Voglio migliorare!

Voglio migliorare!
di Claudia Rota
(da Il bigino dell’arrampicata di Claudia Rota, vedi www.nerdclimbing.com)

Lettura: spessore-weight*, impegno-effort*, disimpegno-entertainment**

Iniziare ad arrampicare è bellissimo: ogni falesia ci sta aspettando, siamo ultra-gasati e miglioriamo ogni volta che scopriamo un movimento nuovo o sperimentiamo una parete diversa.

È un periodo magico che bisogna godere fino in fondo, nel quale facciamo grossi passi avanti e ci formiamo come arrampicatori. Purtroppo come tutte le belle cose ad un certo punto tutto questo va a scemare. Arrampicare rimane la nostra passione e attività preferita ma sentiamo di rimanere sempre allo stesso livello, che non stiamo più “andando avanti”. E non parlo solamente dei gradi ma anche del tipo di vie che arrampichiamo, di cosa ci viene facile e di dove abbiamo difficoltà.

Disegno da www.jollypower.com

Tutto dopo un po’ si “fossilizza” e ci ritroviamo un po’ contrariati a chiederci: “che cos’è cambiato?” Faremmo meglio a chiederci invece che cosa non sia cambiato. In questa bella storia sono gli stimoli a non essere cambiati. L’essere umano ha bisogno di essere spronato per adattarsi e proseguire e non c´è progresso senza stimolo. Quando noi iniziamo è tutto nuovo per il corpo. La ripetizione dello stesso stimolo però alla lunga ci fa abituare a quello stimolo! Mi spiego meglio: siamo diventati più forti, più lucidi e più bravi per adattarci allo sforzo iniziale. Una volta adattati però, se lo stimolo rimane lo stesso, non avremo – secondo il corpo – più necessità di migliorare visto che ci siamo già adeguati per affrontare lo sforzo iniziale.

E allora cosa possiamo fare? La soluzione è dare uno stimolo maggiore del precedente. In effetti è quello che andrebbe fatto ogni volta che desideriamo un miglioramento, non solo in arrampicata ma anche in altre discipline e settori.

Cosa significa dare uno stimolo maggiore? Esistono diverse risposte. Per qualcuno potrebbe essere semplicemente arrampicare più a lungo di prima – un giorno in più alla settimana – o in modo più intenso – cimentandosi su vie più dure. È quello che consiglio ai principianti alle prese con il loro primo “stallo” di prestazione.

Chi invece ha già aumentato il proprio regime di arrampicata e si ritrova di nuovo bloccato ha tre opzioni: dimagrire, cambiare radicalmente stile o fare un allenamento specifico.

Se abbiamo qualche chilo di troppo, dimagrire è di sicuro la soluzione più veloce ed efficace per ricominciare a progredire. È anche una soluzione salutare, a patto che la applichiamo in maniera sensata, senza morire di fame indiscriminatamente e senza privarsi delle sostanze nutritive a noi necessarie. Non sono una dietologa come probabilmente nemmeno la maggior parte di voi che leggete: se i chili in sovrappeso sono tanti probabilmente vi “basterà” imparare a mangiare di meno, mentre se si tratta di pochi chili in più probabilmente è meglio non improvvisare ma affidarsi ad un professionista.

Disegno da www.jollypower.com

Se invece siamo già magri dobbiamo lavorare in modo più specifico sull’arrampicata. Se ne avete la possibilità – e la voglia ovviamente – cambiate il vostro modo di arrampicare. Per esempio: se di solito arrampicate parete verticali, buttatevi ora solo su quelle strapiombanti; provate a muovervi in modo più statico se siete persone che saltano e che usano volentieri il momentum; oppure andate a fare boulder se fino ad ora avete solo fatto cordate. L’importante qua è mettersi davvero in gioco e fare qualcosa di completamente diverso, anche se non ci piace e ci sentiamo poco capaci.

