Una misura di civiltà

Una misura di civiltà
di Marcello Cominetti (già pubblicato il 4 gennaio 2018 su marcellocominetti.blogspot.com)

Spessore 4
Impegno 1
Disimpegno 2

Fontana di Lyssos a Creta

A Creta la stagione turistica si protrae da aprile a novembre. Nei ristoranti di Chania o delle numerosissime località balneari bisogna prenotare il tavolo anche in bassa stagione, tanto sono affollati.

Posti meravigliosi, gente affabile e schietta, prezzi onestissimi, gastronomia eccellente e servizi della massima efficienza sono gli ingredienti di tanto successo. Lungo le nostre riviere a fine Settembre a volte non trovi un bar aperto per berti un caffè, tanto per fare un paragone, ma come mai?

A Creta, ma non succede solo lì, ti siedi al tavolo in un qualsiasi ristorante e ti portano, senza che tu l’abbia chiesta, una brocca di acqua naturale da bere, alla fine del pasto il tipico liquore raki ti viene offerto di default e il coperto non esiste nelle voci del menù. Insomma, i motivi per andare a Creta non mancano.

Andiamo ora sui monti.

Fontana a Sottoguda, ottima accoglienza anche turistica!

Lungo l’arco alpino l’acqua non manca di certo e i vecchi montanari hanno costruito fontane e abbeveratoi in ogni valle. Le prime per dissetare le persone e per fare il bucato e i secondi per le bestie. 

Prima, durante o dopo una gita, incontrare una fontana è sempre piacevole. 

Nel bel libro di Reinhold Messner Ritorno ai Monti, c’è una frase che considero di estrema poesia e pragmatismo: 

“nel tornare a valle la fontana disseta 
tanto il più audace degli alpinisti 
quanto il semplice camminatore”.

Nei paesi delle Dolomiti dove vivo le fontane stanno scomparendo perché l’avanzata del turismo ne fa a meno volentieri a vantaggio delle terribili bottiglie in plastica. Quando ero piccolo e dicevo a mia madre che avevo sete, mi diceva che a casa avrei bevuto. A volte prima di arrivare a casa mancava qualche ora e così ho imparato a sopportare la sete. Oggi, la mamma moderna, compra subito la famigerata bottiglietta.

Fontana a San Rocco di Camogli

Torniamo ai monti. Laddove il turismo si espande le fontane lasciano posto ai bar e basta deviare per una valle laterale meno “firmata” che subito le fontane riappaiono. Io vivo in una di quelle e davanti a casa ho una fontana dove chiunque può bere, a qualsiasi ora. Trovo che incontrare l’acqua gratuita sia una grande dimostrazione di civiltà e un metro per valutarne la portata.

Un turista intelligente dovrebbe boicottare quelle località che levano le fontane in nome di un mancato controllo sanitario, usato come scusa. Bere da una fontana non ha mai fatto ammalare nessuno ma è gratis, questo è il problema. La sterilità e la dubbia provenienza, nonostante tutte le certificazioni a norma di legge  dell’acqua commerciale in bottiglia, contrastano nettamente con un’idea di libertà e nella Natura l’essere umano ama sentirsi libero. O forse mi sbaglio. Amava, sarebbe meglio dire, perché ai più la Natura fa paura e la vivono attraverso le vetrate della spa dell’hotel stellato nel quale si sono blindati per la vacanza di rito.

Fontana a Baunei in Sardegna

Ho vissuto molti anni in Sardegna dove l’acqua potabile è una risorsa rara. Rarissima in piena estate in certe zone. Il suolo calcareo non la trattiene in superficie e le poche sorgenti sono considerate luoghi sacri. Non di rado in corrispondenza di una sorgente si trovano immagini e manufatti religiosi a simboleggiare un’atavica e antica necessità umana.

La sacra fonte di Su Gologone è divenuta negli anni un’attrazione turistica.

