Un ricordo della via Maria Assunta

Un ricordo della via Maria Assunta
di Heinz Grill

Lettura: spessore-weight*, impegno-effort*, disimpegno-entertainment**

È stato il nome melodioso di Armando Aste oppure sono state le vecchie simpatiche descrizioni delle vie, che mi hanno rizzato le orecchie e hanno avviato la mia grande motivazione? C’era un tempo che noi arrampicatori tedeschi conoscevamo quasi solo la principale via della parete sud-ovest della Marmolada, quella di Gino Soldà.

Negli anni ‘60 e ‘70, gli alpinisti che avevano il pregio di percorrere la parete ovest della Marmolada, raccontavano con parole convincenti: “Sì, è stato bello, dovevamo fare un bivacco involontario, il traverso a pendolo a 3000 metri è estremamente difficile e come clou dell’arrampicata ci aspettava un passaggio con una cascata di 30 metri. Sì, è stato bello, per non dire la verità che è stato davvero infernale.”

Ho letto tra le varie relazioni quella di una via dell’Ideale, una via Maria Assunta, una via della Canna d’Organo e una via Ezio Polo. Queste imprese erano, secondo le scarse descrizioni, arrampicate grandiose. Però, da quelle descrizioni, soprattutto si capiva che i primi salitori avevano bivaccato spesso.

Il tracciato della Via della Madonna Assunta al Piz Seràuta (tratteggiate, le varianti Giordani). Foto: da Marmolada sogno di pietra, di Antonio Cembran e Maurizio Giordani, Luigi Reverdito Editore, Trento, 1986

Il fascino di superare la grande muraglia della Marmolada per una via di Armando Aste era grande. La descrizione rivelava che in ogni tiro si trovavano grandi strapiombi, lunghe fessure, placche difficili e alcuni pendoli. Mancavano le informazioni concrete sui tiri, la loro chiodatura e anche la difficoltà dettagliata non erano chiari nella guida. La più precisa informazione era il numero dei bivacchi fatti. Nella via dell’Ideale Armando Aste e il suo compagno avevano bivaccato cinque volte, nella via della Canna d’Organo, a causa del brutto tempo, sei volte; la via Ezio Polo è stata fatta in quattro giorni e sulla via Maria Assunta, a mia sorpresa, non c’era scritto niente. Di questa, anche la valutazione delle difficoltà era più bassa (un VI  grado normale), mentre tutti gli altri erano nella somma complessiva dei classici VI+. In quegli anni quella difficoltà era il massimo, in condizioni alpinistiche e impegnative.

Come un gatto evita l’acqua, personalmente ho sempre rifuggito i bivacchi in parete. In quegli anni prendeva piede lo stile leggero, con Reinhard Schiestl e Heinz Mariacher, anche sulle pareti più alte e impegnative. La mia preferenza era per l’arrampicata in solitaria e dopo aver fatto l’Ideale, la Canna d’Organo e la Ezio Polo, mi mancava ancora la Maria Assunta sul Piz Seràuta.

Pensavo che quella via dovesse essere meno difficile, perché i primi salitori non avevano bivaccato e la difficoltà era descritta nella somma complessiva solo con VI. Probabilmente Armando Aste aveva avuto un bel giorno senza interruzioni causate da brutto tempo e aveva fatto la via in giornata.

Marco Furlani sulla via della Madonna Assunta, 1a invernale con Maurizio Giordani (19-20 febbraio 1985)

Le informazioni, di cui aveva potuto disporre l’autore della guida tedesca, non erano molto precise: ma si potrebbe anche dire che nella loro imprecisione erano assai preoccupanti. Comunque alla fine prevalse in me l’idea ottimistica che, al cospetto delle altre tre vie grandiose e difficili, questa Maria Assunta potesse essere un po’ più “umana” (In realtà la via della Madonna Assunta fu aperta da Armando Aste e Franco Solina non in giornata, bensì in sei giorni, dal 10 al 15 agosto 1959. In quell’occasione la cordata rimase bloccata tre giorni dal maltempo e fu chiaro a molti già da subito, almeno nell’ambiente trentino, quanto stupenda fosse la realizzazione del grande roveretano, misto libera estrema e artificiale, destinata a essere temuta per tanti anni, 700 metri, VI+, A2, 200 chiodi + 15 cunei, NdR).