Se non potete o non vi interessa cambiare così drasticamente, allora non vi rimane che allenarvi in modo più specifico. Trattandosi di attitudini personali non posso dare consigli generici ma vi suggerisco di lavorare sulle vostre debolezze. Se in generale vi sentite poco forti, una sessione di palestra alla settimana potrebbe aiutarvi a rinforzare i muscoli di spalle, schiena e addominali.

Magari non vi piacciono le tacchette e le prese minuscole da arcuare: allora è consigliato un bel trave (ma solo se è da almeno un paio d´anni che arrampicate e riuscite a fare un settimo grado – sesto per le femminucce!). Se è la durata che vi manca dovreste fare dei circuiti di vie facili dove non arriviate mai a spomparvi e tentare di resistere dai 10 ai 20 minuti.

Suggerisco di dedicare almeno 2 mesi – meglio 3 o 4 – a una delle possibilità che vi ho presentato.

Probabilmente non avrete nemmeno bisogno di aspettare così tanto per ricominciare a vedere miglioramenti. E ricordatevi: la prossima volta che uno stallo vi dovesse ricapitare provate a cambiare nuovamente lo stimolo!

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Voglio migliorare! ultima modifica: 2018-02-06T05:30:07+00:00 da Alessandro Gogna

41 pensieri su “Voglio migliorare!”

  1. 41
    emanuele menegardi says:

    visto che l’articolo riguarda l’arrampicata devo dire che è chiaro e con buoni consigli, ma non tocca assolutamente l’alpinismo: le motivazioni, il campo d’azione, le regole, la cultura, sono molto diverse!

  2. 40
    Massimo ginesi says:

    @ panzeri, quante parole…

     

    io io non sono più caiani da vent’anni, cerco divertirmi e ho trovato l’articolo – seppur un po’ new auge è un po’ easy – comunque carino e stimolante.

    poi faccio quello che posso è come posso a volte mi viene meglio a volte peggio, come i dolci o qualunque altra cosa della vita.

    Tutto il resto mi sembra aria fritta e, spesso, spocchia da montanari 😃

     

  3. 39
    G.P. Turco says:

    Parole sante ,Giova !

     

  4. 38
    paolo panzeri says:

    Alberto, sì che colpisce, ma a me sembra uno di quelli molto fondamentalisti nelle idee: distrugge tutto ciò che non conferma le sue poche idee e non propone, non costruisce e non lascia chiunque libero di provare…… Fa parte di quelli che sanno la verità. Ma forse mi sbaglio.

  5. 37
    Riva Guido says:

    Il metodo Picasso non mi si addice perché potrebbe condizionarmi, incanalarmi. Quando si è giovani, senza esperienza, è naturale, quasi un diritto, guardarsi intorno. A una certa età, con maggiore esperienza, è doveroso prima spremere per bene il proprio cervello e poi confrontarsi. E comunque non si parte mai da zero, se non in casi eccezionali, più unici che rari. È molto faticoso e molto impegnativo, ma i risultati sono altrettanto appaganti. Ho appurato che la validità di un lavoro è data dalla sua durata nel tempo.

  6. 36
    Alberto Benassi says:

    “Alberto, il pistolero del west spara e non centra non c’entra nulla, così mi dicono.”

    Ne senso che non ci coglie?

    Non ci credo. L’ispettore ha un’ottima mira. Non sbaglia mai…!

     

  7. 35
    paolo panzeri says:

    Si, però Picasso diceva che per migliorare bisogna copiare gli altri e poi, se si riesce, si aggiunge qualcosa di personale, solo allora magari si può pensare di essere un poco bravi e si può essere soddisfatti. Ciò che ci dicono gli altri su ciò che facciamo al massimo ci può far piacere, ma solo gli amici ci possono far pensare.

  8. 34
    lorenzo merlo says:

    Eh sì.

    Per invidia, alza i rischi.

    Per emulazione, porta a poco.

    Per libera espressione, al meglio di sé.

