Valle Sarca: visione di un futuro

Valle Sarca: visione di un futuro

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Quali prospettive e visioni future per la Valle del Sarca tra turismo sostenibile, mobilità e nuove opportunità outdoor? Ben oltre 200 le persone che hanno affollato sabato sera 3 febbraio 2018 il centro culturale di via Battisti a Dro (TN) per lasciarsi affascinare e interrogare dalle riflessioni di alpinisti, naturalisti e amministratori mettendo al centro l’attuale realtà turistica e sportiva della Valle Sarca, con le sue quasi mille vie alpinistiche, con le sue migliaia di monotiri di arrampicata sportiva e con i suoi chilometri e chilometri di piste per mountain bike e di sentieri. Nella Valle Sarca esiste una scena poliedrica, tra il Rock Master e un forte alpinismo classico: qui la “biodiversità” non esiste solo per la natura della Valle, ma anche nell’alpinismo e in altri tipi di sport outdoor, come parapendio, ciclismo o escursionismo. Quale “visione di un futuro“ per un territorio che, grazie al suo clima e alla morfologia naturale, può essere «vissuto» in ogni stagione?

Il convegno, ben organizzato da Maria Bumes, Florian Kluckner, Ruggero Carli e Marco Furlani, godeva del patrocinio del Comune di Dro, del Club Alpino Accademico Italiano, del CAI-SAT di Toblino e dell’Associazione Alt(r)i Spazi. Tra le personalità istituzionali, in sala erano presenti l’ing. Gianfranco Pederzolli, presidente del Parco Fluviale Sarca e Marco Benedetti, presidente di Garda Trentino spa. Moltissime le figure di rilievo alpinistico, quali Palma Baldo, Giuliano Stenghel, Egidio Bonapace, Arrigo Pisoni, Remo Feller, Giuliano Giovannini, la guida alpina Omar Oprandi e gli accademici del CAI Mariano Frizzera, Bruno Menestrina, Mario Tranquillini, Roberto Rossin, Dario Feller, Alberto Rampini, Fabrizio Miori, Maurizio Giordani e Renzo Mariani.

Dro, 3 febbraio 2018

Introdurre le relazioni e condurre il dibattito è stato compito di Giorgio Daidola, docente di Analisi economico finanziaria per le imprese turistiche presso l’Università di Trento, anch’egli validissimo alpinista. Daidola si è affidato alle parole del noto scrittore Aldo Gorfer per descrivere un territorio che presenta un «paesaggio unico e invidiabile», ma che richiede una particolare tutela e salvaguardia. Poi ha sottolineato che, a differenza di altre zone a forte vocazione turistica del Trentino, qui si è imboccata la strada di uno sviluppo turistico basato sui veri sport outdoor, ossia quelli che non richiedono mezzi meccanici per essere effettuati. È proprio di questo tipo di turismo sostenibile che si occupano i corsi di laurea magistrale del MaST dell’Università di Trento, dove lui insegna da molti anni.

Giorgio Daidola

Per Daidola in Valle Sarca si è già imboccata la strada giusta, anche se sono necessari degli aggiustamenti da fare cammin facendo. Queste correzioni devono essere proposte da chi ama davvero questi luoghi, da chi li conosce a fondo, da chi crede nella loro unicità, stimolando il massimo della partecipazione da parte della popolazione locale, dei politici e degli amministratori.

Ancora Daidola: “Gorfer affermava che per la Valle Sarca l’unicità ha un comun denominatore, il paesaggio, inteso non solo come paesaggio geografico ma anche come paesaggio storico e come paesaggio culturale. Un turismo che ha a cuore il paesaggio porta necessariamente a esaminare i problemi con un’ottica a lungo termine, l’unica che ne evita il degrado. Si tratta di un’ottica che va oltre quella delle legislature, delle speculazioni, dei profitti immediati, degli interessi personali.

Quest’ottica a lungo termine, che è l’eccezione alla regola nel panorama delle politiche di sviluppo del turismo nel Trentino e non solo, è un’ottica che induce a sognare, a vivere idealmente nel futuro che vorremmo. Facile a quel punto individuare quali sono i problemi da risolvere per realizzare questo futuro: quelli del traffico, quelli dei sistemi di trasporto, quelli del sovraffollamento, quelli dei divieti e delle regolamentazioni, quelli di una maggiore integrazione fra agricoltura e turismo, quelli della formazione delle nuove generazioni, iniziando dalle scuole dell’obbligo, e quello cruciale di favorire l’incontro fra culture diverse in questo crocevia fra Mitteleuropa e Mediterraneo”.

