31 thoughts on “Vie ferrate tra favorevoli e contrari”

  1. 31
    Alberto Benassi says:

    “Resta il fatto che le vie ferrate come altre attività di più recente invenzione stanno trasformando le nostre montagne, soprattutto alcune più famose come le Dolomiti in autentici Luna Park e mi pare lecito mettere in discussione quello che sta accadendo.”

    Il CAI non può permettere che si trasformino le montagna in un lunapark. Dovrebbe cercare di far di tutto perchè questo non avvenga , senza girarci tanto intorno, senza tanti discorsi e sopratutto senza tenere i piedi in due staffe…

  2. 30
    Simone Papuzzi says:

    Buongiorno a tutti, mi permetto di partecipare anch’io alla discussione visto che parte dal mio articolo. Ringrazio innanzitutto Alessandro Gogna per averlo pubblicato nel suo blog, anche se mi ha sottoposto alla “Gogna mediatica” tipica di internet. In ogni caso ha raggiunto lo scopo, in quanto l’articolo in questione, che non è stato scritto originariamente per il concorso in realtà ma serviva a fare sintesi su un argomento molto discusso in seno al CAI sulla questione ferrate, parla appunto di “Vie Ferrate tra favorevoli e contrari”. E in effetti dai commenti si capisce subito che l’argomento è oggetto di molte opinioni divergenti. E’ vero anche che il documento non è di qualità eccelsa e non presenta idee innovative, ammesso che ci debbano essere, tanto è vero che il primo premio è stato assegnato giustamente ad Alessandro ben più esperto del sottoscritto nella divulgazione dei temi di montagna; ripeto che la nota, scritta da un dirigente del CAI in ambito volontaristico, ha lo scopo di fare il punto su questo argomento e chiarire la posizione del nostro Sodalizio e delle altre Associazioni Alpinistiche Internazionali (raggruppate nel Club Arc Alpin) alla luce del Bidecalogo nuova versione. Resta il fatto che le vie ferrate come altre attività di più recente invenzione stanno trasformando le nostre montagne, soprattutto alcune più famose come le Dolomiti in autentici Luna Park e mi pare lecito mettere in discussione quello che sta accadendo. Il CAI che partecipa come socio sostenitore della Fondazione Dolomiti Unesco cerca di dare il proprio contributo e la propria esperienza in ambito alpinistico ma partecipa pure ai tavoli di discussione finalizzati a trovare soluzioni che permettano di mantenere in equilibrio la qualità della vita di chi abita in montagna con le esigenze del turista per uno sviluppo sostenibile e non distruttivo del territorio.

  3. 29
    paolo panzeri says:

    Lorenzo, forse hai sintetizzato la storia dell’uomo, il crollo delle società e la possibile nascita di altre.

  4. 28
    lorenzo merlo says:

    Le ragioni per seguire il flusso delle cose, ci sono e sono certamente consistenti. Hanno la loro storia e dignità, al pari di tutte le altre.

    Tuttavia da un certo punto di vista si chiamano comodità.

    Per comodità non abbiamo detto nulla in mille occasioni.

    È per questo che ora viviamo in città velenose che mai avremmo accettato se ce le avessero proposte, con tutti i loro svaghi, damblé. Ci sarebbe stato chiaro quanto ci toglievano, quanto perdavamo. Avremmo considerato blasfema quella proposta. E se proprio dovevamo trasferirci, avremmo certo posto delle clausole, delle limitazioni.

    Per comodità ci siamo prostrati a tanto. Ognuno avrà il proprio personale camponario. Ognuno ne avrà molto da condividere con tutti noi.

    Per quelle prostrazioni abbiamo affidato la salute ai medici, l’alimentazione ai nutrizionisti, il tempo libero alle slot machine, la bellezza al portafogli, la sicurezza alla tecnologia, la ricerca all’edonismo, la misura all’opulenza.

    Se in ogni momento che la vita ci offre rinunciamo a richiamare i valori della frugalità, della creatività, della bellezza, così, come oggi l’incremento di ferrate appare innocuo, anzi giusto in quanto legittimo o di maggioranza, domani altri adeguamenti ci allontaneranno ancor più dalla montagna, dalla natura, da noi stessi.

    Sì affinché gli elicotteri possono atterrare.