  9. 33
    Riva Guido says:

    Il perché fai una cosa, determina come farai quella cosa. Non ci scappi e non vai oltre.

  10. 32
    paolo panzeri says:

    Se per “i nostri” dici i capi acca…… capisco e dato che ora li ho visti in azione, stendo un velo 🙂

  11. 31
    paolo panzeri says:

    Un giorno un’amico più anziano di me mi aveva detto che ogni arrampicatore ha il suo “grado naturale”, quello che fa sempre, sia allenato che non allenato e a qualsiasi età e se ci pensa solo un po’ anche in qualsiasi condizione.

    Ora mi sembra che abbia detto una bella cosa, abbastanza vera…… forse tutto dipende dalla passione che si mette nel fare la cosa, mah.

    Comunque per me è vero, il mio “grado naturale” esiste.

    Alberto, il pistolero del west spara e non centra 🙂 non c’entra nulla, così mi dicono.

  12. 30
    Giovanni Massari says:

    Grazie Paolo, forse dopo quasi quarant’anni dedicati intensamente all’arrampicata riesco a mettere un po’ meglio a fuoco le varie situazioni con un distacco necessario ma sempre con la medesima passione

  13. 29
    Alberto Benassi says:

    che dici Paolo, l’apprezzerà  l’ispettore Callaghan su P.M. questo intervento di Massari?

    I nostri mica tanto…

  14. 28
    paolo panzeri says:

    L’hai detta proprio quasi tutta bene bene (9b+), Massari mi sei piaciuto.

  15. 27
    Giovanni Massari says:

    Posto che arrampicare è un’esperienza meravigliosa a qualunque livello e “fare i gradi” dipende soprattutto da quanto tempo si vuole investire in allenamenti, forse noiosi ma necessari, per poter progredire, credo che moltissime persone potrebbero essere in grado, in falesia, di raggiungere un ottimo livello ma il tutto si scontra spesso con gli impegni della vita perché, urge ricordarlo, oltre ad avere voglia di allenarsi, il climber deve avere anche la forza di rinunciare a molti altri aspetti della vita e forse avere anche una buona dose di egoismo.

    L’arrampicata è un’attivita’ che, passione o disciplina e spero non solo moda, è fortemente totalizzante, fa crescere molto la consapevolezza di se’ e si autoalimenta in base all’impegno che ci mettiamo per cui i nuovi stimoli o meglio “progetti” vengono fuori direttamente dalla sua pratica.

    Poi evidentemente è una scelta individuale quella di spingere più sulla relativa sicurezza dello stimolo coordinativo/muscolare del bouldering o muscolare/mentale in falesia o di accettare il rischio, sempre onnipresente, del mentale/tecnico/ fisico della scalata con protezioni dubbie o magari in solitaria integrale.

    Ognuno ha i suoi gusti e molto della bellezza dell’arrampicats e’ dato proprio da questo: saper scegliere tra le varie sfaccettature quelle che più si adattano a noi senza seguire ciecamente quello che impone il modello corrente sentendosi liberi di esprimersi nel modello che ci piace in base anche al momento della vita che stiamo vivendo.

    Arrampicare penso sia soprattutto un modo per volersi bene facendo qualcosa che amiamo per cui trovo assurdo questo desiderio generalizzato di “dover” migliorare ad ogni costo se a qualcuno basta  il livello naturale che ha semplicemente scalando per potersi divertire.

    E’ vero che ripetendo spesso le stesse cose il fisico si adatta ma basta qualche minima variazione di ritmo/recupero/sovraccarico/barefoot perché un tiro fatto e rifatto diventi nuovamente allenante e quindi potenzialmente utile per nuovi difficili progetti per chi “sente” davvero di volerli salire.

  16. 26
    Alberto Benassi says:

    Gigi, “fino al 6c è escursionismo verticale” è ironia. Non spocchia.

    Anche se  qualcuno, sul 6c ci cammina.

