Un sentiero storico non può diventare strada

Un sentiero storico non può diventare strada
di Fabio Desideri (presidente Gruppo Regionale CAI Lazio)
(sul sentiero storico Lisciano-Terminillo si sta aprendo una strada: il CAI Lazio protesta dopo la segnalazione)

Lettura: spessore-weight(1), impegno-effort(1), disimpegno-entertainment(1)

Su segnalazioni di due cittadini amanti delle montagne e dell’ambiente (e non soci CAI), molti dubbi e altrettanta indignazione hanno scosso a metà luglio gli appassionati del Monte Terminillo. Il noto Sentiero Storico, numerato 409 sulla Carta del Club Alpino Italiano sez. Rieti, che dalla frazione di Lisciano vecchio 610 m si inerpica sulla cima del Monte Terminillo 2216 m, è stato distrutto per quella parte di bosco che più sopra di Lisciano porta a Pian di Rosche 1020 m. Era il sentiero utilizzato dai primi esploratori alpinisti che volevano raggiungere alla fine dell’800 le tre vette del Terminillo, era il sentiero che si percorreva con i muli prima della costruzione della strada fra Rieti e Campoforogna nel 1934. E’ il sentiero che molti praticano per fare allenamento, dislivello, fiato e per godere oggi come un tempo una salita impegnativa a piedi, oppure una passeggiata nel bosco sopra il paese.

Sul sentiero dove si sta effettuando il taglio del bosco è stata aperta una grande carrareccia per far passare su e giù ruspe e camion al fine di togliere la legna tagliata e ripulire l’area. Se legittimo e necessario è completare il lavoro di manutenzione secondo progetti autorizzati dalle istituzioni preposte, altrettanto legittimo e necessario è porsi domande: perché si utilizza un sentiero CAI per farne una strada per i mezzi pesanti? Sopra Lisciano, solo pochi mesi fa danneggiato dalle catastrofiche piogge, è opportuno fare opere di disboscamento? Si è rivisto e controllato il piano di intervento dopo i danni ancora visibili, a fronte delle gravi problematiche di dissesto idrogeologico? E’ espressione di una giusta cultura progettuale e amministrativa cancellare un sentiero CAI segnato, tracciato nelle carte e praticato dagli escursionisti di tutto il Centro d’Italia, che ha fatto la storia di oltre un secolo di questa montagna?  

Ripulire l’area dai tronchi gettati a terra, caduti anche anni or sono e dove non si è fatta mai manutenzione, è necessario si dirà, anche per scongiurare il pericolo di incendi boschivi (generalmente e per la gran parte dolosi) che dall’anno scorso minacciano la bellezza del Terminillo con le sue vetuste faggete. Ma il taglio e la pulizia di questo tratto molto bello di bosco fitto era l’occasione per una riqualificazione, non della sua distruzione scientifica. La selvicultura schematica e insensibile agli ecosistemi e alla cultura dei luoghi porta solo danni a breve e a lungo termine, anche sul piano del turismo e dell’immagine di un territorio fatto solo di natura. Oggi si pratica la selvicultura flessibile, magari scegliendo di intervenire 100 metri più in là nella gestione di un bosco.

Indubbiamente l’area in quel tratto era da bonificare perché non era stata mai gestita e sistemata. E questa era l’occasione giusta anche per le istituzioni che dovrebbero salvaguardare e valorizzare i monti e le vallate reatine. Già una quindicina di anni fa la Polizia Municipale di Rieti bloccò l’intervento di una ditta che sullo stesso sentiero e in quello stesso tratto aveva aperto una carrareccia seguendo la linea storica del sentiero. Pare non avessero le autorizzazioni. Poi la natura si riprese tutto con il tempo. Di nuovo ora c’è lo stesso tentativo, magari ci saranno le autorizzazioni, magari ci si appiglia al fatto che già c’era stato quel precedente della strada (poi per fortuna bloccata). Ma i danni sono oggi sotto gli occhi di tutti.