  5. 27
    paolo panzeri says:

    Scusate questa divisione netta, ma gli alpinisti sono pochi, la maggioranza è escursionista.
    Quindi si DEVONO fare le ferrate, possibilmente dovunque, per permettere, anche a chi non è in grado, di salire le montagne.
    E’ la regola della democrazia proporzionale.
    Magari in futuro le soluzioni tecnologiche, come le funivie, le gallerie con scale mobili o le ascensori, gli elicotteri o quant’altro renderanno superata la soluzione delle ferrate, ma fino ad allora si svilupperanno.
    Come dicevo magari un intervento dei politici impasta bene tutto. 🙂

  6. 26
    Matteo Spartaco Tacconi says:

    Non serve aprire nuove ferrate… ci sono quelle vecchie da mantenere in sicurezza
    da facebook, 20 aprile 2017, ore 14.05

  7. 25
    Giacomo Bronca says:

    Corde fisse pioli ,scalette ecc., secondo me, dovrebbero essere installati con moderazione , attrezzare eccessivamente, a mio avviso, rischia di banalizzare le vie e alle volte le pareti stesse.
    da facebook, 19 aprile 2017, ore 19.50

  8. 24
    Jacopo Tonet says:

    Io direi preservare le esistenti meritevoli e limitare la possibilità di nuove aperture.
    da facebook 19 aprile 2017 ore 17

  9. 23
    Riccardo Tognettini says:

    Boh… io non sono un alpinista e quindi l’unico mio ‘sfogo’ sono le ferrate. Credo che siano un ottimo modo di ‘vivere’ la montagna, raggiungendo luoghi e come che altrimenti sarebbero fuori portata. Sono d’accordo che si devono limitare le nuove aper…Altro…
    da facebook, 19 aprile 2017 ore 16.00

  10. 22
  11. 21
    marco vegetti says:

    IO credo che andrebbero lasciate quelle che ci sono e che si proibisca qualsiasi nuova installazione… Il problema è che spesso piuttosto che fare della buona e saggia manutenzione, si preferisce impiantarne un’altra,,, La facile e frequentata “Cinquantenario” al Resegone è stata chiusa e la nuova è ben più difficile, così come la “Rebuzzini” ai Piani di Bobbio… Perché mi chiedo io se devono servire ad escursionisti non alpinisti?
    Tanto, se so arrampicare, della ferrata tosta non ho bisogno…

  12. 20
    Alberto Benassi says:

    caro FAUSTO di tutto quello che hai elencato su questo blog se ne è discusso assai. A cominciare dalla nuova finivia del rifugio Torino, impianti di risalita, eliski, rifugi che fanno musica, ect. ect.
    Quindi leggi anche gli altri argomenti pubblicati. Non solo quello che ti fa comodo per condannare le opinioni altrui.

  13. 19
    Giandomenico Foresti says:

    Per Riccardo. Guarda che le guide alpine accompagnano anche in ferrata, sarebbero (visto l’abusivismo il condizionale è d’obbligo) gli unici professionisti deputati a farlo.

  14. 18
    Giandomenico Foresti says:

    Per Alessandro. Hai fatto benissimo a pubblicare il testo che, come giustamente affermi, non è di qualità eccelsa e non contiene lungimiranti idee.
    Semmai, anche in considerazione del ruolo che riveste Papuazzi, ci sarebbe da ironizzare sul fatto che ha vinto il secondo premio del concorso in esame.
    Evidentemente però non c’era di meglio..

  15. 17
    Riccardo says:

    Ovvio che molte guide alpine vorrebbero togliere i “ferri” dalla montagna…….bisogna fare in modo che la gente abbia bisogno di loro poi….

  16. 16
    Fausto says:

    Hanno/avete rotto le palle tutti con questa continua e inutile critica alle vie ferrate. Si costruiscono impianti di risalita a tutto spiano devastando materialmente ed esteticamente intere zone montane, si costruiscono alberghi ovunque, si raggiungono le vette degli 8000 utilizzando ogni mezzo attrezzando interi ghiacciai abbandonando ovunque rifiuti di ogni genere. Sono stata ai primi di Aprile a ciaspolare in Presena ed ho trovato nuovi impianti con rifugi che emanavano musiche tecno a tutto volume. Si sta persino costruendo una mostruosita sul lago di Garda ovvero una enorme pista ciclabile sulla costa Bresciana/Trentina a sbalzo utilizzando travi in acciaio da infilare nella roccia costiera…non parliamo poi del nuovo impianto di risalita al rifugio Torino nel gruppo del Bianco ect ect…..ma il problema rimane questo cavetto da 10mm che “devasta e mette in pericolo migliaia di escursionisti” ma che ha l unico difetto di.non portare spesso soldini!!!!!!!!!!!