  17. 25
    paolo panzeri says:

    Gigi, non è spocchia, è solo differenza di capacità e di visioni.

    Comunque fondamentale è il rispetto e il riconoscimento degli altri senza mai denigrare, solo analizzare.

    Chi sale al suo massimo la Comici in Lavaredo non è come chi sale Divine Provvidance al Pilier d’Angle, bisogna riconoscere le differenze e rispettarle.

    Non si deve fare di tutta un’erba un fascio e proteggere gli incapaci a scapito dei meritevoli……. ma così va il mondo, pensa che il parametro di valutazione sia solo il livello di divertimento….. e si sballa.

  18. 24
    gigi says:

    quanta spocchia intorno al mondo dell’arrampicata. anche un bel IV  a me fa star bene ogni tanto. e chissenefrega di quello che dicono i grandi alpinisti apuani o delle grigne.

  19. 23
    paolo panzeri says:

    Alberto, dopo i sessanta si torna indietro nel conteggio, si torna giovani!

    Loro invece invecchiano!!!

  20. 22
    Alberto Benassi says:

    Paolo, questi Grignaioli magari avranno anche ragione. Però arrampicare fino al V° grado fa anche bene alla salute. Il 7b e tutti gli allenamnti per riuscire a farlo, invece fanno venire le tendiniti e altro.

    Qualche annetto in più, poi se ne riparla…

  21. 21
    paolo panzeri says:

    Alcuni “aracnidi grignaioli” addirittura dicono che ormai si può cominciare a parlare di arrampicata solo sopra il 7b !?!?!?! Che selezione!

    Ma forse oggidì, pensandoci bene, non hanno poi tutti i torti, almeno in falesia. Sull’andare a vista in parete senza spit però di sicuro non vale, roba ancora per pochissimi.

  22. 20
    Alberto Benassi says:

    qualcuno di queste parti Apuane, ottimo alpinista. Dice che: fino al 6c è escursionismo verticale.

  23. 19
    paolo panzeri says:

    Ah, ah! Per dirne una di me sulla stimolazione… I miei amici sanno che devono prendermi in giro e sfidarmi (ti appenderai, non ce la farai, non sei buono…) per farmi vincere la mia profonda pigrizia…. e il bello è che hanno sempre ragione.

    Comunque io mi diverto solo se non faccio fatica!!!

    E il 7a è un grado naturale….. dicono, ma poi se li guardi sembra vero 🙂

    Il Camos diceva che scalavo molto sprotetto, bah, la ruota gira, magari invecchiando son migliorato.

    Fondamentalmente io mi diverto quando faccio casino!

  24. 18
    Alberto Benassi says:

    Massimo, non ha tutti i torti: dipende da tanti fattori, non sempre evidenti. Lo stimolo è importante. Il divertimento comunque è fondamentale.

    Mi è capitato di andara a scalare, con la convinzione di non alzarmi da terra. Invece, con somma sorpresa, ho scalato bene e mi sono riuscite cose che non avrei detto. Altre volte invece, come si dice da noi: ho  fatto caaaa. Eppure credevo di essere in forma. Boohhh…?

    Effettivamente non mi sono mai allenato. Nel senso che non ho mai praticato un allenamento continuo con metodo. Che palle allenarsi….! Già si fatica tutta la settimana lavorando. Se poi ci devi mettere anche l’alllenamento, la dieta, le tabelle…

    Sarà per questo che il 7A non mi è mai riuscito? Ho forse perchè….non ho gli attributi. Anche se qualcuno mi ha anche detto che il 7A non so cosa…

    Comunque dipende anche da dove scali. A Vecchiano è dura fare certi gradi, al Muzzerone anche. Da altre parti invece, qualche possibilità c’è….Quindi andiamo a scalare li che così siamo più forti.

  25. 17
    paolo panzeri says:

    Ginesi, guarda che sei tu che parli come un caiano moderno 🙂 ma 40 anni di tessera sono tanti e penso sia meglio smettere…. per me questo è l’ultimo.