Quando avevo poco più di dieci anni ho trascorso tre estati a Santulussurgiu, dove quotidianamente accompagnavo il mio amico Gian Bachisio, più grande di me di un anno, a dorso d’asino, a raggruppare le sue vacche presso l’unico abbeveratoio della zona, dove altri pastori facevano la coda con le loro greggi e mandrie, per abbeverare a dovere le bestie smagrite dal caldo e dalla siccità.
Mio padre, dall’alto della sua saggezza, ha imparato da molti anni a distinguere le diverse sorgenti per il tipo d’acqua che vi sgorga utilizzandola per curarsi lievi malattie, malesseri temporanei, indisposizioni del fisico. Questa cultura dell’acqua l’ha trasmessa a tutta la sua famiglia sottolineandone sempre il valore legato alla Natura, che ha da offrire ai suoi abitanti questa e altre preziosità.
Come posso dissetarmi acquistando una bottiglietta di plastica?

“La sete”. Foto di Giuseppe Cominetti 1958

Recarsi alla sorgente con orci rigorosamente di vetro (guai a usare taniche in plastica) è scomodo ma scandisce un tempo che non c’è più e che non andrebbe perduto. E’ come la stufa a legna in casa quando fa freddo. Con tre pezzi di legno ti scalda. Certo, il termostato a muro dove scegliere la temperatura ideale, anche da remoto, è una bella comodità. Arrivi a casa ed è calda al punto giusto. Ma quel paio d’ore spese ad attizzare il fuoco con addosso un bel maglione di lana pesante in attesa che la temperatura diventi accogliente, siamo così sicuri che siano buttate? Non sono forse le comodità che generano stress con il loro essere appunto comode?
Provate a starvene da soli davanti a un termosifone con una bottiglia di plastica e forse potrete rimpiangere chi se ne sta davanti a un bel fuoco con una brocca d’acqua di sorgente per dissetarsi a dovere.
L’acqua è indispensabile alla nostra sopravvivenza e non deve essere resa commerciale per il guadagno di pochi a discapito degli altri, che sono la maggior parte.
Un paese che si dichiara civile dovrebbe avere chiari questi valori di base prima di darsi a dei progetti ambiziosi d’ogni genere e sorta. L’acqua nelle bottiglie di plastica, non compratela.

Fontana di guerra sulla Cengia Martini al Lagazuoi

2
Una misura di civiltà ultima modifica: 2018-07-06T04:53:17+00:00 da Totem&Tabù

12 pensieri su “Una misura di civiltà”

  1. 12
    Matteo says:

    Come al solito “chapeau” a Cominetti!

    P.S.: capita di vedere anche in parecchi rifugi che cerchino di appiopparti la plastica perché l’acqua è definita come “non potabile” perché non controllata.

    In altri (più onesti) mi è capitato che il gestore mi desse la brocca vuota dicendo: “io non posso dartela: questa è la brocca e il rubinetto è la”

  2. 11
    Alessandro Gentilini says:

    Bisogna continuare s battersi per ACQUA BENE COMUNE.

    Sono ancora attivi i comitati in tanti luoghi del paese.

    Condivido il testo dell’articolo , riflessioni già fatte proprie ma vederle scritte fa sempre bene.

    Grazie

     

     

  3. 10
    Alberto Benassi says:

    ci sono società private che per produrre e vendere acqua minerale, pompano l’acqua da sorgenti di proprietà pubblica  di enti locali. Guadagnano un sacco di soldi ma pagano ai proprietari pubblici una miseria.

    Complimenti!

    I funzionari pubblici che hanno dato queste concessioni di sfruttamento della loro acqua, sono proprio bravi..!

  4. 9
    Dario Bonafini says:

    È la nostra società che peggiora di giorno in giorno, a Creta se ti prendi da bere ti portano sempre qualcosa da mangiare è una società legata alle tradizioni, hanno ancora ritmi a misura d’uomo. Qui si vuole mercificare tutto, io sono nato in un paese di montagna dove ci sono sempre state le fontane per abbeverarsi e anche per fare il bucato.                  Questa società odierna mi piace sempre di meno e le località turistiche si sono adeguate hai voleri dei cremina anche in montagna sembra di essere in città e allora perché non se ne restano lì.