  17. 15
    Giovanna Guida says:

    Sulle vie ferrate, soprattutto le più semplici e vicine ai rifugi, ho visto cose da far rizzare i capelli: infradito all’attacco della Bonacossa alla f.lla Misurina …
    Poi ho visto 10 persone ben attrezzate rinunciare a salire alla f.lla Popena perché non c’è attrezzatura …
    Io sono una Guida Ambientale Escursionistica e quindi non accompagno su tratti attrezzati, ma francamente condivido il pensiero di chi a Misurina mi ha detto che la f.lla Popena non va attrezzata perché così ci va solo chi la sa ben valutare …
    Forse si potrebbero togliere molti inutili ferri che attirano tanti inesperti decisi a vivere l’avventura a “basso rischio”…
    Da facebook, 19 aprile 2017 ore 12.45

  18. 14
    Alessandro Gogna says:

    E’ nello stile del GognaBlog lasciare grande spazio a idee non propriamente in linea con quelle della maggioranza degli altri post sul medesimo argomento. In questo caso l’articolo è stato riportato non perché abbia una qualità eccelsa o particolari e lungimiranti idee, ma semplicemente perché è quello che ha vinto il secondo premio del Concorso per la promozione del Nuovo Bidecalogo del CAI, valido o non valido che sia.

  19. 13
    Matteo says:

    Credo che i punti riportati sia abbastanza ragionevoli e condivisibili, ma un po’ troppo vaghi per lasciar tranquilli sulla loro applicazione.
    – “Un metodo di realizzazione moderato” va come minimo specificato: secondo me per esempio, la presenza di un ponte tibetano dovrebbe squalificare la ferrata (epperò la tridentina al Pissadù è “storica”)
    – “Nuove vie ferrate solo in zone o turistiche o attrezzate in altro modo, ovvero comunque raggiungibili o con i mezzi pubblici, o con gli impianti di risalita”: quindi una bella ferratina sulla sud della Marmolada ci stà?
    – “Il rispetto, in caso di nuovi progetti, delle esigenze di protezione della natura e della fauna”: quindi qualunque ferrata in un parco nazionale dovrebbe essere smontata…mi sa che ci sarebbero un po’ di proteste
    – “Nessuna nuova via ferrata in zone d’alta montagna naturali e senza attrezzature”: per quelle vecchie va bene tutto? E le fisse sul Cervino o il Dente del Gigante
    – Le montagne, le cui vette sono raggiungibili solo con una scalata, non possono essere attrezzate con vie ferrate: cioè vietato ferrare il Campanil Basso, e va bene, ma se sulla vetta già arriva una ferrata posso aprirne un’altra? Per esempio ne vedrei bene una sul III spigolo della Rozes…

    E notate che non sono in assoluto contrario: nella puntata sulla Che Guevara io mi ero dichiarato a favore della stessa. Che infatti è raggiungibile con mezzi pubblici, arriva su una cima servita da una strada, non esagera certo in attrezzatura e non credo crei danni ecologici significativi.
    Però i punti proposti non mi paiono proprio definiti in maniera sufficiente

  20. 12
    Alberto Benassi says:

    “Punto 1) – Un metodo di realizzazione moderato, coordinato da regione a regione.
    Secondo me non ci dovrebbe proprio essere nessuna realizzazione moderata. Di ferrate ce ne sono una quintalata e non basterebbe una vita per percorrerle tutte a meno che non si decida di passare i propri giorni imbragati.”

    Ce ne sono anche troppe. Basta Ferrate !!