    Ora il cai vuole togliere l’alpinismo dappertutto, si è accorto che è pericoloso e toglie iscritti, non solo perché muoiono, ma anche perché non trovano chi spieghi loro un po’ cosa sia l’alpinismo.

  26. 16
    massimo ginesi says:

    belin quanti commenti acidi… :o)

    arrampico da quaranta anni e la mia curva miglioramento/peggioramento assomigli ad una retta… tuttavia amo la montagna e la falesia e cerco di divertirmi.

    quanto si possa salire di grado dipende a mio avviso dalle attitudini personali, dalla voglia, dal momento entri della vita e anche da una serie di fattori collaterali che possono  essere peso/allenamento/tecnica, almeno per il ragionamento sul grado puro…

    L’articolo è un pò naia e un pò new age, sicuramente, ma invece a me è piaciuto per l’idea dello stimolo, e quello vale per ogni cosa della vita, dal lavoro, all’arrampicata, alla falegnameria.

    quello che conta è la scintilla, e trovarla in quello che si fa.

    poi ci sarà il periodo in cui si scala meglio e di più e quello in cui, come dice alberto, si penserà di diminuire un pò le polpette.

    L’importante è divertirsi e trovare piacere, fare le cose con consapevolezza e con sicurezza.

    E questo mi pare un dato che dovrebbe appartenere in via preliminare a chiunque si avvicina ad un sasso.

    però le tirate da vecchi soloni caiani sono veramente una palla… :o)

    un saluto

    mg

  27. 15
    paolo panzeri says:

    Sono d’accordo con voi, anche per me l’arrampicata è un bellissimo gioco, ma so che è SEMPRE molto pericolosa e si può morire anche giovanissimi e  pieni di entusiasmo.

    Scusatemi, ma io non riesco a capire perchè molta gente consideri l’arrampicata un gioco come qualsiasi altro gioco. È difficile morire mentre si fa ginnastica in una palestra, invece è molto facile morire mentre si sale un tiro in una palestra e gli esempi recenti sono tanti e tristi.

    Meglio preoccuparsi prima, è una questione di VERA sicurezza. 🙂

  28. 14
    Alberto Benassi says:

    Giacomo non ha tutti i suoi torti. Non sempre vestire i panni di  seri e severi alpinisti.

    Paolo, l’arrampicata, come scrisse Ivan Guerrini a proposito della Val di Mello, è anche un gioco.

    Quindi prendiamola con leggerezza

  29. 13
    Giacomo G says:

    Questo, come gli altri della serie, e’ un articolo con toni di freschezza, che al di la’ delle motivazioni di Alessandro per me addolcisce un po’ lo spirito severo della tribuna di grandi alpinisti che pervade queste pagine. Non ha alcuna pretesa se non quella di parlare a chi si e ‘ avvicinato presumibilmente da poco all’arrampicata. E questo qualcuno e’ probabile che scali su resina e secondo le ‘usanze’ in voga nelle pareti indoor. Per quelle persone l’arrampicata E’ innanzitutto un’attivita’ fisica. E lo rimarra’ per molto. Ai corsi di alpinismo, se ci andra’, imparera’ altre cose, che Claudia non ha la pretesa di insegnare.

    E ancora, l’ articolo non predente di sostituire un istruttore. Non da’ la schede di allenamento. Ne’ vuole competere con il Jolly Power. L’intero suo contenuto sono idee e direzioni.  Puo’ essere considerato banale da chi ha gia’ visto le cose, ma gli ingredienti sono quelli giusti.

  30. 12
    Valerio Rimondi says:

    Dai Paolo, fatti mandare il bigino dell’arrampicata 😀

  31. 11
    paolo panzeri says:

    Ho dato una occhiata al suo sito “nerd climbing”. Mi sembra sia una professionista che propone un suo sistema globale per sviluppare la sua visione dell’arrampicata, pseudo terapeutica?

