Varcare il confine: ieri e oggi

Varcare il confine: ieri e oggi
di Alessandra Longo
(pubblicato su www.verticales.it l’1 febbraio 2017)

 

Cosa divide le montagne? E cosa le persone?
Una montagna è una montagna. Una realtà fisica imponente. Milioni di metri cubi di roccia.
Sulle montagne gli uomini disegnano linee impercettibili, volatili, invisibili.
Eppure di un’importanza tangibile nelle nostre vite. Sono i confini.

I crinali si prestano perfettamente per discriminare l’appartenenza territoriale.
Di qui è Francia. Di là è Italia. La traccia fisica si inscrive sulla carta politica ed oltrepassare quel limite lassù assume un significato più ampio del cambiare versante: è cambiare vita.
Ieri come oggi, migranti hanno varcato le Alpi spinti dalla fiducia in un futuro migliore.

Il passo di Desertes nel film “Fuga in Francia” (1948)


Negli anni Cinquanta erano gli italiani a tentare la fortuna all’estero
.
In bianco e nero, i film dell’epoca raccontano con cruda drammaticità le esperienze degli emigrati.
In Fuga in Francia (1948) di Mario Soldati la storia di un gerarca fascista si intreccia alla disperazione degli operai che, in cerca di lavoro, affrontano la salita invernale ai valichi della Valle di Susa.

 

Sempre la stessa location appare nel finale de Il Cammino della speranza (1950) di Pietro Germi che racconta l’esodo di un gruppo di minatori siciliani che riesce a raggiungere il valico del Monginevro. Storie di miseria, forse troppa se si pensa che il Comitato Tecnico Ministeriale attivo all’epoca pose la questione della legittimità di una rappresentazione così cruda degli italiani dipinti come poveri, straccioni, disperati.

Oggi sono gli stranieri ad avventurarsi sulle nevi.
C’è chi tenta la traversata senza alcuna conoscenza dell’itinerario e del tutto sprovvisto di abbigliamento adeguato. Il giovane Mamadou la scorsa primavera ha percorso trenta chilometri nella neve: il prezzo della libertà è stata l’amputazione a 27 anni di entrambi i piedi per ipotermia. Pochi giorni prima, nella stessa zona, la Guardia di Finanza aveva salvato due clandestini rimasti bloccati in quota, a circa 2000 metri.

Sessant’anni fa eravamo in grado di rappresentarci come migranti, ma non di accettarci come tali. Oggi siamo spettatori del fenomeno e ne demandiamo la trattazione ad un trafiletto di cronaca locale con la giusta dose di indifferenza. I confini sulle carte hanno consolidato le barriere tra le persone.

Il prezzo della libertà

Le separazioni troppo nette non esistono in montagna come ci ricorda la scena finale del film di Germi:

“Lo scambio della sigaretta, l’offerta di un sorso di vino (…) esprimono un bisogno di fraternità che sovente gli uomini dimenticano, ma che sempre fermenta nei loro cuori. Perchè i confini sono tracciati sulle carte, ma sulla Terra come Dio la fece (…) per quanto si cerchi e si frughi sui crinali delle montagne, non ci sono confini su questa Terra”.

 

 

 

Lungo in confini troverete sempre i soldati con diverse uniformi e diversi linguaggi. Ma quassù dove la solitudine è grande, gli uomini sono meno soli e certamente più vicini che nelle vie e nei caffè delle nostre città dove la gente si urta e si mescola senza guardarsi in faccia (dal film: Il cammino della Speranza, 1950)
   

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Varcare il confine: ieri e oggi ultima modifica: 2017-03-14T05:14:46+00:00 da Alessandro Gogna

1 thought on “Varcare il confine: ieri e oggi”

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    Luca says:

    bellissimo

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