  21. 11
    paolo panzeri says:

    Riporto un fatto.
    Nel 1980 ad un consiglio del cai di Bergamo si discuteva dei costi delle ferrate, si discuteva sempre di costi e di incassi, e un consigliere ha detto, forse più rivolto a me che agli altri consiglieri, che si doveva far smetter gli alpinisti di ritenersi i padroni delle montagne: il cai doveva costruire ferrate anche sulle vie di sesto così tutti avrebbero potuto scalare sul sesto e poi farle pagare così si sarebbe potuto guadagnare anche dall’alpinismo, a quei tempi c’era la cornucopia Livrio.
    Per fortuna e per ora siamo ancora abbastanza lontani.
    O mi sbaglio?

  22. 10
    Giandomenico Foresti says:

    A compendio delle ultime considerazioni mi sembra poi doveroso commentare il documento del CAA, che a definirlo una nuvola di fumo gli si rende fin troppo onore.
    Punto 1) – Un metodo di realizzazione moderato, coordinato da regione a regione.
    Secondo me non ci dovrebbe proprio essere nessuna realizzazione moderata. Di ferrate ce ne sono una quintalata e non basterebbe una vita per percorrerle tutte a meno che non si decida di passare i propri giorni imbragati.
    Punto 2) – Il coinvolgimento già dalle prime fasi del progetto di tutti i gruppi d’interesse, in particolare dei Club Alpini.
    Infatti s’è visto con la Che Guevara. Tale “Luigi” ha scritto in un commento al relativo post “Prima dell’azione avevamo provato tutto il percorso istituzionale: confronto (sempre rifiutato) con il Comune di Drò, con la SAT (che sosteneva il nostro pensiero, ma non l’azione), con le guide alpine. Abbiamo trovato davanti a noi un muro di omertà e di difesa del Bombardelli che si è così ritenuto libero di proseguire nella sua azione di demolizione di una via e di una parete, ferrandola”.
    Posto che non so chi sia Luigi mi pare che i fatti li conosca abbastanza bene.
    Punto 3) – Nuove vie ferrate solo in zone o turistiche o attrezzate in altro modo, ovvero comunque raggiungibili o con i mezzi pubblici, o con gli impianti di risalita.
    Quindi dobbiamo prendere atto che siccome le zone turistiche sono già piene di merda pizzarcene una in più conta poco o nulla.
    Per carità sempre meglio che impattare pareti vergini però..
    Punto 4) – L’assoluta osservanza degli obblighi d’autorizzazione delle autorità preposte.
    E ci mancherebbe altro! Bisogna però vedere quanto le autorità preposte siano concordi nel far rispettare i divieti o siano piuttosto colluse.
    Punto 5) -– Il rispetto, in caso di nuovi progetti, delle esigenze di protezione della natura e della fauna.
    Quando fa comodo si parla di natura e fauna ma se c’è di mezzo il grano chissenefrega.
    Punto 6) – Nessuna nuova via ferrata in zone d’alta montagna naturali e senza attrezzature.
    Finalmente una presa di posizione netta e senza compromessi. Applausi.
    Punto 7) – – Le montagne, le cui vette sono raggiungibili solo con una scalata, non possono essere attrezzate con vie ferrate.
    Su questo punto bisognerebbe essere più chiari. Cosa significa raggiungibile con una scalata? E se ci sono più vie d’accesso sempre tramite scalata? Bah.. Questo punto è decisamente fumoso.
    Conclusioni, a me pare che non ci sia nessuna vera pressione al fine di impedire la costruzione di nuove vie attrezzate.

  23. 9
    Giandomenico Foresti says:

    Caro Marco, la mia sensazione è che il pezzo in esame sia infarcito di luoghi comuni. Se è vero che nell’arco alpino ci sono oltre 500 ferrate di cui circa 150 in dolomiti (dato rinvenibile anche sulla rivista Meridiani la quale non mi sembra certo una delle più specializzate in materia), è altrettanto vero che molte di queste non sono per niente affollate.
    Non si può certo negare l’elevato numero di turisti imbragati sulla Tridentina o sulla Tomaselli ma al contrario, tanto per fare un esempio, le ferrate del Lago di Garda sono lungi dall’essere prese d’assalto. Più di una volta ho percorso quelle del Gruppo della Rocchetta (ce ne sono ben quattro concatenabili), incrociando si e no quattro gatti, e mi piacerebbe sapere quante persone si avventurano ogni anno sul sentiero Gerardo Sega nella Catena del Baldo. Paradossalmente, sebbene sia la più difficile, è presa più d’assalto la Rino Pisetta.
    Ergo, c’è un problema relativamente alle vie ferrate? Assolutamente sì però non si può certo fare di tutta l’erba un fascio. A mio parere il problema esiste limitatamente a un certo numero di vie attrezzate, le più famose e le più adrenaliniche (adrenaliniche.. Forse sarebbe meglio dire le più senza senso).
    I motivi per i quali sono state costruite le ferrate, che in tutta Italia sono ben più di 500 (ci sono anche quelle appenniniche), sono svariati. Si va da quelle costruite per motivi prettamente turistici a quelle costruite per scopi militari (magari anche solo abbozzate e successivamente riprese e messe in sicurezza) passando per quelle costruite nelle falesie per agevolare il rientro dai monotiri sportivi. Insomma ce n’è per tutti i gusti.
    Ora non è che tutti i fruitori delle ferrate siano dei mentecatti con ZERO esperienza alpinistica perché, tanto per fare un esempio, la Via delle Bocchette viene percorsa anche di chi vuole salire il Campanil Basso da un certo versante.
    Se si fosse continuato a costruire le ferrate seguendo la logica originaria probabilmente nessuno oggi avrebbe niente da ridire. Dagli anni settanta-ottanta si sono invece cominciati a costruire dei percorsi fine a sè stessi, magari su pareti di V-VI grado e a quel punto, legittimamente, qualcuno ha cominciato a pensare che si stesse esagerando.
    Il motivo per cui si continuano a ferrare le pareti è abbastanza evidente e non necessita di ulteriori commenti però non si può continuare a proporre il solito clichè del turista incompetente che mette a repentaglio la propria vita e forse anche l’altrui per la sua dabbenaggine. Questo è un problema, non c’è dubbio, ma se si evidenzia soltanto quest’aspetto non si rende onore a tutta una sfilza di fruitori consapevoli aventi tutte le carte regole per affrontare certi percorsi con cognizione di causa.
    Volendo poi dirla tutta secondo me è stato fatto di gran lunga più scempio, in nome del free climbing prima e dell’arrampicata sportiva poi, delle falesie di fondo valle, le quali sono state trasformate in groviera.
    Le ferrate cosiddette “sportive” (definizione assolutamente impropria in quanto lo sport dell’andare in ferrata non esiste) in Italia sono in numero alquanto irrisorio (all’estero, come in Francia, non lo so) e spesso ad essere prese d’assalto sono proprio le ferrate storiche. Quindi che facciamo smantelliamo un pezzo di storia?
    Rimane la famosa pratica consapevole di cui spesso ci riempiamo la bocca dimenticando che però ci sono interessi in ballo di non poco conto.
    D’altronde circa un mese fa abbiamo parlato della ferrata Che Guevara e cosa ne è saltato fuori? Che non è stata costruita dal CAI (leggasi SAT) ma con l’aiuto di membri SAT. Quindi di cosa parliamo? Di niente.

  24. 8
    Marco Benetton (Blitz) says:

    A mio avviso il nocciolo della questione sta tutto qua, ovvero nel modo in cui si è condotta la gente ad affrontarle:
    “snaturando la vera natura della ferrata, che è stata travisata nel corso degli anni portandola da mero mezzo per raggiungere un fine (che può essere un’escursione ad anello di ampio respiro, o il raggiungimento di una cima, o una spettacolare traversata, o ancora il ripercorrere vecchie vie di guerra) ad essere IL fine stesso dell’uscita”
    .
    Un unico appunto, si fa l’ esempio negativo delle Tofane, considerate
    “agli occhi dell’escursionista o alpinista consapevole, alla ricerca di luoghi da scoprire, di emozioni e di silenzi da godere, possa rappresentare un luogo poco appagante e privo di interesse”
    Chi l’ ha scritto mi sa che non è mai stato sul loro “lato B”: se è vero che dalla parte rivolta verso Cortina sono un colera di ferrate/sentieri/seggiovie/etc., sul lato dietro sono quanto di piú spettacolare ci sia, con un incredibile mix di sentieri di animali e sentieri della guerra, non segnati su alcuna mappa né tantomeno sul terreno, dove non c’è che da sbizzarrirsi alla scoperta di luoghi e percorsi ormai (quasi) dimenticati anche dagli stessi Ampezzani, dove è piú facile “girare l’ angolo” di una cengia e trovarsi faccia a faccia con un camoscio che ti guarda stupito, che non incontrare un’ altra persona…

  25. 7
    Alberto Benassi says:

    se sia stata usata o non la dinamite per le Bocchette non lo so, anche se ne ho sentito parlare. Di certo diversi tratti di cenge sono talmente squadrati e perfetti che di sicuro sono stati migliorati a suon di pala e piccone. Questo mi sembra evidente.