Heinz Grill, Dro, 3 febbraio 2018

E’ toccato al noto alpinista germanico Heinz Grill, ideatore di questo convegno, l’invito a pensare nuove prospettive e idee di sviluppo, dove il profitto e la crescita economica siano una conseguenza e non un fine primario. La serata per lui era come un seme per il futuro.

Ben consapevole che la sua filosofia è un po’ difficile da spiegare in poco tempo, perché alcuni pensano che le “idee” sono solo “sogni non realizzabili”, per Grill il suo intervento voleva essere “la spiegazione di un’idea estetica per rendere la valle più libera dal mostro del traffico e i suoi inquinamenti e promuovere diverse strutture sane e sostenibili per la salute del turismo e per un bell’incontro tra popolazione locale e stranieri. Come tedesco conosco bene la mentalità di Germania, Austria e Svizzera. Le persone non cercano solo un godimento sulla roccia o una forte prestazione sulla via ciclabile, esiste invece una grande fame per trovare incontri con la cultura originale e “toccare” con i sensi il più intimo sentimento della natura. La globalizzazione del mondo e lo stress dell’economia disilludono le persone e oggi non è sufficiente solo un godimento sulla roccia per trovare un equilibrio adeguato. Un profondo incontro tra la popolazione nella Valle Sarca con gli stranieri e con i visitatori italiani potrebbe aprire una finestra per una nuova prospettiva e dare una rigenerazione più profonda di quel che potrebbero dare le sole vacanze in un hotel con un po’ di attività outdoor. I tedeschi cercano questi incontri profondi con la cultura e con diversi tipi d’avventura, ma non sanno com’è possibile realizzarli. Il pericolo è che le parti – i turisti e la popolazione – rimangano fissati nei loro problemi e il vero incontro non abbia luogo…”.

Vittorio Fravezzi

E continuava: “… Se trascuriamo il momento di creare strutture ricettive e nuove possibilità per gli incontri tra turismo e la popolazione locale, determiniamo un disastro. Traffico e inquinamento ci sono già nella Valle Sarca.
Allo stesso modo di come le nuove vie d‘arrampicata sono state realizzate da noi, creerei diverse nuove idee per la Valle di Sarca. Senza porre troppo peso sui problemi esistenti, metterei l‘attenzione su una forte idea per la visione ideale per il futuro. Abbiamo bisogno di un‘idea in comune realizzabile e adatta per la valle, per la natura, la popolazione e per il turista. Non dobbiamo partire dalla economia come primo argomento, piuttosto partiamo dalle persone e dai loro desideri, esigenze e ideali. Ho creato l‘idea di un campeggio a Dro – naturale, grande, con torri calcaree edificate per arrampicare vicino alla tenda, con un bel servizio di pulmini elettrici – e certamente anche ogni hotel e ogni altro campeggio potrebbe offrire queste possibilità di fare vacanze con grande benessere, senza macchina. Gli stranieri non sanno molto sui servizi che esistono nella regione. Una comunicazione ampia verso l‘estero sarebbe una delle chiavi per questo turismo sostenibile e sano“.

«L’attività e lo sfruttamento delle attività outdoor deve avere dei limiti – ha concluso Heinz Grill – non si può ostacolare l’arrivo delle persone, ma vanno disciplinati modi e mezzi di trasporto sul territorio».

Alcuni di questi concetti sono stati declinati anche nelle parole del secondo relatore, il sindaco di Dro, senatore Vittorio Fravezzi: «Dopo gli anni del boom urbanistico e demografico Dro e la Valle Sarca devono puntare sulla qualità e la sostenibilità dei servizi, creando nuove opportunità di lavoro e crescita sociale. La mobilità è un tema importante ma va governato, mettendo nero su bianco anche idee coraggiose con nuovi tratti viari e ferroviari».

Roberto Bombarda, ex consigliere regionale trentino, noto ambientalista e responsabile della comunicazione Montura, ha cominciato il suo intervento ricordandoci come il tempo di una vita umana non sia commensurabile ai tempi del cambiamento geografico della terra. Citando il biologo inglese Edward Wilson che constatava che “l‘unico passaporto per l‘immortalità del genere umano è la concentrazione della biodiversità“, Bombarda ha messo in evidenza quanto la Valle Sarca ne sia ricca, un paesaggio che anche grazie alle Marocche è unico nel mondo. Poi è entrato nel vivo del suo tema, la mobilità, e ha ricordato un vecchio progetto di linea ferroviaria per nulla impossibile. Un treno che potrebbe collegare Rovereto, Arco, Riva, Dro, Comano Terme, Pinzolo e Madonna di Campiglio, risolvendo i problemi die pendolari e dando ampie possibilità sportive a turisti di tutta Europa.