Con l’amico Manfred Ruf camminavamo verso l’avancorpo del Piz Seràuta. Era un giorno di tempo non proprio bello e di mattina cadevano già le prime gocce dal cielo. Una grande nuvola vestiva tutta la parete sud della Marmolada. “Facciamo questa parete in quattro e quattr’otto” dicevo al mio compagno “vedrai che tra qualche ora siamo in cima, in tempo per la funivia. Un VI grado non dovrebbe essere poi così difficile, ce la dovremmo fare”. Sì, pensavamo di farla “in quattro e quattr’otto”.

Abbiamo limitato il materiale, soprattutto i chiodi, per la via. “Otto chiodi sono più che sufficienti”. Il mio compagno non era d’accordo con me e se ne mise altri tre in tasca senza dirmelo. Una cordata veloce è sempre la chiave per il successo, quella era in quegli anni la mia opinione. Tutta l’attrezzatura per fare un bivacco la sostituivo con un buon allenamento psico-fisico alla velocità. “Faremo la via in quattro e quattr’otto.” Se Armando Aste era stato in quegli anni in buona forma e aveva fatto la via in giornata, anche noi potevamo calcolare poco tempo per quella salita sul Seràuta. Abbiamo sovrastimato le nostre capacità… e la risposta è arrivata da parte degli esseri saggi delle montagne.

C’erano fessure difficili, dopo trovammo un tetto schiodato, giallo, un po’ friabile, persino le soste erano senza sicurezze. “Ma la Canna d’Organo con il suo VI+ è molto più facile!” mi dicevo.

Marco Furlani nel bivacco sulla via della Madonna Assunta, 1a invernale con Maurizio Giordani (19-20 febbraio 1985)

La mia capacità immaginativa illusoria mi sussurrava che nella parte superiore la via sarebbe diventata più facile, sempre per via di quella valutazione di VI. Entrambi non ci sentivamo più tanto a nostro agio e nell’intuizione di quello che ci aspettava avevo già provato a uscire cercando di raggiungere la ben più facile via Castiglioni a metà della parete. Ma questo tentativo era stato impossibilitato da un canale verticale non percorribile.

Siamo dunque nella parte superiore, che in teoria prometteva di essere più facile. Finora le mie esperienze con le altre tre vie di Aste erano state molto positive, perché quindi era così difficile questa? Seguivano fessure strapiombanti e impegnative e l’unico vantaggio era che non eravamo esposti all’acqua della poggia, grazie alle pance gialle strapiombanti. Il tempo scorreva velocemente. Un altro tentativo di uscire dalla parete non ebbe successo. Lottai con un ultimo fessurone strapiombante e raggiunsi un camino con meno difficoltà. Il compagno ha usato i prusik da secondo di cordata. Arrivato all’inizio del camino, il compagno ha fatto sciopero: voleva bivaccare e non continuare neanche per un metro.

“Questa via è un mostro!” mi diceva. “Dove sono i chiodi di Armando?” Non ce n’erano.

Tutti i miei tentativi di convincerlo di arrampicare fino alla cima e di usare l’ultima luce sono stati inutili. Manfred era un uomo con molte esperienze di bivacchi, perché lui aveva venti anni più di me. S’imponeva il suo resistente rifiuto di continuare l’arrampicata. Eravamo seduti senza un sacco da bivacco in un camino sotto la pioggia. Affamati e tremolanti aspettavamo che arrivasse il buio e finalmente la luce della mattina. Quale grande gioia, un bivacco involontario!