  26. 6
    Michele H says:

    Io resto sempre un pò in bilico tra i vari articoli e commenti che leggo. Ho quasi l’impressione che il vero problema non siano le ferrate, o gli impianti di risalita o le nuove discipline che nascono attorano alla montagna, ma piuttosto la quantità di gente che le pratica. Se le ferrate (in special modo quelle Dolomitiche) fossero frequentate da pochi appassionati, sono sicuro che non si scriverebbero fiumi di parole e commenti. Il problema nasce quando c’è la massa che si concentra soprattutto nel fine settimana e si mette in coda per risalire la ferrata. Effettivamente ho incontrato parecchia gente che non aveva la benchè minima preparazione e conoscenza della progressione su ferrata e sicurezza, ma ho anche l’impressione che non ci siano molte strutture che facciano della formazione su questi argomenti (a parte forse qualche guida alpina).
    I tre punti di Sicurezza, Ambiente ed Etica sono sicuramente fondamentali ma aggiungerei anche la Gestione e manutenzione; inutile costruire nuove ferrate se poi no si riesce a fare manutenzione e anche aggiornamento di quelle esistenti.

  27. 5
    Alessandro Gogna says:

    Caro Alessandro Ghezzer (Agh). Quella della dinamite per “creare” le Bocchette è una voce che ho sentito anche io, ma di cui non sono affatto sicuro. Anzi, colgo l’occasione qui per chiedere ai lettori cosa sanno in proposito.
    Quello che invece è certo è che oggi le ferrate vengono “preparate” senza alcun riguardo. Dinamite o no, basta andare a vedere cosa hanno fatto nei primi metri della “rinnovata” Ferrata dei Colodri. All’attacco c’è un vero e proprio cimitero di roccia, un efferato macello cui nessuno del folto numero di “fruitori” internazionali mostra di prestare la minima attenzione.

  28. 4
    paolo panzeri says:

    Secondo me, le ferrate, qui da noi, vivono le stesse problematiche delle automobili: parcheggi, comfort, facilità d’uso…..
    L’obiettivo è vendere e il marketing usa lo spettacolo dei monti, la sicurezza dell’usufrutto e la struttura di supporto sia per l’auto che per il “ferratismo”.
    Molti stanno studiando anche il “codice della ferrata” e l’istituzione del corpo di vigilanza, quello delle scuole c’è già.
    Ormai entrambi sono molto sviluppati (anche sull’Everest si va per sentiero attrezzato) e come tali il discorso sulla responsabilità sia verso terzi che personale entra nell’ambito della democrazia e dei politici.
    Anche le ferrate sono entrate nel vivere consumistico-spettacolare.
    Me ne dispiaccio, ma ogni tanto ne percorro una per andare a trovare un amico, anche se non la seguo tutta perché “gira” per spettacolo dove per me c’è pericolo, e quindi sono “impuro”.

  29. 3
    Paolo Sebastiani says:

    Concordo con le remore di carattere etico. Propongo di rimuovere la ferraglia di progressione e lasciare solo gli ancoraggi per protezione, ovviamente occorre procedere in cordata.

  30. 2
    agh says:

    chiedo allo storico Gogna: risulta vero (non lo so con certezza) che la celeberrima ferrata delle “Bocchette” centrali in Brenta fu “aperta” in alcuni tratti con la dinamite, per garantire la continuità del percorso che sfrutta cenge naturali? Cosa accadrebbe oggi se facessero una cosa simile? Anche l’etica cambia col passare del tempo… 🙂

  31. 1
    Giandomenico Foresti says:

    Mah.. Mi pare un’analisi un po’ superficiale e zeppa di considerazioni probabilmente lette qua e là e poi assemblate.
    Che ci sia un problema legato alle vie ferrate è fuori discussione però bisogna fare i dovuti distinguo se no sembra che tutti i fruitori di tali manufatti siano dei deficienti.

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