica”… e l’abbiamo preso in quel posto!”
Ride Ignazio, sembra ancora più alto, la sua faccia tonda cambia espressione ogni secondo…
“… ma la cosa che nessuno sa, e chi ha raccontato non ha raccontato, è che gli inglesi, sulla cima del Pilone, non hanno lasciato solo una bottiglia vuota, ma ci hanno lasciato anche un grosso STRONZO!!”
Stringe i pugni il Gigante, quasi stesse stritolando i “noti” inglesi, sì… loro, gli amici della “cordata unica”…
È ora: Ignazio deve iniziare la sua serata, mi guarda, mi stringe e mi ricorda di salutare il Capitano… mi stringe e quasi svengo… il Gigante mi ha stretto, Lui, il Grande Piussi…
Seduto in sala tra diverse generazioni penso “Chissà se avesse potuto stringere gli inglesi in cima al Monte Bianco!”

29 luglio 1961: Don Whillans e Chris Bonington (gli “inglesi”) in vetta al Monte Bianco dopo la prima ascensione del Pilone Centrale. Non visibili i due compagni Jan Clough e Jan Duglosz. Di lì a poco arriveranno in vetta i “primi ripetitori”, Ignazio Piussi, René Desmaison, Pierre Julien e Yves Pollet-Villard. Da notare la bottiglia di vino vuotata e conficcata nella neve. Era stata portata lì da un giornalista francese. La bottiglia è stata lasciata in vetta al Monte Bianco e non, come detto sopra, sulla vetta del Pilone Centrale…Don Whillans e Chris Bonington in cima al Monte Bianco dopo la prima ascensione del Pilone Centrale. Notare la bottiglia di vino conficcata nella neve portata su da un giornalista francese

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Un regalo sulla cima ultima modifica: 2015-04-01T07:00:38+00:00 da Alessandro Gogna

12 thoughts on “Un regalo sulla cima”

  1. Je n’est connus que très peu mon oncle Ignazio.
    On se rencontre pour la première et dernière fois en 1980 peu après le décès de ma mère lucia PIUSSI.
    J’ai le souvenir d’un homme bon, honnête arborant toujours un sourire.
    Un homme plein de bon sens avec pleins d’anecdotes et de soleil autant dans ses yeux que dans ses mots.
    Il cogne maintenant sa tête contre les étoiles et doit avoir une vue magnifique des lieux qui la parcourus contre vents et neiges dans le froids des massifs alpins.

  2. SONO STATO IN BANCO INSIEME DA BAMBINO NELLA SCUOLA DI BOSCOVERDE DI TARVISIO CON L’INSEGNANTE RICCI,E SONO RIMASTO SUO AMICO PER TUTTA LA SUA VITA.E POSSO DIRE CHE IGNAZIO, OLTRE AD ESSERE UN GRANDE SCALATORE ERA ANCHE UN GRANDE UOMO,GRANDE NELLA SUA SEMPLICITA’

  3. 1952 prima esperienze alpinistiche con i fratelli Arnaldo e Berto Perissutti e Lorenzo Bulfon.
    1954 prima salita della Parete Nord del Piccolo Mangart di Coritenza
    1955 prima ripetizione della via Lacedelli a Cima Scotoni
    1956 prima attraversata invernale della catena del Mangart con Lorenzo Bulfon, Arnaldo Perisutti e Bruno Giacomuzzi
    1956 prima salita della Parete Nord (Pilastro Ovest) del Monte Veunza con A.Perisutti.
    1958 la sua prima ascensione solitaria, Spigolo Deye-Peters alla Torre della Madre dei Camosci.
    1959 prima salita della Parete Sud della Torre Trieste con Giorgio Radaelli.
    1961 prima salita del Pilastro Centrale di Freney.
    1962 prima salita del Pilastro Nord del Piccolo Mangart di Coritenza con Sergio Bellini e U.Perisutti.
    1963 prima salita invernale della Solleder-Lettembauer alla Civetta con Sergio Radaelli e Tony Hiebeler
    1965 prima salita alla Punta Tissi con Roberto Sorgato e Pierre Mazeaud
    1967 prima salita della Cresta Cima su Alto in Civetta con Alziro Molin, Aldo Anghileri ed Ernesto Panzeri
    1968 spedizione Antartica organizzata dal CAI e dal CNR. In 21 giorni sono state scalate 8 cime vergini. E’ stata la prima spedizione esplorativa italiana nell’Antartide.
    1975 spedizione italiana alla Parete Sud del Lhotse guidata da Riccardo Cassin