    Spero non accenni mai alla montagna.

  32. 10
    Valerio Rimondi says:

    Giacomo, non mettermi in bocca parole che non ho usato.

    Gli articoli della Rota che ho letto fin qui, a parte uno (forse), sono semplicemente pressapochistici.

    Con questo non voglio dire che non possa essere capace di fare di più e meglio. Evidentemente ci sono delle ragioni dettate da motivazioni che non conosco e se Alessandro li pubblica avrà i suoi motivi.

  33. 9
    paolo panzeri says:

    Per me sono consigli sbagliati, fuorvianti. Fanno dell’arrampicata una semplice attività fisica, per sudare, perdere qualche chilo e tonificarsi. Sono molto pericolosi per un eventuale “cimento” fuori dalle palestre. L’autrice dovrebbe sottolineare questo aspetto, perchè arrampicare è molto pericoloso e si muore!  Leggendola mi sembra che non scali, ma voglia insegnare….. altra argomentazione per avvocati e giudici difronte ad incidenti?

  34. 8
    Giacomo G says:

    E’ il secondo o terzo articolo della Rota, che suo malgrado incontra pochi favori tra i lettori di Gogna. Quelle citate da Valerio sono pubblicazioni che non conosco. Pero’ conosco il target dell’articolo in questione, che sono essenzialmente gli scalatori principianti. Lo scalatore con esperienza se ne frega dei consigli ( a torto o a ragione ) o non ne ha bisogno perche’ sa come gestire queste situazioni. Ogni commentatore scelga il caso a cui appartiene. Resta il fatto che un principiante puo ‘ beneficiare di consigli di questo tipo, che a Valerio sembrano cosi’ vili e da “palestraro”.

  35. 7
    Valerio Rimondi says:

    Ragazzi, guardate che lo scritto in questione non vale la pena di essere commentato. Articoli di questo genere si trovano in quantità industriale su Men’s Health e penso che nessuno di voi consideri quest’ultima una rivista seria.

  36. 6
    Giacomo G says:

    Invece per me tutto giusto!  Ritrovare/accrescere la motivazione variando il tipo di stimolo. Che pure consente di trovare meglio i propri punti deboli, e indirizzare correzioni e allenamento. L’allenamento spirituale non sostituisce quello fisico, ne’ lo privilegia, per lo meno se l’obiettivo e’ migliorare.  E tantomeno se e’ essenzialmente filosofico. “Ci avviciniamo a Dio” per arrampicare meglio o arrampicando “Ci avviciniamo meglio a dio”? Ne l’uno ne’ l’altro, ma per scalare bene meglio credere la seconda.

    Poi che si possa stare bene con se stessi senza VOLER migliorare, accettandosi come si e’, e’ posizione del tutto legittima e direi sana, ma non e’ il tema dell’articolo.

  37. 5
    Valerio Rimondi says:

    Mi sembra il classico articolo scritto per chi deve passare un po’ di tempo in fila dal barbiere o dalla parrucchiera. Ho perfino dei dubbi riguardo al fatto che l’autrice sia convinta di quello che scrive.

  38. 4
    gigi says:

    anch’io, per stare a dietro a quelli che in falesia si scaldavano sul 6c e proseguivano su gradi e inclinazioni a me inavvicinabili, mi sono allenato per un po’ di tempo puntando tutto su diete allenamenti variati ecc ecc… il risultato è che  non mi divertivo. ero triste: uscivo con lo scopo stare bene  e invece trattavo la cosa come un lavoro, quasi sentendomi in obbligo di migliorare a tutti i costi. poi ho mollato tutto ciò e sono ritornato a quello più consono alla mia persona: scalo su gradi facili preferendo la montagna alla falesia, mi diverto, assaporo ogni movimento, nel mio zaino non mancano mai salame e pane da condividere con il socio, e a fine della giornata mi sento soddisfatto. questione di scelte. di certo, in qualsiasi palestra uno vada al giorno d’oggi, colui che si allena ma non fa certi gradi poichè il weekend va in montagna, è visto sempre più come un animale raro dai talebani del monotiro, quindi “capisco”  in parte l’idea dell’autrice dell’articolo, anche se non lo approvo.