Con le mie esperienze delle altre vie sulla Marmolada ero un grande ammiratore di Armando Aste e probabilmente per questo motivo dovevo godere anch’io del bel gusto del bivacco. Nella Canna d’Organo Aste era stato intrappolato in parete a causa della neve. Se si ammira una persona, si deve seguire lo stesso destino.

Durante le prime ore della notte pioveva e la roccia si ricoprì di vetrato. Alla fine arrivò la neve a fiocchi morbidi. Noi eravamo proprio là, a 600 metri di altezza sopra alla valle. Mancavano solo 100 metri di difficoltà non troppo elevata.

Marco Furlani sulla via della Madonna Assunta, 1a invernale con Maurizio Giordani (19-20 febbraio 1985)

Al mattino, la nebbia non permetteva alcuna vista. Il ghiaccio sotto la neve impediva ogni passo d’arrampicata. Dovevamo cominciare con la calata, con i nostri otto chiodi. Quando la nebbia si diradò per un momento, vedemmo con grande spavento che anche tutta la valle era bianca. E dire che volevamo fare la via in quattro e quattr’otto. Già.

Dopo la calata lungo la parte superiore, il traverso verso la parte inferiore era inarrampicabile e quindi fummo costretti a continuare la rischiosa calata su una grande placconata. Per fortuna Manfred aveva portato tre chiodi in più. Da sopra arrivavano in ogni momento piccole valanghe con la neve bagnata e l’umidità penetrava i nostri vestiti fino alla pelle. Con un grande pendolo riuscii ad arrivare alla grande cengia dell’Anticima del Piz Seràuta.

Negli anni seguenti ho ripetuto altre due volte questa via Maria Assunta. Per me quest’impresa è stata la più difficile via di Armando Aste; è un po’ peccato che la via abbia solo poche ripetizioni.

La capacità di Armando Aste era quella di unire la grandiosità di un’impresa con la logica della linea e la bellezza della parete intera. Heinz Mariacher ha fatto qualche ricognizione prima delle sue nuove salite, mentre Armando Aste ha fatto le vie sempre in un’unica soluzione, con diversi bivacchi.

Alla fine le sue vie contrassegnano un periodo dell’Alpinismo sulle grandi pareti dolomitiche. Secondo me le vie di questo grande protagonista sono monumenti nelle Alpi: la via Aste-Susatti alla Punta Civetta, le quattro vie sulla Marmolada, il Gran Diedro del Crozzon di Brenta, la via Rovereto sullo Spallone del Campanile Basso, la parete ovest della Cima Busazza, le due vie sullo Spiz d’Agner Nord, la via della Concordia sull’Ambiez… 

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Un ricordo della via Maria Assunta ultima modifica: 2017-10-02T05:05:52+00:00 da Alessandro Gogna

3 thoughts on “Un ricordo della via Maria Assunta”

  1. 3
    Alberto Cecchetto says:

    Ma perché in molte parti dell’articolo è chiamata “via della Maria Assunta”?

    Armando, Armandone per gli amici, ha concluso la sua grande scalata il 15 agosto giorno della festa dell’Assunta, perciò è la “via della Madonna Assunta”.

    Comunque sono belle parole per ricordare un grande e nello stesso tempo modesto Uomo prima che alpinista.

  2. 2
    Marco Furlani says:

    Bello e vedo che i grandi capolavori alla lunga vengono fuori, la via non si può sminuire è una salita grandiosa se si pensa poi all’anno 1959 chè stata aperta si resta senza parole.

    E non ci si faccia ingannare dai 200 chiodi se si pensa che Armando ad ogni sosta voleva 3 chiodi sicuri ne sono occorsi 60 solo per le soste distribuiamo gli altri 140 per venti tiri ed il calcolo è presto fatto sono 7 chiodi a tiro perciò vi posso assicurare che non è un posto x chiacchieroni.

    Grazie al grande Maurizio per la bellissima esperienza passata insieme, perchè  di grande avventura si è trattato.

  3. 1
    Alberto Benassi says:

    Questa via a detta dello stesso Aste è la sua via più difficile. Qualcuno, famoso, la sminuita.

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