Roberto Bombarda

Poi Bombarda si rivolge a Grill: “Noi italiani abbiamo le idee, voi tedeschi siete capaci di realizzarle, non sarebbe una buona proposta concreta realizzare il treno?“. Infine ha concluso la sua relazione menzionando il parco fluviale che è la base ideale da cui partire, l’idea di fondo per le persone che vivono nella Valle, i prodotti agricoli e artigianali e il turismo. Un vero anello di congiunzione tra il Garda e le Dolomiti di Brenta.

Dopo le prime tre relazioni era previsto un momento di scambio con il pubblico. Ma francamente non ci si aspettava da parte del pubblico presente un così alto livello di contestazione all’attuale gestione del territorio, e la non considerazione delle nuove idee del convegno.

A parte qualcuno, come quello dell’ing. Pederzolli, non c’è stato un intervento propositivo, magari critico ma tendente a un apporto di qualche tipo al progetto, solo malcontento più o meno forte nei confronti della gestione della valle e di disinteresse e incomprensione nei confronti di quanto proposto. I tre o quattro che hanno parlato erano venuti per criticare e basta, per far conoscere il loro disappunto, senza alcuna proposta alternativa.

E’ stato un errore da parte dell’organizzazione il pensare che gli interventi del pubblico sarebbero stati di tipo propositivo, anche critico, e non solo distruttivo. Una volta innescato il meccanismo è stato impossibile invertire la rotta. La maleducazione stava vincendo. Alcuni si sono stupiti del silenzio del senatore Fravezzi di fronte ai pesanti attacchi, si aspettavano un minimo di replica.

Le diverse discussioni e anche il tempo insufficiente hanno mostrato che due ore non sarebbero mai bastate. Il pubblico era già un po‘ arrabbiato e impaziente.

Stefano Pisoni

Marco Furlani e Ivo Rabanser hanno mostrato con un filmato la storia alpinistica della Valle Sarca e hanno lasciato la domanda per la visione del futuro aperta. Stefano Pisoni, coltivatore biologico, spiegava in pochi minuti l‘importanza dell‘agricoltura, che è base dell‘abitabilità e della sostenibilità.

Per l‘ultimo relatore e i suoi argomenti concreti purtroppo non c‘era sufficiente tempo: Alessandro Gogna parlava di ciò che davvero poteva essere l’idea di fondo per la Valle, declinandola poi nell‘outdoor, fissando la maggiore importanza della manutenzione dei sentieri e delle vie e delle ferrate nei rispetti di quanto d’altro potrebbe essere creato. Per Gogna, la parola chiave nella sua visione di un futuro per la Valle è stile: una Valle alla ricerca del proprio stile, con diversi elementi di creatività, estetica e arte provenienti da tutti, nel coinvolgimento totale di abitanti, turisti e amministrazioni. Non mancava critica, sempre costruttiva, nel suo intervento. Critica delle ferrate moderne che si presentano tutte uguali come i supermercati, critica di una politica che spesso manca di una visione lungimirante per ciò che riguarda l‘ambiente e l‘outdoor. Numerosi e inediti erano i suoi suggerimenti. Dai concorsi fotografici per turisti, con opere valutate dai locali, affiancati a quelli per locali, con opere valutate dai turisti, alla manutenzione delle opere; dal parco fluviale che stimoli a meravigliarsi delle piccole cose, alla nuova fantasia che serve per comunicare il nuovo stile della Valle.

Era peccato che il tempo, già limitato, fosse stato sprecato in precedenza: perché con il normale svolgersi dell‘intervento di Gogna si sarebbe chiuso il cerchio iniziale dell’idea per la visione del futuro. Erano passate già 2 ore e 30 minuti e, con l’aggiunta degli ultimissimi contributi dalla sala, la condizione del pubblico era al limite.

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Valle Sarca: visione di un futuro ultima modifica: 2018-02-12T05:41:07+00:00 da Alessandro Gogna

10 pensieri su “Valle Sarca: visione di un futuro”

  1. 10
    Alberto Benassi says:

    “In questo senso vorrei anche ripetere un idea  dal contributo di Rabanser e Furlani: Quella di dare valore alle vie classiche nella Valle del Sarca è un idea molto importante, secondo me.”

    E sarebbe?