  5. 8
    Giancarlo Venturini says:

    Un Bene ” prezioso , da preservare per la nostra sopravvivenza…!

  6. 7
    Alberto Benassi says:

    l’acqua è un bene PRIMARIO di tutti!!

    Dovrebbe essere gratis. Certamente la sua gestione e mercificazione non dovrebbe essere data a socienti o enti privati che sull’acqua speculano. Società dove ci sono dirigenti che prendono decine e decine e decide di migliaia di euro all’anno. Società private a partecipazione pubblica che con la loro gestione hanno fatto aumentare non poco il costo dell’acqua.

    Non si può dare, da parte degli enti locali pubblici a società private, lo sfruttamento dell’acqua che per questo sfruttamento pagano una miseria e incassano cifre enormi.

  7. 6

    Il mio scritto mirava a sollevare il problema dello sfruttamento dell’acqua come bene naturale. È ovvio che se ci sono motivi di salute è bene rimediare come meglio si può.

    La mercificazione dell’acqua anche laddove quella del rubinetto è buona (vedi valli alpine e appenniniche) mi sembra una grave mancanza di rispetto verso il prossimo e personalmente mi sento di valutare la qualità di un ristorante anche in base al fatto che serva, o meno, acqua naturale in caraffa.

    È di pochi giorni fa la notizia di un amico (tra l’altro ristoratore) che in un ristorante si è visto servire e addebitare salatamente sul conto, una caraffa d’acqua naturale personalizzata da una scritta che la descriveva come “oligominerale” senza nessuna autorizzazione. Oltre a rifiutarsi di pagarla ha denunciato giustamente il ristoratore ribaldo.

    Le occasioni per farci oggetto dei furbi che approfittano delle mancanze che tutti noi abbiamo, sono innumerevoli. Volevo solo dire che quando una cosa non ci convince e la riteniamo ingiusta dobbiamo assolutamente ribellarci e non farci fagocitare dal sistema di mettinculo ormai omologato.

    Dobbiamo dire ogni tanto: io non ci sto!

  8. 5
    Alberto Benassi says:

    infatti.

    Questo soprattutto nella località di Valdicastello Carducci  dove una volta c’ erano le miniere di Pirite e ci sono delle prese dell’acquedotto.

    Il problema è che il tallio, contenuto nella pirite,  si deposita nelle tubature . Ne sono state sostituite molte, fatti lavaggi e vengono fatti controlli sulla qualità dell’acqua. Ma il problema c’è. Si è costituito anche un comitato di cittadini.

  9. 4
    Andrea says:

    Non fa bene di sicuro…

  10. 3
    Alberto Benassi says:

    da noi a Pietrasanta in diverse tubature , nell’acqua pubblica c’è il TALLIO in misura decisamente superiore a quello consentito.

    fa bene, fa male???

  11. 2
    Andrea says:

    PS: per qualche anno ho anche usato l’acqua in vetro, ma abbiamo un consumo tale che mi manda sul lastrico

  12. 1
    Andrea says:

    Marcello, abito nella pianura padana, a Modena, e checchè ne dicano le istituzioni che la ns. acqua del rubinetto è assolutamente sana, ha un sapore terribile e ha un tenore di calcio che farebbe venire calcoli grossi come biglie. Non ci sono caraffe filtranti che tengano.
    Ahime, sono un consumatore assieme alla mia famiglia di 5 persone di acqua in bottiglia, e devo convivere con questo peso. Anche perchè ho sentito parlare anche dei vari metodi più o meno professionali di filtraggio delle acque, ma ognuno ha varie controindicazioni… Forse un giorno mi decidero’ ad installarne uno.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.