E’ bastata la foto sui social postata da un cittadino, e l’indignazione e la sorpresa sono stati virali; un altro cittadino ha chiamato il 1515, il numero di pronto intervento dei Carabinieri forestali e di vigilanza ambientale che subito sono intervenuti sul posto per un sopralluogo. Non sappiamo l’esito di queste verifiche, sappiamo che molti chiedono se tutto è perduto e se questa operazione, magari autorizzata, si può fermare e sanare con un ripristino dei luoghi più curato e con una attenzione particolare alla sicurezza ambientale. Il CAI di Rieti ha inviato a mezzo di posta certificata una richiesta di informazioni indirizzata al Comune di Rieti e all’Ente Beni Civici di Vazia. Si attendono sviluppi, ma soprattutto si richiede massima attenzione da parte di tutti, anche dei comuni cittadini, contro il disboscamento selvaggio, nell’attenta distinzione tra boschi di conservazione e boschi di produzione (che il nuovo Testo Unico sulle Foreste non distingue più precisamente) e per lo sgombero sostenibile delle tagliate senza l’apertura di nuove, inutili strade che, deturpando l’ambiente, possono procurare possibili altri danni futuri.

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Un sentiero storico non può diventare strada ultima modifica: 2018-08-01T05:54:05+00:00 da GognaBlog

6 pensieri su “Un sentiero storico non può diventare strada”

  1. 6
    GognaBlog says:

    Cari Carlo (commento 2) e Pietro (commento 5), ciò che non avete capito (ma nessuno può disperare che prima o poi questo avvenga) è che un sentiero se è “storico” è perché è stato costruito tanto tempo fa, dunque ha certamente delle caratteristiche, diciamo architettoniche e culturali, irripetibili. Se oggi dovesse essere ricostruito, lo sarebbe solo a botte di cemento. E non credo proprio che chi lo ha distrutto con la ruspa avrà mai l’idea di ricostruirlo come era. Quel sentiero dunque è morto. Amen.

  2. 5
    pietro says:

    Ha ragione Carlo non vedo proprio quale sia il problema ..il bosco va pulito e mantenuto e il sentiero verrà ricostituito col tempo….il Cai si occupi di cose ben più serie tipo tutela del paesaggio da nuovi impianti o utilizzi di motoslitta e trial sui sentieri….

  3. 4
    Alberto Benassi says:

    Ìl Cai e i cittadini possono fare poco se le istituzioni non assumono in proprio la difesa della natura contro l’incuria e i pregiudizi di chi alla bellezza preferisce i soldi degli affari.

    purtroppo questa che stiamo vivedo ( oramai da tempo) per questo nostro paese, “il bel paese”… è l’epoca della bruttura.  Il brutto prima di tutto.

    Una vera epoca di DECADENZA.

    Poi qualcuno si lamenta perchè tanti turisti stranieri non vengono più in Italia. Forse se ne vanno in altri luoghi dove la natura è più rigogliosa invece di venire nel paese che un tempo fu patria del  Rinascimento, mentre adesso ha scelto la cementificazione con la realizzazione di opere che a dirgli brutte è fargli un complimento. Ma a qualcuno…portano soldi è questo è quello che conta.

    Miopia ed egoismo totale.

    Comunque i cittadini, se vogliono, possono fare tanto. Il problema è:  se vogliono….?

  4. 3
    Bruno Telleschi says:

    Chi dovrebbe intervenire per proteggere i monti del Terminillo? il comune la provincia la regione lo stato?
    Lo stato ha appena benedetto la distruzione del lago di Garda e il Terminillo si trova perlopiù nel comune di Rieti. Del resto la provincia di Rieti si trova nel Lazio. Peggio ancora!
    Ìl Cai e i cittadini possono fare poco se le istituzioni non assumono in proprio la difesa della natura contro l’incuria e i pregiudizi di chi alla bellezza preferisce i soldi degli affari.

  5. 2
    Carlo says:

    Dall’articolo sembra che i lavori di pulitura fossero necessari. Se erano necessari era anche necessario fare una strada carrabile per l’accesso dei mezzi. Non vedo il problema. In ogni caso i boschi devono essere sterzati e puliti come consigliano le migliori tecniche agrarie. Un bosco pulito e strerzato rinasce.

     

  6. 1
    emanuele says:

    credo sia tutto legale e autorizzato purtroppo. Il CAI non possiede la “strada” sia essa sentiero o transitabile con mezzi agricoli e non è su quel fronte che può fare leva.

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