  39. 3
    Alberto Benassi says:

    sinceramente quando non mi è riuscito un passaggio, non ho  perso la stima di me stesso. Ho tirato il chiodo e ho detto: vaffanculo, dovrò mangiare meno polpette.

  40. 2
    paolo panzeri says:

    Lorenzo, concordo con te.

    Mi sembra un articolo “fuori di testa”: devo forse allenare il quinto dito del piede???

    Conosci te stesso, impara, osserva e poniti obiettivi, sognali e cerca di raggiungerli, il tuo corpo ti seguirà.

    Se si allena il fisico fine a se stesso (i palestrati di vario genere, anche da falesia) non si riesce a realizzare nulla se non in palestra, ma se piace così, non mi oppongo, però mi sembra che si butti via una vita nel mondo.

    La Rota scrive bene ed in maniera interessante, ma scala? Sembra che riduca tutto al miglioramento fisico. Sembra una di quelle donne moderne, che mi appaiono frustrate, che non si piacciono e devono continuamente migliorare se stesse, ma non sanno un perché appena oltre al dire che a loro piace. Bah, mie impressioni…. per primo le auguro una bella tartaruga 🙂 ….. poi meglio un’analisi sulla femminilità perduta, che le farebbe salire delle difficoltà più alte senza massacrarsi inutilmente e infine tanta VERA felicità.

  41. 1
    lorenzo merlo says:

    È una proposta assolutamente esogena. Ovvero si dedica a cercare/trovare all’esterno di noi il necessario per migliorare.

    Una linea di ricerca che non ho mai proposto ad altri né a me stesso.

    Tutti gli argomenti esogeni comportano l’attenzione  su aspetti quantitativi. In qualche modo deterministici, che implicano una accezione dell’uomo al pari di una macchina. Radono al suolo la possibilità di offrire didattiche personalizzate, salvo nella modulazione delle quantità.

    Tende a perdersi, ad essere castrata così la dimensione ricreativa di ogni personalità.

    Dedicarsi invece a quanto si sente, il percorso individuale è tutt’altro.

    La via endogena permette di conoscere attraverso il movimento.

    Si realizza quando al pensare/avere si sotituisce il sentire/essere. Essere il sentire modifica totalmente la persona e ciò che fa.

    Attraverso queste modalità ho potuto lavorare con molte persone che volevano inziare ad arrampicare, a ghiacciare, a sciare e altro senza mai mettergli su la corda, senza mai dir loro come e cosa dovevano fare. Laciando loro il tempo per ricreare la cosiddetta tecnica, togliendogli di dosso il peso del giudizio mio e di loro stessi, sfruttando al massimo i cosiddetti errori, semplici eventi di ogni ricerca.

    La miglior sicurezza si realizzava attraverso il loro stesso comportamento.

    Avevano imparato ad ascoltarsi e a rispettarsi.

    Se sentivano paura scendevano: una sensazione senza valore, una consapevolezza da superare e una evoluzione intima sostanzialmente negata se la corda è sù.

    Lo stesso vale per ogni step di miglioramento.

    Attraverso il sentire non si evolve nell’arrampicata, si evolve nella persona.

    A quel punto, qualunque dedizione all’esterno da noi è sfruttata nel modo migliore.

    Per chi inizia, dunque per chi è motivato, c’è un solo aspetto da rispettare: condurli su un terreno per loro elemetare. Ogni situazione eccessiva è un trauma/freno al processo personale.

    Diversamente da quanto capisco dall’articolo, realizzando infinite ripetizioni del proprio grado, realizziamo la miglior curva di progressione nele difficoltà, nel minor tempo.

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