  2. 9
    Barbara Holzer says:

    A Dro c’era alla fine un commento dal pubblico, di signor Pederzolli, con il quale ero molto d’accordo e al quale vorrei riallacciarmi: una idea ben concretizzata e adeguata deve quasi essere accettata dalla amministrazione. In questo senso vorrei anche ripetere un idea  dal contributo di Rabanser e Furlani: Quella di dare valore alle vie classiche nella Valle del Sarca è un idea molto importante, secondo me.

  3. 8
    Luca Visentini says:

    Ma di chi contestava si dice la maleducazione, non cosa contestavano. Si può sapere?

  4. 7
    Alberto Benassi says:

    si, ma la carenza dava pienezza a quel poco che c’era.

  5. 6
    lorenzo merlo says:

    Il senso era l’uso andato perduto e con esso un mondo, di un attrezzo che lo significava. Non della carenza di qualcosa.

  6. 5
    Alberto Benassi says:

    “C’è il sentire un sé stessi andato perduto.

    Una dura gerla sempre vuota.”

    ma proprio perchè la gerla era vuota. Quel poco che c’era, era veramente apprezzato. Oggi che abbiamo di tutto e di più, siamo annoiati.

  7. 4
    lorenzo merlo says:

    Dentro quelle memorie, dentro quel piacere nel ricordarle, nel rivederne colori e materiali c’è un dramma.

    Si nasconde o si palesa una lacerazione.

    Una ferita attraverso la quale sentiamo la lama dell’attualità che l’ha provocata.

    Non è un si stava meglio prima.

    Dentro quelle memorie c’è la scomparsa di un mondo che aveva il sapore dell’erba sfalciata, il profumo di stalla.

    C’è il sentire un sé stessi andato perduto.

    Una dura gerla sempre vuota.

  8. 3
    Marco Furlani says:

    Caro Lorenzo quanto mi ė piaciuto il tuo scritto ricordo mia madre che non aveva niente quando passavano le Clomere che vendeva stoviglie di legno le faceva sedere e DONAVA loro quel poco che avevamo si hai ragione noi abbiamo vissuto un’altro tempo grazie ancora.

  9. 2
    Pier says:

    Caro Gogna, è un periodo difficile per gli “esperti”: l’incompetenza è salita in cattedra e  senza vergogna rivendica il diritto di parlare a caso e senza costrutto. Accade oramai dappertutto. Ex cathedra non sui accetta quasi più niente, nemmeno l’opinione dell’ esperto laureato in sistema immunitario con post doc in America.Il rancore che cova tra gli italiani non è solo una teoria da sociologi Una nota metodologica come facilitatore sulla gestione di questo tipo di riunioni per disinnescare i super critici mangia- tempo: vanno condotte in modalità Open Space Tecnology, tavoli tematici in cui la popolazione incontra l’esperto e insieme redigono un piccolo documento da discutere in plenaria. Sarà il gruppo di sua sponte a togliere la parola ai criticoni.

    Saluti,

    Pier.

  10. 1
    lorenzo merlo says:

    Esprimo una considerazione su queste parole: «Non dobbiamo partire dalla economia come primo argomento, piuttosto partiamo dalle persone e dai loro desideri, esigenze e ideali.»

    Il principio di partire dalla persona è necessario in ogni azione di comunicazione. E va bene. Nel caso specifico – quantomeno con le parole utilizzate per riferire la posizione di Heinz  Grill – non tralascerei che le esigenze delle persone corrispondono in buona misura ai valori, alle merci, ai servizi e ai beni che popolano il mainstream della comunicazione, quindi del commercio, quindi dell’economia, quindi della coercizione di Maya.

    Secondo questa catena, si tornerebbe a rimettere – inconsapevolmente – al centro l’economia, pur partendo dalle persone.

    —-

    La separazione tra elettorato e classe politica ha una portata più estesa del sospettabile. Forse è solo la punta dell’iceberg.

    La difficoltà di avviare un dialogo bioregionale; il desiderio di contestazione del pubblico e la conseguente mortificazione dell’intento dell’incontro forse sono indicatori, non più solo del degrado generale, ma della realizzazione di una morte.

    Il tessuto sociale che la nostra generazione ha conosciuto pare andato perduto.

    Sostituito da valori più elettrizzanti sebbene più superficiali. Edonismo, esaltazione della personalità, diritto ai beni, inseguimento dei consumi hanno il dominio su quelli più nobili.

    Bene comune, scambio, dono, dialogo, rinuncia, accettazione, rispetto facevano la trama e l’ordito di quelle giacche che nessuno vuole più indossare.

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