  4. Scusa Marco io non starei a fare graduatorie se è più grande l’invernale alla Walker oppure l’invernale alla Solleder . Sono due imprese che hanno fatto grande l’ alpinismo italiano del tempo portate a termine da veri fuori classe.
    Poi che ci siano stati (ci sono ancora) , dei fortissimi che non sono mai diventati dei personaggi, per loro scelta o perchè non ne avevano le caratteristiche, diciamo mediatiche, sono d’accordo con te.
    Per cui Bonatti lo conoscono tutti e comunque non ha certo venduto del fumo. Ignazio invece no. Ma questo non pregiudica la sua grandezza, gli addetti ai lavori sanno chi è e quello che ha rappresentato nell’alpinismo.

  5. Ignazio è stato il più grande alpinista Italiano del dopo guerra, meglio di tanti altri molto più blasonati, sul pilone se era con un suo amico avrebbe tirato dritto e gli inglesi senza chiodi o si ammazzavano visto il volo precedente di Willans o tornavano indietro.
    Gli Inglesi si sono comportati da Inglesi tutto fuor che gentiluomini.
    La Trieste la ho ripetuta 5 ripetizione una via di carattere superiore per il tempo, l’invernale alla Solleder offuscata ingiustamente da Bonatti alla Walker e la stampa mentre seguiva Bonatti perdeva d’occhio l’essenza vera la Solleder molto più grande come impresa.

  6. Nella lista di Alberto inserirei la prima ripetizione della Lacedelli alla cima Scotoni, all’ epoca considerata la via piu dura dell’ arco alpino.Fece scalpore la dichiarazione di Piussi che disse che la sua via al Piccolo Mangart era piu difficile, non volevano pubbilicarla sui giornali perchè ritenuta una lesa maesta…era la verità, basta andare a ripeterle entrambe, anche ora.

  7. Ad Ignazio la storia del Pilone non è mai andata giu e ne parlava a malavoglia, personalmente ritengo che anche se si fosse conclusa felicemente la salita in unica cordata, come da accordi presi, la gloria sarebbe comunque andata a Bonington e Desmaison. la stampa ed il battage punbblicitario era con loro, Ignazio era uno sconosciuto per quel mondo.

  8. Per Dario…. ti dimentichi della prima invernale alla Solleder alla N. O della Civetta (salita fatta sempre da capo cordata) , la direttissima alla sud della Torre Trieste, il Pilastro nord al Piccolo Mangart di Coritenza, altra via sulla nord del Piccolo Mangart (fessura Bulfon) , due vie sulla nord della Veunza, il pilastro della Cima Su Alto in Civetta di cui il nostro Alessandro Gogna ha fatto la prima ripetizione . Questa grande via, che avevo ammirato dal vicino diedro Livanos, oggi purtroppo è stata cancellata da una ciclopica frana.

  9. Ignazio è stato uno dei più grandi, il libro di Zeper rende giustizia a questo Alpinista, che ha vissuto una vita di fatica. E’ uno dei miei miti! Grazie a Ivo e Alesaandro per averlo ricordato.

  10. Pur non essendo conosciutissimo al grande pubblico Ignazio Piussi merita un posto di rilievo nella nostra storia Alpinistica anche ma non solo per il Pilone Centrale. l’Eiger, la Punta Tissi nel Civetta. Ho avuto la fortuna nel 1997 di leggere il libro scritto da Nereo Zeper Ignazio Piussi: Ladro di Montagne. Che mi fece conoscere le gesta ma anche l’uomo Piussi, mi ricordo che lo lessi di un fiato, Un uomo e un Alpinista fuori dal comune, io lo consiglio, è edito da Franco Muzzio Editore, spesso evito i libri dei famosi e si fanno delle scoperte interessanti come questa.

  11. E poi leggendo il libro di Don Whillans si dice praticamente il contrario, e cioè che i chiodi del grande Piussi gli inglesi non li hanno usati!!!

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